La ricerca dell'Arca di Noè nel
corso del ventesimo secolo ha preceduto gli sforzi del gruppo Arcas di molti
decenni. Tutte queste spedizioni sono sempre ritornate a casa con il....sacco
vuoto sulle spalle. A questo punto, è ovvio, pretendere di fare meglio non
poteva che significare un atto di presunzione. Tanto più che molte risorse
finanziarie sono state usate a beneficio della ricerca e di conseguenza è
impressionante il supporto tecnologico utilizzato per ritrovare il manufatto.
Radar subsuperficiali, sistemi fotografici a raggi infrarossi, fotografie
satellitari, aerei, elicotteri e quant'altro si possa usufruire ai nostri
giorni, sono tutti sistemi di ricerca avanzata che però non hanno prodotto
risultato alcuno.
Su quali basi si poteva dunque
sperare di ritrovare i resti dell'Arca di Noè? Evidentemente con l'umiltà che
contraddistingue noi, piccole creature insignificanti, di fronte a siffatta
grandezza qual è il Diluvio noetico ed il confidare completamente
nell'Architetto di tutto questo progetto navale. Da parte nostra non rimaneva
altro da fare che spenderci per la ricerca, usando parte delle nostre energie
annuali per organizzare ed effettuare almeno una spedizione annua a discapito di
vacanze soleggiate e tranquille su qualche spiaggia paradisiaca. A volte eravamo
anche a corto di liquidità, a tal punto da non poter partire in direzione
dell'Ararat. Immancabilmente sono sempre arrivati gli aiuti, e con quel poco a
disposizione si sono organizzate numerose spedizioni.
Non sono affatto mancati i
momenti di sconforto, di apatia, di frustrazione per i ripetuti insuccessi. Ma
l'Ararat è l'Ararat, non una comune montagna. È una calamita che attira con un
forza particolare. Una malattia. L'hanno definita "mal
d'Ararat", e forse non a torto. Molti si sono anche stancati a causa degli
insuccessi; alcuni a causa delle forti pressioni alle quali hanno dovuto far
fronte non hanno sopportato una seconda prova; altri sono arrivati alla
conclusione che lassù l'Arca non c'è. Ma a torto.
L'Ararat è l'unica
montagna della zona che possiede una calotta di ghiaccio di diversi
chilometri quadrati. È anche un vulcano. Tutti questi fattori, se sommati,
possono frustrare qualsiasi tentativo di successo. A volte il periodo
scelto per la ricerca non si rilevava azzeccato. Per cui occorreva molta
pazienza, oltre ad una buona dose di coraggio e di fede nel racconto
biblico. Ogni anno ha portato delle sorprese inaspettate ai membri del
gruppo che sono partiti alla volta dell'Ararat. Ostacoli così grandi da
scoraggiare qualsiasi altro tentativo. Ma tutte queste prove non hanno
fatto altro che rafforzare la determinazione a provare e riprovare.
La tradizione di coloro che
abitano attorno alla montagna insegna che l'Arca verrà trovata quando Dio
porterà la fine di questo sistema di cose. Noi non possediamo simili indizi. Le
Sacre Scritture tacciono in merito a questo argomento. L'obiettivo nostro è che
l'Arca non può fare altro che bene alla verità biblica ed essere d'aiuto a
quelle persone titubanti nei confronti del testo biblico.
Poi è venuto, insperato, come
un pugno da ko in un incontro di pugilato, il successo. Incredulità e poi presa
di coscienza della realtà. L'Arca c'è. È sull'Ararat, ad una quota
terribilmente alta, mostruosamente fastidiosa a scienziati e religionisti vari.
Nel sito che state visitando ne abbiamo esposto le prove. Per anni abbiamo
cercato di raggiungere il luogo dove sono ubicati i resti dell'Arca di Noè. Ma
invano. Volevamo presentare prove schiaccianti, materiale definitivo,
inconfutabile. Così, sino ad ora, non è stato. Niente di preoccupante. La
documentazione raccolta è più che sufficiente per determinare la presenza di
importanti resti dell'Arca di Noè in un punto ben definito della montagna. Ecco
perché il gruppo Arcas ha deciso di mettere a disposizione, agli amanti della
verità biblica e scientifica, tutti i documenti accumulati in 10 anni di coscienziosa
ricerca.
Non abbiamo dimenticato il
nostro proposito ultimo: raggiungere il sito dove sono ubicati i resti dell'Arca
i Noè. Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro. Forse, e quanto mai
inaspettatamente, anche questo desiderio sarà soddisfatto. Per il momento
gustiamoci meritatamente quanto fatto per il duro lavoro sin qui svolto. I
risultati ottenuti sono più che soddisfacenti. Vanno oltre ogni nostra
iniziale previsione. Ma non ci accontentiamo ancora perché sappiamo che vi
è dell'altro sulla montagna. Siamo diventati improvvisamente esigenti.
Solo il tempo ci dirà se è nel
proposito del Grande Progettista andare oltre oppure no. Noi, nel frattempo, non
ci daremo per vinti ed agiremo in favore della scoperta fatta perché fino ad
oggi questa strada si è rivelata benedetta. Non importa quali mezzi usare nella
ricerca. Se elicotteri o cos'altro ancora. Sino ad ora comunque abbiamo capito
che il successo non dipende dai mezzi a disposizione, ma dalla disposizione
nostra nei confronti del Proprietario dell'Arca. Lo spirito è ancora molto
desideroso.