RUSSI

 

TESTIMONE OCULARE

 

Una delle relazioni più complete sul ritrovamento dell'Arca sul Monte Ararat.

1916: 1a guerra mondiale. Aviatori russi localizzano un oggetto in un lago semigelato in alto sul monte Ararat. Su ordine dello zar vengono mandate delle truppe per un’ispezione in loco. Il manufatto dell’Arca viene trovato apparentemente intero ai limiti di un lago di tracimazione e sommerso per ¼. Vengono scattate fotografie, effettuate misurazioni, fatte verifiche all’interno dell’Arca e schizzato il tutto. Tutta la documentazione viene spedita allo zar.

 

Come dichiarò Roskovitsky (dal New Eden Magazine, California, 1939):

"Ci abbassammo fino ai limiti di sicurezza e descrivemmo parecchi cerchi attorno all'oggetto. (vedi foto1) Quando fummo a breve distanza constatammo meravigliati le sue enormi dimensioni; infatti era grosso come un isolato cittadino e non avrebbe sfigurato di fronte a una corazzata moderna. Era arenato sulla riva del lago, sommerso per un quarto. La nave era stata sfasciata parzialmente su una fiancata presso la prua, mentre sull'altra era visibile una grande apertura quadrata di circa sei metri di lato, cui mancava un battente." (vedi foto 2)

 

Gli investigatori russi misurarono la grande imbarcazione: 500 piedi (165 metri) era la sua lunghezza, 83 (27 metri) la sua larghezza e 50 (16 metri) la sua altezza. L'articolo della rivista così prosegue:

"Si scoprì che l'Arca comprendeva centinaia di piccole camere, mentre alcune altre erano ampie con alti soffitti. I compartimenti, di dimensioni fuori dell'ordinario, avevano uno sbarramento trasversale di grossi tronchi, alcuni spessi due piedi, come se fosse destinato a trattenere animali dieci volte più grossi degli elefanti. Altri spazi erano occupati da file sovrapposte di gabbie, come si vedono oggi alle esposizioni di pollame, solo che sul lato frontale, invece di una rete metallica, avevano sbarre di ferro".(vedi foto 3)

 

Tutto il manufatto era rivestito da uno spesso strato di vernice cerosa simile alla gomma lacca e la tecnica costruttiva presentava tutte le caratteristiche di una civiltà avanzata. Il legno usato in tutta la struttura era l'oleandro, che appartiene alla famiglia del cipresso e non è soggetto alla putrefazione.

 

1917: la rivoluzione bolscevica disperde il rapporto, andato distrutto o rinchiuso in una pratica segreta da parte dei rivoluzionari atei. Una delle più affascinanti storie del ritrovamento dell’Arca non può essere comprovato se non da terzi. Costoro asseriscono di aver visto le fotografie del manufatto in mano a militari russi con in evidente primo piano l'Arca di Noè e aggiunsero che l’Arca era immensa, che aveva una passerella lungo la sua sommità, che la porta era mancante e si trovava nei pressi apparentemente bruciacchiata da fulmini, che sia l’interno sia l’esterno erano ricoperti di una specie di lacca e che lo stato del manufatto era in perfette condizioni.

 

Foto 1

 

 

 

 

Foto 2

 

 

 

 

Foto 3

 

 

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Aggiornato il: 25-11-05 21.45 +0100

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