Gli eroi del Computer
Tratto da Newton, N°10, ottobre 2002.
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Non solo Bill Gates e Steve Jobs. La storia dei Pc è stata lastricata da scienziati, tecnici, perfino pirati informatici, che nessuno oggi ricorda più. Protagonisti di battaglie tecnologiche e commerciali senza esclusione di colpi. Con lampi di genio, bluff, idee prese in prestito ... Esistono centinaia di libri che narrano come nacquero i primi computer e nomi come Pascal, Babbage, Von Neumann e Shannon sono indissolubilmente legati agli anni, anzi ai secoli, che videro comparire macchine storiche come l'Eniac o l'Edvac, enormi mostri di metallo dal cervello non più potente di quello di un'odierna calcolatrice. La storia che vogliamo raccontare è invece più recente e ripercorre le tappe che, negli ultimi vent'anni, hanno trasformato completamente il nostro ambiente e le nostre abitudini. Senza il genio di queste persone oggi non avremmo, non solo i personal computer e i videogiochi, ma neanche tutti quegli oggetti di uso comune che nascondono al loro interno un microprocessore; e sono tantissimi! Cervelli italiani per i primi personal
Cominciamo dalla preistoria, che nel mondo dei Pc risale agli anni '60. E
infatti il 1967 quando alla Olivetti l'ingegner Pier Giorgio Perotto, usando
la tastiera di un registratore di cassa, una stampante a tamburo, un lettore
magnetico e circuiti elettronici originali, assembla il primo personal
computer del mondo, il "Programma 101". Si deve però aspettare l'inizio
degli anni '70 perché la Fairchild e la Texas Instruments diano il via a
quel futuro informatico che per noi, oggi, è quotidianità. Il merito, anche
questa volta, è di un fisico italiano, Federico Faggin, anche lui ex
Olivetti. Sul finire degli anni '60 nei laboratori Fairchild di Palo Alto,
Faggin sviluppa il processo per fabbricare i chip Mos (Metal Oxide
Semiconductor), la base di memorie e microprocessori. Nel 1970 passa alla
Intel dove realizza il primo microchip della storia: il 4004. Da Albuquerque alle case di tutto il mondo Come microprocessore, l'Altair usa l'Intel 8080 a 8 bit, più potente del precedente 8008. Il prezzo in versione da montare è di 397 dollari e non comprende accessori indispensabili, come la memoria (quella basica è di 254 byte, ma una scheda di espansione da 4 Kbyte viene a costare 264 dollari) e l'alimentatore. C'è anche un “terminaIe”, un lettore / perforatore di nastro di carta, e la possibilità di collegamenti a periferiche: un registratore di audiocassette, una telescrivente (venduta per 1500 dollari) oppure un monitor a tubo catodico da 760 dollari. L'Altair 8800 è una rivoluzione che porta migliaia di computer nelle case di privati cittadini, quasi increduli di fronte alla possibilità di disporre di un apparecchio che fino a quel momento era appannaggio di grandi società in grado di spendere milioni di dollari. C'è addirittura chi arriva in auto alla Mits, ad Albuquerque nel New Mexico, e attende giorni per averne uno. Nel primo anno saranno venduti duemila esemplari dell'Altair e quattromila negli anni successivi. Una decina arriverà anche in Italia. Il successo commerciale, fulmineo, sarà però di breve durata: quando i giapponesi arriveranno sul mercato con i loro prodotti a basso prezzo, la Mits entrerà in crisi e sarà venduta nel 1977. Altair 8800 si troverà, sempre più perdente, a competere con tecnologie molto più avanzate. Resterà comunque nella storia dell'informatica come il primo microcalcolatore prodotto in serie. L'Altair è venduto senza un sistema operativo (il software che serve per far funzionare un Pc), così due giovani studenti di Harvard hanno l'idea di scriverne uno apposito. Tra i linguaggi disponibili scelgono il Basic, e lo modificano perché possa lavorare sull'Altair. I due giovani si chiamano Bill Gates e Paul Allen e il successo della loro idea li convince a formare una società che chiamano Microsoft con sede ad Albuquerque. La grande rivoluzione informatica è cominciata a centinaia di chilometri dalla Silicon Valley, in pieno deserto del New Mexico! Il fatto che l'Altair fosse venduto in kit lo destinava ai pochi esperti di informatica in grado di usare anche un saldatore. Fino a che Charles Tandy, proprietario di Radio Shack (la più grande catena americana di negozi di elettronica di consumo). notato l'interesse suscitato dal nuovo, strano oggetto, commissiona a Don French e Steve Leininger la costruzione di un Pc da vendere già montato e funzionante. Nella primavera del 1977, nel mezzo dei deserto del Texas, inizia la produzione del Tandv TRS-80 Model 1, anch'esso dotato di un processore di Faggin: lo Z80. Il TRS-80 Model I è il primo ad assomigliare esteticamente ai computer dei giorni nostri: un mobile racchiude la tastiera e sostiene il video (che allora era in bianco e nero a fosfori verdi) e un registratore a cassette memorizza programmi e dati. Il basso costo del Tandy TRS‑80 Model 1, 599,95 dollari, ne fa vendere in cinque anni 500.000 esemplari. Nel 1978 arriva la prima unità a disco magnetico flessibile da 5,25 pollici. L'introduzione del floppy disk al posto delle cassette a nastro, lente da far perdere la pazienza, spalancherà le porte ai software applicativi. A sua volta, la grande varietà dei programmi realizzati successivamente a corredo dei personal sarà spesso il motivo determinante che indurrà categorie di persone normalmente poco sensibili al richiamo delle novità a decidersi ad acquistare un microcomputer per ricavarne un profitto. Nel 1993, la Tandy uscirà sconfitta da un periodo di accesa guerra dei prezzi e sarà acquistata dalla AST Research per 175 milioni di dollari. Pet, il «cucciolo» dei computer Ma il
Tandy non è il solo personal computer disponibile negli Stati Uniti. Infatti
a giugno del 1977 al Consumer Electronic Show di Chicago era stato
presentato un altro computer, il Commodore PET 200 1. In inglese pet indica
l'animale domestico, in questo caso si tratta di un acronimo che sta per
Personal Electronic Transactor (operatore elettronico personale).
A volere il PET era stato
Jack Tramiel, un ebreo sopravvissuto per dieci anni nei campi di
concentramento nazisti e sbarcato negli Usa al seguito dell'esercito
americano come riparatore di macchine per scrivere. Nel luglio 1976, a Palo Alto in California, due giovani decidono di costruire un Pc “per la gente e non per le industrie”. Si tratta di Steve Jobs, ventunenne dall'infanzia drammatica (viene abbandonato appena nato e poi adottato) che, pur non avendo mai finito gli studi al college, scrive videogiochi per l'Atari. Ha molte idee ma non va d'accordo con gli ingegneri e viene perciò costretto a lavorare di notte. L'altro, Stephen Wozniak, ha 24 anni e lavora alla Hewlett-Packard. I due si conoscono in un club di appassionati di informatica, l'Homebrew computer club, (club dei computer fatti-in-casa) e, ispirandosi alla casa discografica dei Beatles, fondano la Apple Computer. Nella prima “sede”, il garage dei genitori di Jobs, nasce Apple I. Per ridurne il costo Wozniak usa un chip 6502 da 25 dollari (contro i 175 dell'8080), a scapito della memoria. L'Apple I non ha certo l'aspetto di un Pc, è soltanto una scheda di circuito stampato di colore verde, grande come un foglio di carta, con alcune decine di circuiti integrati e un microprocessore. Steve Jobs comincia a girare con il prototipo e riesce a convincere il gestore di un negozio di informatica, Paul Terrell, a ordinarne 50 esemplari “lusso”: contenitori di legno dotati dell'alimentazione elettrica, della tastiera e del monitor in cui è inserita la “scheda madre”. Per avviare la produzione Jobs vende il suo furgoncino Volkswagen e Wozniak si disfa di due minicomputer Hewlett-Packard: con i 1350 dollari ricavati comprano l'essenziale e al ventinovesimo dei 30 giorni pattuiti per la consegna, Terrell riceverà le macchine. La prima dimostrazione pubblica di Apple I (28 agosto 1976 al Computer Show di Atlantic City), non ha grande successo, ma Wozniak ha portato con sé anche un prototipo della versione successiva, l'Apple II, che desta invece l'interesse del pubblico e degli investitori. Il successo del Pc: fare i conti di casa L'Apple II usa come video un monitor o un comune televisore, e per salvare i programmi impiega un registratore a cassette o un lettore di floppy (da 5,25 pollici). Ma la vera novità è quella di poter montare sette schede esterne; così centinaia di aziende iniziano a produrre le periferiche più disparate, come dischi rigidi, unità a nastro, schede grafiche e sonore, espansioni di memoria e sistemi di telecontrollo. In quegli anni quasi tutti i laboratori scientifici possedevano un Apple. Wozniak lavora ancora alla Apple col numero di matricola “1” e 12.000 dollari di stipendio al mese, mentre Jobs ha creato altre società tra cui la Pixar, tuttora nome di riferimento per gli effetti digitali dei film. Steve Jobs è il primo a capire che senza i programmi adeguati un computer rimane un oggetto destinato a pochi esperti e che la gente comune non sarà mai in grado di scrivere il software necessario. Così, negli anni che vanno dal 1978 al 1981 si assiste a una fioritura dei programmi per computer. VisiCalc, progenitore del moderno Excel, è il primo foglio elettronico che consente di fare i conti, pagare le tasse e organizzare qualsiasi tipo di archivio. In questo modo i suoi autori Dan Bricklin e Robert Frankston, offrono a tutti un valido motivo, con soli 99 dollari e 95 centesimi di software, per acquistare un computer. Nasce il concetto di “home computer” (il computer per la casa). Il computer per tutte le tasche Contemporaneamente, arrivano i primi programmi di videoscrittura: Easy Writer, scritto durante il periodo di detenzione da John Draper, uno dei primi hacker noto come “Captain Crunch” e WordStar, creato da John Robbins Barnaby nel 1977. Si iniziano a vendere anche i giochi, che influiranno molto nello sviluppo dei Pc, e contemporaneamente comincia la diatriba su quale sia il sistema operativo migliore. i computer costano ancora troppo, circa 3000 dollari. per poter conquistare la massa. Ma nel 1980 l'eclettico inventore inglese Lord Clive Sinclair lancia il mercato l'economicissimo ZX80. Prodotto dall'azienda di orologi, la Timex, e venduto per corrispondenza, racchiude, in un guscio di plastica bianca, una tastiera a bolle, un chip Zilog Z-80A e una memoria di appena 1 Kb (1024 caratteri) . Inoltre ha un registratore a cassetta per la programmazione (in Basic semplificato) e si collega al televisore. Al modico prezzo di 95 sterline, diviene il primo computer per oltre 100.000 aspiranti programmatori. Arrivano i suoni e i colori dell'arcobaleno Nel 1981, l'inventore supera se stesso creando lo ZX81, ancora più economico. Debutta in America con il nome di Timex Sinclair 1000, a 99 dollari di listino e a 78 scontato. Ne saranno venduti 250mila nel primo anno e alla fine se ne conteranno 5 milioni in tutto il mondo, di cui oltre 100mila in Italia. Ma un temibile concorrente si affaccia sul mercato: il Commodore Vic 20. Economico, versatile ed educativo, il Vic 20 (il nome deriva dal processore grafico Video Interface Chip) crea un nuovo modo di passare il tempo e si diffonde tra giovani e adulti. Basato su un processore 6502 da 1,01 MHz (i chip di oggi arrivano anche a 2,8 GHz, cioè sono 2800 volte più veloci), il Vic 20 ha una memoria Ram di soli 5,5 Kb e funziona con il linguaggio Basic. Un processore dedicato al suono, il SID, consente per la prima volta la sperimentazione musicale: con poche righe di programma si ottengono infiniti effetti sonori. Nell'inverno del 1982 Lord Sinclair contrattacca con lo ZX Spectrum che diventerà il grande rivale degli home computer Commodore 64 e Atari 800. Il nero, piccolo ed economico microcomputer invade il mondo. Con la sua tastierina di gomma in un involucro di plastica e metallo, lo Spectrum dispone di un processore Z80 e una memoria di 48 Kb. Un complesso circuito è in grado di elaborare grafica a colori di 256 x 192 pixel (in inglese «spectrum» indica proprio i colori dell'arcobaleno) e una versatile gamma di suoni. Molte e assolutamente originali le periferiche: minidischi, microdrive, ministampante, cartucce… tutti caratterizzati dal colore nero e dal fatto di stare nel palmo di una mano. L'era dei colossi: lbm, Apple e Olivetti Il 1981 è sicuramente una data storica: scende in campo l'IBM con il suo Personal Computer 5150 e mette ordine nel mondo avventuroso che caratterizzava la fine degli anni '70, gettando le basi dello standard che verrà rispettato per i successivi decenni. Il 5150 ha un processore 8088 a 4,77 MHz, ben 64Kb di memoria Ram, una tastiera a 83 tasti pesantissima, un monitor da 12 pollici a fosfori verdi e due lettori di floppy disk. Costa circa 2880 dollari. Dopo aver tentato invano di ottenere i diritti del primo sistema operativo per microcomputer CP/M dal suo ideatore Gary Kildall (che rifiuta perché la moglie è contraria), e di acquistare il sistema operativo degli Apple (affare andato a monte per soli 20 dollari) l'IBM, in cerca di un'«intelligenza» per il 5150, contatta la Microsoft. Bill Gates in realtà non ha ancora pronto un sistema operativo (chiamato Dos, cioè Disc Operating System) in grado di funzionare sui computer IBM, ma bluffa, accetta ugualmente e lo commissiona in fretta e furia a Tini Paterson, l'autore della prima versione del Dos per Pc. Intravisto il grande successo, Bill Gates decide di scriverne poi una versione aggiornata che fosse adattabile anche ad altri computer: l'Ms-Dos. Da questa scelta nasce la rivoluzione del Pc «compatibile». Quello che vedi è ciò che avrai Apple sceglie un'altra strada e crea un mito realizzando il Macintosh Plus, subito ribattezzato Mac. Figlio del computer Apple Lisa (Local Integrated Software Architecture) il primo a utilizzare mouse, finestre ed icone, il Mac ha come asso nella manica l'interfaccia WYSIWYG (si pronuncia «uizziuig» e sta per What You See Is What You Get, quel che vedi sullo schermo è quel che avrai) e diventa la macchina ideale per la grafica, perché permette di vedere già nel video il documento come sarà stampato. Nel 1982 anche la Olivetti entra nel mercato dei personal computer con il modello M-20, sviluppato nel centro di ricerca californiano di Cupertino, patria anche degli Apple. L'M-20 ha un microprocessore Zilog Z-8001 a 16 bit e adotta un apposito sistema operativo, molto innovativo, che però si rivelerà un vincolo per gli utenti. Con i successivi modelli (come FM-24 lanciato nei primi giorni del 1984) anche la Olivetti si convertirà all'utilizzo del Dos. Con l'M-24, e con la storica alleanza del Natale 1983 con la AT&T, la Olivetti diventerà nel 1985 il secondo produttore di Pc nel mondo e il primo in Europa. Dall'era Windows al futuro di Linux Sul
finire degli anni'80 il mondo professionale dei computer si divide tra
IBM-compatibili, e Apple Macintosh, quello domestico tra Commodore Amiga,
Atari e Acorn. Questi ultimi saranno tuttavia destinati a lasciare il campo
per l'arrivo dei compatibili orientali a basso costo. La creazione di
macchine sempre più potenti, adesso, è necessaria per l'arrivo di software
sempre più complessi, tra cui soprattutto giochi e sistemi operativi. Nel
novembre del 1983 con la versione 1.0, nasce Windows, che nel 1990 con la
versione 3.1 permette di aprire contemporaneamente sullo schermo più
programmi su «finestre» differenti, così come aveva fatto nel 1987 anche la
Apple per i suoi Macintosh. |
Cervelli italiani per i
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