RACCONTI DAI 6 CONTINENTI E ISOLE

Alcune leggende rappresentative. Cliccate sulle cellule attive della carta geografica mondiale per leggere le leggende desiderate.

 

 

LA CINA:

I  primi missionari gesuiti in Cina furono invitati dai loro discepoli a consultare il quattromiìatrecentoventesimo volume, redatto per editto imperiale e chiamato Ch'in-ting-ku-chin-t'su-shu-shi-ch'eng, che avrebbe contenuto «tutta la conoscenza». La descrizione di una catastrofe e di un diluvio è impressionante: «La terra fu scossa dalle fondamenta. Il cielo si abbassò a settentrione. Il sole, la luna e le stelle cambiarono i loro corsi. La terra si frantumò e le acque sgorgarono dal suo seno verso l'alto con violenza, inondandola. L'uomo si era ribellato a Dio e il sistema dell'universo era sconvolto. I pianeti mutarono le loro orbite e la grande armonia dell'universo e della natura fu turbata...»

Nella mitologia dell’antica Cina si racconta ancora come uno spirito maligno, Kung-Kung, in un momento di collera, diede un violento colpo di testa contro le colonne del Cielo. Il firmamento crollò riversando trombe d’acqua sulla terra sottostante.

Secondo un’altra leggenda, il dio del tuono dà un dente a due bambini, Nuwa e Fuxi, dicendo loro di piantarlo e di rifugiarsi nella zucca che ne sarebbe cresciuta. Dal dente cresce subito un albero che produce un’enorme zucca. Quando il dio del tuono scatena una pioggia torrenziale, i bambini si arrampicano sulla zucca e vi entrano. Nel diluvio che ne risulta tutti gli altri abitanti della terra annegano, mentre Nuwa e Fuxi sopravvivono e ripopolano il globo.

E’ interessante notare che il carattere cinese corrispondente a "NAVE" deriva dal concetto di "otto persone in un’imbarcazione".

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LA GRECIA:

L’antica mitologia greca riguarda quest’area. Secondo le odi di Pindaro e gli scritti di Apollodoro, quando il mitico Deucalione era re di Ftia in Tessaglia, Zeus, il re degli dèi dell’Olimpo, risolse di sterminare con un diluvio l’umanità irriverente e maligna. Per sfuggire all’ira degli dèi, Deucalione fece costruire un’arca, in cui mise le provviste necessarie. Non appena lui e la moglie, Pirra, erano entrati nell’arca, scoppiò un terribile diluvio che inondò gran parte della Grecia e fece annegare “quasi tutti gli esseri umani”. Durante il diluvio si formarono a quanto pare i monti della Tessaglia. Per nove giorni e nove notti l’arca di Deucalione rimase in balia delle onde finché approdò in cima al monte Parnaso, in Tessaglia.

Dopo essere uscito dall’arca, Deucalione offrì un sacrificio a Zeus. Il dio Zeus comandò a Deucalione e Pirra di lanciare pietre dietro di sé. Le pietre lanciate da Deucalione diventarono uomini, mentre quelle lanciate da Pirra si trasformarono in donne. Una versione davvero contorta della descrizione biblica dell’effettivo diluvio dei giorni di Noè!

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INDIANI DEL NORD AMERICA:

Gli indiani dell’America settentrionale hanno varie leggende che hanno in comune il tema fondamentale di un diluvio che distrugge tutta l’umanità tranne pochi individui. Ad esempio gli arikara, una tribù caddo, dicono che un tempo la terra era abitata da una razza di persone così forti che schernivano gli dèi. Il dio Nesaru distrusse questi giganti mediante un diluvio ma preservò il suo popolo, gli animali e il mais in una grotta. Gli havasupai dicono che il dio Hokomata provocò un diluvio che distrusse l’umanità. Tuttavia, l’uomo Tochopa preservò sua figlia Pukeheh sigillandola in un tronco cavo. 

La tribù Hopi degli Stati Uniti occidentali è il gruppo che ha preservato racconti dettagliati del passato. Nelle sue leggende vi è un riferimento a una inondazione senza piogge, causata da onde più alte delle montagne, provenienti dal mare ed estesesi sulla prateria: «I continenti si separarono e affondarono sotto le onde». Gli Hopi sopravvissero rifugiandosi sulla montagna più alta, mentre «tulle le orgogliose città furono sommerse dal mare». 

Circa duecento anni fa, esploratori e mercanti europei rimasero piacevolmente sorpresi quando incontrarono per le prime volte gli haida, gli straordinari abitanti di un gruppo di isole scoperto da poco al largo della costa occidentale del Canada. Si sa poco circa l’origine degli haida o il loro arrivo su queste isole, poiché non è mai stato tenuto nessun documento scritto intorno alla loro storia o alla loro cultura. Come le isole stesse sono avvolte nella nebbia, così il loro passato è avvolto nelle nebbie del tempo... Tutti questi miti e leggende fanno poca o nessuna luce sull’origine degli haida, ma è degno di nota il fatto che varie storie parlano di un grande diluvio che sommerse le vette più alte, e solo costruendo una grossa zattera di tronchi e caricandola di provviste alcuni sopravvissero. Un anziano haida di Skidegate lo ha confermato: “Molti fra noi conoscono questa storia del Diluvio, poiché è la verità. È realmente accaduto, tantissimi anni fa”.

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INCA, MAYA, AZTECHI:

Nessuno sa veramente da dove vennero gli inca. Fatto interessante, c’è una leggenda inca secondo cui i primi inca sarebbero stati superstiti di un diluvio. Il libro Sociografia del Inkario afferma: “Tutte le tradizioni della gente dell’altopiano andino parlano di un diluvio che aveva sommerso l’intera terra”. Secondo una leggenda inca, tutti gli esseri viventi perirono. Un’altra versione, invece, parla di alcuni “che si salvarono nascondendosi dentro una cavità sulla vetta di una montagna altissima e che ripopolarono la terra”. Il parallelo con il racconto biblico del Diluvio è notevole. Comunque sia, gli antenati degli inca devono essere arrivati nell’America Meridionale qualche tempo dopo la confusione delle lingue a Babele. (Genesi 11:1-9)

 In modo analogo, i maya del Messico e dell’America Centrale avevano la loro leggenda di un diluvio universale, o haiyococab, che significa “acqua sulla terra”. Il vescovo cattolico Las Casas scrisse che gli indiani guatemaltechi “lo chiamarono Butic, parola che significa inondazione di molte acque e sta per giudizio finale; pertanto essi credono che dovrà esserci un altro Butic, ovvero un altro diluvio e giudizio, non d’acqua ma di fuoco”. Nel mondo esistono molte altre leggende del diluvio, ma le poche fin qui menzionate servono a confermare il fulcro della leggenda: l’avvenimento storico narrato nel libro di Genesi.

La mitologia azteca parlava di quattro età anteriori a quella attuale, nella prima delle quali la terra era abitata da giganti. (Anche questo richiama alla mente i nefilim, i giganti a cui si fa riferimento nella Bibbia in Genesi 6:4). Essa includeva la leggenda di un diluvio primordiale secondo cui “le acque di sopra si mescolano con quelle di sotto, cancellando gli orizzonti e facendo di ogni cosa un infinito oceano cosmico”. Il dio che governava la pioggia e l’acqua era Tlaloc. Comunque, la pioggia non si otteneva da lui a buon mercato, ma egli la dava “in cambio del sangue di vittime sacrificate, che versando lacrime simulavano e pertanto stimolavano la caduta della pioggia”. (Mythology—An Illustrated Encyclopedia) Un’altra leggenda narra che signora della quarta età era stata Chalchihuitlicue, la dea dell’acqua, il cui universo era perito mediante un diluvio. Gli uomini si erano salvati diventando pesci!

I racconti degli aztechi e di altri popoli centroamericani attribuiscono vari nomi al principale superstite, come Coxcox, Tezpi e Teocipactli, ricordando che l'imbarcazione, una grossa zattera, era costruita con radice di cipresso, quel legno che si identificherebbe con il gopher della Bibbia. Gli uccelli mandati in avanscoperta che non fecero ritorno sono gli avvoltoi soffermatisi a nutrirsi dei corpi di uomini e animali annegati, mentre il piccolo colibri ritornò all'Arca con una foglia, il che permise a Coxcox (o Tezpi o Teocipactli) di «approdare» sulla montagna di Colhuacan. Quando le acque si ritirarono, fu costruita a Cholula una grande piramide, che sarebbe servita da rifugio nel caso di successivi cataclismi. La piramide esiste ancora e secondo le predizioni degli aztechi e i nostri sistemi di computo, la fine del mondo avverrà alla fine di questo secolo, causata dal fuoco.

Come nella leggenda persiana, alcuni uomini sopravvissero al Diluvio senza l'ausilio di un natante; secondo gli annali dei Chibcha della Colombia, l'eroe Bochica e sua moglie fuggirono su una alta montagna in groppa ai cammelli (che fino a qualche migliaio di anni fa vivevano ancora in America).

Varie tradizioni indie ricordano catastrofi provocate dalla concomitanza di terremoti, fuoco dal cielo e inondazioni. Le cronache scritte maya, come Popui Vuh e Il hbro di Chilam Balaam, parlano di superstiti che si erano nascosti in profonde caverne fino al termine delle inondazioni, degli incendi e dei terremoti. Le grandi grotte sotterranee sono numerose nello Yucatan e alcune di queste contengono enormi sculture raffiguranti animali, alcuni con volti umani, diversissime dai manufatti maya che ci sono noti. Vi sono indicazioni visibili che alcune di queste grotte sono state sommerse il tempo sufficiente perché rimanessero vestigia di molluschi e di altri animali marini sulle figure scolpite.

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IL CIAD:

IL Diluvio universale dei giorni di Noè è un fatto storico. Se ne trovano versioni nelle leggende di molte civiltà diverse in tutto il mondo. In Africa, nel Ciad, la tribù Moussaye spiega così il Diluvio:

‘C’era una volta una famiglia, che viveva in un luogo lontano. Un giorno la madre voleva preparare un pasto sontuoso per i suoi cari. Perciò prese mortaio e pestello per ridurre i chicchi in farina. In quell’epoca il cielo era molto più vicino di adesso. Infatti, se allungavate la mano, potevate toccarlo. Essa pestava i chicchi con tutta la sua forza, e il miglio si trasformò presto in farina. Ma mentre pestava, la donna inavvertitamente alzò l’arnese troppo in alto, e fece un buco nel cielo! Immediatamente cominciò a cadere sulla terra una gran quantità di acqua. Non era una pioggia normale. Piovve per sette giorni e sette notti finché tutta la terra non fu coperta dall’acqua. Quando smise di piovere, il cielo cominciò ad alzarsi finché si trovò dov’è ora, irraggiungibilmente alto. Che catastrofe per l’umanità! Da allora abbiamo perso il privilegio di toccare il cielo con le mani’.

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L'AUSTRALIA:

Numerose sono le versioni del diluvio esistenti presso gli indigeni australiani. Secondo una di queste leggende, il diluvio avvenne come punizione inflitta agli uomini per aver catturato un mostro marino.

Secondo un’altra versione, peraltro molto diffusa, tutte le acque furono inghiottite (ingoiate) da una rana. Un’anguilla riuscì a far ridere la rana. Quest’ultima, vomitando le acque, causò la catastrofe.

Una terza versione racconta che i cigni neri non sono altro che uomini. Al tempo del diluvio gli uomini si rifugiarono su di una montagna nel tentativo di trovare scampo. Furono mutati in cigni nel momento in cui le acque toccarono i loro piedi.

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IL BRASILE:

In Brasile gli indios tupinamba parlavano di un tempo in cui un grande diluvio fece annegare tutti i loro antenati tranne quelli che sopravvissero in canoe o sulle cime di alti alberi.

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LA SIBERIA:

I soyot della Siberia, in Russia, dicono che una rana gigante, su cui poggiava la terra, si mosse e fece inondare il mondo. Un vecchio e la sua famiglia sopravvissero su una zattera che lui stesso aveva costruito. Quando le acque calarono, la zattera si posò su un alto monte. Gli ugri della Siberia occidentale e dell’Ungheria dicono anch’essi che i superstiti del diluvio usarono zattere, ma secondo loro queste andarono poi alla deriva in diverse parti della terra.

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LA PERSIA:

Nelle antiche tradizioni persiane il protagonista del Diluvio si chiamava Yima e, molto più ospitale degli altri Noè, invitò un migliaio di coppie a condividere il suo rifugio. La sua Arca non era una nave, ma un bunker sotterraneo chiamato vara, profondo tre piani con ampi corridoi centrali «lunghi come la corsa di un cavallo». Yima selezionò accuratamente i compagni, respingendo coloro che praticavano costumi riprovevoli, avevano la lebbra e persino denti guasti. Yima e i suoi sani compagni rimasero sottoterra mentre incendi, inondazioni e terremoti infierivano in superficie: quando la catastrofe ebbe termine risalirono all'aperto.

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L’INDIA:

In India c’è una leggenda del Diluvio in cui il superstite umano è chiamato Manu. Egli fa amicizia con un pesciolino che cresce sino a diventare enorme e lo avverte di un devastante diluvio. Manu costruisce una nave, che il pesce trascina fino a che non si posa su un monte dell’Himalaya. Quando il diluvio cessa, Manu scende dal monte e insieme a Ida, personificazione del suo sacrificio, rinnova la razza umana. Ecco un'estrapolazione: 

  “La mattina portarono a Manu [padre dell’umanità e primo legislatore] dell’acqua per lavarsi . . . Mentre faceva le sue abluzioni, gli capitò tra le mani un pesciolino [Vi_s_nu nella sua incarnazione di Matsya].

  “Esso gli diede questo comando: ‘Allevami, e io ti salverò!’ ‘Da che cosa mi salverai?’ ‘Un diluvio spazzerà via tutte queste creature: da esso io ti salverò!’ ‘Come devo allevarti?’”

  Il pesce istruì Manu su come averne cura. “Allora esso disse: ‘In tale e tale anno verrà quel diluvio. Presta dunque attenzione (al mio consiglio) costruendo una nave; e quando l’acqua del diluvio sarà salita dovrai entrare nella nave, ed io ti salverò da esso’”.

  Manu seguì le istruzioni del pesce, e durante il diluvio il pesce tirò la nave fino alla “montagna del nord. Quindi disse: ‘Ti ho salvato. Assicura la nave a un albero; ma non farti isolare dall’acqua mentre sei sulla montagna. Non appena l’acqua si sarà ritirata, puoi gradualmente scendere!’” — Satapatha-Brahmana; confronta Genesi 6:9–8:22.

Gli indù lo chiamano Jalapralaya. Jal significa “acqua” e pralaya “dissoluzione”: quindi, “dissoluzione mediante l’acqua”. Si crede che tutte le creature viventi perissero nello Jalapralaya. Manu invece trovò favore presso il suo dio e gli fu dato divino avvertimento di costruire una nave con la quale mettersi in salvo insieme ad altri sette rishi (saggi), otto persone in tutto. Dopo che la sua nave si fu posata su un monte settentrionale, le acque del Diluvio si ritirarono e Manu uscì dalla nave per offrire il primo sacrificio al suo dio in questo presente yuga. Si crede pure che Manu sia stato il primo legislatore dell’umanità. Infatti vari miti indù affermano che il progenitore di tutte le successive razze di uomini si chiamava Manu.

Secondo una versione indù, fu il dio Vishnu ad avvertire e salvare Manu. Fatto interessante, il nome Vishnu senza il digamma è Ish-nuh, che in caldeo significa “l’uomo Noè” o “l’uomo di riposo”. La tradizione indù raffigura Vishnu come se stesse ‘riposando’ o dormendo sopra le spire di un serpente di nome Shesha, che galleggia su un oceano. Shesha significa “rimanente”, e secondo attenti ricercatori, Shesha rappresenta il ‘resto’ dell’universo dopo la sua distruzione alla fine di un’età. È chiaro che questo mito fa allusione al racconto storico della Bibbia circa il Diluvio e l’arca di salvezza coi suoi occupanti.

Le persone leggendarie rappresentate da Manu , che fu il superstite dello Jalapralaya, il progenitore della presente razza umana, il primo legislatore e colui che offrì il primo sacrificio religioso dopo il Diluvio, sono una logica conferma di alcuni avvenimenti della vita del Noè biblico. (Confronta Genesi 6:8, 13-22; 8:4, 8:18–9:7; 10:32).

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IL PERÙ:

Una leggenda del posto dice che dopo il Diluvio universale, il primo raggio di sole illuminò il lago Titicaca. È sorprendente scoprire il racconto del Diluvio in un luogo remoto come le Ande, così lontano dalla Mesopotamia e così vicino agli uru, gli abitanti delle isole galleggianti!

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IL GIAPPONE:

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LA NUOVA ZELANDA:

Il culto di Tane, divinità Maori, veniva trascurato. Due insegnanti pregarono la divinità Tane affinché portasse il diluvio e convincesse gli uomini del potere di Tane.

 

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L'EGITTO:

In Egitto vi erano due tradizioni di un grande Diluvio (in contrapposizione alle inondazioni annuali del Nilo), una mitologica e una nel meticoloso stile burocratico degli scribi. Nella versione mitologica, le dee feline Bast e Sekmet erano state inviate sulla terra dagli dei per distrug­gere l'umanità; dopo una sequela di catastrofi e di stragi le due divinità erano già a buon punto, quando il consesso divino si rese conto che senza l'umanità non avrebbero avuto più adoratori. Allora versarono un diluvio di birra nelle acque e dopo averne bevuto fino ad assopirsi le due divinità dimenticarono la loro missione.

Secondo una versione alquanto più logica, riportata dallo storico copto Masudi, uno dei re egizi predinastici che vissero prima del Diluvio, Surid, sognò che una grande inondazione e molti incendi sarebbero venuti dalla costellazione del Leone durante il suo apogeo. Surid ordinò allora la costruzione delle due piramidi più grandi, Khufu (Cheope) e Khafra (Chefren) «registrando sulle loro pareti tutte le scienze segrete, la posizione delle stelle e tulle le nozioni di aritmetica e geometria... testi­monianze che sarebbero servite a chi un giorno le avesse comprese».

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