L'EREDITÀ

SEZIONE 1

 

parte 1

Il pensiero evoluzionistico e la razza

parte 2

La violenza nella natura

parte 3

L'evoluzionismo è la scelta intellettuale?

parte 4

Questione di fede

 

Il pensiero evoluzionistico e la razza

Nel 1859 l’evoluzionista Charles Darwin fece pubblicare il suo libro intitolato L’origine delle specie. Con esso insegnò che c’era una gara tra le diverse varietà di organismi viventi e che i più adatti a vivere in un dato ambiente sarebbero sopravvissuti perpetuando la propria specie. Le forme meno adatte si sarebbero estinte. Di qui nacque l’espressione "la sopravvivenza del più adatto". Nel 1871 Darwin scrisse un libro intitolato "L’origine dell’uomo" in cui insegnava che uomini e scimmie avevano avuto un’origine comune.

Questi libri ebbero un effetto negativo sulle relazioni tra le razze. L’antropologa Sheila Patterson spiega: "La teoria dell’evoluzione sostituì le precedenti razionalizzazioni che giustificavano il predominio delle razze bianche. Dato che queste ultime erano sopravvissute alle altre razze e avevano avuto più successo di loro, dovevano essere superiori a quelle non solo in quanto a organizzazione ed efficienza, ma in ogni altro campo, incluso quello mentale e morale". Questo modo di pensare rese le nazioni europee più decise che mai a espandere le loro colonie nel XIX secolo. Fornì anche a Hitler l’ispirazione per formulare il suo piano di creare una "razza superiore" e sterminare gli ebrei e altri ritenuti indegni di vivere.

È interessante notare però che sia Darwin che scienziati più moderni sono d’accordo che l’umanità ha avuto un’origine comune. L’Encyclopedia Americana afferma: "L’umanità è una singola specie biologica". Lo scrittore scientifico Amram Scheinfeld ha scritto recentemente: "Ora la scienza conferma ciò che quasi tutte le grandi religioni predicano da lungo tempo: Gli esseri umani di ogni razza sono . . . discesi dallo stesso primo uomo".

Sebbene non sia stata scritta da scienziati, la Bibbia aveva tuttavia ragione nel dire che Dio "ha fatto da un uomo ogni nazione degli uomini, perché dimorino sull’intera superficie della terra". — Atti 17:26.

La violenza nella natura 

Poi il concetto che l’universo è opera di un amorevole Progettista subì dei cambiamenti.

Verso la metà del diciannovesimo secolo, scrittori come Darwin, Malthus e Spencer richiamarono l’attenzione sulla violenza esistente nella natura. Non era forse vero, dicevano, che l’animale grosso mangiava quello piccolo? Non era forse vero che nella giungla si combatteva giorno e notte una battaglia all’ultimo sangue per la sopravvivenza?

Era un fatto che gli animali si uccidevano fra loro. Quindi questo tipo di ragionamento continuava: Per quanto riguardava la vita sulla terra, questa selvaggia lotta per la sopravvivenza non era forse una realtà? Anche fra gli uomini, non erano le guerre bestiali, le lotte egoistiche e la ‘legge della giungla’ le forze che avevano effettivamente fatto la storia? Nella natura non si vedevano l’armonia e la pace che ci si aspetterebbe da un grande e amorevole Progettista.

George Romanes, un amico di Darwin, descrisse la natura in questo modo: "Troviamo denti e artigli affilati per uccidere, pungiglioni e ventose fatti per torturare: ovunque il regno del terrore, fame, malattie, sangue che cola e arti che tremano, respiro ansimante e occhi innocenti che si chiudono debolmente in una morte agonizzante e crudele".

La teoria di Darwin, della lotta senza scopo e della sopravvivenza del più adatto — che escludeva quindi il progetto da parte di Dio — fu accettata in lungo e in largo. E da essa nacque un nuovo concetto storico: il darvinismo sociale.

Si noti come H. G. Wells valutò la situazione nel suo libro intitolato Outline of History (Lineamenti di storia): "Ci fu una vera perdita della fede dopo il 1859 [l’anno in cui venne pubblicato L’origine delle specie di Darwin]. . . . I popoli più potenti alla fine del diciannovesimo secolo credevano di avere prevalso in virtù della lotta per l’esistenza, in cui i forti e gli astuti hanno la meglio sui deboli e sui fiduciosi . . . E come nel branco è necessario intimorire e soggiogare i più giovani e i più deboli per il bene generale, così sembrò loro giusto che i più grossi del branco umano dovessero intimorire e soggiogare" gli altri.

Molti furono pronti ad accettare questo pensiero. Una ragione fu la giustificata avversione che già provavano nei riguardi di molte chiese che avevano soffocato l’indagine scientifica. Peggio ancora, vedevano che le principali religioni fomentavano e giustificavano le guerre e gli spargimenti di sangue. Pertanto Wells fa questo accurato commento: "Il vero oro della religione fu in molti casi gettato via insieme alla borsa logora che per tanto tempo l’aveva contenuto".

L’evoluzionismo è la scelta intellettuale?

Un libro osserva che, fin dall’inizio, la teoria dell’evoluzione "ha attratto molti perché sembrava più scientifica della teoria della creazione individuale delle specie". — Milestones of History.

Per di più le asserzioni dogmatiche di certi evoluzionisti possono intimidire qualcuno. Per esempio, lo scienziato H. S. Shelton afferma che il concetto di creazione individuale "è troppo ridicolo per essere preso sul serio". Il biologo Richard Dawkins dichiara esplicitamente: "Se incontrate qualcuno che dice di non credere all’evoluzione, o è ignorante o stupido o folle". Similmente il prof. René Dubos afferma: "Ora la maggior parte delle persone illuminate accetta come realtà il fatto che tutto ciò che c’è nel cosmo — dai corpi celesti agli esseri umani — si è sviluppato e continua a svilupparsi attraverso processi evolutivi".

Da queste affermazioni sembrerebbe che ogni persona dotata di un minimo di intelligenza debba accettare automaticamente la teoria dell’evoluzione. In fondo, così facendo dimostrerebbe di non essere ‘stupida’ ma "illuminata". Eppure ci sono uomini e donne molto istruiti che non credono alla teoria dell’evoluzione. "Ho riscontrato che molti scienziati nutrono dubbi a livello personale", scrive Francis Hitching, "e alcuni arrivano a dire che la teoria darwiniana dell’evoluzione non si è rivelata affatto una teoria scientifica". — The Neck of the Giraffe.

Chandra Wickramasinghe, autorevole scienziato britannico, assume una posizione simile. "Non c’è nessuna prova che confermi alcuno dei princìpi fondamentali dell’evoluzione darwiniana", dice. "Fu una forza sociale che si impose al mondo nel 1860 e penso che da allora si sia rivelata un disastro per la scienza".

Tariq H. Janabi ha analizzato gli argomenti addotti dagli evoluzionisti. "Mi sono accorto che la situazione è ben diversa da come ci viene presentata", dice. "Le testimonianze sono troppo scarse e frammentarie per sostenere una teoria così complessa come quella dell’origine della vita".

Perciò coloro che obiettano alla teoria dell’evoluzione non dovrebbero essere definiti sbrigativamente ‘ignoranti, stupidi o folli’. Riguardo a certe opinioni in contrasto con l’evoluzione, persino un evoluzionista dichiarato come George Gaylord Simpson dovette ammettere: "Sarebbe di certo erroneo scartare semplicemente queste concezioni con un sorrisetto o metterle in ridicolo. Coloro che le hanno proposte erano — e sono — studiosi capaci e profondi".

Questione di fede

Alcuni pensano che chi crede nell’evoluzione si basi su dati di fatto, mentre chi crede nella creazione compia un atto di fede. È vero che nessun uomo ha visto Dio. (Giovanni 1:18; confronta 2 Corinti 5:7). Ma sotto questo aspetto la teoria dell’evoluzione non è in vantaggio, dato che si basa su eventi irripetibili che nessun essere umano ha mai visto.

Per esempio, gli scienziati non hanno mai osservato mutazioni — nemmeno di natura benefica — che producano nuove forme di vita; eppure sono convinti che questo sia esattamente ciò che ha dato origine a nuove specie. Non hanno assistito alla generazione spontanea della vita; eppure insistono nel dire che la vita è nata in questo modo.

Questa assenza di prove ha spinto Tariq H. Janabi a considerare la teoria dell’evoluzione "semplice ‘fede’". Il fisico Fred Hoyle la definisce "il Vangelo secondo Darwin". Il dott. Evan Shute si spinge ancora più in là. "Sospetto che il creazionista abbia meno misteri da spiegare dell’evoluzionista convinto", dice.

Altri esperti sono d’accordo. "Quando contemplo la natura dell’uomo", ammette l’astronomo Robert Jastrow, "l’emergere di questo essere straordinario dalle sostanze chimiche disciolte in una pozza d’acqua calda mi sembra un miracolo tanto quanto il racconto biblico sull’origine dell’uomo".

 

 

 Intimidazione e "lavaggio del cervello" 

Prima di condurre la mia indagine di casa in casa fra coloro che credono nell’evoluzione, lessi una ventina di libri scritti da evoluzionisti. Ancor prima, però, avevo cercato per molti anni, dai giorni dell’università, di tenermi al corrente degli sviluppi scientifici in questo campo. Ma ora esaminai specificamente recenti scritti di eminenti evoluzionisti.

Così facendo rimasi meravigliato dei metodi di intimidazione o "lavaggio del cervello" da essi usati. Un esempio di ciò è dato dal seguente breve riassunto tratto da dodici libri scritti da undici diversi evoluzionisti:
‘L’evoluzione è accettata universalmente da scienziati competenti a giudicare. È riconosciuta da tutti gli scienziati responsabili. Tutti i biologi rispettabili convengono che è un fatto stabilito. Oggi nessuna mente informata nega che l’uomo discese dai pesci. Non è più oggetto di dubbio.
L’evidenza è schiacciante. Chi è scevro da vecchie illusioni e pregiudizi non ha bisogno di ulteriori prove’.

Questo è il consenso unanime di tutti questi scrittori evoluzionisti. Ma quando le asserzioni sono così perentorie, così dogmatiche, fanno nascere sospetti. Ho l’impressione che gli evoluzionisti cerchino di scoraggiare l’opposizione e l’indagine con una retorica intimidatoria.

Ma perché definire incompetente, non informato, ‘prigioniero di vecchie illusioni e pregiudizi’ chi mette in dubbio una teoria? Scienziati che avessero realmente i fatti si abbasserebbero a tattiche così poco scientifiche e così irragionevoli?

È vero che questa "guerra psicologica", questo "lavaggio del cervello" fa in effetti dei convertiti al credo evoluzionistico. Ma quasi tutti quei convertiti sono di solito inermi davanti a chi resiste all’intimidazione e chiede le prove.

 

 Non ‘cambiamo la verità in menzogna’!

Non dobbiamo lasciarci adescare da filosofie contrarie ai fatti. In Romani 1:25 si parla di quelli che "han cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno venerato e reso sacro servizio alla creazione anziché a Colui che creò". Come abbiamo visto, la teoria dell’evoluzione è contraria alla realtà, anzi, è una vera e propria "menzogna". Come dice Romani 1:20, cambiare i fatti relativi all’Iddio della creazione in una tale "menzogna" è, considerate le prove, ‘inescusabile’.

Non deve sorprendere che nel nostro tempo la teoria dell’evoluzione si sia tanto diffusa nonostante l’evidenza del contrario. La vera filosofia di questa teoria è che non esiste nessun Dio, che non c’è bisogno di lui. Da dove può avere avuto origine una menzogna così colossale? Gesù ne identificò la provenienza quando disse: "Il Diavolo . . . è bugiardo e padre della menzogna". — Giovanni 8:44.

Bisogna riconoscere che la teoria dell’evoluzione fa il gioco di Satana. Egli vuole che le persone imitino la sua condotta e quella di Adamo ed Eva ribellandosi a Dio. Questo in particolare ora, dato che il Diavolo ha solo "un breve periodo di tempo". (Rivelazione 12:9-12) Credere nell’evoluzione significherebbe quindi fare il suo gioco e chiudere gli occhi ai meravigliosi propositi del Creatore. Come dovremmo sentirci al riguardo? Se qualcuno cercasse di truffarci o anche solo di derubarci di pochi oggetti materiali, proveremmo indignazione nei suoi confronti. Dovremmo provare un’indignazione ancora maggiore nei confronti della dottrina dell’evoluzione e del suo originatore, dato che il suo intento è quello di privarci di Dio e delle sue promesse. — I Pietro 5:8.

 

 

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