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Componenti
F.B. -
F.G. - E.W. -
G.R.
Scopo
1) Via terra
raggiungere il villaggetto dove abita la nostra guida ora in
possesso di un permesso con tanto di bollo ufficiale per la risalita
sulla montagna (chiaramente da verificare).
2) Un contatto
precedente con il ricercatore americano Bright in modo da coordinare
una ricerca possibilmente abbinata.
3) Porre il
campo base nella zona ovest della montagna ma decisamente più in
alto della volta precedente, al riparo dall’invasione delle greggi
di pecore e altro e tenere la guida in quota.
4) Risalire il
costone a lato della valletta dove si era posto il campo nel 1991 e
raggiungere il ghiacciaio, traversarlo in direzione nord ed arrivare
all’Inverted Heart, perpendicolare sopra la Gola di Ahora. Posizione
perfetta per documentare con il sole alle spalle durante le ore
pomeridiane, anche in mattinata ottima visibilità.
5) Salire in
quota solo a colpo sicuro, con il tempo estremamente favorevole, in
modo da non disperdere le energie ed avere una documentazione tale
da poter usare per un montaggio di un Dvd da porre nelle mani del
pubblico.
6) Una volta
raggiunto l’obiettivo non occorre altro. Le possibilità che l’Arca
sia allo scoperto o meno ne determineranno le diverse possibili
opzioni che potrebbero seguire.
7) Se non
dovesse essere possibile salire in quota per diverse ragioni non
rimane altro che effettuare la lunga escursione verso il Camel Back
e scattare riprese in primo piano di tutta la Gola di Ahora in modo
da avere un confronto a distanza di 5 anni con le ultime riprese che
il gruppo ha nelle mani. Molte potrebbero essere le novità.
8) Rimanere in
quota sino a conclusione del lavoro prefissato.
Risultati
1) Giuseppe,
il veterano del gruppo viene puntualmente respinto a tre riprese e
tacciato di soggetto pericoloso e terrorista… Il lavoro di
coordinamento continua dal confine greco, nella cittadina di
Alexandroupolis, dove centri Internet sono aperti 24 ore su 24.
2) Il gruppo
continua intrepido a piedi e tramite autobus in direzione
dell’Ararat.
3) All’Ararat
succede il dramma: muoiono sulla via turistica 2 alpinisti italiani.
Terribile temporale in quota e buttati come fuscelli a destra e
manca. Si decide di non incontrare il ricercatore americano bloccato
in città a causa della tragedia e della mancanza del pick-up.
Contatti si sarebbero tenuti una volta al giorno verso le 16.00 di
ogni dì.
4) Il gruppo
raggiunge il contatto e sale deciso lungo i fianchi della montagna,
guadagnando in un giorno il campo base. La guida rimane dislocata al
campo. Occorre sottolineare la professionalità e l’amicizia che
ormai lega i ricercatori e l’uomo Ahmet.
5) Giornate
strabilianti di bel tempo accompagnano l’ascesa e la permanenza del
gruppo durante tutto il soggiorno in quota. Da anni non si assisteva
a condizioni meteorologiche così favorevoli.
6) I membri
del gruppo optano per attaccare subito il giorno seguente la
montagna inerpicandosi su per la valletta a lato del ghiacciaio
Parrot e seguendo la sicura cresta alla sua destra, guardando verso
la montagna. Giovanna e Fabrizio raggiungono la zona dei “crepacci
paralleli”. Un contatto telefonico con Giuseppe li rassicura sul
percorso da seguire una volta arrivati di fronte al ghiaccio eterno.
Indicazioni interpretate erroneamente fanno pensare di essere di
fronte proprio sotto i “crepacci paralleli”, misurati nella
larghezza di 15 passi. Ma di incomprensione si tratta. Comunque
dall’analisi della videocassetta della zona dove il ricercatore
trecatese indica trovarsi l’Arca non emerge nulla. È completamente
chiusa del ghiaccio e nessun legname è presente nella sua parte
frontale.
7) Giovanna si
sente spossata e senza forze e paga il giorno di non riposo. Inoltre
non si sente sicura di salire sopra la calotta di ghiaccio in
compagnia di un disorientato Fabrizio, peraltro pienamente in forma
fisica. A 20 metri dall’inizio del percorso facile in totale pianura
si decide di scendere a valle.
8) Viste le
condizioni estremamente favorevoli del tempo, bello e mite, si
decide di partire il giorno seguente direttamente per il Camel Back.
Mossa azzardata che però si dimostra pagante. La giornata è
perfetta. Solo a tratti le nuvole coprono il sole.
9) Ester è
afflitta da dissenteria e non ha forze per fare quello che
sicuramente è nelle sue possibilità. Forzatamente debilitata desiste
poco oltre il lago di Kop e ritorna al campo base, rimanendo in
attesa con Ahmet del ritorno dei due compagni.
10) Fabrizio è
determinato ed incoraggia a più riprese Giovanna ad arrivare al
Camel Back. Il lavoro di marcamento dei punti tramite GPS viene
eseguito.
11) Una volta
raggiunto il sito si accorgono che occorrono ancora 200 metri per
poter vedere la Gola. È un balcone sul canyon più debilitante
dell’Europa. Luogo impagabile da dove documentare. Giovanna,
responsabile delle riprese, incarica Fabrizio di filmare. Mentre
lei, in assenza di Ester responsabile della fotografia, s’incarica
di fotografare tutta la Gola di Ahora. L’errore si rivela pesante.
Fabrizio senza nulla chiedere filma decisamente in modo
dilettantistico. 10 minuti di nessuna utilità per un montaggio
video. Giovanna, preoccupatissima di eseguire al meglio ogni
fotografia, si dimentica di selezionare i rullini da 100 Asa e
consuma principalmente quelli da 200 e 400. Il risultato sono
fotografie piatte, anche se in primo piano. Nulla di grave anche
perché la struttura principale non è allo scoperto.
12) Da una
prima analisi pare che alcune travi siano visibili e qualche angolo
geometrico pare nasconda sotto di sé la struttura. Un confronto con
altri anni potrà dire di più. Il ghiacciaio ha fatto movimento dopo
la curva a sinistra che è costretto ad effettuare per uscire dalla
gola. Questo movimento ha messo a nudo una parte interessante del
ghiacciaio. Occorrono gli ingrandimenti.
13) Un
bilancio definitivo dev’essere ancora stilato. La spedizione è
ampiamente riuscita e l’obiettivo di documentare la zona nord della
montagna è stato raggiunto. Non si avevano altri obiettivi per
quest’anno. Parrot e zona ovest sono stati lasciati parzialmente a
“riposo” in modo da dedicare completa attenzione alla Gola di Ahora,
che mancava sotto la lente d’ingrandimento da ormai un quinquennio.
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