PROVENIENZA ACQUE DILUVIO

 

Genesi 1:6: ""Si faccia una distesa fra le acque e avvenga una divisione fra le acque e le acque". Quindi Dio faceva la distesa e faceva una divisione fra le acque che dovevano essere sotto la distesa e le acque che dovevano essere sopra la distesa…E Dio chiamava la distesa Cielo."

TRATTAZIONE

Anche se il verbo (raqa’), da cui deriva "raqià", di solito è usato nel senso di "battere" qualcosa di solido, in certi casi non è ragionevole escludere che sia usato in senso figurativo (v.Giobbe 37:18). Lo stesso dicasi della "distesa" prodotta nel secondo "giorno" creativo; non si parla di una sostanza solida che venga battuta, ma della creazione di uno spazio, o divisione, fra le acque che coprivano la terra e altre acque al di sopra della terra. Descrive dunque la formazione dell’atmosfera che circonda la terra e indica che un tempo non c’era una netta divisione o spabio aperto, ma che l’intero globo era avvolto nel vapore acqueo (v.pianeta Venere?).

Ciò concorda anche con gli argomenti scientifici sui primi stadi della formazione del pianeta e con l’idea che un tempo l’acqua esistesse sulla terra solo sotto forma di vapore, a motivo dell’estremo calore della superficie terrestre. Anche se la formazione della distesa o atmosfera che circonda la terra non richiese di "battere" qualcosa di solido come qualche metallo, va comunque ricordato che il miscuglio di gas che forma l’atmosfera terrestre è reale quanto la terra e l’acqua ed ha il proprio peso. Si calcola che il peso di tutta l’aria che circonda la terra superi i 5.200.000 miliardi di tonnellate. (the World Book Encyclopaedia, 1987, vol.1, p.156) la pressione atmosferica a livello del mare è di ca. 1kg. per cm2. Inoltre l’atmosfera esercita resistenza così che la maggior parte delle meteore che colpiscono l’immenso involucro d’aria che circonda la terra si incendiano a causa dell’attrito prodotto. Quindi la forza implicita nella parola ebraica "raqià" è certamente in armonia con i fatti conosciuti. Per cui le acque "sotto la distesa" erano quelle già sulla terra. Le acque di "sopra" erano grandi quantità di umidità sospese in alto al di sopra della terra, che formarono le "vaste acque dell’abisso". Queste erano le acque che caddero nel giorno di Noè.

Nel libro The Genesis Flood (pag.240, 241) il coautore prof. Herny M.Morris, dell’Istituto Politecnico della Virginia, esamina l’aspetto scientifico di tale volta acquea al di sopra della terra. Egli dice: "La regione al di sopra i 128 chilometri è molto calda, oltre 37° C. e sale possibilmente a 1648° C., ed è in effetti chiamata termosfera per questa ragione. L’alta temperatura, naturalmente, è il requisito principale per ritenere una grande quantità di vapore acqueo. Inoltre, è noto che il vapore acqueo è sostanzialmente più leggero dell’aria e della maggioranza degli altri gas che formano l’atmosfera. Non c’è pertanto nulla di fisicamente impossibile nel concetto di una vasta coltre di vapore termico esistente una volta nell’atmosfera superiore". Naturalmente nessuno può sapere la composizione o la natura dell’atmosfera superiore nell’antico passato. Comunque come il prof. Morris sostiene, "non c’è nulla di fisicamente impossibile nel concetto di una vasta coltre di vapore termico" in sospensione. Per capire la possibilità di tale planetario diluvio d’acqua, dobbiamo immaginare di vedere lo stato di cose dal nostro globo nel suo insieme. Sulla sua superficie erano masse di asciutto grandi e piccole, che emergevano dai mari. Al di sopra di tutto questo era una volta o distesa contenente l’atmosfera che il genere umano e altre creature viventi respiravano.

Ma al di fuori di questo c’era una profonda volta acquea che circondava la terra come una fascia e che il Creatore aveva fatto sollevare nel secondo "giorno" creativo ad un’altezza scientificamente accurata. Ivi rimase sospesa come un avvolgimento interno al globo terrestre, per ricadere sulla terra solo secondo il proposito del Creatore e al suo comando.

Bulent Atalay, eminente professore di fisica al Mary Washington College di Fredericksburg, in Virginia, ritiene difficile, come scienziato, credere ai racconti di una eventuale localizzazione di un'imbarcazione ad alte quote, fra i quattromilatrecento e i quattromilaseicento metri, e alla possibilità che si sia deposta ad altitudini ancora maggiori, come i cinquemila metri dell'Ararat. Egli ammette: Non posso accettare in alcun modo l'idea che l'acqua sia salita fino a cinquemila metri... Non vi è proprio abbastanza acqua nell'atmosfera, anche se la si condensasse ai poli o persino se si riuscisse a liquefare questi ultimi, per ottenere (una profondità a livello globale) superiore a tre o quattrocento metri... Né oggi né duemila anni fa l'acqua disponibile sarebbe stata sufficiente per sommergere gran parte della terra".

Sebbene sia vero che "non vi è proprio abbastanza acqua nell'atmosfera, anche se la si condensasse" e "si riuscisse a liquefare" i poli alfine di riuscire a sommergere l'intero pianeta, non bisogna dimenticare che vi 'e sufficientemente acqua sul pianeta terra tanto da poter essere interamente sommerso in determinate circostanze. (Si analizzino le informazioni alle pagine Fosse oceaniche e catene montuose e Stratificazioni geologiche)

Una teoria di per sé parzialmente valida, in quanto non compatibile con la composizione fisica dell'atmosfera terrestre esistente prima del Diluvio e dichiarata nella Bibbia, viene proposta in un pubblicazione: "Quale esempio di inatteso sostegno scientifico della teoria fondamentalista più volte espressa, secondo la quale le acque del diluvio erano di origine esterna alla terra e furono portate da una grande nube cosmica contenente acqua, Louis Frank, un fisico dell’università dello Iowa, confortato in questo da altri scienziati della stessa università, sostiene che in un lontano passato ciò potrebbe essersi verificato. In un articolo pubblicato nell’aprile 1986 sul New York Times, Frank postula che l’acqua che forma gli oceani della terra non sia sempre esistita nella quantità attuale e che provenendo dal sistema solare abbia formato i ghiacciai e uno strato supplementare dell’atmosfera. Egli fa notare che le emissioni d’acqua sulla luna, il vapore acqueo nell’atmosfera di Venere, le zone oscure negli anelli di Saturno, e le scogliere di ghiaccio sulla lune di Urano per esempio, indicano presenza d’acqua nello spazio cosmico. Sebbene la sua teoria sia stata postulata per l’applicazione a un’era estremamente remota, costituisce comunque un esempio interessante delle frequenti coincidenze fra credenze leggendarie e teoria scientifica". (v. La nave perduta di Noè, Berlitz, pag. 123, 124)

 

grafico o foto
Didascalia della fotografia

 

ACQUE PIÙ CHE SUFFICIENTI

È da notare che la Bibbia non dice che ai giorni di Noè vi fossero montagne alte quanto l’Everest. Secondo gli scienziati, un tempo molte montagne erano assai più basse che oggi, e alcune sono addirittura emerse da sotto i mari. Si pensa inoltre che un tempo gli oceani stessi fossero più piccoli e i continenti più grandi di adesso, come testimoniano canali fluviali che si estendono considerevolmente sotto gli oceani. In quanto alla situazione attuale, si dice che "il volume dell’acqua marina è dieci volte superiore a quello delle terre emerse. Scaricate in modo uniforme tutta questa terra nel mare, e due chilometri e mezzo d’acqua coprirebbero tutto il globo". (National Geographic, gennaio 1945, pagina 105)

 

 

 

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