B EFFETTI DILUVIO

  Argomento 1

Trattazione

Argomento 2

Effetti dell'acqua in movimento

Argomento 3

Effetti distruttivi dell'acqua

Argomento 4

Miniera fossili a Bahia

Argomento 5

Massi erratici

Argomento 6

Sopravvissero gli alberi?

Argomento 7

Effetti sul sistema di datazione

Argomento 8

Effetti sulla crosta terrestre

 

TRATTAZIONE

F.C.Hibben dichiara: "C’è l’evidenza di turbamenti atmosferici di una violenza senza paralleli. Mammut e bisonti furono lacerati e contorti come da una mano cosmica nell’ira di Dio....Gli animali furono semplicemente lacerati e sparsi sul terreno come oggetti di paglia e corde, sebbene alcuni di essi pesassero parecchie tonnellate". Lo scrittore francese François Derrey si riferisce a ciò nel suo libro "La terre cette inconnu", aggiungendo: "Le fosse dell’Alaska non sono uniche. In tutto il mondo sono stati trovati ossari di questa natura con alti mucchi di fratturati resti di migliaia di animali". Le creature raggiunte in altri luoghi furono seppellite in gran numero sotto terra e detriti. Né la morte naturale, né l’annegamento con mezzi ordinari, né la morte per malattia possono soddisfacentemente spiegare tutta questa evidenza. Ma la può spiegare un diluvio in tutta la terra accompagnato da una drastico cambiamento di clima.

Nel suo libro "La Nave perduta di Noè Berlitz, aggiunge alle pagg. 113-115: "Grandi quantità di questi animali annegati sono state rinvenute in caverne montane e crepacci a elevate altitudini e i ampi ossari in varie parti del mondo, in località dove si erano raggruppati per cercare vanamente di sfuggire al Diluvio. Manson Valentine, paleontologo e zoologo che ha visitato un certo numero di questi depositi, ha evidenziato l’ampiezza di quelle trappole mortali di undicimila anni fa: "Nel Galles, nel Devonshire e in varie località dell’Inghilterra meridionale abbiamo trovato spaccature nelle colline, colmate da ammassi di ossa spezzate di iene, ippopotami, elefanti, orsi polari e di molti animali a noi ben noti, un fenomeno che si ripete in molti siti dell’Europa occidentali. In fessure del Monte Genay, in Francia, erano stipate le ossa di rinoceronti, elefanti, leoni e bovini selvatici; nelle Alpi svizzere sono stati trovati resti di coccodrilli, struzzi giganti e orsi polari. Negli ossari del Dakota cataste di ossa di cammelli, cavalli e altri animali di difficile identificazione si sono consolidate in grossi blocchi per effetto della pressione; nel Nebraska, gli ossari comprendono anche resti di rinoceronti e di suini giganteschi. nelle fosse di La Brea, in California, vi sono bradipi giganti, cammelli, leoni, cavalli, pavoni e bisonti preistorici. In un pozzo delle Everglades, in Florida, si trovò una grossa zanna ricurva che sporgeva dal fango; era la parte emergente dello scheletro di un mastodonte enorme, morto da almeno undicimila anni. Era circondato da innumerevoli cammelli, cavalli, tigri e bradipi e sotto lo strato paludoso vi era un numero incalcolabile di altre specie". Il dottor Immanuel Velikovsky, commentando la catastrofe mondiale che segnò la fine di un così gran numero di animali, ha notato la subitaneità della loro morte e la mescolanza di specie nel suo libro Earth in Upheaval (La terra sconvolta): "Fra le colline di Montreal e del New Hampshire, nel Michigan, a centocinquanta o duecento metri sopra il livello del mare, sono state trovate ossa di balene. In molti punti della terra e su tutti i continenti erano celate in grande commistione ossa di animale marini, animali polari terrestri e animali tropicali. Tutte queste specie animali che sembrano anacronistiche rispetto agli ambienti in cui sono state rinvenute, si sono estinte durante il Diluvio o nel corso dei successivi mutamenti climatici....scomparvero in Europa il grosso alce irlandese, il lupo primigenio, l’orso delle caverne e l’uro gigante. ma la prova forse più convincente del Diluvio e del sommovimento che ha mutato il volto della terra ci è fornita dalla scoperta di innumerevoli specie animali, le cui ossa si sono spezzate e poi fuse assieme mentre le acque le trasportavano nei meandri delle caverne e dei crepacci. Vi è naturalmente un altro elemento che confermerebbe il ricordo intuitivo umano del Diluvio e precisamente l’eventuale ritrovamento di una nave sul Monte Ararat".

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Gli effetti dell’acqua in movimento  

Le inondazioni provocate in tempi recenti dallo straripamento di fiumi danno un’idea dell’enorme forza dell’acqua in movimento. Una pubblicazione del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti dice di certe inondazioni nello stato dello Utah: “Distrussero le case . . . e lasciarono un deposito di detriti dello spessore di alcuni metri, inclusi macigni d’ogni grandezza, alcuni del peso di 20 tonnellate. Alcuni massi più grossi furono spostati dalla bocca del canyon di circa 300 metri su una pendenza di 4°. Parecchi di essi pesano da 75 a 100 tonnellate ciascuno, e due, menzionati prima, pesano rispettivamente 150 e 210 tonnellate”.

Che si aprissero “le cateratte dei cieli” non si riferisce solo a un temporale. (Gen. 7:11) Significò la caduta di migliaia di milioni di litri d’acqua che erano stati sospesi nello strato superiore dell’atmosfera come volta acquea che circondava il globo, chiamata nella Bibbia “le acque . . . sopra la distesa”. (Gen. 1:6, 7) Il peso di tutte queste acque che caddero sulla terra provocò senz’altro considerevoli movimenti tettonici. Gli spostamenti e le deformazioni della crosta terrestre avrebbero prodotto immense onde di maremoto che avrebbero inondato la terraferma. Secondo un articolo di Scientific American, le onde sollevate da una tempesta a Cherbourg, in Francia, “scagliarono sopra [un] muro massi di 3.000 chilogrammi e spostarono per 18 metri blocchi di cemento di 65 tonnellate”.

 

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Effetti distruttivi dell'acqua  

Secondo il libro di Genesi, durante il diluvio universale “spirò dunque ogni carne che si muoveva sulla terra” fuori dell’arca. (Gen. 7:21) Ci sono ampie prove di tale distruzione di creature viventi per mezzo dell’acqua?

In modo interessante, negli Stati Uniti, in Inghilterra, Francia, Spagna meridionale, Germania, Russia e altrove sono stati trovati nella terra enormi crepacci pieni dei resti di un gran numero di animali. Vi sono mescolate ossa di elefante, rinoceronte, ippopotamo, renna, cavallo, maiale, orso e molti altri. In una di tali grotte vicino a Palermo, in Sicilia, si trovarono più di venti tonnellate di ossa da utilizzare per scopi commerciali. Questi crepacci si trovano spesso su alture isolate a considerevole altezza dove gli animali sarebbero fuggiti per sottrarsi alle acque di inondazione che “continuavano a crescere grandemente sopra la terra”. (Gen. 7:18) Riguardo alla varietà di resti animali trovati in una caverna piena d’ossa, il libro Earth’s Most Challenging Mysteries chiede:
“Che cosa fece correre i conigli nella stessa grotta insieme ai coyote? E un’antilope insieme a un ghiottone e a un grizzly? Si sono trovate ossa di un mastodonte, e di alcuni rettili . . . Il mucchio di ossa era interamente coperto e preservato da un deposito di ghiaia e sassi lasciatovi dall’inondazione”.

Una straordinaria testimonianza dell’estesa distruzione della vita animale causata dall’acqua è data dai resti di mammut trovati in tutta la Siberia settentrionale e in Alasca. Centinaia di migliaia di queste creature (alcuni calcolano fino a 5.000.000) furono rapidamente sepolte e congelate nella melma mista a ghiaccio. Talora sono quasi perfettamente conservati, con vegetazione tropicale non digerita nello stomaco e fra i denti. In quanto al tipo di catastrofe che avrebbe potuto spazzare via le creature in una zona così vasta, Earth’s Most Challenging Mysteries osserva:
“C’è un fatto significativo che si riscontra sempre con ogni fossile di dinosauro e con ogni fossile di mammut, ed è che ogni fossile è quasi invariabilmente estratto da roccia sedimentaria depositata dall’acqua. Ogni fossile è estratto o da roccia scistosa, che è semplice fango depositato dall’acqua d’inondazione e induritosi, o dalla sabbia lasciata dall’acqua di inondazione e induritasi per formare l’arenaria, o è congelato nel permafrost”.

Target: Earth rileva riguardo al distretto dello Yukon nell’America del Nord: “La presenza di ossa, alberi, torba e altri detriti tutti mischiati insieme fino alla profondità di quasi 30 metri, addita un diluvio cataclismico di enormi proporzioni che dovette sommergere il paese, macinando i corpi degli animali con pietre e alberi e spargendo il tutto nella Valle dello Yukon”.

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Miniera di fossili nello Stato di Bahia

Già conosciuta come la grotta più lunga dell'emisfero Sud, la Toca da Boa Vista, in Brasile, si è rivelata spettacolare anche dal punto di vista scientifico. «Abbiamo raccolto migliaia di fossili di 30-40 specie, soprattutto mammiferi estinti», dice il paleontologo californiano Walter Hartwig, fra i responsabili della prima indagine scientifica sugli oltre 100 km della cavità nello Stato di Bahia. Hartwig ha lavorato con il Grupo Bambui, un'équipe di speleologi che ha trovato questo cranio di una scimmia ragno, che pesava 25 kg: oltre il doppio di quelle odierne. Sono state raccolte ossa di grandi felini, lama, un bradipo lungo sei metri, roditori e pipistrelli. Alcuni vivevano nelle foreste, altri nelle pianure o sulle montagne. 

A che cosa è dovuto questo strano ma ripetitivo accumulo disordinato di ossa appartenenti ad una quarantina di specie animali? Secondo Hartwig, l'assenza di tracce umane e la varietà degli habitat fa pensare che la loro estinzione sia dovuta a mutamenti ambientali.

La domanda alla quale gli scienziati in generale si sottraggono è la seguente: potrebbe essere stato il Diluvio Universale a provocare questi "mutamenti ambientali" e causare simili sconquassi?

 

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MASSI ERRATICI

I moderni geologi, basandosi sul principio dell’attualismo, dicono di solito che vi furono trasportati sopra enormi ghiacciai durante lunghe ère glaciali della cosiddetta epoca "pleistocenica". Sostengono che quando i ghiacciai si sciolsero lasciarono i massi dove ora li troviamo.

Ma molte considerazioni indicano che questa teoria non è accettabile. Un problema è che i ghiacciai si muovono solo mediante la forza di gravità e, perciò, da posizioni elevate verso il basso. Comunque, i massi "erratici" si trovano di frequente a livelli di centinaia di metri più in alto del luoghi di origine. Per citare solo un caso, sulla vetta del monte Washington ci sono massi di gneiss grigio (forma di roccia metamorfica) che vi furono evidentemente trasportati da un luogo "900-1.200 metri più basso della loro attuale altitudine".

Secondo la teoria di alcuni, questi enormi massi di pietra furono portati nel luogo dove si trovano al presente in cima a ghiacciai durante un’èra glaciale. “Comunque, questi macigni si trovano anche nei climi più caldi, lontani da qualsiasi segno di glaciazione. Per esempio, nella California meridionale”, rileva il libro Target: Earth. Inoltre, non si può pensare che fossero i ghiacciai a trasportare molti di questi massi “erratici” in luoghi più alti, talvolta a centinaia di metri più in alto del loro apparente luogo d’origine. “E c’è ancora un altro problema in relazione ai massi erratici che la teoria delle ère glaciali non può risolvere in modo soddisfacente”, osserva Rehwinkel:
“Ed è il problema che in una località c’è un insieme di rocce portate lì da luoghi situati in direzioni opposte. Questo fenomeno è stato osservato in vari luoghi della terra. Uno di essi è in Sassonia, dove si trovano insieme rocce alcune delle quali provengono dalla Scandinavia a nord, mentre altre vi furono portate da qualche luogo a sud. . . . Il ghiaccio in movimento non può accumulare macigni da direzioni opposte e depositarli insieme in un sol luogo”.

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Effetti SUL SISTEMA DI DATAZIONE

Il Diluvio portò grandi cambiamenti: per esempio la durata della vita dell’uomo diminuì molto rapidamente. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che prima del Diluvio le acque sopra la distesa riparassero da radiazioni nocive e che, sparite le acque, le radiazioni cosmiche geneticamente nocive all’uomo siano aumentate. La Bibbia però non dice nulla al riguardo. Tra parentesi, qualsiasi variazione delle radiazioni avrebbe alterato la velocità con cui si forma il carbonio-14 al punto da invalidare tutte le date anteriori al Diluvio calcolate in base all’analisi radiocarbonica.

Per un più dettagliato esame dell'argomento vogliate consultare la pagina Datazione.

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SOPRAVVISSERO INTERI ALBERI AGLI EFFETTI DEL DILUVIO?

Vediamo dunque che non si può determinare l’esatta età di tali alberi, ma secondo ogni evidenza essi sono davvero molto vecchi. Questo, comunque, suscita la domanda: Dal momento che il diluvio del giorno di Noè venne circa 4.300 anni fa, dobbiamo credere che alcuni alberi ora esistenti, come il noce americano che si dice abbia 4.600 anni, sopravvivessero intatti a quell’avvenimento?

Non si può del tutto scartare questa possibilità. Comunque, data l’enormità del Diluvio e il distruttivo effetto dell’acqua, sembra piuttosto improbabile. (Si paragoni Salmo 104:6-8). Anche questo accresce i dubbi che i metodi di datazione per mezzo degli anelli degli alberi siano accurati.

Ma non dice la Bibbia che subito dopo il diluvio la colomba mandata fuori da Noè aveva al ritorno “nel becco una foglia d’olivo colta di fresco”? Da dove l’aveva presa se l’albero non era sopravvissuto al Diluvio? — Gen. 8:11.

Alcuni commentatori affermano che ulivi e altri alberi sopravvivessero innegabilmente intatti al Diluvio. Per dare la prova che questi alberi possono sopravvivere sott’acqua, hanno anche citato due antichi scrittori, Teofrasto e Plinio il Vecchio, i quali avrebbero detto di aver visto ulivi viventi sommersi sotto il mar Rosso. Ma è corretto?

Teofrasto, chiamato a volte Padre della Botanica, fu un filosofo e naturalista greco del terzo e quarto secolo a.E.V. La sua più importante opera pervenutaci include Ricerche sulle piante. Descrivendo il mar Rosso, essa dice pure: “Ma ci sono piante nel mare che chiamano ‘lauro’ e ‘olivo’”.

La pianta chiamata “olivo” che quindi egli descrive non è affatto il vero albero d’olivo, ma, si crede, la Laguncularia racemosa. Quest’ultima pianta cresce realmente, com’egli dice, “in” acqua, benché non sott’acqua, come hanno erroneamente inteso i commentatori. La norma seguita da Teofrasto per descrivere le piante era la forma delle loro foglie. Può darsi quindi che usasse il termine “olivo” per descrivere la pianta a cui si riferiva lì, per il fatto che la struttura delle sue foglie era simile a quella dell’olivo naturale.

Parecchi secoli dopo, il romano Plinio il Vecchio basò le sue informazioni su Teofrasto, facendo eco allo scrittore più antico. Plinio, si dice, “non aveva né il temperamento per le originali indagini, né il tempo necessario a questo scopo”. — The Encyclopædia Britannica, 11a Ediz., alla voce “Plinio”.

Perciò dobbiamo pensare che nessuno di questi antichi scrittori parlasse di veri olivi che crescevano sotto le acque del mar Rosso.

Ebbene, se sembra improbabile che interi alberi sopravvivessero al Diluvio, come poté diversamente continuare la vita degli alberi? I moderni esperimenti relativi alle inondazioni ci danno qualche indicazione.

Ad esempio, gli scienziati hanno scoperto che i semi di certe piante e di certi alberi sopravvivono sommersi in acqua per trenta mesi. Inoltre, si dovrebbe notare che la portata dei disastrosi effetti che hanno vari problemi ambientali sulle giovani piante e sulle talee non è pienamente compresa. Un esperto, Jacob Levitt, dell’università del Missouri, osserva:
“Si deve ammettere che, nonostante la gran quantità di informazioni accumulate dai ricercatori sulle pressioni esercitate da congelamento, siccità e calore, né il meccanismo del danno causato da tali pressioni né quello della resistenza alle pressioni è pienamente compreso. Nel caso di altre pressioni [incluso ciò che egli chiama ‘danno da inondazione’] si sa ancora di meno”.

Questo fattore sconosciuto è messo in evidenza nell’opera russa Wintering of Plants di I. M. Vasil’yev (1956):
“L’acqua in quantità eccessiva non è di per se stessa nociva . . . nel caso di inondazione durante l’inverno o nei disgeli del principio della primavera prima che cominci la crescita e quando la respirazione è comparativamente breve, le piante possono rimanere a lungo sott’acqua senza alcuna visibile conseguenza nociva poiché hanno bisogno di una minima quantità di ossigeno che può essere completamente tratto dall’ossigeno dell’acqua che circonda le piante, specialmente se è corrente”.

Si ammette che tutta questa evidenza è limitata. Ma non mostra la straordinaria possibilità che hanno vari semi d’alberi, giovani piante e talee di sopravvivere all’inondazione?

Naturalmente, dopo il Diluvio, una volta che alberi e altre forme di vita vegetale cominciarono a ricrescere, molti sarebbero cresciuti in fretta. Il tek raggiunge i diciotto metri di altezza in soli quindici anni e il musanga può raggiungere i ventiquattro metri in quattordici anni. La piccola isola di Krakatau, spogliata da un’eruzione vulcanica nel 1883, meno di cinquant’anni dopo si ricoprì di foreste in modo simile al resto della circostante regione malese. In quanto alla foglia d’olivo portata dalla colomba a Noè, essa poté prenderla da un germoglio abbastanza giovane spuntato dopo il diluvio.

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Effetti sulla crosta terrestre

Con l’improvviso aprirsi delle ‘sorgenti dell’abisso’ e delle “cateratte dei cieli”, innumerevoli miliardi di tonnellate d’acqua inondarono la terra. (Ge 7:11) Questo può aver provocato enormi cambiamenti nella superficie della terra. La crosta terrestre è relativamente sottile (con uno spessore, si calcola, che varia da 30 a 160 km), sopra una massa più molle del diametro di migliaia di chilometri. Perciò sotto l’enorme peso dell’acqua probabilmente si verificarono grandi mutamenti nella crosta terrestre. Col tempo sorsero nuove montagne, vecchi monti diventarono più alti, i mari diventarono più profondi, e si formarono nuovi lidi, così che ora circa il 70 per cento della superficie terrestre è coperto d’acqua. Questa trasformazione della crosta terrestre spiega molti fenomeni geologici, come i nuovi livelli raggiunti da vecchie coste. Qualcuno ha calcolato che la sola pressione dell’acqua equivalesse a circa “tre quintali per centimetro quadrato”, sufficiente a fossilizzare rapidamente fauna e flora.  (Vedi D. Patten, The Biblical Flood and the Ice Epoch, 1966, p. 62)

 

Per un più dettagliato esame dell'argomento vogliate consultare la pagina Stratificazioni geologiche e Fosse oceaniche e Catene montuose.

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