BB

LA TEORIA

 
1- Cosa trovò Darwin? 2- Le idee di Darwin 3- Le sue supposizioni 4- Principali lacune della teoria 5- La favola di Alice
6- Autodistruzione dalla teoria darwiniana 7- Ci fu una preistorica età della pietra? 8- Teoria sconclusionata 9- I fringuelli di Darwin  

 

Per qualsiasi domanda o critica progressiva o correzione concernente l'argomento siete pregati di avvalervi della pagina Questioni da sottoporre.

 

Cosa trovò Darwin nelle Galápagos?

Circa 150 anni fa, il naturalista inglese Charles Darwin fece una breve visita alle isole Galápagos. In queste isole del Pacifico, situate circa 1.000 chilometri a ovest dell’Ecuador, Darwin pensò di aver trovato la prova della sua teoria evoluzionistica.

Ma cosa trovò veramente nelle Galápagos? La prova dell’evoluzione, o la prova di qualche altra cosa?

 Torna all'inizio

Le idee di Darwin

Darwin credeva che tutte le piante, gli animali e gli uomini si fossero evoluti da precedenti "inferiori" forme di vita per mezzo di cambiamenti graduali avvenuti durante lunghi periodi di tempo. Egli ragionava che ogni cosa vivente era venuta in origine da "poche forme" di vita o "da una sola", e aggiungeva che "si è evoluta e si evolve, partendo da inizi così semplici, fino a creare infinite forme estremamente belle e meravigliose". (L’origine delle specie) Oggi coloro che accettano l’evoluzione generalmente si attengono alle stesse idee fondamentali e credono che gli organismi viventi non furono creati da Dio, ma che si siano evoluti.

Ciò che Darwin vide durante la sua visita di poche settimane alle Galápagos gli fornì "l’ispirazione per molte delle sue idee" sull’evoluzione, dice l’Encyclopædia Britannica. Ed ecco i risultati delle sue osservazioni: (1) gli organismi viventi delle Galápagos erano simili a quelli del continente sudamericano, per cui egli concluse che in origine fossero venuti di lì, non che fossero stati creati nelle Galápagos; e (2) col passar degli anni, le variazioni avvenute in quegli organismi viventi delle Galápagos li avevano resi alquanto diversi dai loro "cugini" del continente. Queste due osservazioni fondamentali, pensò, convalidavano la sua idea che piante e animali continuano a cambiare a poco a poco, per cui alla fine si evolvono in forme di vita interamente diverse.

Riguardo alle Galápagos, The World Book Encyclopedia dichiara: "Molte prove dell’evoluzione provengono da piante e animali che vivono su isole lontane dai continenti. Le isole Galápagos, ad esempio, . . . hanno 26 specie di uccelli terrestri, che somigliano tutti alle specie presenti nell’America sudoccidentale. Ma 23 di queste specie sembrano aver subito dei cambiamenti da quando giunsero nelle isole, poiché gli uccelli delle Galápagos sono specie distinte. Differenze simili sono evidenti in lucertole e tartarughe, di cui ve n’erano 11 specie su altrettante diverse isole. Evidentemente si svilupparono lì grazie ai cambiamenti avvenuti dopo che le loro antenate avevano lasciato il continente sudamericano".

 Torna all'inizio

Le sue supposizioni

Commentando le somiglianze fra questi animali e quelli del continente, Darwin disse ne L’origine delle specie: "L’arcipelago delle Galápagos . . . [porta] chiari i segni della parentela con il continente americano. Il naturalista che osserva gli abitanti di queste isole vulcaniche del Pacifico, distante parecchie centinaia di miglia dal continente, si rende conto di trovarsi sempre in terra americana. E perché? Perché le specie che si suppongono create nell’arcipelago delle Galápagos e in nessun altro luogo, sono chiaramente imparentate con quelle create in America?" (Il corsivo è nostro)

Darwin supponeva che per poter credere nella creazione era necessario che piante e animali totalmente diversi fossero stati creati in vari luoghi, specialmente sulle isole dell’oceano molto distanti da altre zone emerse. Per esempio, di Sant’Elena nell’Oceano Atlantico meridionale, disse: "Chi si attiene alla dottrina della creazione delle singole specie, dovrà riconoscere che, per quanto riguarda le isole oceaniche, non è stato creato un numero sufficientemente elevato di vegetali ed animali ben adattati", che evidentemente provenivano da altre zone. (Il corsivo è nostro)

In quanto all’assenza di certe specie su alcune isole oceaniche, egli disse che "le condizioni fisiche di tante isole oceaniche non possono rendere ragione della generale mancanza di rane, rospi e tritoni. Mi sembra, anzi, che le isole siano particolarmente adatte a questi animali, tanto è vero che le rane, introdotte a Madera, nelle Azzorre e nell’isola Mauritius, si sono moltiplicate . . . Invece, seguendo la teoria della creazione, sarebbe piuttosto difficile spiegare perché non siano stati creati sul posto". (Il corsivo è nostro)

Circa l’assenza di molti altri mammiferi su varie isole oceaniche, Darwin dichiarò: "Se ci si attiene alla teoria della creazione, non si può affermare che è mancato il tempo per la creazione dei mammiferi . . . Si potrebbe chiedere: perché il potere creativo, in queste remote isole, avrebbe prodotto solo chirotteri e nessun altro mammifero? Con la mia teoria la risposta è facile: nessun mammifero terrestre può essere trasportato su una vasta distesa marina, che invece i pipistrelli possono sorvolare". (Il corsivo è nostro)

La sua supposizione era corretta? Il Creatore avrebbe dovuto modellare organismi viventi completamente diversi in luoghi diversi, specie su remote isole? E le differenze osservate da Darwin negli organismi viventi delle isole oceaniche, paragonati alle loro controparti del continente, sono così grandi da poter dire che si stavano evolvendo nuovi tipi?

 Torna all'inizio

Principali lacune della teoria

Darwin considerava animali come i fringuelli e le tartarughe i principali esempi dell’evoluzione, ma il suo ragionamento aveva delle gravi lacune. Egli aveva concluso che per credere nella creazione bisognava credere che ogni specie fosse stata creata, e in determinati luoghi; inoltre, che variazioni minori significassero che qualcosa si stava evolvendo.

Nessuna di queste idee è corretta. Il racconto biblico della creazione non dice mai che ogni specie sia stata creata separatamente. Né dice che ciascuna specie fu creata in una determinata località. E non dice nemmeno che non potesse esserci varietà entro lo stesso tipo di organismo vivente.

La Bibbia mostra che in ciascun caso animali, piante e uomini si riproducono "secondo la loro specie". (Gen. 1:11, 21, 24, 25) Questa "specie" biblica consente grande varietà nel suo ambito, ma non si può mischiare con altre "specie". Per esempio, potrebbero esserci molte varietà di tartarughe e di fringuelli, poiché questi animali sono stati creati con la possibilità di tali variazioni, ma rimarrebbero sempre tartarughe e fringuelli.

Tra gli organismi viventi esiste una legge che non ha eccezione. "Scientific American" osservò: "Gli organismi viventi sono enormemente diversi nella forma, ma la forma è sorprendentemente costante entro qualsiasi data linea di discendenza: i maiali rimangono maiali e le querce rimangono querce, generazione dopo generazione".

 

Torna all'inizio

 

 

NON IMPARANO MAI

Alice, nella favola Dietro lo specchio, scettica davanti alla strana logica della Regina Bianca, seppe solo ridere. “Non ha senso provare”, disse. “Non si può credere alle cose impossibili”. La regina rispose: “Oserei dire che non hai molta esperienza. Quando avevo la tua età lo facevo per mezz’ora al giorno. Anzi, a volte ho creduto a ben sei cose impossibili prima di colazione”.

Gli evoluzionisti sono le Regine Bianche d’oggi. Hanno una grandissima esperienza nel credere alle cose impossibili.

 

Torna all'inizio

 

 

 

AUTODISTRUZIONE DALLA TEORIA DARWINIANA

Fred Hoyle vede in tutto questo un sinistro presagio: “Un altro punto che mi assilla è la convinzione che la finestra di opportunità per la specie umana possa essere molto stretta nel senso del tempo. Per aprire la finestra è necessaria una tecnologia elevata, ma una tecnologia fine a se stessa, senza aver stabilito un rapporto tra la nostra specie e il mondo esterno alla Terra, potrebbe essere una via che conduce all’autodistruzione. Se talvolta in questo libro la mia opposizione alla teoria darwiniana è sembrata feroce, questo atteggiamento è dovuto alla mia sensazione che una società orientata da quella teoria è, molto probabilmente, avviata all’autodistruzione”. Op. cit., p. 245.

 

Torna all'inizio

 

 

Ci fu una preistorica “età della pietra”?  

LA MENZIONE dell’“età della pietra” vi fa pensare al cosiddetto “periodo preistorico” dell’esistenza dell’uomo? Gli evoluzionisti dicono che l’“età della pietra” cominciò circa un milione e mezzo d’anni fa e durò fin verso il 3000 a.E.V. Un dizionario la descrive così: “L’età della storia del genere umano (che precedette le età del bronzo e del ferro) contrassegnata dall’uso di utensili di pietra”.

Significa questo che la Bibbia sia in errore quando dice che il genere umano è sulla terra da soli 6.000 anni circa? No. La Bibbia non sbaglia. Questo si capisce subito se si considera come gli evoluzionisti arrivano alle date dell’“età della pietra”.

Gli evoluzionisti ammettono che non ci sono documenti scritti che risalgano all’“età della pietra”. Per questo è chiamata preistoria, o “prima” della storia. Essi devono dunque basare le loro date su delle supposizioni. Supponendo che l’uomo si evolvesse lentamente, ragionano che l’uomo dovette usare prima utensili “primitivi”. Gradualmente, credono, nel corso di migliaia d’anni, impiegò quelli metallici. Pertanto, quando un evoluzionista trova un “utensile di pietra scheggiata” di forma ovale, interpreta che sia più antico di un “utensile di pietra levigata” di selce.

La datazione mediante certi orologi radioattivi non può corroborare le asserzioni degli evoluzionisti. La fidatezza di questi orologi è seriamente messa in dubbio. I risultati sono soggetti ad ampie congetture.

La Bibbia non sbaglia, perciò, semplicemente perché gli evoluzionisti attribuiscono età arbitrarie a utensili di pietra nel tentativo di sostenere una teoria. Solo la Bibbia fornisce un racconto attentamente datato che risale al tempo della creazione dell’uomo. Data l’attendibilità della Bibbia in fatto di storia, siamo incoraggiati ad accettare ciò che essa dice del principio dell’uomo. Essa non consente nessuna possibilità che l’uomo si evolvesse in migliaia d’anni di “preistoria”.

Ma le migliaia di asce, punte di frecce e simili oggetti di pietra comprovanti le ‘culture degli utensili di pietra’ si possono adattare ai 6.000 anni di storia del racconto biblico? Sì. Considerate la spiegazione data nel libro di Genesi.

Nella settima generazione dalla creazione di Adamo, dice la Bibbia, visse un uomo di nome Tubal-Cain. Egli fu “artefice d’ogni sorta di arnesi di rame e di ferro”. È possibile che prima del tempo di Tubal-Cain gli uomini usassero solo strumenti di pietra. Ma durante la sua vita si lavoravano il rame e il ferro. Questo non significa necessariamente che tutti gli uomini possedessero tali capacità. — Gen. 4:22.

Quindi, qualche tempo dopo il diluvio noetico del 2370/2369 a.E.V., Geova disperse il genere umano fino ai confini della terra. Molti gruppi vennero a essere isolati dalla ‘corrente principale’ del genere umano a causa di barriere culturali, linguistiche e geografiche. Logicamente, alcune di queste persone portarono lontano da Sinar in Mesopotamia la conoscenza di come lavorare i metalli. — Gen. 11:1-9.

Molti loro contemporanei, comunque, non possedevano probabilmente questa capacità. O poterono stabilirsi dove i minerali di metalli scarseggiavano. Considerate, ad esempio, i primi gruppi che dai monti dell’Europa centrale poterono trasferirsi alle pianure moreniche della Danimarca. Non vi avrebbero trovato una gran quantità di metalli, benché più tardi alcuni imparassero effettivamente a lavorare il minerale di ferro che si trovava nelle paludi della regione. Essi utilizzarono primariamente la selce che abbondava in quella zona, sviluppando una cultura di utensili di pietra. Perciò, nello stesso tempo prosperarono popoli che lavoravano sia la pietra che i metalli. Ma questo non dovrebbe sorprendere.

Popoli che lavorano la pietra e i metalli coesistono anche nel nostro tempo. World Book Encyclopedia dice: “In alcune isolate parti del mondo, quasi ogni metodo per la fabbricazione di utensili di pietra conosciuto in passato continuò a essere seguito fino agli anni del 1900 d.C.”. Sì, mentre la moderna tecnologia manda alcuni razzi con uomini sulla luna, altri continuano a usare utensili di pietra.

Ma questi moderni popoli che fanno utensili di pietra sono forse in parte ‘animali’, come sono descritti in disegni raffiguranti l’“età della pietra”? Ebbene, considerate la tribù dei Tasaday nelle isole Filippine. Lo scrittore P. Durdin li descrive in Times Magazine di New York dell’8 ottobre 1972: “Benché i Tasaday siano letteralmente ‘uomini delle caverne’ e uomini dell’‘età della pietra’ — vivono in caverne e fino a poco tempo fa usavano solo utensili di pietra — somigliano difficilmente ai pelosi, curvi uomini primitivi dall’aspetto scimmiesco, con la fronte sfuggente e brutali espressioni normalmente rievocati da queste frasi”. Sono umani.

Né i moderni uomini ‘della pietra’ mancano d’intelligenza. Le loro usanze sociali e legali rivelano spesso menti attente. Il dott. G. C. Baldwin in Stone Age Peoples Today considera gli Arunta dell’Australia. Egli dice: “L’organizzazione sociale e cerimoniale degli Arunta non è facile da capire. Le loro norme matrimoniali, ad esempio, sono le più complicate nel mondo intero”. Concludendo il suo studio di molti popoli simili, Baldwin dà rilievo a quanto segue: “Il fatto che queste persone differiscano da noi in tanti modi non significa di per sé che siano arretrate”. — Pagine 32, 172.

Inoltre, l’intelligenza si vede in quelle che si potrebbero definire abilità tecniche. Vladimír Kozák visse fra gli Héta in Brasile. Egli dice che sono “il gruppo di Indiani più primitivi di quelli che ho conosciuti in tutta l’America del Sud”. Kozák descrive l’abilità tecnica necessaria per fabbricare un’ascia di pietra. Riguardo all’efficacia dell’ascia, egli osserva: “Si potrebbe abbattere quasi ogni albero con un’ascia di pietra. Ho visto alberi del diametro di un metro e venti che gli Héta avevano abbattuti perché fungessero da ponte attraverso un profondo corso d’acqua”. Un tempo gli utensili di pietra fabbricati con cura servivano per fare tutto il loro lavoro.

Ciò nondimeno, gli Héta conobbero l’ascia di metallo portata da fuori della giungla. Erano troppo arretrati per vederne i vantaggi? Ci volle l’evoluzione di molte generazioni perché cominciassero a usare utensili metallici? Kozák risponde: Lo Héta “abbandona il suo utensile di pietra senza la minima esitazione. In effetti, il cambiamento avviene così in fretta che di solito non c’è nessuno che lo noti”. — “Rivisitata l’età della pietra”, Natural History, ottobre 1972.

Sì, esistono oggi popoli che usano utensili di pietra.

Simili gruppi di persone sono coesistiti insieme alle culture “progredite” durante gran parte della storia dell’uomo. Questo non è in contrasto con la Bibbia. Anzi, rivendica ciò che dicono le Scritture della dispersione degli uomini in tutta la terra.

 

Torna all'inizio

 

 

TEORIA SCONCLUSIONATA

Muggeridge concluse dicendo:

“I posteri si meraviglieranno senz’altro, e spero lo trovino molto divertente, che una teoria così sconclusionata e poco convincente abbia fatto presa con tanta facilità sulle menti del XX secolo e sia stata applicata così estesamente e con tanto poco criterio.

 

 

Torna all'inizio

 

I fringuelli di Darwin 

Un certo uccello, il fringuello, attirò particolarmente l’attenzione di Darwin. Nel suo breve soggiorno di studio alle Galápagos, egli ebbe l’impressione che nelle isole dell’arcipelago si fossero evolute molte diverse specie di fringuelli. Le variazioni riguardavano soprattutto la grandezza e la forma dei becchi. Darwin pensò che questi diversi becchi si fossero evoluti secondo le diverse condizioni esistenti nelle varie isole. L’Encyclopædia Britannica dice: "I fringuelli di Darwin hanno sviluppato da un comune antenato una moltitudine di tipi adattativi. Essi differiscono essenzialmente nella forma e nella grandezza del becco".

Tuttavia, il naturalista e guida Ronald Daeumler, che recentemente ha trascorso due anni nelle Galápagos, ha fatto queste osservazioni: "Francamente, sono rimasto sbalordito apprendendo che questa fu in effetti la ragione più convincente addotta da Darwin per mostrare che l’evoluzione era una possibile spiegazione dell’origine delle specie. Egli ragionò che se il fringuello poteva evolvere, come disse lui, un nuovo becco, allora era probabile che potesse evolversi in un altro animale se gliene era dato il tempo sufficiente. Era possibile che in base a un ragionamento simile tanti milioni di persone avessero rinunciato al concetto di un creatore intelligente? Era questo il più valido sostegno che le isole di Darwin potevano dare all’evoluzione?

"Come guida desideravo veramente poter riconoscere i diversi fringuelli. Ma dato che vengono chiamati specie diverse mi ero immaginato che fosse piuttosto facile identificarli. Tuttavia nel corso delle mie ricerche mi sono reso conto che le differenze fra queste cosiddette specie erano così piccole che molti si potevano distinguere solo pesando o misurando diversi organi come cuore o cervello. È proprio come ha detto uno scrittore: ‘Solo un uomo molto saggio o uno stupido è in grado di distinguere tutti i fringuelli che vede’".

Quindi Daeumler osserva: "In realtà, i fringuelli delle Galápagos avevano veramente fatto quelli che si potrebbero definire cambiamenti evolutivi, cambiamenti che nel corso del tempo potevano trasformarli in qualche altra cosa? Oppure questi fringuelli sono semplici variazioni comuni a tutti i diversi, fondamentali tipi di animali? I fatti erano chiari per me: questi fringuelli erano sempre e soltanto fringuelli, e lunghi periodi di tempo non li stavano trasformando in qualche altra cosa".

 

Torna all'inizio

 

Web site: http://web.ticino.com/arcas

Aggiornato il: 02-03-05 18.52 +0100

Inviate domande al responsabile Arcas a arcasgroup@bluewin.ch

Copyright © 1996-2005 ARCAS (Ararat Research Center for Archaeological Studies). Tutti i diritti riservati.