ACCESSIBILITÀ

Quello che prenderemo in esame qui di seguito sono alcuni dettagli a nostra disposizione che ci permettono, in grandi linee, di tracciare il percorso che occorre seguire per arrivare al manufatto sulla montagna. Perciò rimaniamo ancora nella zona della gola di Ahora.

La commissione turca precisa che "stavano registrando i danni e le modifiche geologiche...", dovute alla recente formazione della gola di Ahora. Il rapporto della spedizione russa specifica che "una delle due spedizioni di ricerca era salita sull’Ararat seguendo un sentiero esistente", mentre "l’altro reparto, arrivato per primo, non aveva seguito un sentiero bensì aveva dovuto scavare gradini nel ghiaccio per poter salire." L’idea degli indigeni lascia sbalorditi: "Basta seguire il lato sinistro della gola di Ahora e arrivati al termine voltare a sinistra. Si troverà subito l’Arca..." Il figlio della guida curda che condusse gli inglesi all’Arca disse che il padre "aveva guidato la comitiva inglese sulla montagna e aveva trovato l’Arca senza difficoltà poiché vi era un sensibile disgelo." Anche Resit "era stato nella zona varie volte...", tant’è che "messi sull’avviso dal racconto di Resit diversi valligiani salirono sul versante settentrionale della montagna e ispezionarono il manufatto...." Hagopian, sebbene assai giovane, ricorda dei dettagli del tragitto: "...suo zio lo portò con sé sull’Ararat, oltre la gola di Ahora, passando per la tomba di S.Giacomo di Nisibi;...quando la pendenza divenne più ripida lo zio lo prese in spalla..." Ma le sorprese per il ragazzino non erano finite: "Quando George Hagopian ritornò al villaggio, ansioso di riferire la sua avventura agli altri ragazzi, questi raffreddarono il suo entusiasmo dicendo: "Sì, anche noi abbiamo visto l’Arca.""

 

Yearam, malgrado era esperto della zona, assicurò che "dopo una scalata estremamente pericolosa e difficile", giunsero all'Arca. I sette curdi e Ed Davis oltrepassarono il "Pozzo di Giacobbe" e "incontrarono un tempo inclemente per un periodo di tre giorni. Durante la notte stettero in tre diverse caverne... Apparentemente si arrampicarono nella "back door", su per un sentiero sotto "Camel back", il quale è situato su un sentiero più in alto, in un posto sotto "Doomsday Point", a tre ore di cammino sopra la terza caverna." Il giovane curdo, Chuchian, alla ricerca della capra: "l’imbarcazione...è accessibile solo seguendo il sentiero della capra." Sulla stessa linea d'onda è il resoconto di Ed Behling: "Lo zio di Mustafa s’incamminò sul lato destro della montagna. Camminavamo aggirando rocce e passammo sotto e sopra delle rupi. Era simile ad una pista. C’era molta neve sulla montagna a quel tempo, ma non era disagevole. Era neve dura...Lo zio di Mustafa era come una guida, sapeva esattamente dove stava andando... Improvvisamente Mustafa si girò verso di me eccitato. Mi sporsi dalla cengia e guardai giù e, 50 piedi (16 metri circa) sotto di noi c’era una gigantesca struttura..."

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