En un famoso ensayo, el crítico de arte Gillo Dorfles constata una pérdida de credibilidad del teatro contemporáneo en el sentido de que el espectador "ha desaprendido a discernir entre lo verosímil (el eikós) trágico, o en todo caso espectacular, y lo verosímil natural". A parte el hecho de que la distinción hecha por Dorfles entre versímil trágico y natural pone ya en cuestión si 'eikós' corresponde a verosímil, esta constatación del estetólogo italiano me indujo a investigar, a partir del texto aristotélico de la Poética, en qué consiste y cómo funziona el eikós. La problemática tiene sin duda repercusiones en el mundo del arte escénico contemporáneo. Mas non sólo en él.
El sentido trágico de la existencia penetra, atraviesa, cala, llena, impregna, satura, se difunde por otros terrenos (Cfr. Nietzsche, Kierkegaard). Por ejemplo en el psicoanálisis, en donde el sentido de la culpa y su resolución requieren una dinámica de catarsis de las pasiones. En este sentido nos interesa sobre todo Unamuno quien solía decir que la mayor culpa del ser humano es la de haber nacido y su ansia mayor es la de la inmortalidad. Ésta, la ansia de inmortalidad, radicada en el sum y no en el cogito, está estrechamente vinculada a la existencia trágica. Por ello, determinar cuál es el referente del eikós trágico me parece urgente y plausible.
Resumen
Tradicionalmente se traduce el término aristotélico 'eikós' con 'la semejanza' o 'lo verosímil' (Cfr. por ejemplo, V. GARCÍA YEBRA, Poética de Aristóteles, Gredos 1974, p.531). Sin embargo en la Poética eikós significa el poder o la capacidad del arte para determinar de la mejor manera la calidad del las tragedias. Ahora bien, dado que la perfección del arte señala no tanto un juicio intelectual sino más bien el principio subjetivo qua actúa hasta su completo acabado (Cfr. mi tesis de licencia: próximamente disponible en internet), y en este sentido la regla del perfecto artista es él mismo y su nobleza, el eikós tiene que ser visto en su relación con la subjetividad del artista. En cuanto regla de la tragedia perfecta, el eikós tendría que ser el medio propio de la nobleza del artista y no la relación de semejanza a la realidad. Todo esto impone una nueva traducción de eikós: plausible, que quiere decir creíble porque razonable y, al mismo tiempo, apreciable en cuanto deleitable, es decir digno de aplauso. Razonable y deleitable significan a la subjetividad. El uso de eikós para determinar tanto la estructura básica cuanto los elementos específicos de la tragedia, nos impone esa traducción.
Il senso tragico dell'esistenza penetra, attraversa, affonda, riempie, impregna, satura e si diffonde in altri campi (Cfr. Nietzsche, Kierkegaard). Per esempio nella psicanalisi, dove il senso di colpa e la sua risoluzione esigono una dinamica di catarsi delle passioni. In questo senso ci interessa Unamuno che ricordava che la maggior colpa dell'essere umano è quella di essere nato e la sua ansia maggiore quella dell'immortalità. Quest'ansia d'immortalità, radicata nel SUM e non nel COGITO, è strettamente vincolata all'esistenza tragica. Perciò, mi sembra urgente e plausibile determinare quale sia il referente dell'eikos tragico.
Riassunto
La tradizione ha, quasi sempre, tradotto 'eikos' con "verosimiglianza". Tuttavia l'eikos aristotelico significa il potere dell'arte che determina la qualità delle tragedie. Così, l'eikos è in rapporto con la soggettività dell'artista perché la perfezione dell'arte non è il giudizio intellettuale ma l'emergere della soggettività fino al suo perfezionamento. La regola dell'artista è sé stesso, e la sua nobiltà. 'Eikos' quindi va riferito alla soggettività. Questa e altre considerazioni obbligano a tradurre 'eikos' come 'plausibile', nel senso di ciò che è credibile perché ragionevole e prezioso perché piacevole: quindi DEGNO DI PLAUSO. L'uso che fa Aristotele del termine 'eikos' per descrivere sia la struttura basica sia i singoli elementi delle tragedia sembra avvalorare tale traduzione.
Traditionally 'likelihood' or 'verosimilitude' translates 'eikos'.
However Aristotelian 'eikos' signifies a power of art in determining ultimately
the quality or tragedies. Thus 'eikos' is related with the subjectivity
of the artist because the perfection of art is not the intellectual judgement
but the subjective principle brought forth until its completion. The rule
for the perfect artist is himself and his own nobility. If 'eikos' is the
rule of perfect tragedy, 'eikos' ought to be the medium of the artist's
nobility. All this imposes a new translation of 'eikos': plausibility,
that signifies the credible because reasonable and praiseworthy because
suitable. The use of 'eikos' in determining both basic structure and specific
elements of tragedy shall allow this translation.
Un uso ormai stabilito traduce questo termine con quello non meno problematico di 'verosimile' (4).È chiaro che questa traduzione ;impone all'eikos, quale legge che assieme al necessario (ananke) regola tanti elementi e strutture del racconto tragico (mythos), uno status di mediazione tra la tragedia e una certa verità considerata anteriore e preesistente ad essa.
Orbene, se si accetta che la rappresentazione (mimesis) non è costituita dalla rassomiglianza né dalla referenza (5), e neppure dalla re-visione (liberale o meno) della realtà precostituita, emerge una domanda: che cosa dobbiamo intendere quando Aristotele afferma, nel capitolo IX della Poetica che a differenza dello storico
Ma è sostenibile, e a quale prezzo, questa interpretazione? È possibile evitare il riferimento dei diversi elementi della tragedia a una realtà o verità diversa dall'opera medesima ? E se è evitabile, a che cosa farà riferimento I'eikos (6)?
Per rispondere a queste domande bisognerà:
A) analizzare quale sia la funzione dell'eikos all'interno della struttura tragica, cosa che implica un'attenta lettura della Poetica.
B) domandarsi, in un secondo momento, se il referente dell'eikos può essere determinato con più precisione a partire della struttura dell'attività artistica, ciò che implicherà una rilettura dell'Etica Nicomachea.
C) Infine, se da questa digressione si giungesse a qualcosa di positivo, si dovrebbe ritornare alla Poetica, per verificare se effettivamente questa nuova determinazione permette di interpretare I'eikos nel suo dispiegamento tragico.
(2) Per la Poetica abbiamo utilizzato il testo edito da Valentín Garcia Yebra, Poética de Aristóteles, Gredos, Madrid, 1974, e la traduzione di M. Valgimigli, in Opere di Aristotele, Laterza, Bari, 1973, vol. 10. Per l'Etica Nicomachea abbiamo lavorato sul testo di L. Bywater, Aristotelis Ethica Nicomachea, Oxford University Press, 1975n, e la traduzione di A. Plebe, nella stessa collana Universale Laterza, vol. 7. Tuttavia entrambe traduzioni sono state ampiamente ritoccate.
(3) Per sopperire alla perdita di credibilità del teatro, fenomeno che peraltro fa parte di uno di più vaste proporzioni, Dorfles (L'intervallo perduto, cit., p. 171 e passim) propone la restaurazione di quella che egli chiama "la pausa intervallare". Egli intende così ripristinare la credibilità nella funzionalità, semanticità e assiologicità dell'arte (cfr. idem, pp. 174-177).
(4) Benché i dizionari presentino svariate traduzioni che spaziano da 'simile' sino a 'ragionevole' e 'conveniente', la tradizione filosofica sembra essere paga della versione della 'verosimiglianza".
(5) Cfr. l'importante articolo di E. Martineau, "Mimesis dans la 'Poétique': pour une solution phénoménologique", in Revue de Métaphysique et de Morale, 1976 (81), p. 447.
(6) È chiaro che I'eikos fa riferimento a qualcosa, non fosse che perché diventa regola "secondo la quale" si deve creare.