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"Ho vissuto l'America come guardando un film, con un senso profondissimo della libertà. È stata una fuga da questa nostra realtà che noi giovani sentivamo stretta, verso le fonti del jazz, del blues e del rock; verso il mito americano cantato da Guccini, che non voleva dire 'successo', come si intende adesso, ma proprio 'libertà'. Là ne approfittai per visitare quanti più musei possibile, folgorato dai quadri dell''Action painting' di Pollock, dalla violenza sulla tela di De Kooning, dall'astrattismo di Franz Kleine, Sam Francis, in parte Motherwell, Mark Rothko e altri. Ho scoperto che con la pittura si poteva osare, esagerare e quindi essere liberi dai rapporti servili con la tradizione e l'arte accademica. La musica 'back sound' e la pittura 'born in USA' esaudivano il mio desiderio di oltrepassare delle frontiere, lo stesso che mi premeva dentro e che forse era di tutta la mia generazione". Questa fuga improvvisa è stata importante nella vita e nelle scelte di Soldini. Gli ha dischiuso orizzonti, gli ha fatto superare gli steccati delle scelte scontate. E stato un viaggio soprattutto mentale o mentalmente molto sentito, tanto che ci ritornò più volte nel corso degli anni, viaggiando su e giù per il continente Nord Americano, visitando luoghi, territori, metropoli, lembi di umanità. "Non
sempre è facile viaggiare negli States, 'On the road', le differenze
sociali ti colpiscono alla bocca dello stomaco così come la violenza
dilagante. Questo comunque non mi ha tolto il piacere di scoprire cose
nuove: fenomeni culturali inediti, esposizioni 'mega' in spazi da sogno;
la cordialità della gente umile nelle campagne; la forza magnetica
della natura nella ' West Coast', In California, in Arizona nel Grand
Canion, nel New Mexico, nelle riserve indiane Nawaio: autentici 'spazi
di libertà', profondamente carichi di spiritualità e misticismo
ad alta concentrazione energetica, dove tuffarsi in una 'full immersion'…
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