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g News 23.03.2008             

Novantatré aule in Asia   
Realizzate in Cambogia grazie a fondi ticinesi

 

Lo scultore di Salorino Enrico Sala traccia un bilancio dell’attività benefica
Novantatré aule scolastiche costruite, 7 biblioteche, 5 centri medici e quasi 1.000 tra pozzi e pompe per estrarre l’acqua dal sottosuolo. È il bilancio delle opere realizzate in Cambogia negli ultimi sei anni grazie alla solidarietà dei Ticinesi che hanno dato fiducia a Enrico Sala, lo scultore filantropo di Salorino.
Dal Sud-Est asiatico, Enrico Sala riferisce della recente     inaugurazione di due nuovi edifici didattici costruiti nel Centro scolastico di Taney, aperto alcuni anni fa grazie ai fondi raccolti dalla Com­pagnia comica dialettale di Mendrisio. L’artista momo ricorda pure gli abiti consegnati ai poveri del posto e forniti da una sostenitrice del Magnifico Borgo. Infine, tra le altre cose, il Centro medico di Ta Yek finanziato dall’asso­ciazione Amici di Padre Mantovani e il dono di centinaia di uni­formi scolastiche e di parecchie tonnellate di riso.
Il consuntivo d’attività dell’opera benefica svolta in Cambogia mette a confronto le infrastrutture fondamentali portate a compimento grazie ai sostenitori ticinesi con la povertà delle zone in cui sono state realizzate scuole, ospedali e pozzi. Si tratta di aree segnate da indigenza endemica.

 


 

 L'intervista a Gianna del CAFFÈ 23 dicembre 2007   L’INCONTRO   di Ezio Rocchi Balbi 

Gianna Bernasconi  

E’ partita quarant’anni fa da Riva San Vitale per dare una mano a costruire un avvenire  ai bambini indiani orfani.
Ben presto si è accorta che a Erukkanchery, un agglomerato di baracche nel quartiere più povero di Madras, il problema era assicurare il presente. Da allora, quotidianamente, armata della sola fede lotta contro fame, povertà, lebbra e morte.

Solo quattro ore di fuso orario separano il Ticino da Chennai, meglio conosciuta col suo vecchio nome di Madras, capitale del Tamil Nadu, ma è inutile calcolare in chilometri la distanza tra le due località che, per condizioni di vita, può essere considerata incomparabile. In questa città indiana con più di 5 milioni di abitanti, Gianna Bernasconi ha scelto di vivere a Erukkenchery, un quartiere tra i più poveri alla periferia nord della città. Ha lasciato quarant'anni fa, quand'era una giovane infermiera neodiplomata, il tranquillo borgo di Riva San Vitale e ora si ritrova tra una moltitudine di persone ammassate negli slum, interi quartieri dove le case sono capanne di fango col tetto ricoperto di foglie di palma, e dove la ricerca di un lavoro, cibo, acqua per la sopravvivenza sono un tutt'uno con malattie di ogni genere, dalla disidratazione alla tubercolosi, dalla malaria alla lebbra. "Quando ho preso la decisione di venire in India sapevo che avrei trovato miserie di ogni genere, ma una volta sul posto ho constatato che la realtà era ancora più dura - ammette Bernasconi ancora sorpresa di essere stata la più votata dai ticinesi per la candidatura allo Swiss Awards 2007-. Morti per fame ne ho visti ancora negli anni `80".

La scelta di Gianna è scattata nel 1967, quando lascia il suo paese e gli affetti più cari, la famiglia, gli amici per una vita nuova, diversa. Al servizio dei poveri con sincerità e amore, recita la scritta all'ingresso del "suo" dispensario, il St. John's Dispensary and Social Service , un angolo di Svizzera italiana in India che vede passare ogni giorno circa 250 pazienti, in un centro di assistenza sociale che ha aiutato migliaia e migliaia di persone. Tante storie di miseria, disperazione, sofferenza e morte davanti alle quali non c'è assuefazione che possa "ammortizzare" la sensazione di impotenza. "La reazione c'è stata e ancora rimane di fronte ai casi tragici con i quali ho a che fare ancora oggi - spiega evitando accuratamente di fare leva su qualsiasi forma di pietismo -. Bisogna darsi da fare e cercare di aiutare come meglio si può a seconda dei casi. Anche semplicemente una buona parola può essere di grande aiuto e in questo la padronanza della lingua tamil è fondamentale per parlare con la gente e fargli capire che sei con loro e come loro". Una lingua che Bernasconi s'è sforzata di imparare subito, già al suo arrivo al centro Beatitudini di Vyasarpadi, e prima di svolgere in modo completamente autonomo la sua missione, o meglio "ul mè lavurà" come lo definisce ancora oggi, una vita dopo. "Sì, sono 40 anni! Devo dire che non è stata una scelta affrettata erano già parecchi anni che sentivo in me il desiderio di essere utile a qualcuno - racconta -. Ho ottenuto il diploma di infermiera, ho fatto uno stage all'Ospedale Beata Vergine di Mendrisio e alla maternità cantonale e poi, il 2 di settembre del 67, sono partita e sono ancora qui".

La settantenne ticinese ama il profilo basso, anche se non c'è modo di confonderla con alcuni "professionisti della solidarietà" che sanno benissimo, per quanto a fin di bene, come trattare con i media ottenendo in cambio visibilità e popolarità. Gianna no, non se ne cura. Anzi, se si fa l'errore di chiederle se ha bisogno di qualcosa, se si può essere utili, risponde schernendosi che non le serve nulla, che i soldi che ha in tasca per ora le bastano e quando finiscono si vedrà. "I momenti di sconforto li abbiamo tutti e qualche volta siamo anche soli. In questi momenti io ho la mia fede che mi ha sempre sostenuto. E poi i buoni amici ci sono sempre, anche se sono lontani. Una telefonata e una chiacchierata, anche a distanza, molto spesso servono a superare anche i momenti più difficili. E poi ogni giorno c'è sempre da fare e spesso non si ha nemmeno il tempo per farsi prendere dallo sconforto".

Effettivamente il tempo è la materia prima più pre­ziosa per Gianna, anche se lei lo ha quasi totalmente dedicato alle cure rivolte soprattutto ai diseredati più miserevoli, a quelli meno amati: malati terminali di cancro e Aids, vecchi infermi di mente abbandonati da tutti e moribondi, riservando uno slancio speciale

verso i bambini, gli orfani. "È vero. Ma è stata una delle mie prime attività quella di occuparmi dei piccoli dell'Asilo di Vyasarpadi. In quei primi anni e anche successivamente al dispensario, una gran parte delle malattie, dovute anche alla malnutrizione, colpivano sopratutti i bambini e ne ho dovuti curare tanti. Ma poi bisogna anche dire che i bambini rappresentano il futuro di una nazione e per questo è importantissimo curarsi della loro salute e della loro educazione". Futuro è una parola difficile da pronunciare per Bernasconi, anche se quando è partita la speranza era proprio quella di costruire un "futuro" ai derelitti. Ben presto, però, s'è resa conto che il problema in India era garantire un "presente". Un presente costantemente fatto di protesi e stampelle da procurare agli handicappati, di insegnamento scolastico negli asili nido e nelle scuole di cucito, di profilassi preventiva per madri e bambini, cura e conforto agli ammalati in fase terminale, sostegno morale e ricovero di lebbrosi. Migliaia di contatti con infezioni e malattie letali senza chiedersi, personalmente, come affrontarle e superale. "Francamente non mi sono mai preoccupata molto di questo aspetto - replica quasi stupita del nostro stupore -. Ho i miei buoni Santi che mi proteggono e faccio molto affidamento su di loro". Santi che accompagnano, evidentemente, anche i volontari che dal Ticino l'hanno raggiunta a Chennai e raccontano di momenti passati a tagliare i teli per avvolgere e comporre le salme di quegli anziani che sarebbero morti in pochi giorni al centro Karunai Illam (luogo d'amore). Persone abbandonate che, per Gianna, hanno comunque diritto a una morte e a un funerale dignitoso. Morte con la quale si è confrontata praticamente ogni giorno, ma che non assume mai una forma diversa dal dolore. "Devo dire che sono una persona di fede, ma per me la morte è sempre un momento particolare. Mi sono sempre posta con umiltà al fianco delle persone che ho accompagnato in questa nuova dimensione. Sempre con sentimenti di tristezza, ma anche di accettazione e anche di serenità, quella serenità che ho sempre sperato di poter dare a questa gente stando loro vicina in questo momento".

Chi l'ha vista aggirarsi tra i moribondi, i reietti, i sofferenti nei quartieri più squallidi e miserabili della popolazione tamil si chiede come possa bastare una carezza o un sorriso, la sua sola presenza, per lenire una sofferenza così gigantesca. "Forse non basta, ma

sono convinta che ogni azione di aiuto al prossimo se è sincera e fatta con amore diventa molto più efficace e aiuta certamente a sentire meno la sofferenza. E importante che la gente venga curata ma è fondamentale che non si senta sola, che si senta amata". E d'amore Gianna è da quarant'anni che ne ha da vendere. Persino per tutti quelli che, come noi, si trovano a mille miglia da quei problemi e cerchiamo di non pensare troppo ad una realtà che ci imporrebbe indelebili sensi di colpa. "Ma non si può pretendere che.chi vive nel benessere valuti le cose con lo stesso metro di chi vive cercando di raggiungere un minimo di dignità - commenta generosamente -. Nessuno poi deve sentirsi in colpa perché vive nel benessere. A tutti comunque è data la possibilità di aiutare il prossimo. Io ho avuto, in tutti questi anni, la prova concreta che c'è molta gente che riserva una parte del suo cuore per chi è nel bisogno. Ho tutti gli Amici di Padre Mantovani e quelli di Riva San Vitale del Gruppo Madras e tanti altri che mi hanno sempre permesso di fare il mio lavoro realizzando tantissime belle cose, aiutando chi veramente ne aveva bisogno. In fondo tutta questa brava gente ha fatto una buona parte di quello che fatto io".

Non c'è da stupirsi se già nel 1988, dopo aver creato dal nulla una struttura sanitaria polivalente, Gianna viene premiata quale miglior assistente sociale della Città di Madras e nel 1992 dal governo dello stato del Tamil Nadu. "Lo stato Indiano ha sempre riconosciuto la validità del nostro lavoro e questo ci ha permesso di operare senza troppi ostacoli. Abbiamo avuto una buona collaborazione anche finanziaria. Faccio un esempio. Le scuole realizzate con gli aiuti ricevuti dalla Svizzera sono poi sempre state prese in carico dal governo che ne ha garantito la continuità e l'efficienza pagando i maestri. Certo che l'aiuto di tutti gli amici e benefattori è stato determinante per portare a termine tutti i progetti che in quarant'anni sono stati realizzati".

Ma c'è sempre lei dietro la realizzazione di un piccolo ospedale a Vanakkambadi, voluto dagli amici di Riva San Vitale, e dietro la costruzione, in fase d'ultimazione, di una quarta sala multiuso per una comunità di pescatori già colpita dallo Tsunami, "Dove, naturalmente svolgo sempre, dove è necessario, il mio compito di infermiera". Anche in occasione del maremoto che nel dicembre 2005 ha colpito la costa a sud di Chennai, non s'è rassegnata all'impotenza. "Al contrario, nonostante la tragicità del momento, i morti e la grande disperazione abbiamo potuto intervenire subito e in modo efficace - spiega -. Parlo al plurale perché in quei momenti ho avuto la grande collaborazione dell'Icwo, Indian Community Welfare Organisation, una struttura di assistenza sociale con la quale collaboro ancora attualmente. Nei primi giorni abbiamo dato gli aiuti immediati di carattere sanitario di assistenza morale. In un secondo tempo abbiamo sostenuto finanziariamente le famiglie di quei villaggi di pescatori che avevano perso le barche e dunque il sostentamento per continuare a vivere. In una terza fase abbiamo potuto fornire un certo numero di barche complete di reti e motori in modo che le normali attività di pesca sono riprese e piano piano la vita è ritornata alla normalità. Ancora adesso stiamo ultimando la sala multiuso per i villaggi sulla costa di Mahaballipuram, una struttura comunitaria molto utile e apprezzata dalla gente di questi villaggi".

Disarmante nella sua tranquillità, Gianna Bernasconi, nonostante i quarant'anni spesi integralmente a favore del prossimo e l'inevitabile stanchezza fisiologica delle sue settanta primavere non vuole nemmeno sentire la parola "pensione". "Ma io la pensione l'ho presa subito appena ho cominciato il mio lavoro  ride un po' imbarazzata -. Tanta gente ha apprezzato quello che ho cercato di fare e la riconoscenza e l'affetto non sono mai mancati. E anche la soddisfazione di vedere, per esempio, qualcuno dei miei piccoli crescere, studiare con profitto, diventare adulto e trovare un buon lavoro". Grazie di tutto, Gianna.

  

Gianna merita lo SWISS  AWARDS   

 
 
ATTUALITÀ    caffe  28 ottobre 2007
Tra le adesioni per suggerire candidati allo svizzero dell’anno spicca il nome di Gianna Bernasconi
Fatti e Società / “La mamma degli orfani merita lo Swiss Award”
 
di Ezio Rocchi Balbi
 
ZURIGO - I lettori del Caffè hanno aderito in massa all’iniziativa “Scegli tu lo svizzero dell’anno”, ma tra i candidati ticinesi la parte del leone spetta a Gianna Bernasconi, la “mamma degli orfani”, per la sua importante, infaticabile ed efficace opera fra i più bisognosi dell’India.
Candidature che non potranno essere ignorate dallo SwissAwards, il prestigioso premio istituito nel 2002 per segnalare all’attenzione pubblica i cittadini svizzeri che si sono maggiormente distinti nella politica, nella cultura, dell’economia, nello spettacolo, nella società e nello sport. Tutte categorie che hanno trovato riscontro nei nomi proposti al Caffè, tra Marc Forster e Flavia Rigamonti, tra padre Mauro Jori e Christa Rigozzi. Partecipare era semplice, bastava inviare entro il 23 ottobre una e-mail o una cartolina postale con le proprie segnalazioni al Caffè, per assicurare “eredi”, a personalità come Marty, Noseda e Finzi Pasca, premiati nell’edizione 2006. C’è chi non ha resistito alla tentazione e ha assicurato una nomination a personaggi, più o meno famosi, ma non ticinesi. Inevitabili, quindi, le candidature per il campionissimo Roger Federer come per il patron di Alinghi Ernesto Bertarelli. Meno scontate, invece, le candidature del filmaker grigionese Marc Forster, regista di “Monster’s ball” e “Neverland” - per tacere del prossimo James Bond - e di Thabo Sefolosha, il primo svizzero a scendere in campo nell’olimpo mondiale del basket, l’Nba negli Stati Uniti. Ma sono i tanti i nomi proposti all’attenzione della commissione di venti “saggi” che effettuerà una prima valutazione. C’è chi ha puntato sulla bellezza di Christa Rigozzi, Miss Svizzera 2006, e chi su Flavia Rigamonti, la campionessa di nuoto che anche quest’anno ha fatto incetta di premi alle Universiadi. C’è chi invece ha puntato su valori universalmente più consolidati e ha optato per l’oncologo Franco Cavalli, o su padre Mauro Jori capo dei Cappuccini, o appunto su Bernasconi. La rosa di nomi che emergerà dal primo esame, però, sarà sottoposta all’attenzione di un’accademia composta da un centinaio di personalità del mondo politico, economico, culturale dello spettacolo.
È qui che si valuteranno soprattutto le chance di Gianna Bernasconi, la donna che da quarant’anni dedica tutta sè stessa ai bisognosi indiani, soprattutto ai bambini orfani, e che ha riunito intorno al suo nome un vero plebiscito. Il suo nome è stato sostenuto dall’intero Municipio di Riva San Vitale, che le ha dato i natali 70 anni fa, ma anche da un numero impressionante di lettori da Bellinzona a Lugano, da Chiasso a Viganello. Fra le tante segnalazioni ricevute, sarà comunque l’accademia a designare i finalisti sia ai premi di categoria, sia a quello dello “svizzero dell’anno”. Il vincitore, come tradizione vuole, verrà deciso con una votazione popolare dal pubblico televisivo nel corso della serata di gala prevista il 12 gennaio prossimo all’Hallenstadion di Zurigo. È forse utile ricordare che, come in tutti i concorsi, fra tutti coloro che avranno partecipato all’iniziativa “Scegli tu lo svizzero dell’anno”, verranno estratte due coppie di lettori che parteciperanno al Gala finale.

 

 

 

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