La
statua del Buddha
Un
maestro zen si era fermato, durante un viaggio, in un tempio.
Poiché faceva freddo, per non morire congelato, aveva preso una statua di
legno del Buddha e le aveva dato fuoco.
Il sacerdote del tempio, vedendo le fiamme, si era svegliato ed era accorso:
credeva che si trattasse di un incendio.
Quando vide quel che succedeva, fu sconvolto dal sacrilegio. "Che cosa hai
fatto?" gridò. "Hai bruciato il corpo del Buddha!"
Il maestro prese un bastone e si mise a frugare tra le ceneri.
"E ora che cosa fai?" gli domandò il sacerdote.
"Cerco le ossa del Buddha."
"Quali ossa? Non vedi che è una statua di legno?"
"Allora, per favore, portami un altro Buddha da bruciare."
Commento: Ecco illustrate due
opposte concezioni del sacro: quella simbolico-rituale del sacerdote e quella
sostanziale del maestro zen. Per il primo, il sacro, il religioso, era costituito
dalle statue, dal tempio e dalle sue liturgie; per il secondo era dato dalla
vita stessa e dalle sue necessità. Era più importante conservare una statua
o un uomo in carne ed ossa? "Dio non abita in edifici costruiti da mano d'uomo"
dice la Bibbia. Viene talvolta il sospetto che i templi e le chiese servano
non per avvicinare l'uomo alla trascendenza, ma per farla uscire dalla vita
di tutti i giorni, per poterla dimenticare con più facilità. Abituiamoci a
ritrovare il divino, al di là delle contrapposizioni, in quel naturale "tempio
dello spirito" che é la nostra stessa mente pacificata.