CONDIZIONE

Interessiamoci ora, per logica conseguenza, delle condizioni in cui si trova l’Arca tenendo conto che esse variano a seconda del tempo in cui fu vista.

I commissari turchi riferirono che si "imbatterono in una grossa struttura lignea...costruita con fasciame pesante, in parte spezzato,...." I piloti russi, è di Roskowitsky la testimonianza, spiegano che "stava osservando quella che sembrava la chiglia semisommersa di una qualche specie di nave." Avvicinandosi all’oggetto notarono che "la nave era sfasciata parzialmente su una fiancata presso la prua,...Poi notò che quelli che dapprima aveva scambiato per periscopi erano due tronconi d’albero...mentre sull’altra era visibile una grande apertura, quadrata di circa sei metri di lato, cui mancava un battente." Yearam è dello stesso parere: "Vi era una grande porta d'entrata ma i battenti mancavano." Greene vide "le giunture e le tavole parallele e orizzontali di un’enorme struttura in legno...poterono essere viste chiaramente." Le truppe speciali inviate dallo zar dissero: "Sulla vetta della montagna, più in alto della nave, la spedizione trovò i resti del fasciame mancante da una fiancata." Un altro testimone dal posto riferisce che "avevamo quasi raggiunto la cima...poi mi sono accorto di una grossa trave, lunga circa tre metri, che spuntava dalla neve...Entrambi i fianchi erano stati spianati a mano e mostravano i segni della scure; era spessa e squadrata, non rotonda, con una incavatura per unirla con un altro legno;..." Knight invece prelevò "materiale intriso d’acqua, che sembrava legno..." Per poter stabilire le condizioni attuali del nostro "paziente" occorrono ulteriori precisazioni. Resit tentò "con il suo coltello...di staccare un pezzo della prua, ma era così duro che non si ruppe..."

 

Le truppe speciali russe raccontarono che "tutto il manufatto era rivestito da una spesso strato di vernice cerosa simile alla gomma lacca." Il risultato? "gli stessi armeni e persiani sono dell’opinione che su detta montagna vi siano ancora alcuni resti dell’Arca, ma chi il tempo li abbia talmente induriti che sembrano essere assolutamente pietrificati." Yearam confermò: "Dentro e fuori era pesantemente rivestita di una lacca o vernice molto spessa e dura." Eloquente è il rapporto di George Hagopian: "...lo zio sparò alcuni colpi contro la fiancata, ma i proiettili rimbalzarono come se fosse stata di pietra; poi cercò di tagliare un pezzo di legno con un coltello affilato senza maggior successo...sotto la muffa", aggiunse Hagopian, "il legno era quasi completamente pietrificato, duro come la roccia." Ma a metà del ventesimo secolo qualcosa era accaduto.

Ed Behling vide che "la parte finale dell'arca era spezzata...guardando dentro la bocca dov'era spezzata...era sostanzialmente squadrata." Ed Davis sostiene che "era rotta in due pezzi. La sezione di poppa era spezzata e giaceva più in basso, giù per il pendio, rispetto alla struttura principale." Sempre secondo Davis uno non si accorge di cosa si tratta, guardando l’Arca, "finché non vede la prua spezzata e il legname sporgente all’infuori." Altri particolari tecnici aggiuntivi ci giungono dalla spedizione russa: "Il legno usato in tutta la sua struttura era l’oleandro, che appartiene alla famiglia del cipresso e non è soggetto alla putrefazione;..."

 

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