DOCUMENTAZIONE FOSSILE - parte A

Trattazione
Argomento 1

 

 

La testimonianza dei fossili

Argomento 2

Cosa cercare
Parte A

Documentazione completa?
Parte B

La vita appare all'improvviso
Parte C

Ripetizioni apparizioni improvvise
Parte D

Assenza di transizioni
Parte E

E il cavallo?
Parte F

Ciò che dicono veramente i fossili
Parte G

Comparsi improvvisamente
Argomento 3

 

 

TRATTAZIONE

"Molti sorridono sentendo il racconto dei giorni di Noè. Eppure, su alte montagne si trovano conchiglie marine. E che in un passato non troppo remoto ci fu un diluvio di immane proporzioni è confermato dal gran numero di fossili e carcasse rinvenuti in ammassi di detriti perfettamente conservati, intatti e non danneggiati ancora in piedi o in ginocchio....Ecco un quadro davvero sorprendente per il nostro precedente modo di pensare. Vaste mandrie di enormi bestie, ben pasciute, non specificamente destinate a una vita in condizioni di freddo rigido, che pascolavano placidamente in pascoli assolati...All’improvviso, furono tutti uccisi senza alcun visibile segno di violenza e prima che potessero inghiottire l’ultimo boccone di cibo, e poi furono congelati così rapidamente che ogni cellula del loro corpo è perfettamente conservata." (The Saturday Evening Post, "Riddle of the Frozen Giants", di Ivan Sanderson, 16 gennaio 1960, pag. 82, 83) Questo coincide con ciò che accadde durante il grande Diluvio. L’abbondante precipitazione sommerse la terra, si formarono le catene montuose e i fondali marini e le "acque si ritirarono dalla terra" e fu senza dubbio accompagnata da gelidi venti nelle regioni polari. Lì il cambiamento di temperatura dovette essere rapidissimo e drastico. Varie forme di vita furono in tal modo intrappolate e preservate nel fango ghiacciato. Resti di mammut e rinoceronti sono stati rinvenuti in diverse parti della terra. Alcuni sono stati trovati nelle rocce della Siberia, altri sono stati conservati nel ghiaccio della Siberia e dell’Alaska. Alcuni sono stati rinvenuti con cibo non digerito nello stomaco o non ancora masticato fra i denti, segno di una morte repentina. Qualcuno ha calcolato che la sola pressione dell’acqua equivalesse a circa "tre quintali per centimetro quadrato", sufficiente a fossilizzare rapidamente fauna e flora. (v.D.Patten, The Biblical Flood and the Ice Epoch, 1966, pag.62)

I resti fossili di molti altri animali come leoni, tigri, orsi e alci sono stati trovati in stratificazioni comuni, ad indicare che furono tutti distrutti simultaneamente. Secondo Alfred Wallace, noto contemporaneo di Charles Darwin, tale estesa distruzione doveva essere stata causata da qualche eccezionale evento di portata mondiale. (v. per nota nel libro pag.19) Molti sostengono che si sia trattato del Diluvio. Infatti il Diluvio è la prova che dalla creazione ai nostri giorni le specie di Genesi sono esistite come unità fisiologicamente isolate. La storia dei fossili prova questo al di sopra di ogni dubbio. I fossili che si trovano oggi mostrano che le piante e gli animali dei tempi antichi sono identici a quelli di oggi. Le querce sono ancora querce, gli elefanti sono ancora elefanti, le aquile sono ancora aquile, ecc.. La foglia di un noce americano della cosiddetta epoca pliocenica è identica alla foglia del vivente noce americano d’oggi. E che in un passato non troppo remoto ci fu un diluvio di immane proporzioni è confermato dal gran numero di fossili e carcasse rinvenuti in ammassi di detriti perfettamente conservati, intatti e non danneggiati ancora in piedi o in ginocchio....Ecco un quadro davvero sorprendente per il nostro precedente modo di pensare. Vaste mandrie di enormi bestie, ben pasciute, non specificamente destinate a una vita in condizioni di freddo rigido, che pascolavano placidamente in pascoli assolati...All’improvviso, furono tutti uccisi senza alcun visibile segno di violenza e prima che potessero inghiottire l’ultimo boccone di cibo, e poi furono congelati così rapidamente che ogni cellula del loro corpo è perfettamente conservata." (The Saturday Evening Post, "Riddle of the Frozen Giants", di Ivan Sanderson, 16 gennaio 1960, pag. 82, 83)

 

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La testimonianza dei fossili

I fossili sono resti di antiche forme di vita preservati nella crosta terrestre. Può trattarsi di scheletri o di parti d’essi, come ossa, denti o gusci. Un fossile può anche consistere in una traccia — ad esempio un’orma o un’impronta — lasciata da quello che un tempo era un organismo vivente. Molti fossili non contengono più la sostanza organica originale, ma sono costituiti da depositi minerali che, infiltratisi, ne hanno assunto la forma.

Perché i fossili sono importanti per l’evoluzione? Un genetista, G. L. Stebbins, ne sottolinea una ragione fondamentale: “Nessun biologo ha effettivamente visto l’origine di un importante gruppo di organismi per evoluzione”. Perciò oggi non si vedono sulla terra organismi viventi che si evolvano in altre forme di vita. Al contrario, sono tutti morfologicamente completi e distinti dagli altri tipi. Come osservò il genetista Theodosius Dobzhansky, “il mondo vivente non è una singola sequenza . . . collegata da serie ininterrotte di gradi intermedi”. E Charles Darwin ammise che “la distinzione delle forme [viventi] specifiche, e il fatto che esse non sono collegate da innumerevoli anelli di transizione, costituisce una difficoltà molto evidente”.

Perciò le varietà distinte degli organismi oggi viventi non sostengono in alcun modo la teoria dell’evoluzione. È per questo che la documentazione fossile acquistò tanta importanza. Si pensava che almeno i fossili potessero fornire la conferma di cui la teoria dell’evoluzione aveva bisogno.

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Cosa cercare

Se l’evoluzione fosse un fatto reale, la documentazione fossile rivelerebbe senz’altro la graduale trasformazione di una specie vivente in un’altra. E così dovrebbe essere, a prescindere da quale delle varie teorie evoluzionistiche si accetti. Gli stessi scienziati che sostengono la teoria dell’“equilibrio punteggiato” o “intermittente”, teoria che prevede cambiamenti più rapidi, riconoscono che i presunti cambiamenti si sarebbero comunque verificati nell’arco di molte migliaia d’anni. Non è quindi ragionevole pensare che non vi sia alcuna necessità di fossili di collegamento.

Inoltre, se l’evoluzione si basasse sui fatti, la documentazione fossile dovrebbe mostrare abbozzi di nuovi organi nei viventi. Dovrebbero esistere almeno alcuni fossili con arti, ali, occhi, ossa e altri organi in fase di sviluppo. Per esempio, dovrebbero trovarsi pinne di pesce che si stavano trasformando in zampe di anfibio, con piedi e dita, e branchie che si stavano evolvendo in polmoni. Si dovrebbero trovare rettili con arti anteriori che si stavano trasformando in ali d’uccello, arti posteriori che si stavano mutando in zampe munite di artigli, squame che stavano diventando penne, e bocche che si stavano trasformando in becchi cornei.

Parlando di questa teoria, il periodico britannico New Scientist dice: “Essa predice che una documentazione fossile completa consisterebbe in linee di organismi indicanti un cambiamento ininterrotto e graduale durante lunghi periodi di tempo”. Come asserì lo stesso Darwin, “veramente immenso deve essere il numero delle varietà intermedie che anticamente esistettero sulla terra”.

D’altra parte, se il racconto della creazione in Genesi è reale, la documentazione fossile non dovrebbe contenere tracce di forme di vita in fase di trasformazione. Dovrebbe rispecchiare la dichiarazione di Genesi secondo cui ciascuna delle diverse forme di vita si sarebbe riprodotta solo “secondo la sua specie”. (Genesi 1:11, 12, 21, 24, 25) Inoltre, se i viventi vennero all’esistenza per mezzo di un atto creativo, nella documentazione fossile non si dovrebbero trovare ossa o organi incompleti, in fase di sviluppo. Tutti i fossili dovrebbero essere completi e altamente complessi, come i viventi d’oggi.

Per di più, se i viventi furono creati, ci sarebbe da aspettarsi che apparissero all’improvviso nella documentazione fossile, senza collegamenti con forme di vita precedenti. Che succederebbe se si riscontrasse che le cose stanno così? Darwin ammise francamente: “Se molte specie . . . fossero realmente apparse improvvisamente, questo fatto sarebbe fatale alla teoria dell’evoluzione”.

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Fino a che punto è completa la documentazione?

Comunque, è abbastanza completa la documentazione fossile da permettere, dopo un’onesta valutazione, di capire se sostiene la creazione o l’evoluzione? Più di un secolo fa, Darwin pensava di no. Cosa non andava nella documentazione fossile disponibile ai suoi giorni? Non conteneva gli anelli di transizione necessari per suffragare la sua teoria. Questo lo spinse a dire: “Perché dunque ogni formazione geologica e ogni strato non sono pieni di questi legami intermedi? Certo è che la geologia non rivela una tale catena organica perfettamente graduata; e questa è forse la più ovvia e seria obiezione che si possa fare alla teoria”.

La documentazione fossile esistente ai giorni di Darwin fu per lui una delusione anche sotto un altro aspetto. Darwin spiegò: “La comparsa improvvisa di interi gruppi di specie, in alcune formazioni, è stata impugnata da diversi paleontologi . . . come obiezione decisiva alla teoria della trasformazione delle specie”. E ancora: “V’è una seconda difficoltà legata alla prima, e molto più seria. Mi riferisco alla comparsa subitanea di specie appartenenti a diverse fra le principali suddivisioni del regno animale nelle rocce fossilifere più profonde che si conoscano. . . . Il problema è attualmente insolubile; e può essere un valido argomento contro le opinioni [evoluzionistiche] qui esposte”.

Darwin cercò di risolvere questi enormi problemi mettendo sotto accusa la documentazione fossile. Ad esempio disse: “Considero i dati geologici come una storia del mondo tramandata imperfetta. . . . La nobile scienza della geologia perde gloria per la estrema incompletezza dei documenti”. Sia lui che altri pensavano che col passar del tempo si sarebbero certamente trovati gli anelli fossili mancanti.

Ora, dopo ben oltre un secolo di scavi intensivi, è stata dissepolta una gran quantità di fossili. La documentazione è ancora altrettanto “imperfetta”? Il libro Processes of Organic Evolution (Processi di evoluzione organica) osserva: “La documentazione delle antiche forme di vita è ora esauriente e si arricchisce sempre più man mano che i paleontologi trovano, descrivono e comparano nuovi fossili”. E Porter Kier, ricercatore della Smithsonian Institution, aggiunge: “Nei musei di tutto il mondo ci sono cento milioni di fossili, tutti catalogati e identificati”. Pertanto in Guida alla storia della Terra si legge: “Con l’aiuto dei fossili i paleontologi possono oggi darci un eccellente quadro della vita nelle ere passate”.

Dopo tutto questo tempo, e con tutti i milioni di fossili raccolti, cosa rivela ora la documentazione? Steven Stanley, evoluzionista, dice che i fossili “rivelano qualcosa di nuovo e di sorprendente sulla nostra origine biologica”. Il libro Una visione della vita, scritto da tre evoluzionisti, aggiunge: “Nei fossili si osservano moltissime tendenze evolutive che i paleontologi non sono stati capaci di spiegare”. Cos’hanno trovato di tanto “sorprendente” e ‘inspiegabile’ questi evoluzionisti?

Ciò che lascia perplessi questi scienziati è il fatto che l’enorme quantità di fossili oggi disponibile rivela esattamente la stessa cosa che rivelava ai giorni di Darwin: le fondamentali specie viventi sono apparse all’improvviso e non hanno subìto mutamenti apprezzabili per lunghi periodi di tempo. Non sono mai stati trovati anelli di congiunzione fra due diverse specie fondamentali. Perciò la testimonianza dei fossili attesta esattamente il contrario di ciò che molti si aspettavano.

Dopo quarant’anni di ricerche, il botanico svedese Heribert Nilsson descrisse così la situazione: “Alla luce dei dati paleontologici non è possibile fare nemmeno una caricatura dell’evoluzione. La raccolta dei fossili è oggi così completa che . . . l’assenza di serie di transizione non può essere attribuita alla scarsità di materiale. Le lacune sono effettive, e non saranno mai colmate”.

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La vita appare all’improvviso

Esaminiamo più da vicino le testimonianze. Nel suo libro Red Giants and White Dwarfs (Giganti rosse e nane bianche), Robert Jastrow afferma: “A un certo punto, nel corso del primo miliardo di anni, sulla superficie della terra apparve la vita. Lentamente, come attestano i fossili, gli organismi viventi iniziarono la loro ascesa dalle forme più semplici a quelle più complesse”. Da questa descrizione ci si aspetterebbe che la documentazione fossile attestasse un’evoluzione lenta dalle prime “semplici” forme di vita a quelle più complesse. Eppure lo stesso libro dice: “Quel cruciale primo miliardo di anni, durante il quale ebbe origine la vita, è fatto di pagine bianche nella storia della terra”.

E poi, è esatto definire “semplici” quelle prime forme di vita? “Se andiamo a ritroso nel tempo sino al periodo delle rocce più antiche”, dice Evoluzione dallo spazio, “i residui fossili di antiche forme di vita scoperti nelle rocce non rivelano un principio semplice. Anche se possiamo essere inclini a considerare semplici batteri fossili e alghe fossili e micromiceti rispetto a un cane o a un cavallo, il loro livello d’informazione rimane però enormemente elevato. La massima parte della complessità biochimica della vita era presente già all’epoca in cui si formarono le rocce più antiche della superficie terrestre”.

Da questo inizio, è possibile trovare una qualsiasi testimonianza indicante che organismi unicellulari si siano evoluti in organismi pluricellulari? “La documentazione fossile non contiene tracce di questi stadi preliminari nello sviluppo degli organismi pluricellulari”, dice Jastrow. E sempre lui afferma: “I reperti fossili conservati nelle rocce contengono molto poco oltre a batteri e piante unicellulari, finché, circa un miliardo di anni fa, dopo un progresso invisibile protrattosi per circa tre miliardi di anni, si ebbe un decisivo salto di qualità: sulla Terra comparvero i primi organismi pluricellulari”.

Pertanto, all’inizio di quello che viene definito periodo cambriano, si assiste nella documentazione fossile a un’inspiegabile svolta spettacolare. Una grande varietà di creature marine complesse e completamente sviluppate, molte delle quali dotate di un duro guscio esterno, appaiono così all’improvviso che, in relazione a questo periodo, si parla spesso di un’“esplosione” di creature viventi. Il libro Una visione della vita lo descrive così: “In un intervallo di 10 milioni di anni all’inizio del periodo Cambriano, comparvero tutti i principali gruppi di invertebrati con scheletro, dando luogo alla più grande esplosione di diversificazione registratasi sul nostro pianeta”. Apparvero gasteropodi, spugne, stelle di mare, trilobiti (un tipo di crostacei estinti), e molte altre creature marine. Fatto interessante, lo stesso libro afferma: “Alcune trilobiti estinte avevano occhi più complessi ed efficienti di quelli di ogni altro artropode vivente”.

Ci sono anelli fossili di congiunzione fra questa esplosione di vita e forme di vita precedenti? Ai tempi di Darwin questi anelli non esistevano. Egli ammise: “Non posso trovare risposta soddisfacente alla domanda perché non si trovino depositi ricchi di fossili appartenenti a questi presunti periodi primitivi, anteriori all’epoca cambriana”. È diversa la situazione oggi? A proposito dell’osservazione di Darwin sulla “comparsa improvvisa di interi gruppi di specie”, il paleontologo Alfred S. Romer scrisse: “Al di sotto [del Cambriano], ci sono formazioni sedimentarie di notevole spessore in cui dovrebbero trovarsi i progenitori delle forme riconoscibili nel Cambriano. Ma non si trovano; in questi strati antichi non vi è quasi traccia di vita, e si potrebbe dire che il quadro generale concordi con l’idea di una creazione speciale all’inizio del Cambriano. ‘Alla domanda perché non si trovino depositi ricchi di fossili appartenenti a questi presunti periodi primitivi, anteriori all’epoca cambriana’, disse Darwin, ‘non posso trovare risposta soddisfacente’. Né possiamo trovarla noi oggi”.

Alcuni obiettano che le rocce precambriane sono state troppo modificate dal calore e dalla pressione per poter preservare gli anelli fossili di congiunzione, o che nei mari poco profondi non si ebbero sedimentazioni rocciose in grado di conservare i fossili. “Nessuna di queste ipotesi è stata confermata”, dicono gli evoluzionisti Salvador E. Luria, Stephen Jay Gould e Sam Singer. E aggiungono: “Sono state scoperte molte rocce precambriane non modificate, le quali non contengono fossili di organismi complessi”.

Questi fatti hanno indotto il biochimico D. B. Gower a dire: “Il racconto della creazione contenuto nella Genesi e la teoria dell’evoluzione erano inconciliabili. Uno dei due doveva essere giusto e l’altro sbagliato. La storia dei fossili dava ragione al racconto della Genesi. Nelle rocce più antiche non abbiamo trovato una serie di fossili che mostrasse i cambiamenti graduali dalle creature più primitive alle forme sviluppate, ma piuttosto, nelle rocce più antiche, l’improvvisa comparsa di specie sviluppate. Fra una specie e l’altra c’era un’assenza totale di fossili intermedi”.

Lo zoologo Harold Coffin è giunto a questa conclusione: “Se l’ipotesi dell’evoluzione graduale dal semplice al complesso è esatta, si dovrebbero poter trovare gli antenati di queste creature viventi improvvisamente apparse nel Cambriano; ma non sono stati trovati, e gli scienziati ammettono che ci sono scarse speranze di trovarli in futuro. Stando esclusivamente ai fatti, sulla base di ciò che effettivamente si trova nella terra, la teoria più idonea è quella di un improvviso atto creativo che abbia dato origine alle principali forme di vita”.

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Si ripetono le apparizioni improvvise; minimi mutamenti

Negli strati superiori all’“esplosione” di vita del Cambriano, la testimonianza dei fossili è sempre la stessa: nuove specie animali e vegetali compaiono all’improvviso, senza alcun legame con forme di vita precedenti. E, una volta venute all’esistenza, si perpetuano con minimi mutamenti. Il libro L’evoluzione dell’evoluzione afferma: “Ora le testimonianze fossili rivelano che, nella maggior parte dei casi, le specie sopravvivono per centinaia di migliaia, o milioni, di generazioni senza evolversi in maniera apprezzabile. . . . Dal momento della loro origine in poi, le specie subiscono per lo più minime variazioni, prima di estinguersi”.

Per esempio, gli insetti appaiono all’improvviso nella documentazione fossile, e in grande abbondanza, senza alcun antenato evolutivo. E fino a oggi non sono cambiati molto. A proposito del rinvenimento di una mosca fossile alla quale sono stati attribuiti “40 milioni di anni”, il dott. George Poinar jr. dice: “L’anatomia interna di queste creature è straordinariamente simile a quella delle mosche attuali. Ali, zampe, testa e persino la struttura cellulare interna hanno un aspetto molto moderno”. E in un commento pubblicato sul Globe and Mail di Toronto si leggeva: “Dopo aver risalito per 40 milioni di anni la scala evolutiva, non hanno fatto in pratica nessun progresso apprezzabile”.

Un quadro analogo si riscontra a proposito delle piante. Nelle rocce si trovano foglie fossili di molti alberi e arbusti che differiscono ben poco da quelle delle stesse piante esistenti oggi: quercia, noce, noce americano, vite, magnolia, palma e molte altre. Le specie animali seguono lo stesso modello. Gli antenati di quelle oggi viventi compaiono all’improvviso nella documentazione fossile, e sono molto simili alle loro controparti viventi. Esistono molte varietà, ma sono tutte facilmente identificabili con la stessa “specie”. La rivista Discover ne sottolinea un esempio: “Il lìmulo [Xiphosura polyphemus] . . . esiste praticamente immutato da 200 milioni di anni”. Anche gli animali che si estinsero seguirono lo stesso schema. I dinosauri, per esempio, appaiono all’improvviso nella documentazione fossile, senza alcun legame con forme ancestrali. Si moltiplicarono considerevolmente, per poi estinguersi.

A questo riguardo, il Bulletin del Field Museum of Natural History di Chicago afferma: “Nella sequenza le specie appaiono in modo molto repentino, mostrano una stabilità assoluta o quasi nel corso della loro esistenza nella documentazione, e poi scompaiono bruscamente dalla medesima. E non sempre è chiaro — anzi, di rado lo è — se i loro discendenti fossero effettivamente più adatti dei loro predecessori. In altre parole, è difficile riscontrare un miglioramento biologico”.

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Assenza di caratteristiche di transizione

Un’altra difficoltà per l’evoluzione è il fatto che nella documentazione fossile non si riscontrano in alcun modo ossa o organi parzialmente formati che possano interpretarsi come abbozzi di nuove caratteristiche. Esistono, ad esempio, fossili di vari tipi di creature volatili: uccelli, pipistrelli, pterodattili estinti. Secondo la teoria dell’evoluzione si sarebbero evoluti da forme ancestrali di transizione. Ma non ne è stata trovata nemmeno una. Non ne esiste la minima traccia. Ci sono fossili di giraffe col collo lungo due terzi o tre quarti di quello delle giraffe attuali? Ci sono fossili di uccelli il cui becco si stesse evolvendo da una mandibola rettiliana? Esiste tra i fossili qualche traccia di pesci che stessero sviluppando un bacino come quello degli anfibi, o di pesci le cui pinne si stessero trasformando in zampe, piedi e dita di anfibi? I fatti mostrano che la ricerca di queste caratteristiche di transizione nella documentazione fossile si è rivelata infruttuosa.

New Scientist fa notare che l’evoluzione “predice che una documentazione fossile completa consisterebbe in linee di organismi indicanti un cambiamento ininterrotto e graduale durante lunghi periodi di tempo”. Ma ammette: “Purtroppo la documentazione fossile non soddisfa queste aspettative, perché raramente singole specie fossili sono collegate fra loro da forme intermedie conosciute. . . . sembra proprio che le specie fossili note non si evolvano nemmeno nell’arco di milioni di anni”. E il genetista Stebbins scrive: “Non si conoscono forme di transizione fra nessuno dei principali phyla animali o vegetali”. Egli parla del “grande divario esistente fra molte delle principali categorie di organismi”. Come riconosce il libro L’evoluzione dell’evoluzione, “la documentazione fossile non dimostra, infatti, in maniera convincente alcuna transizione (Il corsivo è nostro) da una specie a un’altra. Per di più, le specie sono perdurate per periodi di tempo sorprendentemente lunghi”.

Questo concorda con l’approfondito studio preparato dalla Società Geologica di Londra e dall’Associazione Paleontologica d’Inghilterra, sui cui risultati John N. Moore, docente di scienze naturali, ha scritto: “Circa 120 scienziati, tutti specialisti, hanno compilato i trenta capitoli di un lavoro monumentale di oltre 800 pagine, per presentare la documentazione fossile di piante e animali suddivisi in circa 2.500 gruppi. . . . Come si può notare, ciascuna principale forma o tipo di pianta e animale ha una storia separata e indipendente da quella di tutte le altre forme o tipi! Gruppi sia di piante che di animali appaiono all’improvviso nella documentazione fossile. . . . Balene, pipistrelli, cavalli, primati, elefanti, lepri, scoiattoli, ecc., quando apparvero per la prima volta erano tutti distinti fra loro come lo sono oggi. Non c’è traccia di un antenato comune, e ancor meno di collegamenti con qualche rettile, presunto progenitore”. Moore aggiunge: “Nella documentazione fossile non sono state trovate forme di transizione, molto probabilmente perché non esistono proprio forme di transizione a livello fossile. È molto probabile che non si sia mai verificata una transizione da una specie animale all’altra e/o da una specie vegetale all’altra”.

Perciò la situazione esistente ai giorni di Darwin non è cambiata. La testimonianza dei fossili è ancora quella descritta alcuni anni fa dallo zoologo D’Arcy Thompson nel suo libro On Growth and Form (Crescita e forma): “L’evoluzione darwiniana non ci ha spiegato in che modo gli uccelli discendono dai rettili, i mammiferi dai primi quadrupedi, i quadrupedi dai pesci, o i vertebrati dagli invertebrati. . . . Andare in cerca di anelli di congiunzione per colmare le lacune significa cercare invano, per sempre”.

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E il cavallo?

Comunque, spesso si è detto che almeno il cavallo è un classico esempio di evoluzione documentato dai fossili. La World Book Encyclopedia dice: “I cavalli sono fra gli esempi più documentati di sviluppo evolutivo”. Le figure usate per illustrare l’argomento cominciano con un piccolo animale e terminano con i grandi cavalli di oggi. Ma questo ha veramente il sostegno dell’evidenza fossile?

L’Encyclopædia Britannica osserva: “L’evoluzione del cavallo non è mai stata rettilinea”. In altre parole, la testimonianza dei fossili non rivela affatto uno sviluppo graduale da quel piccolo animale al cavallo grande. L’evoluzionista Hitching, a proposito di questo tanto decantato modello evolutivo, dice: “Descritto un tempo come semplice e lampante, è ora così complicato che l’accettare una versione anziché un’altra è più una questione di fede che di scelta razionale. Eohippus, il presunto cavallo primitivo, che secondo gli esperti si sarebbe estinto molto tempo fa e che ci è noto solo attraverso i fossili, potrebbe in realtà essere vivo e vegeto e potrebbe non essere affatto un cavallo, bensì un timido animale delle dimensioni di una volpe, una procavia che si vede sfrecciare nella boscaglia africana”.

Definire il piccolo Eohippus l’antenato del cavallo richiede uno sforzo d’immaginazione, specialmente alla luce di ciò che dice il libro L’evoluzione dell’evoluzione: “Per molto tempo . . . si credette che [l’Eohippus] si fosse lentamente, ma continuamente, trasformato in un animale dai caratteri più tipicamente equini”. Ma questo assunto è sostenuto dai fatti? “Le specie fossili di [Eohippus] mostrano scarse tracce di modificazioni evolutive”, risponde lo stesso libro. Parlando delle testimonianze fossili, ammette perciò che “non documentano l’intera storia della famiglia degli equidi”.

Pertanto ora alcuni scienziati dicono che il piccolo Eohippus non è mai stato un cavallo né un suo antenato. E ciascun tipo fossile inserito nella linea del cavallo rivela una straordinaria stabilità, senza forme di transizione fra esso e altri presunti antenati evolutivi. Non dovrebbe nemmeno destare sorpresa il fatto che esistano fossili di cavalli di forma e dimensioni diverse. Tuttora i cavalli variano dai piccoli pony ai grossi cavalli da tiro. Sono tutte varietà nell’ambito della famiglia dei cavalli.

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Ciò che dicono veramente i fossili

Se si lascia parlare la documentazione fossile, la sua testimonianza non è a favore dell’evoluzione, ma della creazione. Mostra che molte diverse specie di creature viventi apparvero all’improvviso. Pur con un’ampia varietà in seno a ciascuna specie, esse non erano collegate in senso evolutivo con alcuna forma ancestrale, né erano unite da anelli evolutivi ad altre specie viventi venute dopo di loro. Varie specie mantennero una grande stabilità per lunghi periodi di tempo prima di estinguersi, mentre altre esistono tuttora.

“Il concetto di evoluzione non può essere considerato una spiegazione scientificamente comprovata della presenza delle diverse forme di vita”, conclude l’evoluzionista Edmund Samuel nel suo libro Order: In Life (Ordine: nella vita). Perché? “Nessuna analisi accurata della distribuzione biogeografica o della documentazione fossile”, aggiunge, “può sostenere in maniera diretta l’evoluzione”.

Il ricercatore imparziale è chiaramente portato a concludere che i fossili non sostengono la teoria dell’evoluzione. Anzi, l’evidenza fossile accresce sensibilmente il peso degli argomenti a favore della creazione. Lo zoologo Coffin scrive: “Per gli scienziati laici, i fossili, tracce di vita passata, costituiscono l’ultima e decisiva corte d’appello, perché la documentazione fossile è l’unica storia autentica della vita di cui possa disporre la scienza. Se questa storia fossile non concorda con la teoria dell’evoluzione — e abbiamo visto che non concorda — cosa dobbiamo dedurne? Dobbiamo dedurne che le piante e gli animali furono creati nelle loro forme fondamentali. I fatti essenziali della documentazione fossile sostengono la creazione, non l’evoluzione”. L’astronomo Carl Sagan, nel suo libro Cosmo, riconosce che ‘i reperti fossili potrebbero conciliarsi con l’idea di un Grande Progettista’.

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COMPARSI IMPROVVISAMENTE

“La testimonianza geologica, vista nel suo insieme, è estremamente imperfetta; ma se limitiamo la nostra attenzione a qualsiasi formazione, diviene molto più difficile capire perché non vi troviamo varietà strettamente graduate fra le specie affini . . . C’è un’altra difficoltà della stessa natura, che è ancora più seria. Alludo alla maniera in cui specie appartenenti a parecchie divisioni principali del regno animale all’improvviso apparvero nelle inferiori rocce fossilifere conosciute. . . . Alla domanda perché non troviamo ricchi depositi fossiliferi appartenenti a questi supposti primi periodi anteriori al sistema cambriano non posso dare nessuna soddisfacente risposta”. - The Origin of Species di Charles Darwin, in I Classici di Harvard (New York, 1909), a cura di Charles W. Eliot, Vol. 11, pagg. 346, 359, 360.

“Sembra che ciascun gruppo, ordine o famiglia sia nato all’improvviso e difficilmente troviamo mai le forme che lo colleghino alla stirpe precedente. Quando le scopriamo son già completamente differenziate. Non solo non troviamo praticamente nessuna forma di transizione, ma in genere è impossibile connettere autenticamente un nuovo gruppo con uno antico”. - Human Destiny (New York; 1947), di Lecomte du Noüy, pag. 79.

 

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