La questione relativa ai criteri per la valutazione dell'attività volontaria ha evidenziato il cliente (il suo benessere e le sue aspettative) quale referente ultimo della valutazione. La questione è quella di "comporre" tali esigenze (che rispondono ai nuovi orientamenti di politica sociale) con la figura dell'attività volontaria quale attività appartenente al sistema del dono.
Da segnalare in particolare l'elaborazione di un'ipotesi di lavoro (da verificare in una ricerca futura): ciò che i beneficiari chiedono ai volontari è diverso da ciò che egli chiedono ai servizi e ai professionisti (in genere pagati o assicurati dallo Stato). Un'ipotesi complementare prevede che ciò che i volontari vivono sia proprio che il loro impegno venga accettato come dono. Questioni sussidiarie quali ad esempio il rimborso spese o la retribuzione finanziaria assumo un significato nuovo, non utilitaristico e quindi diverso da quello dato dal "New Public Management" o da altre prospettive che tendono a ricacciare il volontariato nella dialettica tra e Stato e mercato.
La seconda parte del paper propone alcuni interrogativi su come procedere a una ricerca valutativa che voglia appurare il grado di accettazione del dono. Come dire il dono quando si è beneficiari? L'accettazione dei servizi da parte di un volontario lascia il beneficiario in condizioni di obbligo. Ci si chiede se ciò non diminuisca la sua libertà. Altre difficoltà sono relative al fatto che nel sistema del dono vige la legge dell'implicito: il fatto di esplicitare il dono, tramite un'inchiesta, non andrà a scapito della fedeltà del rilevamento o, peggio, non rischia di snaturare i fatti che si vogliono studiare?
Nella terza parte viene proposta un'interpretazione dei dati ricavati e una riflessione sui due aspetti di cui è questione nello spirito del dono: la coscienza e la libertà. Come suggerito da Godbout, il dono ampia la libertà, ma di quale libertà si tratta? E in quale maniera il volontariato organizzato permette di aumentarla? Non si tratta certo del solo libero arbitrio. C'è una nozione di libertà, irriducibile alla "libertà mercantile", e diversa dalle libertà generiche offerte dallo Stato.
Nel mondo "globale" degli scambi mercantili e dei diritti sociali anonimi, la gente reagisce accordando importanza crescente ai luoghi degli affetti: la famiglia, la coppia (vedi le statistiche di questi ultimi anni, sia giovanili che generiche…). Non è chiaro però se questi luoghi restituiscano in sicurezza, in libertà, in opportunità di realizzazione personale, le attese dei singoli e gli investimenti di tempo, energia e desiderio. D'altra parte, questo attaccamento ai luoghi degli affetti non risolve i problemi dell'esclusione, della società a due velocità, della libertà ampia e realizzatrice del cittadino.
Al riguardo ipotizziamo, come elemento di risposta, l'esperienza del
volontariato, forma moderna del dono agli estranei, se è organizzato
e curato dagli enti del Terzo settore.