CENNI STORICI

Armenia moderna

Armenia

Repubblica della Transcaucasia, nell'Asia occidentale, confinante a nord con la Georgia, a est con l'Azerbaigian, a ovest con la Turchia, a sud con l'Iran e la Repubblica autonoma del Naxçivan (exclave dell'Azerbaigian). Ex repubblica dell'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS), l'Armenia è un paese prevalentemente montuoso, con scarso terreno arabile, la cui superficie complessiva è di 29.800 km2. La popolazione si concentra nelle valli, specialmente lungo il fiume Razdan, dove è situata Jerevan, capitale e città più grande del paese.

 

Territorio

Il territorio dello stato comprende la sezione nordorientale dell'altopiano armeno, una vasta area di alteterre che si estende a sud fino al lago Van, entro i confini della Turchia, e ha un'altitudine media di 1800 m. L'altopiano è circondato da alte catene montuose appartenenti al sistema orografico del Piccolo Caucaso: quelle di Pambak, Gegam, Vardenis e Zangezur. Il monte Aragac, che si innalza fino a 4090 m, è la cima più elevata del paese.

Il clima è di tipo continentale e la media delle precipitazioni varia nelle diverse regioni e in base all'altitudine: più elevata sui versanti montuosi, è di solo 300 mm lungo le rive del fiume Aras, la zona più arida del paese. L'Armenia è attraversata da una fitta rete di brevi fiumi e corsi d'acqua (parte del bacino fluviale dell'Aras e del Kura) che, a causa delle caratteristiche del territorio, sono spesso interrotti da rapide e cascate; numerosi sono inoltre i laghi montani, il più esteso dei quali è il lago Sevan.

La vegetazione è estremamente varia; alla steppa si alternano regioni semidesertiche e, nelle estremità sudorientale e nordorientale del paese, boschi di faggi e querce. La fauna comprende cinghiali, sciacalli, linci e orsi.

 

Storia

 

Dal 1270 all'850 a.C. la valle del fiume Araxes (ora Araks) e la pianura attorno al lago Van furono domini di un regno, chiamato anche Van, ma conosciuto nella vicina Assiria come Urartu (in ebraico Ararat).

 

La conquista persiana

 

Il nome Armenia compare per la prima volta nell'iscrizione di Behistun di Dario I, re di Persia, verso il 521 a.C. Nel 612 a.C. l'Armenia era stata conquistata dai medi, che la governarono fino al 549 a.C., anno in cui Ciro il Grande, re e fondatore dell'impero di Persia, si impadronì della regione che divenne satrapia di Persia.

 

La conquista romana

 

Dopo la morte di Alessandro Magno, che aveva conquistato la Persia, l'Armenia divenne indipendente. Antioco III, re di Siria, si impadronì del territorio nel 212 a.C. e lo divise in due satrapie, guidate da principi armeni, che rimasero indipendenti dal 190 al 94 a.C., quando Tigrane il Grande, re d'Armenia, le riunì sotto il proprio comando. Tigrane conquistò parte dell'Asia Minore e la Mesopotamia, ma fu sconfitto dai romani nel 69 a.C.: l'Armenia entrò così a far parte dell'impero romano.

Durante le lotte fra i romani e i parti, che governavano la Persia, l'Armenia cercò di rimanere neutrale e autonoma. Quando i persiani sassanidi sconfissero i parti nel III secolo d.C., sottomisero anche l'Armenia, liberata successivamente dal re arsacide Tiridate III, con l'aiuto dell'imperatore romano Diocleziano. Tiridate si convertì al cristianesimo nel 303 e creò una Chiesa di stato circa vent'anni prima che l'imperatore Costantino proclamasse il cristianesimo religione ufficiale dell'impero romano.

 

L'Armenia cristiana

 

Dopo il IV secolo l'Armenia, di fede cristiana, si oppose ai persiani seguaci di Zoroastro. Gli arabi, dopo aver conquistato la Persia nel 642, si impadronirono anche dell'Armenia, che nel 653 il califfato decise di far governare da un principe armeno, designato patrizio di Armenia. Col tempo i patrizi divennero veri e propri sovrani, e nell'886 la dinastia Bagratuni restaurò il regno armeno, che governò il paese nei secoli IX e X.

Nel Medioevo i nemici più agguerriti dell'Armenia furono i bizantini e i selgiuchidi. Le continue guerre spinsero gli armeni a emigrare altrove; nel 1082 nacque un regno chiamato Nuova Armenia, o Piccola Armenia, che comprendeva la Cilicia e che durò fino al 1375.

 

Un paese diviso

 

Verso il 1240 l'Armenia fu invasa dai mongoli, che la dominarono fino agli inizi del XV secolo. Nel XVI secolo l'impero ottomano conquistò gran parte della regione, percorsa da continue guerre tra gli ottomani e l'Iran. Nel XVII secolo gli armeni rimasti nella zona controllata dagli iraniani furono trasferiti altrove, mentre quelli rimasti nella zona turca, dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453, furono riorganizzati sotto la guida di un vescovo armeno, con ampia autonomia religiosa, culturale e politica. Quando i russi iniziarono la conquista della Caucasia nel 1828-29, molti armeni si trasferirono in questi territori.

 

Il massacro turco

 

Al fine di contrastare il ruolo di protettore della cristianità armena assunto dalla Russia, gli inglesi agirono in favore degli armeni in Turchia, a quel tempo sotto l'influenza britannica. Tra gli armeni nacquero così fazioni che inneggiavano al nazionalismo, ma in direzioni divergenti: alcune enfatizzarono la lealtà alla Turchia, altre si impegnarono in attività che i turchi considerarono sovversive e repressero durante la prima guerra mondiale con un vasto massacro, che provocò tra uno e due milioni di vittime.

L'Armenia moderna

 

Il 26 maggio 1918 gli armeni, precedentemente sotto il dominio zarista, dichiararono la propria indipendenza e instaurarono la Repubblica autonoma d'Armenia, riconosciuta dagli Alleati nel 1920.

Durante la guerra greco-turca del 1920-1922 gli armeni si schierarono con i greci e ancora una volta i turchi vittoriosi, dopo aver invaso la repubblica che si erano rifiutati di riconoscere, inflissero loro una dura rappresaglia. Nel 1921 si giunse a un accordo in base al quale la Repubblica d'Armenia cedeva metà dei suoi territori caucasici alla Turchia. Nel 1922 l'Armenia si unì all'Azerbaigian e alla Georgia a formare la Federazione transcaucasica, una delle quattro originarie repubbliche dell'URSS. Nel 1936 fu istituita una Repubblica socialista sovietica armena autonoma.

Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, nel settembre del 1991 l'Armenia si dichiarò indipendente; Levon Ter-Petrosyan, capo del Movimento nazionale armeno, ne divenne presidente. Nel 1992 tra Armenia e l'Azerbaigian esplose un conflitto per il possesso del Nagorno-Karabakh, enclave armena in Azerbaigian, nel 1989 assegnata all'Armenia dal Soviet supremo sovietico.

La tensione politica nel paese andò progressivamente aumentando già nel primo anno di indipendenza. Le difficoltà causate dal terremoto del 1988, dalla guerra con l'Azerbaigian e il conseguente blocco economico da questo adottato, fecero crescere l'opposizione alla politica del governo. Il partito di maggioranza, il Movimento nazionale armeno, promotore di un programma moderato di riforma economica e di delimitazione territoriale, incontrò l'opposizione da parte di un'ampia schiera di forze politiche e in particolare del partito Dashnak (Federazione rivoluzionaria armena), che era stato la forza di governo nel breve periodo di indipendenza del paese tra il 1918 e il 1922. Il Dashnak, che esercitava un forte controllo sulle forze armate nel Nagorno-Karabah, rifiutò il programma di riforme economiche, sostenendo l'adozione di una politica più dura nei confronti dell'Azerbaigian e più stretti legami con la Russia. Nel 1992 l'Armenia fu ammessa nell'Organizzazione delle nazioni unite.

Nel 1993 le forze militari armene sconfissero ripetutamente l'esercito dell'Azerbaigian, occupando il territorio che separa l'Armenia dall'enclave del Nagorno-Karabah. Nel 1994 entrò in vigore un cessate il fuoco, seguito dall'avvio di negoziati di pace, subito però sospesi.

 

Curdi o Kurdi

 

Popolazione seminomade, di religione islamica sunnita, che parla il curdo, lingua appartenente al ramo iraniano occidentale della famiglia delle lingue indoeuropee. Stimati in circa venti milioni, abitano il Kurdistan, regione compresa tra la Turchia, l'Iran, l'Iraq, la Siria e l'ex URSS; più della metà vive in Turchia. Abitano principalmente in piccoli villaggi e si dedicano all'allevamento e alla produzione di tappeti.

Nonostante la strenua difesa del loro territorio, i curdi furono sottomessi dai selgiuchidi nell'XI secolo e annessi all'impero ottomano nel XIV secolo. Il trattato di Sèvres, stipulato dagli Alleati con la Turchia nel 1920, prevedeva la costituzione di uno stato curdo indipendente, ma l'accordo non fu rispettato. Dopo il 1925, le rivendicazioni curde sono sfociate in numerose rivolte in Turchia, Iraq e Iran.

Nel 1970, dopo più di otto anni di guerra quasi ininterrotta, il governo iracheno promise ai curdi una regione autonoma nel nord-est dell'Iraq; tuttavia i curdi, ritenendo inadeguata la nuova legge, nel 1974 ripresero le ostilità. Nel 1988, in risposta all'appoggio offerto dai guerriglieri curdi all'Iran nella guerra Iran-Iraq, le truppe irachene uccisero migliaia di curdi (anche con l'impiego di armi chimiche) e distrussero centinaia di villaggi. Un'altra ribellione curda fu repressa dal governo iracheno nel marzo e nell'aprile 1991, subito dopo la guerra del Golfo. Più di un milione di curdi si rifugiarono in Turchia e in Iran e sulle montagne dell'Iraq settentrionale; di questi, 600.000 furono accolti nel 1992 in campi profughi, sotto la protezione delle Nazioni Unite.

 

Armeni

Gruppo etnico di origine indoeuropea che vive nella repubblica di Armenia e la cui storia registra una diaspora in tutto il mondo. I primi armeni abitavano verosimilmente i Balcani e si insediarono nell'Asia Minore nel XIII secolo a.C. Nel VII secolo a.C. fondarono il regno di Urartu, a est dell'attuale Anatolia. La lingua armena parlata si formò in quest'epoca, con elementi iranici ed elementi locali dei vicini gruppi assiro-babilonesi, oltre a termini mutuati dai greci e dai latini.

Insediatisi a sud-ovest del Caucaso, le loro lotte ebbero come unica strategia la sopravvivenza della nazione. È per questo che si allearono alternativamente con le grandi potenze vicine (romani, parti, bizantini, persiani, arabi, franchi, turchi), pur opponendosi alle loro velleità annessionistiche. L'Armenia entrò nella storia con questo nome nel 521 a.C., in occasione della sua annessione da parte di Dario I: un'iscrizione parla della sua conquista di una regione chiamata, appunto, Armenia.

La nazione armena si strutturò definitivamente nel 302, con la conversione al cristianesimo per opera di san Gregorio l'Illuminatore, figlio di un principe rifugiato alla corte del re d'Armenia, Tiridate II. Un secolo dopo, con la creazione dell'alfabeto armeno da parte del monaco Mesrob, lingua, alfabeto e religione divennero strumenti per sottrarsi al controllo di vicini troppo potenti e conservare la propria identità nei periodi di asservimento. A partire dal V secolo furono così tradotti i testi sacri e redatte opere storiografiche. Questo sviluppo si manifestò anche in un'architettura specifica che utilizzava la cupola di origine persiana, in seguito adottata nell'architettura religiosa bizantina, in particolare per la basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (l'odierna Istanbul).

I massacri della fine del XIX secolo e il genocidio all'inizio del XX nella Turchia dell'impero ottomano comportarono la dispersione dei sopravvissuti in tutto il mondo e la creazione in URSS di una Repubblica dell'Armenia sovietica, oggi indipendente. La lingua e la religione continuano a costituire il legame in una diaspora di più di 1,5 milioni di persone, alle quali si aggiungono quasi quattro milioni di armeni dell'Armenia e dell'ex Unione sovietica.

La Chiesa armena, vittima delle lacerazioni religiose bizantine, persiane e soprattutto, in seguito, delle pressioni e delle periodiche ingerenze del mondo islamico, proclamò la propria autocefalia (ovvero l'indipendenza dall'autorità dei patriarchi) nel 366, in un'epoca in cui il cristianesimo era attraversato da numerose dottrine (arianesimo, nestorianesimo, monofisismo). Durante il conflitto con i persiani non poté partecipare al concilio di Calcedonia (451), che fissò l'ortodossia e, trovandosi esclusa dal dibattito cattolico, fu considerata scismatica. Dal XVI secolo, infine, dispute, incomprensioni e ostracismi approdarono a una definitiva divisione tra patriarcato armeno cattolico e Chiesa nazionale armena, di confessione monofisita. Gli scismi, le riunificazioni, i neoscismi successivi, così come le mai interrotte relazioni con Roma, conferirono alle chiese armene caratteristiche pressoché uniche nel mondo cristiano, anche nella struttura gerarchica, che comprende figure di primate, patriarca e katholikós, in vario modo legati con il territorio, i fedeli e la disciplina.

 

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