B ANALISI SCIENTIFICA

Sezione 1

Che cos'è la scienza

Sezione 2

Il metodo scientifico per giungere alla verità

Sezione 3

La teoria scientifica

Sezione 4

I limiti della scienza

Sezione 5

Il lato oscuro della scienza

Sezione 6

Altre frodi

Sezione 7

L'impronta digitale della scienza moderna

Sezione 8

Commento

 

Chiarimenti, interrogazioni e aggiornamenti concernenti il tema o gli argomenti trattati nei collegamenti alla vostra sinistra dovranno essere inoltrate tramite la pagina Questioni da sottoporre.

 

Che cos’è la scienza?

 

Secondo una definizione della World Book Encyclopedia, "la scienza abbraccia il campo di tutte le conoscenze umane relative a fenomeni collegati fra loro da princìpi (leggi)". È chiaro che esistono scienze di diverso tipo. Un libro afferma: "In teoria, quasi ogni tipo di conoscenza potrebbe essere resa scientifica, poiché per definizione un ramo del sapere diventa una scienza quando lo si investiga nello spirito del metodo scientifico". — The Scientist.

Questo spiega perché a volte è difficile stabilire confini precisi tra una scienza e l’altra. In effetti, secondo la summenzionata enciclopedia, "in alcuni casi le scienze possono sovrapporsi a tal punto che sono stati creati campi interdisciplinari che riuniscono elementi di due o più scienze". Nondimeno, in genere le opere di consultazione indicano quattro suddivisioni principali: scienze fisiche, scienze biologiche, scienze sociali e la scienza della matematica e della logica.

 

Imparare per tentativi

Tanto la religione che la scienza sono manifestazioni del desiderio umano di conoscere la verità. Ma c’è una differenza importante nel modo in cui si ricercano la verità religiosa e quella scientifica. Chi cerca la verità religiosa si rivolgerà probabilmente alla Sacra Bibbia, al Corano, al Talmud, ai Veda o ai Tripitaka a seconda che sia cristiano, musulmano, ebreo, indù o buddista. Lì troverà ciò che la sua religione considera una rivelazione della verità religiosa, magari proveniente da una fonte divina e quindi ritenuta un’autorità assoluta. Chi cerca la verità scientifica, invece, non ha una simile autorità assoluta a cui rivolgersi: né un libro né un individuo. La verità scientifica non è rivelata: va scoperta. Questo fa sì che si debba procedere per tentativi, e che il ricercatore della verità scientifica si ritrovi spesso in un vicolo cieco. Ma se si seguono in maniera sistematica quattro passi, la ricerca diventa fruttuosa.

Nondimeno, i trionfi della scienza si celebrano sulle rovine delle sue sconfitte quando idee un tempo accettate vengono accantonate per far posto a idee nuove ritenute più vicine alla realtà. Pur seguendo questo metodo di approssimazioni successive, nel corso dei secoli gli scienziati hanno accumulato una straordinaria quantità di conoscenza scientifica. Anche se spesso sono stati in errore, hanno saputo correggere molte conclusioni errate prima che queste causassero gravi danni. In effetti, fintanto che i concetti errati rimangono nel dominio della scienza pura, il pericolo di produrre danni gravi è minimo. Quando invece si tenta di trasformare una scienza pura che contiene gravi errori in scienza applicata, i risultati possono essere disastrosi.

 

Perché la scienza ci dovrebbe interessare

 

La scienza e la tecnologia hanno contribuito molto a plasmare il mondo odierno. Frederick Seitz, ex presidente dell’Accademia Nazionale americana delle Scienze, ha detto: "La scienza, che è iniziata come un’avventura del pensiero, sta ora diventando uno dei principali cardini su cui poggia il nostro modo di vivere". Pertanto, oggi la ricerca scientifica è diventata sinonimo di progresso. Chiunque metta in dubbio gli ultimi sviluppi scientifici rischia di passare per "antiprogressista". Dopo tutto, per alcuni ciò che chiamano progresso scientifico è ciò che separa la civiltà dalla barbarie.

 

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Il metodo scientifico per giungere alla verità

  1. Osserva ciò che accade.

  2. Sulla base di queste osservazioni formula una teoria su ciò che potrebbe essere vero.

  3. Verifica la teoria con ulteriori osservazioni ed esperimenti.

  4. Vede se le previsioni basate su di essa si realizzano.

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La teoria scientifica

 

Ci vuole buon senso anche quando si considerano le teorie scientifiche. Gli scienziati hanno formulato alcune idee che fanno colpo per spiegare cose come la struttura della materia e l’origine dell’universo. Ma non si deve perdere di vista il fatto che queste idee sono semplici teorie: in certi casi sostenute da prove sensazionali ma pur sempre soggette ad essere rivedute. Nessuna teoria scientifica è considerata dagli scienziati come l’ultima parola su alcuna cosa.

Il professor Pascual Jordan ha detto: “Da quando ho cominciato i miei studi mi sono reso conto che le scienze naturali e particolarmente la fisica sono non un sistema di pensiero finito e chiuso, ma piuttosto qualcosa di vivo, soggetto a continui cambiamenti”. Un altro scienziato ha ammesso che ciò che la scienza offre è “tutt’al più verità relativa”.

Lo scrittore di saggi scientifici dottor Lewis Thomas ha detto: “Non riesco a pensare a un solo campo della biologia o della medicina in cui possiamo dire di capirci veramente qualcosa, e mi sembra che più impariamo intorno alle creature viventi, specialmente intorno a noi stessi, meno conosciamo la vita”.

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I limiti della scienza

 

“La grande importanza data oggi alla scienza comporta un pericolo, . . . è assurdo negare che c’è qualcosa di valido oltre le scoperte della scienza”. Queste parole ammonitrici di Vannevar Bush, a volte chiamato padre del computer moderno, sono opportune. La scienza non ha tutte le risposte. Esistono verità essenziali che vanno oltre i limiti della scienza. Quali sono queste verità?

 

La scienza e Dio

 

Il biochimico Erwin Chargaff, da molto tempo presso la Columbia University di New York, ha detto in un’occasione che “le scienze naturali non sono uno strumento per sondare l’insondabile; [né spetta a loro] decidere se Dio esista o no”. È così?

Ebbene, Albert Einstein, il più famoso teorico scientifico del secolo, fu spinto a parlare di “uno spirito [che] è manifesto nelle leggi dell’universo, uno spirito immensamente superiore a quello dell’uomo”. E più recentemente Fred Hoyle, l’illustre astronomo inglese, avrebbe cominciato a credere nell’esistenza di una potenza creativa quando ha calcolato che è matematicamente impossibile che la vita sia comparsa nell’universo per caso.

Questi esempi illustrano fino a un certo punto la veracità della dichiarazione biblica: Le “invisibili qualità [di Dio] . . . si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, perché si comprendono dalle cose fatte”. (Romani 1:20) Chargaff d’altronde aveva ragione nel dire che ci sono limiti a ciò che la scienza può insegnarci intorno a Dio. Né Einstein né Hoyle sono stati in grado di discernere dalla scienza più del fatto che deve esistere un Dio organizzatore. Dobbiamo rivolgerci alla Bibbia per sapere chi è questo Dio e quali sono i suoi propositi. Tutta questa conoscenza è verità che va oltre i limiti della scienza.

 

La scienza e il futuro

 

La scienza inoltre non può prevedere il futuro. Non può neppure prevedere i risultati delle sue stesse scoperte. Quando per esempio fu prodotto il DDT, si sperò che questa nuova arma risolvesse una volta per sempre il problema degli insetti nocivi. Avrebbe protetto le piante e tenuto sotto controllo quegli insetti che diffondono malattie come la malaria. Tuttavia il giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ebbe a dire che “questo dono dal cielo per l’umanità . . . una conquista della chimica che non ci si sarebbe mai sognata” divenne in seguito “un dono piuttosto discutibile. . . . La marcia vittoriosa del DDT attraverso la Germania è finita”. E non solo in Germania ma anche in molti altri paesi dove il suo impiego è vietato. La scienza non aveva previsto gli effetti negativi che avrebbe avuto su altre forme di vita, incluso l’uomo.

Si ricordi anche Alfred Nobel, da cui prende nome il celebre premio. Era un uomo di pace, eppure inventò la dinamite. Perché? A un amico scrisse: “Vorrei inventare una sostanza o un congegno che abbia un potere di distruzione in massa così terrificante da rendere la guerra impossibile una volta per tutte”. Le due guerre mondiali combattute dopo la morte di Nobel hanno dimostrato che la sua invenzione non ha avuto l’effetto da lui sperato.

Anche Albert Einstein sperava che la costruzione della bomba atomica, basata in gran parte sulle sue teorie, eliminasse una volta per sempre il pericolo della guerra. Eppure si combattono ancora aspre guerre mentre la civiltà stessa siede su un barile di polvere nucleare e vive col terrore che qualcuno accenda la miccia. Si afferma che Albert Einstein abbia detto poco prima di morire: “Se solo l’avessi saputo, avrei fatto il fabbro”.

È il colmo dell’ironia che la scienza, che ha migliorato la vita di tanti milioni di persone, abbia anche provveduto i mezzi mediante cui l’uomo può distruggersi. Se solo gli scienziati potessero predire il futuro! Naturalmente non ne sono in grado, la Bibbia invece sì.

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Il lato oscuro della scienza

 

Frodi scientifiche: La frode più grande di tutte

 

Gli evoluzionisti dicono: ‘L’evoluzione è un fatto; Dio è un mito’. Non possono provare né l’una né l’altra cosa, ma il pregiudizio non ha bisogno di prove.

Proprietà Privata. Vietato l’ingresso. Questo è per te, Dio! Gli evoluzionisti tirano fuori il soggetto della biologia e ne escludono Dio. ‘Tutti gli scienziati autorevoli credono nell’evoluzione’, dicono. Il che, in effetti, equivale a dire: ‘Gli scienziati che non ci credono non sono autorevoli; non hanno la nostra competenza. In quanto a Dio, dicono non ci sia posto per lui nel pensiero scientifico. E poi, neppure la sua esistenza è dimostrabile.

Questo accantonare Dio con disinvoltura è la frode più grande di tutte.

Il libro The New Biology, di Robert Augros e George Stanciu, sottolinea a pagina 188 alcune delle dichiarazioni di eminenti scienziati che mettono da parte Dio: “È opinione comune che Darwin abbia liberato una volta per tutte la biologia dal bisogno di Dio. Eldredge dice: Darwin ‘ci ha insegnato che possiamo capire la storia della vita in termini puramente naturalistici, senza ricorrere al soprannaturale o al divino’. Julian Huxley ha detto: ‘Il darwinismo ha eliminato dalla sfera della dissertazione razionale l’intero concetto di Dio come creatore degli organismi’. Jacob scrive: ‘L’idea che ciascuna specie sia stata progettata separatamente da un Creatore è stata demolita da Darwin’. E sull’origine del primo organismo, Simpson scrive: ‘Non c’è comunque nessuna ragione per postulare un miracolo. Né è necessario supporre che l’origine dei nuovi processi della riproduzione e della mutazione non fosse puramente materialistica’”.

‘Ma in questo modo non si lascia la vita sulla terra senza un Progettista-Creatore?’, chiederete. ‘Non ce n’è bisogno’, rispondono gli evoluzionisti. ‘È frutto del caso. Il cieco caso è il progettista. La chiamiamo Selezione Naturale’.

Ma più impariamo, più vediamo che c’è un progetto. Notiamo una strabiliante manifestazione di intelligenza e sapienza. Non è un po’ eccessivo attribuire tutto al cieco caso, a forze prive di raziocinio e di cervello? Considerate solo alcuni esempi delle centinaia di accorgimenti presenti nella natura che rispecchiano sapienza creativa, accorgimenti che gli inventori umani hanno spesso copiato.

La forma aerodinamica delle ali degli uccelli precedette di millenni quella delle ali degli aerei, che è ben più scadente. Il nautilo perligeno e la seppia impiegano serbatoi di galleggiamento per regolare la spinta idrostatica indipendentemente dalla profondità a cui nuotano, in maniera molto più efficiente dei moderni sommergibili. Il polpo e il calamaro sono maestri della propulsione a getto. Pipistrelli e delfini sono esperti nell’uso del sonar. Vari rettili e uccelli marini hanno un “impianto di dissalazione” incorporato che permette loro di bere l’acqua di mare. Alcuni batteri microscopici sono dotati di motori rotativi che possono far girare in un senso e nell’altro.

Grazie ai nidi ingegnosamente costruiti e al modo in cui impiegano l’acqua, le termiti hanno l’aria condizionata nei loro rifugi. Insetti, piante microscopiche, pesci e alberi impiegano una loro forma di “antigelo”. Alcuni serpenti, zanzare, fagiani australiani e tacchini di boscaglia, grazie al termometro di cui è dotato il loro organismo, possono avvertire variazioni termiche di piccole frazioni di grado. Vespe e calabroni fabbricano la carta. Spugne, funghi, batteri, lucciole, insetti e pesci producono tutti luce fredda, spesso colorata. Nella testa di molti uccelli migratori ci sono evidentemente bussole, carte geografiche e orologi biologici. Coleotteri acquaioli e ragni si servono di autorespiratore e campane di immersione. — Vedi figure a pagina 15.

Queste meraviglie d’ingegneria e questa sapienza istintiva presuppongono un’intelligenza di gran lunga superiore a quella dell’uomo. (Proverbi 30:24) Ma alcuni degli esempi più sorprendenti si trovano nel mondo dell’infinitamente piccolo, dove gli evoluzionisti speravano di trovare il semplice inizio della vita da cui sarebbe cominciata l’ascesa evolutiva fino ad arrivare alle forme di vita ovviamente complesse che vediamo dappertutto, noi compresi. Semplice inizio? Tutt’altro! Considerate la complessa struttura delle cellule più minuscole, chiaro segno di un progetto intelligente.

The New Biology dice a pagina 30: “In una normale cellula avvengono centinaia di reazioni chimiche al secondo ed essa può riprodursi ogni venti minuti circa. Tutto questo, però, avviene su scala piccolissima: nello spazio occupato dal punto alla fine di questa frase ci starebbero oltre 500 batteri. [Il biologo François] Jacob parla con meraviglia del minuscolo laboratorio della cellula batterica, che ‘effettua nel più piccolo spazio immaginabile e con incomparabile abilità circa duemila reazioni distinte. Queste duemila reazioni avvengono separatamente o congiuntamente alla massima velocità, senza mai ingarbugliarsi’”.

Un libro (The Center of Life—A Natural History of the Cell, di L. L. Larison Cudmore, pp. 13, 14) dice: “Una singola cellula poteva fabbricare armi, procurarsi il cibo, digerirlo, eliminare i rifiuti, spostarsi, costruire abitazioni, svolgere un’attività sessuale normale o bizzarra. Queste creature esistono ancora. I protisti — organismi completi e interi, eppure formati di una sola cellula con molte caratteristiche, ma senza tessuti, senza organi, senza un cuore e senza una mente — hanno in effetti tutto ciò che abbiamo noi”.

Il libro L’orologiaio cieco, di Richard Dawkins, commenta la quantità di informazioni memorizzate in una singola cellula: “Nel DNA di un singolo seme di giglio o di un singolo spermio di salamandra c’è abbastanza capacità di memoria per memorizzarvi 60 volte l’Encyclopaedia Britannica. Alcune specie di amebe, organismi definiti ingiustamente ‘primitivi’, posseggono nel loro DNA una quantità di informazione mille volte maggiore di quella dell’Encyclopaedia Britannica”. — Rizzoli, 1988, trad. di L. Sosio, p. 173.

Lo studioso di biologia molecolare Michael Denton scrive in Evolution: A Theory in Crisis, a pagina 250: “La biologia molecolare ha dimostrato che perfino i più semplici sistemi viventi oggi sulla terra, le cellule batteriche, sono oggetti estremamente complessi. Sebbene le più piccole cellule batteriche siano incredibilmente minuscole — pesano meno di [un trilionesimo di grammo] — ciascuna è in effetti una vera e propria fabbrica microminiaturizzata contenente migliaia di pezzi, di squisita fattura, del complesso meccanismo molecolare, formato complessivamente di centomila milioni di atomi, assai più complicato di qualsiasi macchina costruita dall’uomo e assolutamente senza uguale nel mondo dei non viventi.

“La biologia molecolare ha pure dimostrato che la struttura fondamentale del sistema cellulare è essenzialmente la stessa in tutti i sistemi viventi sulla terra, dai batteri ai mammiferi. I ruoli del DNA, dell’mRNA e delle proteine sono identici in tutti gli organismi. Anche il significato del codice genetico è praticamente lo stesso in tutte le cellule. Le dimensioni, la struttura e il modo in cui sono fatte le parti che compongono il meccanismo per la sintesi proteica sono praticamente uguali in tutte le cellule. Perciò, in termini di struttura biochimica fondamentale, nessun sistema vivente può essere considerato primitivo o ancestrale rispetto a qualsiasi altro sistema, né c’è il minimo indizio empirico di una sequenza evoluzionistica fra tutte le cellule incredibilmente diverse della terra”.

George Greenstein riconosce che la struttura della terra presuppone tutta questa intelligenza. Nel suo libro The Symbiotic Universe parla della misteriosa e incredibile serie di coincidenze inspiegabili, coincidenze senza le quali la vita sulla terra sarebbe impossibile. Le seguenti dichiarazioni, che ricorrono da pagina 21 a pagina 28, rivelano il tormento provocatogli da condizioni che evidenziano il bisogno di un Dio intelligente e che si è prefisso un obiettivo:

“Credo che ci troviamo di fronte a un mistero, un mistero grande e profondo, con un immenso significato: il mistero dell’abitabilità del cosmo, del come mai l’ambiente sia ‘fatto su misura’”. Egli espone nei dettagli “ciò che può solo sembrare una sbalorditiva sequenza di combinazioni stupende e improbabili che prepararono il terreno alla comparsa della vita. C’è un elenco di coincidenze, tutte essenziali alla nostra esistenza”. Eppure “l’elenco continuava ad allungarsi . . . Quante coincidenze! Più leggevo, più mi convincevo che difficilmente queste ‘coincidenze’ potevano essersi verificate per caso”. Un fatto sconvolgente per un evoluzionista, come egli ammette poi:

“Ma mentre questa convinzione aumentava, aumentava anche qualcos’altro. Ancora adesso è difficile esprimere a parole quel ‘qualcosa’. Era un’intensa repulsione, a volte di natura quasi fisica, che mi faceva sentire profondamente a disagio. Il pensiero stesso che questo fatto — cioè come mai il cosmo sia ‘fatto su misura’ per la vita — potesse essere un mistero che bisognava spiegare mi appariva grottesco, assurdo. Mi era difficile soffermarmi sull’idea senza fare una smorfia di disgusto . . . Né questa sensazione si è attenuata col passare degli anni: durante la stesura di questo libro ho dovuto lottare incessantemente contro di essa. Sono sicuro che tutti gli altri scienziati provano la stessa sensazione, e che ad essa si deve l’estesa indifferenza manifestata al presente verso questa idea. E c’è di più: ora credo che quella che sembra indifferenza mascheri in effetti un forte antagonismo”.

Antagonismo? Sì, antagonismo verso il pensiero che la spiegazione possa essere in un Creatore con delle finalità ben precise. Greenstein infatti dice: “Esaminando tutte le prove, emerge con insistenza l’idea che debba esserci qualche ente — o meglio Ente — soprannaturale. È possibile che all’improvviso ci siamo imbattuti senza volerlo nella prova scientifica dell’esistenza di un Essere Supremo? Fu Dio a intervenire e a progettare il cosmo in maniera così provvidenziale per nostro beneficio?” Ma poi Greenstein scaccia questo pensiero eretico e riafferma la sua lealtà alla religione evoluzionistica, ripetendo uno dei dogmi: “Dio non è una spiegazione”.

Nel suo libro L’Universo intelligente l’astrofisico Fred Hoyle parla di quelli che, come Greenstein, temono di ammettere un intervento di Dio: “Gli scienziati ortodossi sono più interessati a prevenire un ritorno delle intemperanze religiose del passato che non a ricercare più oltre la verità [e questo interesse] ha dominato il pensiero scientifico per tutto il secolo XIX”. — Mondadori, 1984, trad. di G. Paoli e R. Morelli, p. 9.

Egli prende quindi in esame le stesse caratteristiche misteriose che assillano Greenstein. “Tali proprietà”, dice, “sembrano costituire attraverso la struttura del mondo naturale una catena di casi fortunati, ma queste strane coincidenze, essenziali alla vita, sono così numerose che sembra sia necessaria una spiegazione che le giustifichi”. Sia Hoyle che Greenstein dicono che il caso non può spiegare tutte queste “strane coincidenze”. Hoyle dice quindi che per spiegarle, ‘l’origine dell’Universo presuppone un’intelligenza’, “un’intelligenza ben più grande”, ‘un’intelligenza che ci ha preceduto e che si è indotta a mettere insieme, come un deliberato atto di creazione, una struttura per la vita’. Op. cit., pp. 220, 189, 190, 226.

Con questo non vogliamo dire che Hoyle si riferisca al Dio della Bibbia; egli tuttavia comprende che alla base dell’universo e della terra e della vita su di essa dev’esserci un’immensa intelligenza soprannaturale. Sebbene dica che “‘Dio’ è una parola proibita nella scienza”, egli ammette che potremmo ‘definire come divinità un’intelligenza che ci è superiore’. Hoyle ipotizza che “attraverso una condizione preprogrammata delle nostre menti” possa esserci “un legame di intelligenza che si estende verso il basso . . . fino agli esseri umani qui sulla Terra”. Op. cit., pp. 248, 244, 245.

“Ci sono molti indizi”, dice, “che potrebbe essere così, uno dei quali è rappresentato dalla nostra innata irrequietezza e inaccontentabilità. È come se noi avessimo una percezione istintiva che ci sia qualcosa di importante da portare avanti. L’irrequietezza proviene dal fatto che noi non siamo ancora capaci di scoprire esattamente quale sia la natura di questo qualcosa”. Altrove dice: “L’impulso religioso è evidentemente esclusivo dell’uomo . . . Spogliata dai molti fantasiosi orpelli con i quali si è tradizionalmente circondata, la religione equivale a un’istruzione, presente in noi stessi, la quale, espressa sia pure con una certa semplicità, ma in modo efficace, può essere letta come segue: Voi siete derivati da qualcosa ‘lassù’ nel cielo. Cercatelo e troverete molto di più di quello che vi aspettate”. Op. cit., pp. 245, 233-4.

L’uomo va a tastoni. Quello che cerca senza rendersene conto è la verità della Bibbia secondo cui siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio, volendo dire che abbiamo in una certa misura alcuni attributi di Dio come sapienza, amore, potenza, giustizia, finalità e altre qualità che spiegano il grande abisso che separa l’uomo dagli animali. La nostra mente è preprogrammata per questi attributi divini e per la vera adorazione di Dio. Finché questi vari attributi non sono esercitati con il giusto equilibrio e finché non si stabilisce un contatto con Dio attraverso la preghiera e la vera adorazione, l’irrequietezza rimane. Allorché questi bisogni spirituali coi quali siamo stati creati sono soddisfatti, l’irrequietezza cede il posto alla “pace di Dio che sorpassa ogni pensiero”. — Filippesi 4:7; Genesi 1:26-28.

Atti 17:27, 28 incoraggia gli uomini, dicendo: “Cerchino Dio, se possono andare come a tastoni e realmente trovarlo, benché, in effetti, non sia lontano da ciascuno di noi. Poiché mediante lui abbiamo la vita e ci muoviamo ed esistiamo”. È mediante lui, il Creatore dell’universo, inclusi la terra e noi che siamo su di essa, che viviamo e ci muoviamo ed esistiamo. Lasciando cadere gli orpelli e le false dottrine delle religioni ortodosse — religioni che hanno allontanato da Dio milioni di persone, fra cui molti scienziati — e seguendo la vera adorazione di Geova Dio otterremo la vita eterna su una terra paradisiaca: lo scopo originale per cui Geova creò la terra. — Genesi 2:15; Isaia 45:18; Luca 23:43; Giovanni 17:3.

Bisogna essere molto ingenui per pensare che un’intelligenza di tale portata possa risiedere nel cieco caso privo di cervello. Ci vuole una fede paragonabile a quella delle persone di religione pagana del tempo del profeta Isaia: “Ma voi siete quelli che lasciano Geova, quelli che dimenticano il mio santo monte, quelli che apparecchiano una tavola per il dio della Buona Fortuna e quelli che riempiono vino mischiato per il dio del Destino”. (Isaia 65:11) Gli evoluzionisti suppongono che milioni di casi “fortunati” abbiano prodotto l’uomo dalla pietra, ma non si sono staccati da terra per raggiungere il primo gradino della loro scala evolutiva. Il loro “dio della Buona Fortuna” è una canna rotta.

 

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Altre frodi

 

Un esempio del genere si ebbe nel 1976. I giornali tedeschi definirono “sensazionale” un reperto fossile che era stato portato alla luce. Si pensò che fosse un anello mancante in una catena di cefalopodi, e quindi che fosse una prova dell’evoluzione. Nel 1979 la frode fu smascherata, e si scoprì che il fossile era un falso. “Ma”, disse sospirando un giornalista, “la paleontologia [lo studio dei fossili] ha alle spalle una pittoresca storia di fossili falsificati”.

Un altro laureato, di 33 anni, appena sette anni dopo essere uscito dalla facoltà di medicina aveva già al suo attivo oltre cento articoli di ricerca pubblicati dai principali periodici scientifici. Il suo lavoro era considerato dai colleghi brillante e creativo, e stava per diventare docente della facoltà di medicina della Harvard University e per assumere la direzione del suo laboratorio di ricerca.

Ma questa serie di successi si sarebbe presto conclusa. Nel maggio del 1981, quando fu invitato a presentare i dati di laboratorio di un esperimento che asseriva d’aver fatto, si scoprì che falsificava le sue documentazioni per fare apparire un lavoro di poche ore come se avesse richiesto un paio di settimane. Ben presto altro suo lavoro divenne sospetto. Si scoprì che, a loro insaputa, aveva usato i nomi di altri scienziati come coautori di molti suoi articoli, e alcuni esperimenti su cui gli articoli erano basati erano completamente fittizi. Era riuscito in qualche modo ad andare avanti per 14 anni senza essere scoperto.

Un laureato ventiquattrenne della Cornell University che stava seguendo un corso di specializzazione aveva formulato una nuova teoria sulla causa del cancro ed elaborato i dati sperimentali per sostenerla. Sembrava una ricerca così straordinaria che alcuni erano dell’avviso che avrebbe potuto far vincere a lui e al suo professore il premio Nobel.

Da coloro che lavoravano con lui, il giovane era considerato uno dei più brillanti scienziati. In sole poche settimane era riuscito a portare a termine certi esperimenti su cui altri si erano affaticati per anni. In apparenza le ricerche riuscivano solo quando vi partecipava lui. Sembrava troppo bello per crederci.

La ragione divenne presto evidente. Nel luglio del 1981 si scoprì che aveva falsificato la sua ricerca. Una sostanza chimica che non sarebbe dovuta essere presente aveva evidentemente fatto riuscire gli esperimenti nella maniera voluta. Gli articoli scientifici pubblicati sulla sua opera furono rapidamente ritirati. Ulteriori indagini rivelarono che in qualche modo aveva iniziato il corso di specializzazione senza avere neppure ottenuto la laurea. E professori di altre scuole da lui frequentate rammentarono che non era in grado di ripetere gli esperimenti che asseriva di aver fatto.

Anche scienziati affermati riscontrano spesso di essere più occupati a raccogliere fondi per mantenere in funzione i loro costosi laboratori che non a lavorare in essi. Questo è ciò che provocò la rovina di un medico che riceveva oltre mezzo miliardo di dollari in sovvenzioni.

A quest’uomo era stato dato da verificare un articolo inviato al suo indaffarato direttore per la revisione da fare prima della pubblicazione. L’articolo trattava un soggetto su cui anch’egli lavorava. Anziché fare un’onesta valutazione dell’articolo e correre il rischio di perdere il diritto alla priorità, e forse anche la sovvenzione, il medico ritoccò frettolosamente il suo esperimento, prese parte del materiale dell’altro articolo e presentò il proprio lavoro per la pubblicazione.

In effetti la spinta verso il successo è avvertita presto fra gli aspiranti scienziati, specie fra quelli che operano in campo medico. “Fra gli studenti che si preparano ad andare alla facoltà di medicina imbrogliare a scuola è una cosa comune”, ha detto Robert Ebert, ex rettore della facoltà di medicina della Harvard University, “e la corsa ai voti alti per assicurarsi l’ammissione alla facoltà di medicina difficilmente incoraggerà un comportamento etico e umanitario”.

Questi episodi rappresentativi sono soltanto alcuni di una serie di scandali che hanno scosso il mondo scientifico negli ultimissimi anni.

 

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l'impronta digitale della scienza moderna

 

Una rivista scientifica inglese fece un sondaggio dopo che un illustre scienziato era stato trovato colpevole di manipolazioni deliberate. Dei 204 scienziati partecipanti, 92 asserirono che durante la loro carriera avevano incontrato almeno un caso di preconcetto intenzionale, un’espressione un po’ più gentile di falsificazione, ma che significa la stessa cosa.

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Linus Pauling, due volte premio Nobel, disse:

 

"È bene che ogni abitante del pianeta abbia qualche cognizione della natura e dei risultati della scienza".

 

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