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DOCUMENTAZIONE FOSSILE -
parte
B |
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Le
parole, i fatti
Argomento 4 |
I
fossili testimoniano un Creatore
Argomento 5 |
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Le
varietà estinte
Argomento 6
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Che
fine hanno fatto i dinosauri?
Parte A |
Teoria
dell'estinzione improvvisa
Parte B
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Il
dilemma dei fossili
Argomento 7
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Confermano
il cataclisma
Argomento 8 |
I
fossili viventi
Argomento 9
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I
fossili viventi
Argomento 9
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Ciò
che hanno rivelato i fossili
Argomento 10 |
Inventati
per i libri di testo
Argomento 11 |
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Prova
di un Diluvio Universale
Argomento 12
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FOSSILI: LE PAROLE - I FATTI
LE
ASSERZIONI
“I fossili costituiscono la migliore prova
dell’evoluzione”. — Introduction
to Protozoology,
pagina 36, di Reginald Manwell.
“Servendosi dei fossili i paleontologi possono ora
fornirci un eccellente quadro della vita nelle epoche passate”. — A
Guide to
Earth History, pagina 48,
di Richard Carrington.
“Che l’evoluzione sia un fatto è stato dimostrato in
maniera conclusiva dalla paleontologia”. — Genetics,
Paleontology, and Evolution, pagina 87,
di D. D. Davies (libro edito da Jepson, Mayr e Simpson).
COSA DICONO I
FATTI
Sull’origine della
vita
“La geologia non ci dice nulla sull’origine della
vita”. — Plant Life Through the
Ages, di A. C. Seward.
Sulla vita
microscopica
“Sappiamo ancora poco sull’evoluzione dei
protozoi”. — Introduction to Protozoology, pagina
42, Manwell.
Sulla vita
vegetale
“Il tipo teoricamente primitivo sfugge alla nostra
comprensione; la nostra fede ne postula l’esistenza ma il tipo non si
materializza”. — Plant Life
Through the
Ages, Seward.
Sugli
insetti
“Non esistono fossili indicanti qual era l’aspetto
degli insetti ancestrali primitivi”. — Life Nature Library, The Insects, pagina 14.
Sui
pesci
“Il primo pesce si evolse. . . . Per quanto ne
sappiamo, nessun ‘anello’ collegava questo nuovo animale ad alcuna
precedente forma di vita. I pesci semplicemente comparvero, con
quell’elemento che divide tutti gli animali in forme di vita superiori
e forme di vita inferiori: la spina dorsale”. — Marvels
and Mysteries
of Our Animal World,
pagina 25, di Jean George (libro del Reader’s
Digest).
Sui pesci divenuti
anfibi
“Sono stati trovati solo alcuni resti di questo
presunto stadio di transizione”. — Life Nature Library, The Fishes, pagina 64.
Sugli anfibi divenuti
rettili
“Uno degli aspetti deludenti della testimonianza dei
fossili nella storia dei vertebrati è che rivela pochissimo
sull’evoluzione dei rettili nei loro primissimi stadi, quando si stava
sviluppando l’uovo col guscio”. — Life Nature Library, The
Reptiles, pagina 37.
Sui rettili divenuti
mammiferi
“I fossili, purtroppo, ci dicono pochissimo sulle
creature che consideriamo i primi veri mammiferi”. — Life Nature
Library, The Mammals,
pagina 37.
“Non c’è l’anello mancante [che collega] mammiferi
e rettili”. — Life Nature Library, The
Reptiles, pagina 41.
Sui rettili divenuti
uccelli
“Non esistono tracce di fossili sugli stadi attraverso
cui passò la sorprendente trasformazione da rettile a uccello”. — Biology
and Comparative Physiology,
W. E. Swinton, Vol. 1, pag. 1.
Sulle
scimmie
“In tutto il Terziario, che abbraccia qualcosa come
60-80 milioni di anni, dobbiamo leggere la storia dell’evoluzione dei
primati in un pugno di frammenti d’ossa e di denti”. — Giugno
1956, Scientific American, pagina 98, di Eiseley.
“Purtroppo, la documentazione fossile che ci
permetterebbe di tracciare la comparsa delle scimmie è ancora
irrimediabilmente incompleta”. — Life Nature Library, The
Primates, pagina 15.
Dalla scimmia
all’uomo
“Purtroppo, i primi stadi del progresso evoluzionistico
dell’uomo lungo la sua linea individuale restano un totale mistero”.
— Life Nature Library, The Primates,
pagina 177.
“Anche questa storia relativamente recente è densa di
incertezze; gli esperti sono spesso in disaccordo sia sulle cose
fondamentali che sui dettagli”. — Mankind
Evolving, pagina 168, di
Theodosius Dobzhansky.
La
conclusione è:
Non esistono fossili sull’inizio della vita, né
sull’inizio della vita microscopica, né sull’inizio della vita
vegetale, né sull’inizio degli insetti, né sull’inizio dei pesci,
né sull’inizio degli anfibi, né sull’inizio dei rettili, né
sull’inizio dei mammiferi, né sull’inizio degli uccelli, né
sull’inizio delle scimmie, né sull’inizio dell’uomo’.a
“migliore prova” che hanno non è una prova. Il loro “eccellente
quadro” è completamente in bianco. La loro ‘prova conclusiva’ non
prova nulla.
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I
FOSSILI TESTIMONIANO UN CREATORE
Lo
zoologo Harold Coffin afferma: “Se l’ipotesi dell’evoluzione
graduale dal semplice al complesso è esatta, si dovrebbero poter
trovare gli antenati di queste creature viventi improvvisamente
apparse nel Cambriano; ma non sono stati trovati, e gli scienziati
ammettono che ci sono scarse speranze di trovarli in futuro.
Stando esclusivamente ai fatti, sulla base di ciò che
effettivamente si trova nella terra, la teoria più idonea è
quella di un improvviso atto creativo che abbia dato origine alle
principali forme di vita”. - Liberty, settembre/ottobre
1975, pag. 12.
Carl
Sagan, nel suo libro Cosmo, riconosce che ‘i reperti
fossili potrebbero conciliarsi con l’idea di un Grande
Progettista’. - Mondadori, 1981, trad. dall’inglese di Tullio
Chersi, pag. 29.
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LE VARIETÀ ESTINTE
Ma che dire di tutte quelle varietà di animali fossilizzate e
completamente diverse dalle specie attualmente in vita? Per esempio dei
dinosauri? E non sono forse state trovate tigri con le zanne, bradipi
giganti, bisonti preistorici, mammut, struzzi giganti, suini giganti
oltre ad uccelli e rettili in grande quantità? Sono forse questi esseri
scomparsi i fautori di una sempre meno attuabile teoria evoluzionistica?
La risposta basata sul rapporto biblico fornito dalla Genesi è
eloquente: tutte quelle creature che non furono ritenute adatte ad
entrare nell'Arca per perpetuare la biodiversità delle specie si
estinsero tutte quante nel medesimo tempo, entro quell'anno di giudizio
del 2'369 a.E.V..
I pesci non dovettero essere introdotti nell'Arca per trovare la
salvezza. Vi erano acque più che sufficienti per garantire la loro
sopravvivenza. Come mai allora i trovano fossili di pesci ad enormi
altezze all'interno dei continenti? Se si considera l'enorme forza delle
acque in movimento, il movimento delle zolle continentali e gli
improvvisi innalzamenti della crosta terrestre, non è del tutto fuori
luogo immaginare queste creature intrappolate dai sedimenti provocati
dal continuo fluttuare delle acque galleggianti o aspirati dal formarsi
delle fosse oceaniche e quindi fatti a pezzi come semplici fuscelli.
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Che fine hanno fatto i dinosauri?
"La paleontologia è lo studio
dei fossili e i fossili sono resti di forme di vita di
epoche passate”. Ma come ha detto un paleontologo, è “una scienza
molto dogmatica e basata su congetture”. Lo si vede nel campo dei
dinosauri. Elencando alcune congetture sulla loro fine, uno scienziato
della Princeton University, G. L. Jepson, ha dichiarato: “Autori di varia competenza hanno ipotizzato che i
dinosauri si estinsero a causa del deterioramento del clima . . . o
della dieta. . . . Altri autori hanno dato la responsabilità a
malattie, parassiti, mutamenti nella pressione o nella composizione
dell’atmosfera, gas tossici, polveri vulcaniche, eccesso di ossigeno
prodotto dalle piante, meteoriti, comete, drenaggio di pool genici da
parte di piccoli mammiferi divoratori di uova, . . . radiazioni
cosmiche, spostamento dei poli terrestri per effetto della rotazione,
alluvioni, deriva continentale, . . . drenaggio degli ambienti lacustri
e paludosi, macchie solari”. —
L’enigma
dei dinosauri, di John
Noble Wilford, Longanesi & C., 1987, trad. di Lucia Maldacea, pag.
244.
Da queste congetture si capisce che gli scienziati non
sono in grado di rispondere con certezza alla domanda: Che fine hanno
fatto i dinosauri?
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Teoria
dell’estinzione
improvvisa
Più recentemente è stata proposta un’altra teoria da
un’équipe formata da padre e figlio, Luis e Walter Alvarez. Poco
lontano da Gubbio, nell’Italia centrale, Walter Alvarez aveva scoperto
nella formazione rocciosa un singolare, sottile strato di argilla rossa
in mezzo a due strati di pietra calcarea. Lo strato calcareo più basso
era risultato pieno di fossili. Nello strato superiore i fossili
mancavano quasi del tutto: da questo i geologi dedussero che la vita era
scomparsa all’improvviso e che il sottile strato rosso di argilla
aveva in qualche modo a che fare con l’estinzione dei dinosauri.
Le analisi rivelarono che l’argilla era ricca di iridio
(un metallo), in una concentrazione 30 volte superiore a quella che si
trova normalmente nelle rocce. Sapevano che concentrazioni così alte di
questo raro elemento potevano provenire solo dal nucleo della terra o da
sorgenti extraterrestri. Conclusero che l’iridio era stato depositato
da un enorme asteroide che aveva investito la terra, causando
l’improvvisa estinzione dei dinosauri.
Dopo la scoperta dell’argilla ricca di iridio a Gubbio,
furono trovati depositi simili in altre parti del mondo. Confermò
questo l’ipotesi dell’asteroide? Alcuni scienziati continuano ad
essere scettici. Ma come ammette il libro
L’enigma
dei
dinosauri
(p. 260), l’ipotesi di Alvarez ha aggiunto “nuovo lievito allo
studio dell’estinzione e dell’evoluzione”. E il paleontologo
Stephen Jay Gould ammette che potrebbe ridurre “l’importanza della
competizione fra le specie”.
Commentando questa nuova teoria e l’estinzione
apparentemente improvvisa dei dinosauri, un divulgatore scientifico
ammette che questi fatti “potrebbero scuotere le fondamenta della
biologia evoluzionistica e mettere in dubbio l’attuale concetto di
selezione naturale”.
Uno
scienziato dell’Università dell’Arizona, David Jablonski, conclude
che ‘per molte piante e molti animali l’estinzione fu improvvisa e
in qualche modo speciale. Quindi le estinzioni in massa non sono
semplicemente effetti cumulativi di estinzioni graduali. Qualcosa di
insolito deve essere accaduto’. (Op. cit., pag. 279) Questo
vale anche per i dinosauri. La loro comparsa e scomparsa relativamente
improvvisa contraddice il punto di vista comunemente accettato del lento
progredire dell’evoluzione.
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Il
dilemma dei fossili
Milioni
di ossa e altre tracce di antiche forme di vita sono state dissotterrate
dagli scienziati, e sono chiamate fossili. Se l’evoluzione fosse un
fatto reale, in tutta questa documentazione dovremmo senz’altro
trovare ampie testimonianze dell’esistenza di forme di transizione da
una specie all’altra. Ma il Bulletin del Field Museum of
Natural History di Chicago osserva: “La teoria darwiniana
[dell’evoluzione] è sempre stata intimamente legata alla
documentazione fossile, e probabilmente la maggioranza delle persone
pensa che i fossili siano uno dei cardini delle interpretazioni
darwiniane della storia della vita. Purtroppo non è esattamente così”.
Perché?
Il Bulletin aggiunge che Darwin “era imbarazzato dalla
documentazione fossile perché non corrispondeva alle sue aspettative .
. . la documentazione geologica, allora come oggi, non rivela una
precisa catena graduale indicante una lenta e progressiva evoluzione”.
Anzi oggi, dopo più di un secolo di rinvenimenti fossili, “abbiamo
ancor meno esempi di transizione evoluzionistica che non ai tempi di
Darwin”, spiega il Bulletin.
Come mai? Perché dall’attuale più ricca documentazione fossile si
nota che alcuni degli esempi un tempo citati a sostegno
dell’evoluzione non la sostengono affatto.
L’impossibilità
di trovare conferme di un’evoluzione graduale nella documentazione
fossile infastidisce molti evoluzionisti. In L’evoluzione dell’evoluzione,
Steven M. Stanley parla dell’“incapacità generale della
documentazione fossile di mostrare transizioni graduali da un importante
gruppo a un altro”. Stanley afferma: “La documentazione fossile a
disposizione non è, e non è mai stata, concorde [con un’evoluzione
graduale]”. Anche Niles
Eldredge ammette: “Il modello che ci era stato detto di cercare negli
scorsi centoventi anni non esiste”.
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CONFERMANO IL CATACLISMA
“Il modo in cui pesci sono seppelliti a milioni nelle
rocce in Inghilterra, Scozia, Galles, Germania, Svizzera, nelle
Montagne Rocciose americane; il modo in cui elefanti e rinoceronti
sono seppelliti a milioni in Alasca, Siberia, Inghilterra, Italia,
Grecia; . . . il modo in cui rettili sono seppelliti a milioni in
Canada occidentale, Stati Uniti, America Meridionale, Africa,
Australia, per menzionare solo una parte di tali casi, si possono
spiegare solo presupponendo grandi catastrofi”.
- The Deluge Story
in Stone, di Byron C.
Nelson |
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I FOSSILI VIVENTI
Ad esasperare i fautori
dell'evoluzione graduale o a scatti o che dir si voglia vi è la
drammatica scoperta di di fossili e vegetali praticamente invariati nel
corso delle diverse ere geologiche sostenute dalla scienza moderna.
Gli evoluzionisti asseriscono che Dio
non creò gli organismi viventi “secondo le loro specie”, come dice
la Bibbia. Affermano, invece, che queste varie forme di vita si evolsero
gradualmente, cambiando nel corso di milioni d’anni. Tuttavia, gli
scienziati che ci credono restano ripetutamente perplessi quando trovano
fossili di antichi organismi viventi identici agli organismi viventi
d’oggi. È stata recentemente riferita un’altra di queste scoperte,
e questa volta si tratta di fossili di alghe verdi-azzurre. Science
News riferisce: “Le nuove prove ora presentate da un gruppo di
paleontologi dell’Università Harvard mostrano che un fossile di alga
verde-azzurra corrisponde quasi perfettamente a quella che si trova
oggi. Il fossile che hanno identificato è anche il più complesso che
sia mai stato scoperto”. Dopo tutto quel tempo, questa forma di
organismo vivente non è cambiata in qualcosa di diverso. Non c’è
stata “evoluzione”.
E.
J. H. Corner, professore di botanica tropicale all’Università di
Cambridge, osserva: “La maggioranza dei botanici considera la
testimonianza dei fossili come fonte di luce. Ma non è stato scoperto
nelle palme tale evidenza, né in tutti i gruppi di piante da fiore. Ci
sono testimonianze fino a metà dell’èra mesozoica, se non prima, ma
sono tutte palme di riconoscibile moderna rispettabilità. Non c’è
nessuna prova degli antenati neppure dei generi esistenti”.
Molti scienziati evoluzionisti ritengono che le libellule
siano gli insetti alati più primitivi. In Francia è stata scoperta
l’impronta fossile delle ali di una libellula la cui apertura alare
era di 75 centimetri! È l’insetto più grande che si conosca, essendo
di tre volte più grande di qualsiasi libellula vivente.
‘È mai possibile’, mi son chiesto, ‘che uno dei
meccanismi di volo più complessi che l’uomo conosca sia apparso di
punto in bianco, perfettamente sviluppato?’ “Non esistono fossili di
insetti allo stadio intermedio tra quelli privi di ali e quelli
alati”, ammette il libro Alien
Empire—An Exploration of
the Lives
of Insects. È evidente
che le libellule sono opera di un intelligente e magistrale Progettista.
Alcuni
danno molta importanza alle ricerche di "forme di
transizione". Per citare un esempio additano i dipnoi, che sono
provvisti di branchie per aspirare ossigeno sott’acqua e anche di una
vescica che serve da polmone per respirare quando escono dall’acqua.
Si suppone che questo contrassegni uno stadio evolutivo fra il pesce e
il rettile. Ma questa logica fa una grinza. I dipnoi non si sono
trasformati in rettili. Esistono ancor oggi, e sono gli stessi pesci che
si trovano fra le antiche specie fossili. Anziché uno stadio evolutivo,
non è più ragionevole definirla una specie creata separatamente, che
non si è estinta?
La
documentazione fossile fornisce un’altra importante prova che
smentisce l’evoluzione. Il processo evolutivo è definito “il
costante cambiamento degli organismi viventi”. Ma negli antichi strati
si trovano innumerevoli fossili che, come i dipnoi, si possono
riconoscere nelle specie moderne. Le impronte lasciate da foglie di
quercia, noce, noce americano, vite, magnolia, palma e di molti altri
alberi e arbusti che si notano sulle rocce del Mesozoico e in quelle
successive non sono diverse dalle stesse foglie d’oggi. I milioni di
anni che a detta dei geologi sono trascorsi dalla loro comparsa le hanno
lasciate senza alcun cambiamento evolutivo. Allo stesso modo, centinaia
di insetti hanno lasciato la loro impronta nelle rocce del Mesozoico.
Queste impronte mostrano che erano piuttosto simili alle specie degli
stessi insetti che esistono ora.
Sono
passati appena 60 anni da che un pescatore catturò il primo celacantide
vivente.
Sono piuttosto comuni le impronte fossili di pesci a pinne lobate della
famiglia dei latimeridi, come il celacanto. Tali impronte sono databili
fra i 350 e i 70 milioni di anni fa. La categoria dei latimeridi venne a
lungo ritenuta estinta, ma un esemplare vivente fu scoperto nel 1938, al
largo delle coste sudorientali africane. Da allora sono stati avvistati
in quelle stesse acque circa un centinaio di latimeridi, del tutto
simili alle forme fossili del Cretaceo.
Ritenendolo estinto da
circa 80 milioni di anni, gli evoluzionisti lo acclamarono come
“fossile vivente”. Fu anche definito l’“anello mancante” fra i
pesci e i primi animali terrestri, dato che certe sue caratteristiche
assomigliavano a polmoni e a zampe rudimentali. “Oggi, però”, dice
il Washington Post,
“i biologi evoluzionisti che ne hanno studiato esemplari viventi
convengono sempre più che i celacantidi non sono anelli mancanti”. Il
Post cita il periodico
britannico Nature il quale
afferma che le “caratteristiche dei celacantidi che si credeva li
collegassero con gli animali terrestri probabilmente presentano tale
somiglianza per pura coincidenza. . . . Si è visto che i celacantidi
viventi non hanno polmoni”. Non ha subìto gli immaginari cambiamenti
che gli evoluzionisti asseriscono siano avvenuti negli organismi viventi
col passare di milioni d’anni.
Mentre
alcuni pesci e altri animali marini più grandi si nutrono di alghe, i
suoi più grandi consumatori sono animali essi stessi microscopici.
Essi, a loro volta, sono mangiati da creature marine più grandi. Fra
questi minuscoli animali molti sono unicellulari, come i Foraminiferi,
che si trovano nell’acqua salata degli oceani. I loro gusci formano
una parte notevole del fondo marino. Le bianche scogliere di Dover nel
canale della Manica sono formate di gusci di Foraminiferi. Nella goccia
d’acqua che state esaminando potete anche vedere altri animali
unicellulari, ad esempio, i bei Radiolari, che pure vivono nel guscio.
Sarebbe impossibile menzionarli tutti, poiché vi sono oltre trentamila
tipi di animali unicellulari viventi oggi sulla terra.
Un
fatto rimarchevole è che questi piccoli animali marini, nonché la vita
vegetale microscopica, pur essendo così minuti e delicati, sono durati
a miliardi in grande varietà per molti secoli. E, ciò che è più
sorprendente, non sono cambiati. Le stesse caratteristiche sono
tramandate di generazione in generazione, così che un fossile di secoli
fa non è diverso dagli attuali esemplari viventi. Che stabilità!
Per
non parlare delle tigri, dei coccodrilli, degli squali da 200 milioni di
anni, delle balene, delle iguane da 300 milioni di anni e
di una miriade di altre creature trovate pressoché immutate con il
trascorrere delle ere geologiche, secondo gli orologi degli scienziati, nelle loro
ultime fossilizzate dimore.
Ma
quando si comprende che tutta la creazione, con la sua interdipendenza,
è il disegno di una suprema intelligenza, si riconosce logicamente che
la vita si trasmette inalterata fra le diverse specie attualmente
esistenti sulla terra. Infatti ciascuna creatura occupa il suo posto essenziale nella rete della vita.
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Ciò
che ha rivelato la testimonianza fossile
Interessante
è anche l’osservazione di Moore riguardo alle piante e agli animali
che vissero in passato, ma che quindi morirono. Egli dice:
“Non c’è assolutamente nessuna . . . prova nella primitiva fonte
storica, la testimonianza fossile, per qualsiasi effettiva relazione nel
succedersi di queste specie. Non si è trovata nessuna forma di
transizione nella testimonianza fossile molto probabilmente perché non
esiste nessuna forma di transizione allo stadio fossile. Molto
probabilmente, le transizioni fra le specie animali e/o le transizioni
fra le specie vegetali non sono mai avvenute”.
Queste
sono le prove dopo più di un secolo di scavi. La testimonianza rimane
precisamente la stessa come quando, oltre un secolo fa, Darwin esclamò:
“Giacché secondo questa teoria [dell’evoluzione] devono essere
esistite innumerevoli forme di transizione perché non le troviamo
sepolte in numero incalcolabile nella crosta della terra?”
Egli
passò oltre la difficoltà, affermando che la testimonianza fossile era
difettosa. Ma dopo più di un secolo di intensi scavi, questa scusa non
può più usarsi validamente. La testimonianza dei fossili è abbastanza
completa da mostrare la stessa cosa che mostra la testimonianza dei
viventi: un vivente si riproduce solo “secondo la sua specie”. Non
si riscontra che cambi da una specie all’altra.
Per
giunta, Darwin disse che se si potesse mostrare che i gruppi di viventi
“iniziarono realmente a vivere subito, il fatto sarebbe fatale per la
teoria dell’evoluzione”. Che cosa mostrano le prove? Il prof. Moore
riferisce:
“Nella pubblicazione del 1967, The Fossil Record,
. . . unitamente patrocinata dalla Società Geologica di Londra e
dall’Associazione Paleontologica d’Inghilterra . . . circa 120
scienziati, tutti specialisti, prepararono 30 capitoli in una
monumentale opera di oltre 800 pagine per presentare la testimonianza
fossile di piante e animali divisa in circa 2.500 gruppi. . . .
“Una conclusiva generalizzazione tratta da queste tabelle è la
seguente: Si mostra che ciascuna forma o specie maggiore di piante e
animali ha una storia separata e distinta da tutte le altre forme o
specie!!!
“I gruppi sia di piante che di animali compaiono all’improvviso (il corsivo è nostro) nella testimonianza fossile. . . .
Balene, pipistrelli, cavalli, primati, elefanti, lepri, scoiattoli, ecc. son tutti distinti alla loro prima comparsa come lo sono ora. Non c’è
nessuna traccia di comune antenato, tanto meno alcun legame di rettile,
supposto progenitore. . . .
“E i proponenti della generale Teoria dell’Evoluzione, i quali
conoscono i fatti della paleontologia, ammettono l’esistenza di
baratri fra tutte le categorie superiori. Essi ammettono che questo è
un fatto innegabile della testimonianza fossile”.
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Inventati per
i libri di testo
Un
articolo pubblicato dalla rivista scientifica tedesca Factum
trattava il soggetto “Fossili: forme originali primitive o già
complete?” È stato fatto un paragone tra fossili di piante e di animali
e le forme d’oggi. Dopo avere paragonato crostacei d’oggi con
crostacei fossili, lo scrittore ha concluso dicendo: “In nessun caso
abbiamo visto le primitive forme originali che l’evoluzione ha così
spesso cercato di trovare. Ogni tipo di crostaceo fossilizzato è
altamente organizzato e completo come quelli d’oggi”. Qual era dunque
l’opinione dello scrittore? “Forme animali primitive? Crostacei
superiori?.... Esistono solo nei nostri testi di zoologia”.
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PROVA DEL DILUVIO UNIVERSALE
Una
straordinaria testimonianza dell’estesa distruzione della vita animale
causata dall’acqua è data dai resti di mammut trovati in tutta la
Siberia settentrionale e in Alasca. Centinaia di migliaia di queste
creature (alcuni calcolano fino a 5.000.000) furono rapidamente sepolte
e congelate nella melma mista a ghiaccio. Talora sono quasi
perfettamente conservati, con vegetazione tropicale non digerita nello
stomaco e fra i denti. In quanto al tipo di catastrofe che avrebbe
potuto spazzare via le creature in una zona così vasta, Earth’s
Most Challenging Mysteries osserva:
“C’è un fatto significativo che si riscontra sempre con ogni
fossile di dinosauro e con ogni fossile di mammut, ed è che ogni
fossile è quasi invariabilmente estratto da roccia sedimentaria
depositata dall’acqua. Ogni fossile è estratto o da
roccia scistosa, che è semplice fango depositato dall’acqua
d’inondazione e induritosi, o dalla sabbia lasciata dall’acqua di
inondazione e induritasi per formare l’arenaria, o è congelato nel
permafrost”.
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