B

Fosse oceaniche e catene montuose

 

Il Salmo 104: 8 riporta che "i monti ascendevano, le pianure delle valli scendevano, al luogo che hai fondato per loro."

 

 

Parte A

Trattazione

Parte B

Scogliere nel deserto

Parte C

Montagne

Parte D

Scientific Monthly

Parte E

Fosse Oceaniche

Parte F

Oceano

Parte G

Pesci sulle montagne

Parte H

Dilemma animali sulle isole

Parte I

Diluvio Universale: la Bibbia aveva ragione

Parte J

20'000 fossili sotto un lago

   

TRATTAZIONE

 

Visto che i monti e i bacini dei mari si innalzano e si abbassano, è evidente che una volta i monti non erano alti quanto adesso e i grandi bacini dei mari non erano così profondi. Che dire degli abissi oceanici? C’è l’evidenza che essi siano cambiati? Evidentemente lo straordinario peso delle acque del Diluvio spinse le vette dei monti al loro alto livello e produsse nel fondo dell’oceano valli profonde più di 9’000 metri, arrivando alcune fosse a oltre 12'000 metri.

 

E nei tempi antidiluviani può darsi che ci fosse molto meno superficie terrestre coperta dall’acqua. Riguardo a ciò il libro The Genesis Flood osserva: "Nei passati decenni sono state scoperte in gran numero "montagne marine" che non sono altro che isole affondate in mezzo all’oceano. Hanno la cima piatta, e perciò non sono di formazione vulcanica, e ora in molti casi sono a più di 1’000 braccia sotto la superficie. Eppure danno abbondante evidenza di essere state una volta sopra la superficie". (1967, pagg.124, 125) Depositi di coralli che crescono solo in acque basse sono stati trovati su catene sommerse nel mare.

 

Commentando questo, il geologo marino Edwin L.Hamilton scrive in The Scientific Monthly: "Per qualche ragione sconosciuta, probabilmente in relazione con l’assestamento (della pressione in relazione gravitazionale) o con forze subcrostali, l’intera grande catena sottomarina affondò e, inizialmente, affondò abbastanza rapidamente da uccidere il corallo da scogliera quando il corallo scese al di sotto della sua zona vitale nelle acque superiori". (The Scientific Monthly, dicembre 1957, pag. 303) Quindi se i monti antidiluviani furono in realtà più bassi e i bacini oceanici non così profondi, le acque ora sulla terra potevano per certo spiegare un Diluvio su tutto il globo. E che cosa fece in seguito "diminuire progressivamente", o letteralmente "andando e ritirandosi", le acque del Diluvio, come narra il racconto di Genesi? I letti oceanici si approfondirono e affondarono e sorsero le superfici di asciutto. Le acque inondatrici dovettero defluire nei bacini dei mari. In che modo? Gli scienziati credono che i continenti poggino su enormi zolle. Il movimento di queste zolle può dar luogo a cambiamenti per quanto riguarda il livello della superficie terrestre. Oggi in alcuni luoghi, ai limiti delle zolle, vi sono grandi abissi sottomarini profondi più di dieci chilometri. E’ del tutto probabile che forse proprio in seguito al Diluvio, le zolle si siano spostate, il fondo marino sia sprofondato e si siano aperte grandi fosse, permettendo all’acqua di defluirvi. dalla terra emersa. Un libro, Planet, Earth, Glacier, richiama l’attenzione sul modo in cui l’acqua sotto forma di strati di ghiaccio comprime la superficie della terra. Per esempio dice: "Se il ghiaccio della Groenlandia dovesse sciogliersi, l’isola si alterebbe infine di circa 2’000 piedi (oltre 6oo metri)." Se si tiene conto di questo, l’effetto di un’improvvisa inondazione totale su parti della crosta terrestre può ben essere stato catastrofico. Altri esempi confermano quanto sovraesposto: due recenti reperti fossili indicano che un tempo l’acqua copriva la terra in modo assai diverso da ora.

 

Si pensa inoltre che un tempo gli oceani stessi fossero più piccoli e i continenti più grandi di adesso, come testimoniano canali fluviali che si estendono considerevolmente sotto gli oceani. E’ possibile che la superficie terrestre fosse una volta più piana e regolare che al presente? La rivista The Scientific Monthly, suggerisce l’idea che nei suoi giorni più antichi sulla terra "non ci furono alti monti che formassero barriere fisiche o climatiche". (The Scientific Monthly, agosto 1949, pag.71) Sulla superficie della terra si può trovare abbondante evidenza di notevoli cambiamenti.

 

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Scogliere nel deserto

Il giornale sovietico Vechernyaya Moskva riferisce che si sono trovate delle scogliere praticando delle trivellazioni alla profondità di oltre un chilometro e mezzo nel più grande deserto della nazione, il Karakum, un’estensione di 260.000 chilometri quadrati nella repubblica socialista sovietica del Turchmenistan, a est del mar Caspio. Si dice che un tempo vi fossero piante e animali ora fossili. Il giornale conclude che la scoperta conferma la teoria che un tempo il Karakum "era il fondo di un mare tropicale".

 

 

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Montagne

Definizione

Nome con il quale viene designato un rilievo che s'innalza rispetto al territorio circostante; le montagne si distinguono dagli altipiani per il fatto di avere un'area sommitale limitata e dalle colline per la maggiore altezza (generalmente si definisce montagna un rilievo che supera i 600 m d'altezza), sempre calcolata rispetto al livello del mare.

Le montagne si presentano raramente isolate e sono in genere riunite in gruppi o catene, che consistono in una serie di picchi montuosi inframmezzati da valli, solitamente simili per origine, età e forma. Si definisce sistema montuoso un allineamento parallelo di catene tra loro collegate, mentre la cordigliera è un esteso complesso di catene e sistemi montuosi.

Orogenesi

L'origine delle montagne deriva da una serie di fenomeni endogeni, come i movimenti della crosta terrestre o il vulcanismo, seguiti da una serie di fattori esogeni, come il modellamento e l'erosione. La teoria della tettonica a zolle ha facilitato la comprensione di questi processi: in breve, secondo la tesi di Alfred Wegener, la crosta terrestre sarebbe costituita da una serie di vaste placche, o zolle, che si muovono molto lentamente, provocando la separazione o la collisione delle masse continentali. In seguito alla collisione la crosta terrestre si solleva, creando delle faglie (ovvero delle fratture) e dei corrugamenti degli strati rocciosi; i movimenti risultanti dalla separazione delle placche causano invece lo sprofondamento degli strati al di sotto della crosta terrestre. Anche le eruzioni vulcaniche sono all'origine della formazione di montagne. Gran parte dell'attività vulcanica del globo è concentrata lungo i margini delle placche crostali (vedi Dorsale oceanica). Alcune catene montuose non elevate, infine, sono state create dai processi cosiddetti non-tettonici, tra i quali il principale è l'erosione differenziale.

Il sollevamento

Le collisioni tra le placche della crosta terrestre innescano vari processi geologici tra cui il principale è, come si è detto, il sollevamento della crosta stessa. Un processo frequente, prodotto dalla compressione orizzontale, è la deformazione degli strati crostali in pieghe e il corrugamento di spessi filoni di roccia. La catena dell'Himalaya, ad esempio, si è formata in seguito alla compressione che accompagnò la collisione della placca indiana con quella eurasiatica; anche le Alpi e il Giura si sono formati in seguito a una compressione orizzontale generata dalla collisione della placca africana con quella eurasiatica. In modo simile si innalzarono i monti Appalachi e buona parte delle Montagne Rocciose.

La formazione di un bacino, che è una struttura morfologica concava, può essere il risultato di vari processi, tra cui la spaccatura della crosta in un punto detto faglia e il conseguente abbassamento di uno dei due blocchi rispetto all'altro. Questo fenomeno, detto fagliatura, è ben esemplificato dal Gran Bacino, negli Stati Uniti.

Un altro tipo di rilievo che ha origine dal sollevamento è la cosiddetta cupola tettonica, creata dall'intrusione a grande profondità di roccia ignea o fusa la cui spinta produce un inarcamento degli strati rocciosi superficiali.

 

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Scientific Monthly, agosto 1949: 

"In quei giorni la terra aveva un clima tropicale o subtropicale in gran parte della sua superficie… La terra era bassa e non c'erano alti monti".

 

 

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FOSSE OCEANICHE

Mappa dei fondali oceanici

© Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.

Questa carta geografica permette di apprezzare la topografia dei fondali oceanici. La profondità delle acque nei diversi punti del globo dipende dalla morfologia dei fondali, che possono presentare pianure, catene montuose, valli e vulcani, proprio come le terre emerse.

È da notare che la Bibbia non dice che ai giorni di Noè vi fossero montagne alte quanto l’Everest. Secondo gli scienziati, un tempo molte montagne erano assai più basse che oggi, e alcune sono addirittura emerse da sotto i mari. Si pensa inoltre che un tempo gli oceani stessi fossero più piccoli e i continenti più grandi di adesso, come testimoniano canali fluviali che si estendono considerevolmente sotto gli oceani.

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DILEMMA DEGLI ANIMALI SULLE ISOLE

Per alcuni la presenza di animali in isole come l’Australia e la Nuova Zelanda è un’indicazione che non tutti gli animali terrestri fuori dell’arca perirono nel Diluvio. Tuttavia in base alle scoperte di alcuni oceanografi c’è motivo di ritenere che un tempo alcune dorsali di terraferma collegassero tratti di terra ora isolati. Per esempio gli studi oceanografici indicano che la dorsale medio-atlantica poteva affiorare per tutta la larghezza di quell’oceano. Forse esistevano anche altre dorsali, che possono essere state percorse dagli animali nelle loro migrazioni prima che sprofondassero sotto la superficie dell’oceano. Altri studi oceanografici hanno portato alla conclusione che un tempo esisteva un immenso continente nel Pacifico meridionale che comprendeva l’Australia e molte isole del Pacifico. Se le cose stavano così gli animali non avrebbero avuto nessuna difficoltà a raggiungere questi paesi.

 

 

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Oceano

 

Definizione

 

Gli oceani sono vaste distese d'acqua salata, che complessivamente ricoprono circa tre quarti della superficie terrestre; l'oceanografia è lo studio scientifico delle loro caratteristiche, delle interazioni con l'atmosfera e, in generale, dei processi fisici, chimici e biologici che si sviluppano in essi e ne mantengono la struttura e i movimenti.

 

I bacini oceanici

 

I maggiori oceani della Terra, il Pacifico, di forma vagamente triangolare, l'Atlantico, a forma di S, e il meno esteso oceano Indiano si raccordano attorno al continente antartico. Diversi mari semichiusi, come il mar Glaciale Artico, il mar Baltico e il mar Mediterraneo, sono in comunicazione con gli oceani e ne modificano le proprietà generali.

La profondità media dell'oceano è di poco inferiore ai 4000 m, tuttavia in prossimità dei continenti il fondo marino si trova a meno di 200 m di profondità e presenta una leggera pendenza. Questa zona poco profonda si estende normalmente fino a 100-200 km di distanza dalle coste continentali, e costituisce la cosiddetta piattaforma continentale. Essa ha grande importanza dal punto di vista economico, soprattutto per le attività di pesca e di estrazione di idrocarburi. Al margine della piattaforma continentale vi è una brusca rottura di pendenza: inizia la scarpata continentale che, con un'inclinazione media compresa fra 2° e 5°, raggiunge le pianure abissali, dalla profondità media di circa 3600 m.

Gli assi centrali dei principali bacini oceanici si connettono attraverso il sistema delle dorsali medio-oceaniche, estese catene montuose intersecate da zone di frattura, fondamentali per comprendere l'evoluzione dei bacini oceanici e spiegate dalla teoria della tettonica a zolle. In corrispondenza delle dorsali si riscontrano un'intensa attività sismica (vedi Terremoto), vulcanismo ed emissione di fluidi idrotermali molto caldi, ricchi di sostanze chimiche in soluzione. In corrispondenza degli sbocchi idrotermali vivono bizzarre comunità biologiche, il cui metabolismo dipende dai solfuri. Dalle dorsali oceaniche viene eruttata in continuazione roccia fusa che, aggiungendo nuova crosta oceanica alle rigide zolle crostali, provoca l'espansione degli oceani. Le zolle si spostano alla velocità di alcuni centimetri all'anno e, quando due di esse vanno in collisione, una si accavalla al di sopra dell'altra, mentre quest'ultima viene forzata a inabissarsi fino a raggiungere il mantello, dando luogo a un processo di subduzione. In questi casi, come avviene in prossimità della costa occidentale sudamericana, si formano fosse oceaniche che possono raggiungere profondità superiori a 7000 m. La massima profondità oceanica conosciuta, la fossa delle Marianne, a est delle Filippine, è di circa 11.000 m.

 

L'acqua dell'oceano

 

Gli oceani contengono circa il 97% di tutta l'acqua presente sulla Terra (l'atmosfera lo 0,001%) e hanno pertanto un ruolo molto importante: i processi di scambio e di transizione dell'acqua in stato gassoso, liquido e solido sono infatti fondamentali per i fenomeni atmosferici e climatici, e in generale per il mantenimento della vita sulla Terra.

Pur essendo una delle sostanze più comuni, l'acqua è caratterizzata da proprietà fisiche e chimiche alquanto particolari, scarsamente condizionate dalla presenza dei sali disciolti che differenziano l'acqua di mare da quella dolce. È una delle pochissime sostanze che si trovano in natura sia allo stato liquido sia nelle altre due fasi. Ha calore specifico e calore latente elevati: ciò significa che occorrono notevoli quantità di energia per innalzarne la temperatura e per provocare il passaggio dalla fase solida a quella liquida e da questa a quella gassosa. Tali caratteristiche fisiche condizionano in grande misura la distribuzione delle temperature sulla Terra, dal momento che i climi oceanici sono più uniformi di quelli delle regioni continentali. Molte altre proprietà dell'acqua– ad esempio l'alto potere solvente, l'elevata costante dielettrica e la grande tensione superficiale – assicurano il rapido svolgimento delle reazioni essenziali per la vita.

L'acqua di mare è una soluzione complessa che probabilmente contiene quasi tutti gli elementi stabili; le attuali tecniche analitiche hanno permesso di ritrovarvi circa la metà degli elementi, ma di questi la maggior parte è presente in quantitativi estremamente esigui: meno di una parte per milione. I principali costituenti di un chilogrammo di acqua marina di composizione media sono: 960 g di acqua, 19,350 g di cloruri, 10,750 g di sodio, 2,700 g di solfati, 1,300 g di magnesio, oltre a quantità più piccole di calcio, potassio, bicarbonato, bromuro, stronzio, boro e fluoro. Campioni di acqua marina provenienti da quasi ogni punto del mare aperto hanno mostrato di contenere questi costituenti in proporzione quasi perfettamente costante; pertanto l'acqua marina può essere considerata come una miscela di sali di composizione uniforme, diluita con quantitativi variabili d'acqua.

 

 

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Pesci sulle montagne

Due recenti reperti fossili indicano che un tempo l’acqua copriva la terra in modo assai diverso da ora.

  • Al centro del Montana, a oltre 1.800 metri sopra il livello del mare, i ricercatori hanno trovato scheletri di 64 specie di pescicani! Il servizio del Post di Denver dice che si crede “ci fosse una rapida sedimentazione nel mare antico, che seppellì rapidamente i pesci morti prima che potessero decomporsi. Alcuni pescicani sono così ben conservati che nei loro stomaci sono stati trovati resti di gamberi”.

 

  • Sui monti di Santa Monica, in California, a un’altitudine di oltre 480 metri, è stato trovato lo scheletro fossile di un’antica balena, che si afferma fosse lunga quasi sette metri e mezzo.

 

 

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DILUVIO UNIVERSALE: la Bibbia aveva ragione

 

Una notizia che ha rimbalzato un po' sordidamente in tutto il mondo recentemente è stata riportata dall'agenzia Ats/Adnkronos. L'articolo, apparso sul Giornale del Popolo del 2 dicembre 1999, diceva:

"La Bibbia aveva ragione: il diluvio universale ci fu veramente. La catastrofica inondazione avvenne circa 7.600 anni fa sulle sponde del Mar Nero. Le prove scientifiche del più leggendario tra i disastri sarebbero state individuate da due scienziati americani proprio sui fondali del Mar Nero.

Si tratta dei professori Walter Pitman, docente di geofisica del Lamont Doherty Earth Observatory, e Willlam Ryan, docente di oceanografia alla Columbia University di New York, per i quali proprio questo evento sarebbe all'origine del mito narrato dal libro biblico della «Genesi». Tra il sesto e il quinto millennio avanti Cristo il Mar Nero sarebbe stata una profonda depressione (circa 120 metri sotto il livello del mare), parzialmente occupata da un lago d'acqua dolce e isolato dal Mar Mediterraneo dallo stretto del Bosforo, all'epoca ostruito da enormi detriti. Un improvviso innalzamento della superficie marina nel 5600 a.C., fece si che una quantità immensa di acque irrompessero dallo stretto dei Dardanelli con un salto di oltre cento metri, distruggendo ogni forma di vita nell'arco di decine di chilometri sulle sponde del Mar Nero.

La tesi degli scienziati Pitman e Ryan, finora discussa solo in una ristretta cerchia accademica americana, sarà divulgata per la prima volta al grande pubblico dalla mostra «Il diluvio universale» allestita a Trento (I) dal 3 dicembre al 21 maggio 2000 presso il Museo Tridentino di Scienze naturali. Le prove sulla catastrofe sono arrivate dopo due anni di analisi in laboratorio dai carotaggi effettuati sui sedimenti geologici prelevati dal fondale del Mar Morto e datati con li carbonio radioattivo C14. Altri dati confermano questa interpretazione, come ad esempio il ritrovamento di fossili di molluschi d'acqua dolce.

Sarà interessante verificare quali prove così colossali, in grado di confermare un Diluvio universale, abbiano mai trovato Pitmann e Ryan. Sebbene motivi e proiezioni non corrispondano a quelli dichiarati nelle Sacre Scritture certamente i risultati raggiunti dalle analisi del fondo marino potranno raccontare molto a favore del rapporto biblico. Analizziamo nei dettagli alcuni stralci delle loro scoperte pubblicate in un volume intitolato IL DILUVIO, edizioni Piemme 1999.

 

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20'000 fossili sotto il lago 

 Kathleen Springer trattiene a stento l'entusiasmo mentre elenca i fossili trovati in un sito a Sud Ovest di Palm Springs, dove il Distretto metropolitano per le acque della California meridionale sta costruendo un bacino idrico. «Ci sono mammut, mastodonti, bisonti, cammelli, cavalli, tigri dai denti a sciabola, bradipi giganti, leoni americani, orsi neri, lupi e animali più piccoli come tassi, donnole, conigli, tartarughe, topi, rane e uccelli», dice la paleontologa del Museo della contea di San Bernardino. I fossili sono 20 mila, risalgono dai 13.400 ai 43 mila anni fa, e molti appartengono ad animali mai visti prima nella regione. I reperti, come questo femore di mammut colombiano, sono apparsi a partire dal '93, con l'inizio della costruzione. «Le ossa hanno cominciato a saltar fuori dal terreno», dice la Springen «E siamo ancora in piena raccolta».

Cosa ci facevano i lupi con gli orsi, le rane con i conigli, i cammelli con gli uccelli  e i topi con i mammut e i mastodonti con le tartarughe tutti e comunque sotto un lago? Vorremmo delle risposte non delle supposizioni.

 

 

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