L'ARCA DI
UZENGILI (ex masher)
Durante gli anni '80 la
strana formazione del suolo riscontrato in diverse fotografie
aeree a 25 km. a sud-est dell'Ararat ritornarono alla ribalta e
gli si prestò attenzione. Ricercatori americani si recarono
nella zona e con l'ausilio di un radar subsuperficiale
determinarono che nel sottosuolo vi erano tracce di ferro.
Sebbene un anno dopo si cercò di fare delle verifiche con
un'apparecchiatura più sofisticata, in grado di indagare le
frequenze molecolari(vedi TAC usata negli ospedali) al fine di
stabilire se all'interno del rigonfiamento vi fosse una grossa
massa oppure del metallo, le autorità turche non concessero il
benestare alle operazioni nella regione dell'Ararat a causa
della presenza di terroristi. Quali sono stati quindi i
risultati ottenuti con il radar subsuperficiale usato l'anno
prima?
I ricercatori, con
l'ausilio di diverse apparecchiature, quali il radar ed una
trivella a tubo per carotaggio, determinarono che vi erano delle
linee che si incrociavano in direzione est-ovest e nord-sud. La
forma geometrica risultante era proprio quella di un natante
dalle dimensioni bibliche: 157 metri di lunghezza e 46 di
larghezza.
È questa l'Arca di Noè?
A parte il fatto che
il principale promotore di queste ricerche, ma senza aver
effettuato ricerche in loco si permette di dire frasi del tipo
"l'arca non è mai stata sull'Ararat", che a "bordo erano più di
otto" persone, che il termine biblico "gopher"
(riferendosi al tipo di legno usato) è "certamente un errore di
traduzione" del testo ebraico perché viene usato solo in questa
occasione particolare e che il concetto dei "fondamentalisti",
indicante un'arca rettangolare sul monte Ararat fermo restanti
al racconto che ne fa la Genesi, è fuorviante rimangono pur
sempre alcune altre perplessità.
.In un'intervista
rilasciata da uno di questi ricercatori americani viene fatta
l'affermazione che la formazione sui monti Alkyayla, in base al
materiale rinvenuto in loco, risulta essere stata costruita con
delle "canne" e rivestita poi con del bitume.
La prima è riportata
nel libro di Berlitz, La Nave perduta di Noè, a pagina
41: "Alcuni scettici presenti osservarono che sebbene in certe
occasioni il rivelatore di metalli non fosse funzionante, si
continuava a marcare con i nastri i contorni della nave. Questi
primi esami furono condizionati psicologicamente dai continui
commenti di Ron Wyatt ai giornalisti della stampa e della
televisione e ad altri osservatori."
Non assomiglia forse
questo atteggiamento a quello di molti evoluzionisti?
La seconda
osservazione, riportata nella medesima pubblicazione a pagina
43, dice: Anche se si potesse dimostrare che l'oggetto è parte
di una nave, si potrebbe ancora dubitare che si tratti dell'Arca
di Noè; è interessante notare che gran parte della popolazione
locale è a conoscenza dell'oggetto, ma non crede che sia l'Arca
di Noè, che si troverebbe più in alto, bensì la nave di Malik
Shah, un satrapo dei tempi antichi, che aveva una grossa
imbarcazione in un lago che copriva una vasta zona attorno
all'Ararat e forse era collegato con altri bacini a nord e a
sud..." (vedi l'opuscolo Il Diluvio: Mito o realtà?, a
pagina 11)
L'ARCA
DELL'EPOPEA DI GILGAMESH (sv.22.11.80 e TG 15.1.92)
Rammentiamo che l’antica
Epopea babilonese di Gilgamesh contiene un racconto su una vasta
inondazione che distrusse tutto il genere umano. Molti affermano
che la leggenda di questa inondazione si basi su storia molto
più antica del racconto biblico di un diluvio universale
contenuto in Genesi capitoli da 6 fino a 8. L’Epopea di
Gilgamesh contiene vari poemi raccolti in una sola opera.
Comprende 12 tavolette d’argilla di cui l’undicesima presenta la
narrazione del Diluvio che tanto ci interessa.
Vi si racconta che
Gilgamesh andò a trovare il suo antenato Utnapishtim, il quale
aveva ricevuto l’immortalità dopo essere sopravvissuto al
Diluvio. Nella conversazione che segue, Utnapishtim spiega che
gli era stato detto di costruirsi una nave e di farvi entrare
bestiame, bestie selvatiche e la sua famiglia. Aveva costruito
la nave come un enorme cubo di 60 metri di lato, a sei piani.
Poi Utnapishtim dice a Gilgamesh che la tempesta durò sei giorni
e sei notti, e aggiunge: "Quando giunse il settimo giorno, cessò
la tempesta del Diluvio e questo combattimento, che colpiva
tutt’attorno come una donna in travaglio; si calmò il mare,
divenne silenzioso il vento cattivo e il Diluvio cessò. Aprii il
lucernario e aria fresca mi venne giù lungo le guance. Osservai
il tempo: dappertutto era silenzio e tutta l’umanità era
ritornata polvere... A dodici misure emergeva un'isola; fino al
Monte Nisir arrivò il vascello".
Quali le
differenze? Le possiamo riassumere con un unico commento.
Dopo aver
menzionato le differenze tra il racconto del Diluvio contenuto
nella Bibbia e quello proveniente dall’antica Babilonia, P. J.
Wiseman scrisse in New Discoveries in
Babylonia About Genesis: "Il racconto biblico
contiene idee semplici, e il suo insegnamento riguardo a Dio è
irreprensibile, mentre le tavolette babilonesi sono complesse e
politeistiche. La differenza può essere paragonata a quella
esistente tra le acque pulite alla sorgente del Tamigi e le
acque inquinate presso i moli di Londra. Ci sono delle
somiglianze tra la sorgente e la foce di un fiume: in un certo
senso sono entrambe lo stesso fiume; quindi, in Genesi troviamo
il racconto alla sua fonte pura, mentre nella narrazione
babilonese è nella sua forma evoluta e contaminata".
Queste informazioni sumeriche su tavolette d’argilla sono
veramente degne di nota. Sebbene contengano molti particolari
fantasiosi, dimostrano che nella memoria del genere umano era
rimasto impresso un diluvio di vaste proporzioni.
Questi
sono solo due esempi ma vi sono altri luoghi dove sono stati
ritrovati dei natanti giganteschi. Essi tutti fuoriescono dal
canone biblico perciò non risultano essere attendibili. Si legga
ad esempio riguardo al ritrovamento dell'arca sul monte Cudi, ai
confini con la Siria.