Che cosè la
scienza?
Secondo una definizione della World Book Encyclopedia,
"la scienza abbraccia il campo di tutte le conoscenze umane relative a fenomeni
collegati fra loro da princìpi (leggi)". È chiaro che esistono scienze di
diverso tipo. Un libro afferma: "In teoria, quasi ogni tipo di conoscenza potrebbe
essere resa scientifica, poiché per definizione un ramo del sapere diventa una scienza
quando lo si investiga nello spirito del metodo scientifico". The Scientist.
Questo spiega perché a volte è difficile stabilire confini precisi tra una
scienza e laltra. In effetti, secondo la summenzionata enciclopedia, "in alcuni
casi le scienze possono sovrapporsi a tal punto che sono stati creati campi interdisciplinari
che riuniscono elementi di due o più scienze". Nondimeno, in genere le opere di
consultazione indicano quattro suddivisioni principali: scienze fisiche, scienze
biologiche, scienze sociali e la scienza della matematica e della logica.
Imparare per tentativi
Tanto la religione che la scienza sono manifestazioni del desiderio umano di conoscere
la verità. Ma cè una differenza importante nel modo in cui si ricercano la verità
religiosa e quella scientifica. Chi cerca la verità religiosa si rivolgerà probabilmente
alla Sacra Bibbia, al Corano, al Talmud, ai Veda o ai Tripitaka a seconda che sia
cristiano, musulmano, ebreo, indù o buddista. Lì troverà ciò che la sua religione
considera una rivelazione della verità religiosa, magari proveniente da una fonte divina
e quindi ritenuta unautorità assoluta. Chi cerca la verità scientifica, invece,
non ha una simile autorità assoluta a cui rivolgersi: né un libro né un individuo. La
verità scientifica non è rivelata: va scoperta. Questo fa sì che si debba procedere per
tentativi, e che il ricercatore della verità scientifica si ritrovi spesso in un vicolo
cieco. Ma se si seguono in maniera sistematica quattro passi, la ricerca diventa
fruttuosa.
Nondimeno, i trionfi
della scienza si celebrano sulle rovine delle sue sconfitte quando idee un tempo accettate
vengono accantonate per far posto a idee nuove ritenute più vicine alla realtà. Pur
seguendo questo metodo di approssimazioni successive, nel corso dei secoli gli scienziati
hanno accumulato una straordinaria quantità di conoscenza scientifica. Anche se spesso
sono stati in errore, hanno saputo correggere molte conclusioni errate prima che queste
causassero gravi danni. In effetti, fintanto che i concetti errati rimangono nel dominio
della scienza pura, il pericolo di produrre danni gravi è minimo. Quando invece si tenta
di trasformare una scienza pura che contiene gravi errori in scienza applicata, i
risultati possono essere disastrosi. Perché la scienza ci
dovrebbe interessare
La scienza e la tecnologia hanno contribuito molto a
plasmare il mondo odierno. Frederick Seitz, ex presidente dellAccademia Nazionale
americana delle Scienze, ha detto: "La scienza, che è iniziata come
unavventura del pensiero, sta ora diventando uno dei principali cardini su cui
poggia il nostro modo di vivere". Pertanto, oggi la ricerca scientifica è diventata
sinonimo di progresso. Chiunque metta in dubbio gli ultimi sviluppi scientifici rischia di
passare per "antiprogressista". Dopo tutto, per alcuni ciò che chiamano
progresso scientifico è ciò che separa la civiltà dalla barbarie.
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Il
metodo scientifico per giungere alla verità |
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Osserva
ciò che accade.
-
Sulla
base di queste osservazioni formula una teoria su ciò che
potrebbe essere vero.
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Verifica
la teoria con ulteriori osservazioni ed esperimenti.
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Vede
se le previsioni basate su di essa si realizzano.
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La
teoria
scientifica
Ci vuole buon senso anche quando si considerano le teorie
scientifiche. Gli scienziati hanno formulato alcune idee che fanno colpo
per spiegare cose come la struttura della materia e l’origine
dell’universo. Ma non si deve perdere di vista il fatto che queste idee
sono semplici teorie: in certi casi sostenute da prove sensazionali ma pur
sempre soggette ad essere rivedute. Nessuna teoria scientifica è
considerata dagli scienziati come l’ultima parola su alcuna cosa.
Il professor Pascual Jordan ha detto: “Da quando ho
cominciato i miei studi mi sono reso conto che le scienze naturali e
particolarmente la fisica sono non un sistema di pensiero finito e chiuso,
ma piuttosto qualcosa di vivo, soggetto a continui cambiamenti”. Un
altro scienziato ha ammesso che ciò che la scienza offre è “tutt’al
più verità relativa”.
Lo scrittore di saggi scientifici dottor Lewis Thomas ha
detto: “Non riesco a pensare a un solo campo della biologia o della
medicina in cui possiamo dire di capirci veramente qualcosa, e mi sembra
che più impariamo intorno alle creature viventi, specialmente intorno a
noi stessi, meno conosciamo la vita”.
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I
limiti
della scienza
“La grande importanza data oggi alla scienza comporta
un pericolo, . . . è assurdo negare che c’è qualcosa di valido oltre
le scoperte della scienza”. Queste parole ammonitrici di Vannevar Bush,
a volte chiamato padre del computer moderno, sono opportune. La scienza
non ha tutte le risposte. Esistono
verità essenziali che vanno oltre i limiti della scienza. Quali sono
queste verità?
La scienza e
Dio
Il biochimico Erwin Chargaff, da molto tempo presso la
Columbia University di New York, ha detto in un’occasione che “le
scienze naturali non sono uno strumento per sondare l’insondabile; [né
spetta a loro] decidere se Dio esista o no”. È così?
Ebbene, Albert Einstein, il più famoso teorico
scientifico del secolo, fu spinto a parlare di “uno spirito [che] è
manifesto nelle leggi dell’universo, uno spirito immensamente
superiore a quello dell’uomo”. E più recentemente Fred Hoyle,
l’illustre astronomo inglese, avrebbe cominciato a credere
nell’esistenza di una potenza creativa quando ha calcolato che è
matematicamente impossibile che la vita sia comparsa nell’universo per
caso.
Questi esempi illustrano fino a un certo punto la veracità
della dichiarazione biblica: Le “invisibili qualità [di Dio] . . . si
vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, perché si comprendono
dalle cose fatte”. (Romani 1:20) Chargaff d’altronde aveva ragione
nel dire che ci sono limiti a ciò che la scienza può insegnarci
intorno a Dio. Né Einstein né Hoyle sono stati in grado di discernere
dalla scienza più del fatto che deve esistere un Dio organizzatore.
Dobbiamo rivolgerci alla Bibbia per sapere chi è questo Dio e quali
sono i suoi propositi. Tutta questa conoscenza è verità che va oltre i
limiti della scienza.
La
scienza e
il futuro
La scienza inoltre non può prevedere il futuro. Non può
neppure prevedere i risultati delle sue stesse scoperte. Quando per
esempio fu prodotto il DDT, si sperò che questa nuova arma risolvesse
una volta per sempre il problema degli insetti nocivi. Avrebbe protetto
le piante e tenuto sotto controllo quegli insetti che diffondono
malattie come la malaria. Tuttavia il giornale tedesco Frankfurter
Allgemeine Zeitung ebbe a dire che “questo dono dal cielo per l’umanità .
. . una conquista della chimica che non ci si sarebbe mai sognata”
divenne in seguito “un dono piuttosto discutibile. . . . La marcia
vittoriosa del DDT attraverso la Germania è finita”. E non solo in
Germania ma anche in molti altri paesi dove il suo impiego è vietato.
La scienza non aveva previsto gli effetti negativi che avrebbe avuto su
altre forme di vita, incluso l’uomo.
Si ricordi anche Alfred Nobel, da cui prende nome il
celebre premio. Era un uomo di pace, eppure inventò la dinamite. Perché?
A un amico scrisse: “Vorrei inventare una sostanza o un congegno che
abbia un potere di distruzione in massa così terrificante da rendere la
guerra impossibile una volta per tutte”. Le due guerre mondiali
combattute dopo la morte di Nobel hanno dimostrato che la sua invenzione
non ha avuto l’effetto da lui sperato.
Anche Albert Einstein sperava che la costruzione della
bomba atomica, basata in gran parte sulle sue teorie, eliminasse una
volta per sempre il pericolo della guerra. Eppure si combattono ancora
aspre guerre mentre la civiltà stessa siede su un barile di polvere
nucleare e vive col terrore che qualcuno accenda la miccia. Si afferma
che Albert Einstein abbia detto poco prima di morire: “Se solo
l’avessi saputo, avrei fatto il fabbro”.
È il colmo dell’ironia che la scienza, che ha
migliorato la vita di tanti milioni di persone, abbia anche provveduto i
mezzi mediante cui l’uomo può distruggersi. Se solo gli scienziati
potessero predire il futuro! Naturalmente non ne sono in grado, la
Bibbia invece sì.
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Il
lato oscuro della scienza
Frodi scientifiche:
La frode più grande
di tutte
Gli evoluzionisti dicono: ‘L’evoluzione è un fatto;
Dio è un mito’. Non possono provare né l’una né l’altra cosa,
ma il pregiudizio non ha bisogno di prove.
Proprietà Privata.
Vietato l’ingresso. Questo è
per te,
Dio! Gli evoluzionisti tirano fuori il soggetto della biologia e ne
escludono Dio. ‘Tutti gli scienziati autorevoli
credono nell’evoluzione’, dicono. Il che, in effetti, equivale a
dire: ‘Gli scienziati che non ci credono non sono autorevoli; non
hanno la nostra competenza.
In quanto a Dio, dicono non ci sia posto per lui nel pensiero
scientifico. E poi, neppure la sua esistenza è dimostrabile.
Questo accantonare Dio con disinvoltura è la frode più
grande di tutte.
Il libro The New
Biology, di Robert Augros e
George Stanciu, sottolinea a pagina 188 alcune delle dichiarazioni di
eminenti scienziati che mettono da parte Dio: “È opinione comune che
Darwin abbia liberato una volta per tutte la biologia dal bisogno di
Dio. Eldredge dice: Darwin ‘ci ha insegnato che possiamo capire la
storia della vita in termini puramente naturalistici, senza ricorrere al
soprannaturale o al divino’. Julian Huxley ha detto: ‘Il darwinismo
ha eliminato dalla sfera della dissertazione razionale l’intero
concetto di Dio come creatore degli organismi’. Jacob scrive:
‘L’idea che ciascuna specie sia stata progettata separatamente da un
Creatore è stata demolita da Darwin’. E sull’origine del primo
organismo, Simpson scrive: ‘Non c’è comunque nessuna ragione per
postulare un miracolo. Né è necessario supporre che l’origine dei
nuovi processi della riproduzione e della mutazione non fosse puramente
materialistica’”.
‘Ma in questo modo non si lascia la vita sulla terra
senza un Progettista-Creatore?’, chiederete. ‘Non ce n’è
bisogno’, rispondono gli evoluzionisti. ‘È frutto del caso. Il
cieco caso è il progettista. La chiamiamo Selezione Naturale’.
Ma più impariamo, più vediamo che c’è un progetto.
Notiamo una strabiliante manifestazione di intelligenza e sapienza. Non
è un po’ eccessivo attribuire tutto al cieco caso, a forze prive di
raziocinio e di cervello? Considerate solo alcuni esempi delle centinaia
di accorgimenti presenti nella natura che rispecchiano sapienza
creativa, accorgimenti che gli inventori umani hanno spesso copiato.
La forma aerodinamica delle ali degli uccelli precedette
di millenni quella delle ali degli aerei, che è ben più scadente. Il
nautilo perligeno e la seppia impiegano serbatoi di galleggiamento per
regolare la spinta idrostatica indipendentemente dalla profondità a cui
nuotano, in maniera molto più efficiente dei moderni sommergibili. Il
polpo e il calamaro sono maestri della propulsione a getto. Pipistrelli
e delfini sono esperti nell’uso del sonar. Vari rettili e uccelli
marini hanno un “impianto di dissalazione” incorporato che permette
loro di bere l’acqua di mare. Alcuni batteri microscopici sono dotati
di motori rotativi che possono far girare in un senso e nell’altro.
Grazie ai nidi ingegnosamente costruiti e al modo in cui
impiegano l’acqua, le termiti hanno l’aria condizionata nei loro
rifugi. Insetti, piante microscopiche, pesci e alberi impiegano una loro
forma di “antigelo”. Alcuni serpenti, zanzare, fagiani australiani e
tacchini di boscaglia, grazie al termometro di cui è dotato il loro
organismo, possono avvertire variazioni termiche di piccole frazioni di
grado. Vespe e calabroni fabbricano la carta. Spugne, funghi, batteri,
lucciole, insetti e pesci producono tutti luce fredda, spesso colorata.
Nella testa di molti uccelli migratori ci sono evidentemente bussole,
carte geografiche e orologi biologici. Coleotteri acquaioli e ragni si
servono di autorespiratore e campane di immersione. — Vedi figure a
pagina 15.
Queste meraviglie d’ingegneria e questa sapienza
istintiva presuppongono un’intelligenza di gran lunga superiore a
quella dell’uomo. (Proverbi 30:24) Ma alcuni degli esempi più
sorprendenti si trovano nel mondo dell’infinitamente piccolo, dove gli
evoluzionisti speravano di trovare il semplice inizio della vita da cui
sarebbe cominciata l’ascesa evolutiva fino ad arrivare alle forme di
vita ovviamente complesse che vediamo dappertutto, noi compresi.
Semplice inizio? Tutt’altro! Considerate la complessa struttura delle
cellule più minuscole, chiaro segno di un progetto intelligente.
The New Biology
dice a pagina 30: “In una normale cellula avvengono centinaia di
reazioni chimiche al secondo ed essa può riprodursi ogni venti minuti
circa. Tutto questo, però, avviene su scala piccolissima: nello spazio
occupato dal punto alla fine di questa frase ci starebbero oltre 500
batteri. [Il biologo François] Jacob parla con meraviglia del minuscolo
laboratorio della cellula batterica, che ‘effettua nel più piccolo
spazio immaginabile e con incomparabile abilità circa duemila reazioni
distinte. Queste duemila reazioni avvengono separatamente o
congiuntamente alla massima velocità, senza mai ingarbugliarsi’”.
Un libro (The Center
of Life—A Natural
History of the
Cell, di L. L. Larison Cudmore,
pp. 13, 14) dice: “Una singola cellula poteva fabbricare armi,
procurarsi il cibo, digerirlo, eliminare i rifiuti, spostarsi, costruire
abitazioni, svolgere un’attività sessuale normale o bizzarra. Queste
creature esistono ancora. I protisti — organismi completi e interi,
eppure formati di una sola cellula con molte caratteristiche, ma senza
tessuti, senza organi, senza un cuore e senza una mente — hanno in
effetti tutto ciò che abbiamo noi”.
Il libro L’orologiaio
cieco, di Richard Dawkins,
commenta la quantità di informazioni memorizzate in una singola
cellula: “Nel DNA di un singolo seme di giglio o di un singolo spermio
di salamandra c’è abbastanza capacità di memoria per memorizzarvi 60
volte l’Encyclopaedia Britannica.
Alcune specie di amebe, organismi definiti ingiustamente ‘primitivi’,
posseggono nel loro DNA una quantità di informazione mille volte
maggiore di quella dell’Encyclopaedia
Britannica”. — Rizzoli,
1988, trad. di L. Sosio, p. 173.
Lo studioso di biologia molecolare Michael Denton scrive
in Evolution: A Theory in
Crisis, a pagina 250: “La
biologia molecolare ha dimostrato che perfino i più semplici sistemi
viventi oggi sulla terra, le cellule batteriche, sono oggetti
estremamente complessi. Sebbene le più piccole cellule batteriche siano
incredibilmente minuscole — pesano meno di [un trilionesimo di grammo]
— ciascuna è in effetti una vera e propria fabbrica
microminiaturizzata contenente migliaia di pezzi, di squisita fattura,
del complesso meccanismo molecolare, formato complessivamente di
centomila milioni di atomi, assai più complicato di qualsiasi macchina
costruita dall’uomo e assolutamente senza uguale nel mondo dei non
viventi.
“La biologia molecolare ha pure dimostrato che la
struttura fondamentale del sistema cellulare è essenzialmente la stessa
in tutti i sistemi viventi sulla terra, dai batteri ai mammiferi. I
ruoli del DNA, dell’mRNA e delle proteine sono identici in tutti gli
organismi. Anche il significato del codice genetico è praticamente lo
stesso in tutte le cellule. Le dimensioni, la struttura e il modo in cui
sono fatte le parti che compongono il meccanismo per la sintesi proteica
sono praticamente uguali in tutte le cellule. Perciò, in termini di
struttura biochimica fondamentale, nessun sistema vivente può essere
considerato primitivo o ancestrale rispetto a qualsiasi altro sistema, né
c’è il minimo indizio empirico di una sequenza evoluzionistica fra
tutte le cellule incredibilmente diverse della terra”.
George Greenstein riconosce che la struttura della terra
presuppone tutta questa intelligenza. Nel suo libro The Symbiotic Universe
parla della misteriosa e incredibile serie di coincidenze inspiegabili,
coincidenze senza le quali la vita sulla terra sarebbe impossibile. Le
seguenti dichiarazioni, che ricorrono da pagina 21 a pagina 28, rivelano
il tormento provocatogli da condizioni che evidenziano il bisogno di un
Dio intelligente e che si è prefisso un obiettivo:
“Credo che ci troviamo di fronte a un mistero, un
mistero grande e profondo, con un immenso significato: il mistero
dell’abitabilità del cosmo, del come mai l’ambiente sia ‘fatto su
misura’”. Egli espone nei dettagli “ciò che può solo sembrare
una sbalorditiva sequenza di combinazioni stupende e improbabili che
prepararono il terreno alla comparsa della vita. C’è un elenco di
coincidenze, tutte essenziali alla nostra esistenza”. Eppure
“l’elenco continuava ad allungarsi . . . Quante coincidenze! Più
leggevo, più mi convincevo che difficilmente queste ‘coincidenze’
potevano essersi verificate per caso”. Un fatto sconvolgente per un
evoluzionista, come egli ammette poi:
“Ma mentre questa convinzione aumentava, aumentava
anche qualcos’altro. Ancora adesso è difficile esprimere a parole
quel ‘qualcosa’. Era un’intensa repulsione, a volte di natura
quasi fisica, che mi faceva sentire profondamente a disagio. Il pensiero
stesso che questo fatto — cioè come mai il cosmo sia ‘fatto su
misura’ per la vita — potesse essere un mistero che bisognava
spiegare mi appariva grottesco, assurdo. Mi era difficile soffermarmi
sull’idea senza fare una smorfia di disgusto . . . Né questa
sensazione si è attenuata col passare degli anni: durante la stesura di
questo libro ho dovuto lottare incessantemente contro di essa. Sono
sicuro che tutti gli altri scienziati provano la stessa sensazione, e
che ad essa si deve l’estesa indifferenza manifestata al presente
verso questa idea. E c’è di più: ora credo che quella che sembra
indifferenza mascheri in effetti un forte antagonismo”.
Antagonismo? Sì, antagonismo verso il pensiero che la
spiegazione possa essere in un Creatore con delle finalità ben precise.
Greenstein infatti dice: “Esaminando tutte le prove, emerge con
insistenza l’idea che debba esserci qualche ente — o meglio Ente —
soprannaturale. È possibile che all’improvviso ci siamo imbattuti
senza volerlo nella prova scientifica dell’esistenza di un Essere
Supremo? Fu Dio a intervenire e a progettare il cosmo in maniera così
provvidenziale per nostro beneficio?” Ma poi Greenstein scaccia questo
pensiero eretico e riafferma la sua lealtà alla religione
evoluzionistica, ripetendo uno dei dogmi: “Dio non è una
spiegazione”.
Nel suo libro L’Universo
intelligente l’astrofisico
Fred Hoyle parla di quelli che, come Greenstein, temono di ammettere un
intervento di Dio: “Gli scienziati ortodossi sono più interessati a
prevenire un ritorno delle intemperanze religiose del passato che non a
ricercare più oltre la verità [e questo interesse] ha dominato il
pensiero scientifico per tutto il secolo XIX”. — Mondadori, 1984,
trad. di G. Paoli e R. Morelli, p. 9.
Egli prende quindi in esame le stesse caratteristiche
misteriose che assillano Greenstein. “Tali proprietà”, dice,
“sembrano costituire attraverso la struttura del mondo naturale una
catena di casi fortunati, ma queste strane coincidenze, essenziali alla
vita, sono così numerose che sembra sia necessaria una spiegazione che
le giustifichi”. Sia Hoyle che Greenstein dicono che il caso non può
spiegare tutte queste “strane coincidenze”. Hoyle dice quindi che
per spiegarle, ‘l’origine dell’Universo presuppone
un’intelligenza’, “un’intelligenza ben più grande”,
‘un’intelligenza che ci ha preceduto e che si è indotta a mettere
insieme, come un deliberato atto di creazione, una struttura per la
vita’. — Op. cit.,
pp. 220, 189, 190, 226.
Con questo non vogliamo dire che Hoyle si riferisca al
Dio della Bibbia; egli tuttavia comprende che alla base dell’universo
e della terra e della vita su di essa dev’esserci un’immensa
intelligenza soprannaturale. Sebbene dica che “‘Dio’ è una parola
proibita nella scienza”, egli ammette che potremmo ‘definire come
divinità un’intelligenza che ci è superiore’. Hoyle ipotizza che
“attraverso una condizione preprogrammata delle nostre menti” possa
esserci “un legame di intelligenza che si estende verso il basso . . .
fino agli esseri umani qui sulla Terra”. — Op. cit.,
pp. 248, 244, 245.
“Ci sono molti indizi”, dice, “che potrebbe essere
così, uno dei quali è rappresentato dalla nostra innata irrequietezza
e inaccontentabilità. È come se noi avessimo una percezione istintiva
che ci sia qualcosa di importante da portare avanti. L’irrequietezza
proviene dal fatto che noi non siamo ancora capaci di scoprire
esattamente quale sia la natura di questo qualcosa”. Altrove dice:
“L’impulso religioso è evidentemente esclusivo dell’uomo . . .
Spogliata dai molti fantasiosi orpelli con i quali si è
tradizionalmente circondata, la religione equivale a un’istruzione,
presente in noi stessi, la quale, espressa sia pure con una certa
semplicità, ma in modo efficace, può essere letta come segue: Voi
siete derivati da qualcosa ‘lassù’ nel cielo. Cercatelo e troverete
molto di più di quello che vi aspettate”. —
Op. cit.,
pp. 245, 233-4.
L’uomo va a tastoni. Quello che cerca senza rendersene
conto è la verità della Bibbia secondo cui siamo stati creati a
immagine e somiglianza di Dio, volendo dire che abbiamo in una certa
misura alcuni attributi di Dio come sapienza, amore, potenza, giustizia,
finalità e altre qualità che spiegano il grande abisso che separa
l’uomo dagli animali. La nostra mente è preprogrammata per questi
attributi divini e per la vera adorazione di Dio. Finché questi vari
attributi non sono esercitati con il giusto equilibrio e finché non si
stabilisce un contatto con Dio attraverso la preghiera e la vera
adorazione, l’irrequietezza rimane. Allorché questi bisogni
spirituali coi quali siamo stati creati sono soddisfatti,
l’irrequietezza cede il posto alla “pace di Dio che sorpassa ogni
pensiero”. — Filippesi 4:7; Genesi 1:26-28.
Atti 17:27, 28 incoraggia gli uomini, dicendo:
“Cerchino Dio, se possono andare come a tastoni e realmente trovarlo,
benché, in effetti, non sia lontano da ciascuno di noi. Poiché
mediante lui abbiamo la vita e ci muoviamo ed esistiamo”. È mediante
lui, il Creatore dell’universo, inclusi la terra e noi che siamo su di
essa, che viviamo e ci muoviamo ed esistiamo. Lasciando cadere gli
orpelli e le false dottrine delle religioni ortodosse — religioni che
hanno allontanato da Dio milioni di persone, fra cui molti scienziati
— e seguendo la vera adorazione di Geova Dio otterremo la vita eterna
su una terra paradisiaca: lo scopo originale per cui Geova creò la
terra. — Genesi 2:15; Isaia 45:18; Luca 23:43; Giovanni 17:3.
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