Giovanni Galli sulle pagine
Testi di psicologia, psicologia scolastica, antropologia e sociologia dell'educazione

Giovanni Galli
Psicologo, psicopedagogista

operatore Servizio sostegno pedagogico
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articoli e documenti di lavoro
Calicanto
appunti di antropologia e etnografia dell'educazione e della dominazione

pedagogie di classe

note per un
lessico di pedagogia
note sparse
alto potenziale cognitivo

lessico di pedagogia

autonomia (ideologia dell' ...) dicembre 2011

Il neo liberismo ha un concetto del tutto economico della conoscenza

conoscenza = capitale umano = risorsa da investire.

Considerata la conoscenza quale capitale umano, il neo liberismo si avvale degli apprendimenti formali, degli apprendimenti informali e degli apprendimenti autonomi (altrettante forme dell’apprendimento permanente – vedi informale (apprendimento ...) in questo stesso lessico).

(...) In verità il concetto di Autonomia, nella società capitalista, é il Cavallo di Troia, la punta di diamante, della penetrazione del neo liberismo nella scuola.

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alto potenziale cognitivo

“Non si può fare” (5:2=?)

“Non si può fare”. Questa la risposta di un docente.
Quella la risposta alla domanda formulata da un suo allievo, in seconda elementare:
“Quanto fa 5 diviso 2 ?”.
Il docente, incapacitato a considerare l’universo numerico oltre i numeri naturali, ha risposto:
“non si può fare”.
Poi il bambino, tornato a casa, interpella i genitori e chiede cosa è tutta quella furfanteria dei numeri con la virgola. Un imbroglio, visto che il maestro ha detto che non si può fare 5 diviso 2. Preso poi il porcellino dei suoi risparmi, contandoli, infine considerava che in numeri non erano solo quelli della sua scuola.
Un’attitudine rispettosa ed intelligente avrebbe detto:
“Sai ... tu devi considerare che in seconda elementare questi calcoli non si fanno. Ma a te, che sei così curioso e perspicace, te lo posso insegnare”.
E poi ... in qualche modo avrebbe potuto proporre una attività o un percorso cognitivo che lo spingesse ad affrontare, o fors’anche solo sorvolare, gli universi dei numeri: i numeri naturali, i numeri interi relativi, i numeri razionali, i numeri reali, i numeri complessi ...

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note sparse

Valore d'uso

Sono necessarie le bandiere (rosse, nere, arcobaleno, ecc.) per rivendicare il valore d’uso?
In questi giorni molti osservatori degli ultimi disordini giovanili zurighesi (esperti o semplici cittadini) si chiedono come mai dei gruppi di giovani si ritrovano lì, il sabato sera, per spaccare vetrine, vandalizzare qualche strada e quant’altro.
Ci si chiede, si chiedono, questi osservatori, come mai succedono queste cose. Come é possibile, perché? Si cercano delle spiegazioni. Ci si interroga su quale disagio sociale o clinico questi giovani portano su di sé per sfogarsi in quella maniera. E allora si dà il via ai criteri psichiatrici - “sono malati”,
hanno avuto una gioventù disagiata”, le famiglie di origine hanno perso i “valori” - o criteri politici “sono gruppi eversivi” e quant’altro. Insomma si cercano elementi di spiegazione in qualche supposto criterio della devianza.

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alto potenziale cognitivo

I bambini ad alto potenziale cognitivo

traduzione del sottoscritto dal francese de
Les enfants à haut potentiel intellectuel, edito dalla ASEP (Association Suisse pour les Enfants Précoces)

Mito: un piccolo genio, dalla conoscenza enciclopedica, studioso, con la risposta a tutto,
sempre pronto ad andare avanti in classe ...
La realtà deriva da un terribile equivoco: i bambini il cui quoziente intellettivo è nella fascia
medio-alta (tra 100 e 125/130) attivi, attraenti, con buone competenze linguistiche, che
iniziano a leggere e scrivere facilmente verso i 6 - 7 anni, sono talvolta identificati dagli
insegnanti come bambini ad alto potenziale, quando in verità si tratta di bravi allievi, applicati
e socievoli (spesso si confonde, a torto, l’efficienza cognitiva con l’efficacia scolastica).
In realtà il ragazzo ad alto potenziale cognitivo (QI tra 125/130 e 160) è spesso un bambino
difficile che ha incontrato rapidamente dei problemi d’integrazione nella scuola. In classe,
l’allievo ad APC evita, in generale, di farsi notare troppo performante; consapevole della sua
differenza, cerca di nasconderla facendo a volte volontariamente degli errori ...

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articoli e documenti di lavoro

Favola. Autonomia a scuola?

Il neo liberismo ha un concetto del tutto economico della conoscenza. Conoscenza quale “capitale umano”, risorsa da investire.
Tale economia (?) - il punto di domanda ci sta visto lo spreco energetico di risorse umane e materiali che il capitalismo comporta - tale economia neo liberista della conoscenza ha sviluppato il concetto di autonomia fra gli istituti come strumento di competizione e di produttività; sullo slancio dei suoi successi (si fa per dire) sociali ed economici, il neo liberismo in espansione stimola l’utilizzazione concettuale (egemonica), sociale ed individuale dell’autonomia nel campo dell’apprendimento, per la crescita degli allievi. Considerata la conoscenza quale capitale umano, si avvale degli apprendimenti formali, degli apprendimenti informali e degli apprendimenti autonomi (tutte forme dell’apprendimento permanente).
In verità il concetto di Autonomia, nella società capitalista, é il Cavallo di Troia, la punta di diamante, della penetrazione del neo liberismo nella scuola.

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lessico di pedagogia

PISA, Invalsi, HarmoS (sui confronti delle competenze) novembre 2010

Quale la funzionalità della misura delle competenze? Quale la funzionalità dei confronti fra istituti, o fra sistemi scolastici?
In che maniera i confronti (PISA, Invalsi, HarmoS) fra istituti, o sistemi scolastici hanno a che fare con le leggi del mercato? E cosa hanno a che fare con lo sviluppo del mercato?
In quale maniera questi confronti hanno a che fare con l’aziendalizzazione della scuola?

Ammettiamo un confronto tra un istituto A e un istituto B, oppure tra un sistema scolastico nazionale A ed un sistema scolastico nazionale B.
Consideriamo, dopo debita misura e controllo dei risultati degli allievi, che A è migliore di B, che i risultati di A sono più alti.
Ne consegue che A > B.

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lessico di pedagogia

Formale – non formale (Pubblico – privato) novembre 2010

La distinzione tra “apprendimento formale” ed “apprendimento non formale” indica due modalità dell’apprendere.
L’apprendimento formale è quello che avviene a scuola.
L’apprendimento non formale o informale é l’apprendimento che si sviluppa fuori dalle scuole.
La definizione di formazione continua non formale racchiude tutte le forme d’insegnamento non dispensate dal sistema scolastico istituzionale.
La definizione di apprendimento informale racchiude le attività intraprese con uno scopo esplicito d’apprendimento escludendo le attività effettuate in una relazione d’insegnamento.

(...)

La coppia “formale – non formale”, sostituisce la coppia “pubblico – privato” (vedi lessico).

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articoli e documenti di lavoro

Percezione, rappresentazione, organizzazione, ri-cognizione di un bambino di un percorso aritmetico differenziato. (casi clinici 5)

1. Le righe seguenti possono essere considerate sotto la metafora della finestra.

1.1 Cosa é la finestra? La cornice che la contiene o l’apertura contenuta, con eventualmente tutto l’orizzonte che ne può trasparire? Per finestra, il dizionario considera l’apertura praticata in un muro, il parlar comune dice “apri la finestra”, così da arieggiare un locale. Il dizionario, per finestra, considera però pure i battenti, le persiane. Ma se il muratore dice “ho fatto un’apertura”, nel senso di aver aperto una finestra, pure il falegname dice ho “fatto una finestra”, nel senso di averla sagomata oppure posata … Insomma supporto fisico, intelaiatura, o vuoto spazio che da su di un orizzonte … con finestra intendiamo molte cose differenti fra loro.

1.2 … insomma tratterò di due cose: di esecuzione, di posa, … e di sguardo.
Eseguire una finestra, posare una finestra, guardare oltre la finestra. Questi gli oggetti cognitivi di queste riflessioni.
Da un lato tratteremo di tecniche, di meccaniche; tratteremo di elementi esecutivi e di elaborati manuali o fisici, di algoritmi ripetuti e ripetibili.
Dall’altro tratteremo di logiche e di rappresentazioni, di pensieri, di narrazioni, di sguardi …

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lessico di pedagogia

Valutazione (primato della ...) ottobre 2010

Il “new public management” si presenta nelle finanze, nella salute, nell’educazione, in ogni settore della pubblica amministrazione.
Uno dei segni della penetrazione del pensiero aziendale ed economico (neo-liberista) nella scuola è l’esercizio della valutazione.
La pratica della valutazione deriva dall’interesse per la produzione ed il suo controllo. Le competizioni PISA non sono che un esempio, fra i maggiori, se non il maggiore, del confronto e della competizione (silenziosa, tacita) fra sistemi educativi.

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lessico di pedagogia

Standard in educazione, settembre 2010

A molti è noto il dibattito sui pericolosi ed involutivi effetti pedagogico-didattici degli standard in educazione.
La letteratura critica sugli "standard" prodotta da parecchio tempo nei paesi anglosassoni (soprattutto negli Stati Uniti), dimostra che l'utilizzo degli "standard di performance" produce un rischio enorme: il cosiddetto "learn to test". Vale a dire che si "impara a riuscire le verifiche": gli insegnanti modellano così i loro corsi in modo da assicurare la migliore riuscita ai test. Di conseguenza, le competenze definite all'origine dei piani di studio non sono realmente applicate dato che l'obiettivo da raggiungere è quello di raggiungere i migliori risultati "misurabili".
Insomma non si certifica quanto si insegna ma si insegna quanto si certifica.
Ma se il pericolo di appiattimento degli insegnamenti sugli standard è così pericoloso e forte, quale la ragione della loro applicazione sistematica?
La verità è che, in qualche maniera, la definizione degli standard ha a che fare con le leggi del mercato, e non con la pedagogia.

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lessico di pedagogia

Opportunità (pari ...) maggio 2010

Il sistema scolastico, che si vuole e si dice democratico, il sistema che dichiara e dice di perseguire le pari opportunità, funziona ugualmente e specialmente sui modi e sui ritmi del capitalismo (competitività, individualismo, “meritocrazia”), sulle disuguaglianze in genere.
La nostra società, capitalista, iper competitiva, deve misurare il merito individuale.
Ed il merito viene ben mascherare un principio ben conosciuto in fabbrica: il principio del lavoro a cottimo.

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articoli e documenti di lavoro

la nostra armonizzazione, i nostri standard
Per un Manifesto per la scuola pubblica e il diritto alla formazione.

0. Ogni scuola é l’espressione e il prolungamento di una formazione socio economica. Chiedere di cambiare la scuola significa quindi cambiare nel contempo la formazione socio-economica che la regge e la finanzia.
Ogni scuola necessariamente assume un’organizzazione, propone dei contenuti e dei metodi che sono diretta espressione dei rapporti di forza fra le forze produttive della società civile. Riproduce la stratificazione sociale della popolazione, avendo come scopo, e sua macro - organizzazione interna, quella di proporre la competizione e la divisione dei saperi.
La scuola, che oggi regge la formazione della gioventù, è una scuola capitalista.
I suoi obiettivi e metodi sono quelli propri al capitalismo: la crescita della produttività, l’ottimizzazione e la razionalizzazione delle risorse, la competizione, la formazione di una élite.
La sua struttura e organizzazione è pure propria al capitalismo: oltre la scuola dell’obbligo, tutta la formazione è iscritta in una logica di mercato, di difficile accesso per i più (che sia informale o post-obbligatoria).

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articoli e documenti di lavoro

7 lezioni per una pedagogia di classe. Note attorno a allievi stranieri, alloglotti, poveri,
Giovanni Galli

Quando si sente parlare di bambini stranieri nella nostra scuola spesso se ne parla come se rappresentassero un problema, o una ricchezza per i “nostri” bambini.
Un problema, in quanto il ritmo e la qualità del lavoro scolastico ne risentirebbero in maniera fortemente penalizzante.
Una ricchezza, in quanto la diversità delle origini, delle lingue e così via, permetterebbero un contesto di lavoro arricchito e maggiormente stimolante da un punto di vista culturale e sociale.
Alla prima osservazione - “con tanti stranieri il livello e il ritmo di lavoro scolastico sono penalizzati, chi ne risente sono i nostri bambini” - si tende a controbattere con la seconda: “é vero che può essere difficile, ma ci guadagniamo nello stare assieme”.
Non si dà quindi una risposta specifica e diretta alle preoccupazioni dei genitori.
Gli si gira solo attorno, si cincischia.
Ma non sono mica tutti scemi ...

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