DOCUMENTAZIONE FOSSILE - parte B

Le parole, i fatti
Argomento 4

I fossili testimoniano un Creatore
Argomento 5

Le varietà estinte
Argomento 6

Che fine hanno fatto i dinosauri?
Parte A

Teoria dell'estinzione improvvisa
Parte B

Il dilemma dei fossili
Argomento 7

Confermano il cataclisma
Argomento 8

I fossili viventi
Argomento 9

I fossili viventi
Argomento 9

Ciò che hanno rivelato i fossili
Argomento 10
Inventati per i libri di testo
Argomento 11

Prova di un Diluvio Universale
Argomento 12

 

 

FOSSILI: LE PAROLE - I FATTI

 

LE ASSERZIONI

 

“I fossili costituiscono la migliore prova dell’evoluzione”. — Introduction to Protozoology, pagina 36, di Reginald Manwell.

“Servendosi dei fossili i paleontologi possono ora fornirci un eccellente quadro della vita nelle epoche passate”. — A Guide to Earth History, pagina 48, di Richard Carrington.

“Che l’evoluzione sia un fatto è stato dimostrato in maniera conclusiva dalla paleontologia”. — Genetics, Paleontology, and Evolution, pagina 87, di D. D. Davies (libro edito da Jepson, Mayr e Simpson).

 

COSA DICONO I FATTI

 

Sull’origine della vita

“La geologia non ci dice nulla sull’origine della vita”. — Plant Life Through the Ages, di A. C. Seward.

 

Sulla vita microscopica

“Sappiamo ancora poco sull’evoluzione dei protozoi”. — Introduction to Protozoology, pagina 42, Manwell.

 

Sulla vita vegetale

“Il tipo teoricamente primitivo sfugge alla nostra comprensione; la nostra fede ne postula l’esistenza ma il tipo non si materializza”. — Plant Life Through the Ages, Seward.

 

Sugli insetti

“Non esistono fossili indicanti qual era l’aspetto degli insetti ancestrali primitivi”. — Life Nature Library, The Insects, pagina 14.

 

Sui pesci

“Il primo pesce si evolse. . . . Per quanto ne sappiamo, nessun ‘anello’ collegava questo nuovo animale ad alcuna precedente forma di vita. I pesci semplicemente comparvero, con quell’elemento che divide tutti gli animali in forme di vita superiori e forme di vita inferiori: la spina dorsale”. — Marvels and Mysteries of Our Animal World, pagina 25, di Jean George (libro del Reader’s Digest).

 

Sui pesci divenuti anfibi

“Sono stati trovati solo alcuni resti di questo presunto stadio di transizione”. — Life Nature Library, The Fishes, pagina 64.

 

Sugli anfibi divenuti rettili

“Uno degli aspetti deludenti della testimonianza dei fossili nella storia dei vertebrati è che rivela pochissimo sull’evoluzione dei rettili nei loro primissimi stadi, quando si stava sviluppando l’uovo col guscio”. — Life Nature Library, The Reptiles, pagina 37.

 

Sui rettili divenuti mammiferi

“I fossili, purtroppo, ci dicono pochissimo sulle creature che consideriamo i primi veri mammiferi”. — Life Nature Library, The Mammals, pagina 37.

“Non c’è l’anello mancante [che collega] mammiferi e rettili”. — Life Nature Library, The Reptiles, pagina 41.

 

Sui rettili divenuti uccelli

“Non esistono tracce di fossili sugli stadi attraverso cui passò la sorprendente trasformazione da rettile a uccello”. — Biology and Comparative Physiology, W. E. Swinton, Vol. 1, pag. 1.

 

Sulle scimmie

“In tutto il Terziario, che abbraccia qualcosa come 60-80 milioni di anni, dobbiamo leggere la storia dell’evoluzione dei primati in un pugno di frammenti d’ossa e di denti”. — Giugno 1956, Scientific American, pagina 98, di Eiseley.

“Purtroppo, la documentazione fossile che ci permetterebbe di tracciare la comparsa delle scimmie è ancora irrimediabilmente incompleta”. — Life Nature Library, The Primates, pagina 15.

 

Dalla scimmia all’uomo

“Purtroppo, i primi stadi del progresso evoluzionistico dell’uomo lungo la sua linea individuale restano un totale mistero”. — Life Nature Library, The Primates, pagina 177.

“Anche questa storia relativamente recente è densa di incertezze; gli esperti sono spesso in disaccordo sia sulle cose fondamentali che sui dettagli”. — Mankind Evolving, pagina 168, di Theodosius Dobzhansky.

La conclusione è:

Non esistono fossili sull’inizio della vita, né sull’inizio della vita microscopica, né sull’inizio della vita vegetale, né sull’inizio degli insetti, né sull’inizio dei pesci, né sull’inizio degli anfibi, né sull’inizio dei rettili, né sull’inizio dei mammiferi, né sull’inizio degli uccelli, né sull’inizio delle scimmie, né sull’inizio dell’uomo’.a “migliore prova” che hanno non è una prova. Il loro “eccellente quadro” è completamente in bianco. La loro ‘prova conclusiva’ non prova nulla.

 

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I FOSSILI TESTIMONIANO UN CREATORE

Lo zoologo Harold Coffin afferma: “Se l’ipotesi dell’evoluzione graduale dal semplice al complesso è esatta, si dovrebbero poter trovare gli antenati di queste creature viventi improvvisamente apparse nel Cambriano; ma non sono stati trovati, e gli scienziati ammettono che ci sono scarse speranze di trovarli in futuro. Stando esclusivamente ai fatti, sulla base di ciò che effettivamente si trova nella terra, la teoria più idonea è quella di un improvviso atto creativo che abbia dato origine alle principali forme di vita”. - Liberty, settembre/ottobre 1975, pag. 12.

Carl Sagan, nel suo libro Cosmo, riconosce che ‘i reperti fossili potrebbero conciliarsi con l’idea di un Grande Progettista’. - Mondadori, 1981, trad. dall’inglese di Tullio Chersi, pag. 29.

 

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LE VARIETÀ ESTINTE

Ma che dire di tutte quelle varietà di animali fossilizzate e completamente diverse dalle specie attualmente in vita? Per esempio dei dinosauri? E non sono forse state trovate tigri con le zanne, bradipi giganti, bisonti preistorici, mammut, struzzi giganti, suini giganti oltre ad uccelli e rettili in grande quantità? Sono forse questi esseri scomparsi i fautori di una sempre meno attuabile teoria evoluzionistica?

La risposta basata sul rapporto biblico fornito dalla Genesi è eloquente: tutte quelle creature che non furono ritenute adatte ad entrare nell'Arca per perpetuare la biodiversità delle specie si estinsero tutte quante nel medesimo tempo, entro quell'anno di giudizio del 2'369 a.E.V..

I pesci non dovettero essere introdotti nell'Arca per trovare la salvezza. Vi erano acque più che sufficienti per garantire la loro sopravvivenza. Come mai allora i trovano fossili di pesci ad enormi altezze all'interno dei continenti? Se si considera l'enorme forza delle acque in movimento, il movimento delle zolle continentali e gli improvvisi innalzamenti della crosta terrestre, non è del tutto fuori luogo immaginare queste creature intrappolate dai sedimenti provocati dal continuo fluttuare delle acque galleggianti o aspirati dal formarsi delle fosse oceaniche e quindi fatti a pezzi come semplici fuscelli.

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Che fine hanno fatto i dinosauri?

"La paleontologia è lo studio dei fossili e i fossili sono resti di forme di vita di epoche passate”. Ma come ha detto un paleontologo, è “una scienza molto dogmatica e basata su congetture”. Lo si vede nel campo dei dinosauri. Elencando alcune congetture sulla loro fine, uno scienziato della Princeton University, G. L. Jepson, ha dichiarato: “Autori di varia competenza hanno ipotizzato che i dinosauri si estinsero a causa del deterioramento del clima . . . o della dieta. . . . Altri autori hanno dato la responsabilità a malattie, parassiti, mutamenti nella pressione o nella composizione dell’atmosfera, gas tossici, polveri vulcaniche, eccesso di ossigeno prodotto dalle piante, meteoriti, comete, drenaggio di pool genici da parte di piccoli mammiferi divoratori di uova, . . . radiazioni cosmiche, spostamento dei poli terrestri per effetto della rotazione, alluvioni, deriva continentale, . . . drenaggio degli ambienti lacustri e paludosi, macchie solari”. L’enigma dei dinosauri, di John Noble Wilford, Longanesi & C., 1987, trad. di Lucia Maldacea, pag. 244.

Da queste congetture si capisce che gli scienziati non sono in grado di rispondere con certezza alla domanda: Che fine hanno fatto i dinosauri?

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Teoria dell’estinzione improvvisa

Più recentemente è stata proposta un’altra teoria da un’équipe formata da padre e figlio, Luis e Walter Alvarez. Poco lontano da Gubbio, nell’Italia centrale, Walter Alvarez aveva scoperto nella formazione rocciosa un singolare, sottile strato di argilla rossa in mezzo a due strati di pietra calcarea. Lo strato calcareo più basso era risultato pieno di fossili. Nello strato superiore i fossili mancavano quasi del tutto: da questo i geologi dedussero che la vita era scomparsa all’improvviso e che il sottile strato rosso di argilla aveva in qualche modo a che fare con l’estinzione dei dinosauri.

Le analisi rivelarono che l’argilla era ricca di iridio (un metallo), in una concentrazione 30 volte superiore a quella che si trova normalmente nelle rocce. Sapevano che concentrazioni così alte di questo raro elemento potevano provenire solo dal nucleo della terra o da sorgenti extraterrestri. Conclusero che l’iridio era stato depositato da un enorme asteroide che aveva investito la terra, causando l’improvvisa estinzione dei dinosauri.

Dopo la scoperta dell’argilla ricca di iridio a Gubbio, furono trovati depositi simili in altre parti del mondo. Confermò questo l’ipotesi dell’asteroide? Alcuni scienziati continuano ad essere scettici. Ma come ammette il libro L’enigma dei dinosauri (p. 260), l’ipotesi di Alvarez ha aggiunto “nuovo lievito allo studio dell’estinzione e dell’evoluzione”. E il paleontologo Stephen Jay Gould ammette che potrebbe ridurre “l’importanza della competizione fra le specie”.

Commentando questa nuova teoria e l’estinzione apparentemente improvvisa dei dinosauri, un divulgatore scientifico ammette che questi fatti “potrebbero scuotere le fondamenta della biologia evoluzionistica e mettere in dubbio l’attuale concetto di selezione naturale”.

Uno scienziato dell’Università dell’Arizona, David Jablonski, conclude che ‘per molte piante e molti animali l’estinzione fu improvvisa e in qualche modo speciale. Quindi le estinzioni in massa non sono semplicemente effetti cumulativi di estinzioni graduali. Qualcosa di insolito deve essere accaduto’. (Op. cit., pag. 279) Questo vale anche per i dinosauri. La loro comparsa e scomparsa relativamente improvvisa contraddice il punto di vista comunemente accettato del lento progredire dell’evoluzione.

 

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Il dilemma dei fossili

Milioni di ossa e altre tracce di antiche forme di vita sono state dissotterrate dagli scienziati, e sono chiamate fossili. Se l’evoluzione fosse un fatto reale, in tutta questa documentazione dovremmo senz’altro trovare ampie testimonianze dell’esistenza di forme di transizione da una specie all’altra. Ma il Bulletin del Field Museum of Natural History di Chicago osserva: “La teoria darwiniana [dell’evoluzione] è sempre stata intimamente legata alla documentazione fossile, e probabilmente la maggioranza delle persone pensa che i fossili siano uno dei cardini delle interpretazioni darwiniane della storia della vita. Purtroppo non è esattamente così”.

Perché? Il Bulletin aggiunge che Darwin “era imbarazzato dalla documentazione fossile perché non corrispondeva alle sue aspettative . . . la documentazione geologica, allora come oggi, non rivela una precisa catena graduale indicante una lenta e progressiva evoluzione”. Anzi oggi, dopo più di un secolo di rinvenimenti fossili, “abbiamo ancor meno esempi di transizione evoluzionistica che non ai tempi di Darwin”, spiega il Bulletin. Come mai? Perché dall’attuale più ricca documentazione fossile si nota che alcuni degli esempi un tempo citati a sostegno dell’evoluzione non la sostengono affatto.

L’impossibilità di trovare conferme di un’evoluzione graduale nella documentazione fossile infastidisce molti evoluzionisti. In L’evoluzione dell’evoluzione, Steven M. Stanley parla dell’“incapacità generale della documentazione fossile di mostrare transizioni graduali da un importante gruppo a un altro”. Stanley afferma: “La documentazione fossile a disposizione non è, e non è mai stata, concorde [con un’evoluzione graduale]”. Anche Niles Eldredge ammette: “Il modello che ci era stato detto di cercare negli scorsi centoventi anni non esiste”.

 

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CONFERMANO IL CATACLISMA

“Il modo in cui pesci sono seppelliti a milioni nelle rocce in Inghilterra, Scozia, Galles, Germania, Svizzera, nelle Montagne Rocciose americane; il modo in cui elefanti e rinoceronti sono seppelliti a milioni in Alasca, Siberia, Inghilterra, Italia, Grecia; . . . il modo in cui rettili sono seppelliti a milioni in Canada occidentale, Stati Uniti, America Meridionale, Africa, Australia, per menzionare solo una parte di tali casi, si possono spiegare solo presupponendo grandi catastrofi”. - The Deluge Story in Stone, di Byron C. Nelson

 

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I FOSSILI VIVENTI

Ad esasperare i fautori dell'evoluzione graduale o a scatti o che dir si voglia vi è la drammatica scoperta di di fossili e vegetali praticamente invariati nel corso delle diverse ere geologiche sostenute dalla scienza moderna.

Gli evoluzionisti asseriscono che Dio non creò gli organismi viventi “secondo le loro specie”, come dice la Bibbia. Affermano, invece, che queste varie forme di vita si evolsero gradualmente, cambiando nel corso di milioni d’anni. Tuttavia, gli scienziati che ci credono restano ripetutamente perplessi quando trovano fossili di antichi organismi viventi identici agli organismi viventi d’oggi. È stata recentemente riferita un’altra di queste scoperte, e questa volta si tratta di fossili di alghe verdi-azzurre. Science News riferisce: “Le nuove prove ora presentate da un gruppo di paleontologi dell’Università Harvard mostrano che un fossile di alga verde-azzurra corrisponde quasi perfettamente a quella che si trova oggi. Il fossile che hanno identificato è anche il più complesso che sia mai stato scoperto”. Dopo tutto quel tempo, questa forma di organismo vivente non è cambiata in qualcosa di diverso. Non c’è stata “evoluzione”.

E. J. H. Corner, professore di botanica tropicale all’Università di Cambridge, osserva: “La maggioranza dei botanici considera la testimonianza dei fossili come fonte di luce. Ma non è stato scoperto nelle palme tale evidenza, né in tutti i gruppi di piante da fiore. Ci sono testimonianze fino a metà dell’èra mesozoica, se non prima, ma sono tutte palme di riconoscibile moderna rispettabilità. Non c’è nessuna prova degli antenati neppure dei generi esistenti”.

Molti scienziati evoluzionisti ritengono che le libellule siano gli insetti alati più primitivi. In Francia è stata scoperta l’impronta fossile delle ali di una libellula la cui apertura alare era di 75 centimetri! È l’insetto più grande che si conosca, essendo di tre volte più grande di qualsiasi libellula vivente. ‘È mai possibile’, mi son chiesto, ‘che uno dei meccanismi di volo più complessi che l’uomo conosca sia apparso di punto in bianco, perfettamente sviluppato?’ “Non esistono fossili di insetti allo stadio intermedio tra quelli privi di ali e quelli alati”, ammette il libro Alien Empire—An Exploration of the Lives of Insects. È evidente che le libellule sono opera di un intelligente e magistrale Progettista.

Alcuni danno molta importanza alle ricerche di "forme di transizione". Per citare un esempio additano i dipnoi, che sono provvisti di branchie per aspirare ossigeno sott’acqua e anche di una vescica che serve da polmone per respirare quando escono dall’acqua. Si suppone che questo contrassegni uno stadio evolutivo fra il pesce e il rettile. Ma questa logica fa una grinza. I dipnoi non si sono trasformati in rettili. Esistono ancor oggi, e sono gli stessi pesci che si trovano fra le antiche specie fossili. Anziché uno stadio evolutivo, non è più ragionevole definirla una specie creata separatamente, che non si è estinta? La documentazione fossile fornisce un’altra importante prova che smentisce l’evoluzione. Il processo evolutivo è definito “il costante cambiamento degli organismi viventi”. Ma negli antichi strati si trovano innumerevoli fossili che, come i dipnoi, si possono riconoscere nelle specie moderne. Le impronte lasciate da foglie di quercia, noce, noce americano, vite, magnolia, palma e di molti altri alberi e arbusti che si notano sulle rocce del Mesozoico e in quelle successive non sono diverse dalle stesse foglie d’oggi. I milioni di anni che a detta dei geologi sono trascorsi dalla loro comparsa le hanno lasciate senza alcun cambiamento evolutivo. Allo stesso modo, centinaia di insetti hanno lasciato la loro impronta nelle rocce del Mesozoico. Queste impronte mostrano che erano piuttosto simili alle specie degli stessi insetti che esistono ora.

Sono passati appena 60 anni da che un pescatore catturò il primo celacantide vivente. Sono piuttosto comuni le impronte fossili di pesci a pinne lobate della famiglia dei latimeridi, come il celacanto. Tali impronte sono databili fra i 350 e i 70 milioni di anni fa. La categoria dei latimeridi venne a lungo ritenuta estinta, ma un esemplare vivente fu scoperto nel 1938, al largo delle coste sudorientali africane. Da allora sono stati avvistati in quelle stesse acque circa un centinaio di latimeridi, del tutto simili alle forme fossili del Cretaceo. Ritenendolo estinto da circa 80 milioni di anni, gli evoluzionisti lo acclamarono come “fossile vivente”. Fu anche definito l’“anello mancante” fra i pesci e i primi animali terrestri, dato che certe sue caratteristiche assomigliavano a polmoni e a zampe rudimentali. “Oggi, però”, dice il Washington Post, “i biologi evoluzionisti che ne hanno studiato esemplari viventi convengono sempre più che i celacantidi non sono anelli mancanti”. Il Post cita il periodico britannico Nature il quale afferma che le “caratteristiche dei celacantidi che si credeva li collegassero con gli animali terrestri probabilmente presentano tale somiglianza per pura coincidenza. . . . Si è visto che i celacantidi viventi non hanno polmoni”. Non ha subìto gli immaginari cambiamenti che gli evoluzionisti asseriscono siano avvenuti negli organismi viventi col passare di milioni d’anni.

Mentre alcuni pesci e altri animali marini più grandi si nutrono di alghe, i suoi più grandi consumatori sono animali essi stessi microscopici. Essi, a loro volta, sono mangiati da creature marine più grandi. Fra questi minuscoli animali molti sono unicellulari, come i Foraminiferi, che si trovano nell’acqua salata degli oceani. I loro gusci formano una parte notevole del fondo marino. Le bianche scogliere di Dover nel canale della Manica sono formate di gusci di Foraminiferi. Nella goccia d’acqua che state esaminando potete anche vedere altri animali unicellulari, ad esempio, i bei Radiolari, che pure vivono nel guscio. Sarebbe impossibile menzionarli tutti, poiché vi sono oltre trentamila tipi di animali unicellulari viventi oggi sulla terra. Un fatto rimarchevole è che questi piccoli animali marini, nonché la vita vegetale microscopica, pur essendo così minuti e delicati, sono durati a miliardi in grande varietà per molti secoli. E, ciò che è più sorprendente, non sono cambiati. Le stesse caratteristiche sono tramandate di generazione in generazione, così che un fossile di secoli fa non è diverso dagli attuali esemplari viventi. Che stabilità!

Per non parlare delle tigri, dei coccodrilli, degli squali da 200 milioni di anni, delle balene, delle iguane da 300 milioni di anni e di una miriade di altre creature trovate pressoché immutate con il trascorrere delle ere geologiche, secondo gli orologi degli scienziati, nelle loro ultime fossilizzate dimore.

Ma quando si comprende che tutta la creazione, con la sua interdipendenza, è il disegno di una suprema intelligenza, si riconosce logicamente che la vita si trasmette inalterata fra le diverse specie attualmente esistenti sulla terra. Infatti ciascuna creatura occupa il suo posto essenziale nella rete della vita.

 

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Ciò che ha rivelato la testimonianza fossile

Interessante è anche l’osservazione di Moore riguardo alle piante e agli animali che vissero in passato, ma che quindi morirono. Egli dice:
“Non c’è assolutamente nessuna . . . prova nella primitiva fonte storica, la testimonianza fossile, per qualsiasi effettiva relazione nel succedersi di queste specie. Non si è trovata nessuna forma di transizione nella testimonianza fossile molto probabilmente perché non esiste nessuna forma di transizione allo stadio fossile. Molto probabilmente, le transizioni fra le specie animali e/o le transizioni fra le specie vegetali non sono mai avvenute”.

Queste sono le prove dopo più di un secolo di scavi. La testimonianza rimane precisamente la stessa come quando, oltre un secolo fa, Darwin esclamò: “Giacché secondo questa teoria [dell’evoluzione] devono essere esistite innumerevoli forme di transizione perché non le troviamo sepolte in numero incalcolabile nella crosta della terra?”

Egli passò oltre la difficoltà, affermando che la testimonianza fossile era difettosa. Ma dopo più di un secolo di intensi scavi, questa scusa non può più usarsi validamente. La testimonianza dei fossili è abbastanza completa da mostrare la stessa cosa che mostra la testimonianza dei viventi: un vivente si riproduce solo “secondo la sua specie”. Non si riscontra che cambi da una specie all’altra.

Per giunta, Darwin disse che se si potesse mostrare che i gruppi di viventi “iniziarono realmente a vivere subito, il fatto sarebbe fatale per la teoria dell’evoluzione”. Che cosa mostrano le prove? Il prof. Moore riferisce:
“Nella pubblicazione del 1967, The Fossil Record, . . . unitamente patrocinata dalla Società Geologica di Londra e dall’Associazione Paleontologica d’Inghilterra . . . circa 120 scienziati, tutti specialisti, prepararono 30 capitoli in una monumentale opera di oltre 800 pagine per presentare la testimonianza fossile di piante e animali divisa in circa 2.500 gruppi. . . .
“Una conclusiva generalizzazione tratta da queste tabelle è la seguente: Si mostra che ciascuna forma o specie maggiore di piante e animali ha una storia separata e distinta da tutte le altre forme o specie!!!
“I gruppi sia di piante che di animali compaiono all’improvviso (il corsivo è nostro) nella testimonianza fossile. . . . Balene, pipistrelli, cavalli, primati, elefanti, lepri, scoiattoli, ecc. son tutti distinti alla loro prima comparsa come lo sono ora. Non c’è nessuna traccia di comune antenato, tanto meno alcun legame di rettile, supposto progenitore. . . .
“E i proponenti della generale Teoria dell’Evoluzione, i quali conoscono i fatti della paleontologia, ammettono l’esistenza di baratri fra tutte le categorie superiori. Essi ammettono che questo è un fatto innegabile della testimonianza fossile”.

 

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Inventati per i libri di testo

Un articolo pubblicato dalla rivista scientifica tedesca Factum trattava il soggetto “Fossili: forme originali primitive o già complete?” È stato fatto un paragone tra fossili di piante e di animali e le forme d’oggi. Dopo avere paragonato crostacei d’oggi con crostacei fossili, lo scrittore ha concluso dicendo: “In nessun caso abbiamo visto le primitive forme originali che l’evoluzione ha così spesso cercato di trovare. Ogni tipo di crostaceo fossilizzato è altamente organizzato e completo come quelli d’oggi”. Qual era dunque l’opinione dello scrittore? “Forme animali primitive? Crostacei superiori?.... Esistono solo nei nostri testi di zoologia”.

 

 

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PROVA DEL DILUVIO UNIVERSALE

Una straordinaria testimonianza dell’estesa distruzione della vita animale causata dall’acqua è data dai resti di mammut trovati in tutta la Siberia settentrionale e in Alasca. Centinaia di migliaia di queste creature (alcuni calcolano fino a 5.000.000) furono rapidamente sepolte e congelate nella melma mista a ghiaccio. Talora sono quasi perfettamente conservati, con vegetazione tropicale non digerita nello stomaco e fra i denti. In quanto al tipo di catastrofe che avrebbe potuto spazzare via le creature in una zona così vasta, Earth’s Most Challenging Mysteries osserva:
“C’è un fatto significativo che si riscontra sempre con ogni fossile di dinosauro e con ogni fossile di mammut, ed è che ogni fossile è quasi invariabilmente estratto da roccia sedimentaria depositata dall’acqua. Ogni fossile è estratto o da roccia scistosa, che è semplice fango depositato dall’acqua d’inondazione e induritosi, o dalla sabbia lasciata dall’acqua di inondazione e induritasi per formare l’arenaria, o è congelato nel permafrost”.

 

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