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Nel lontano 1955, Monighetti Secondo, coadiuvato dalla moglie Marina, decise coraggiosamente di mettersi in proprio e fondare un’impresa di pittura. Decisione non facile per quel periodo, ma con l’audacia, la perseveranza e l’incredibile forza di volontà che contraddistingueva la maggior parte delle persone di quel tempo, cominciò la sua avventura.

Non si contavano le ore di lavoro, spesso fino a notte inoltrata, con mezzi di trasporto che oggi sembrerebbero ridicoli: trasferimenti dai diversi cantieri con una bicicletta trainante il carretto costruito artigianalmente con tubolari in ferro e rivestimento in legno. Carretto che il figlio Flavio ricorda bene, come ci racconta in un aneddoto: “quando papà Secondo rientrava da una lunga giornata di lavoro io lo aspettavo vicino alla chiesa in braccio alla mamma, perché mi portasse nel carretto fino alla porta di casa, per poco meno di un centinaio di metri! Una piccola gita tra i secchi di vernice per la mia grande felicità”.

Il magazzino della ditta era situato al piano interrato dell’allora “Latteria Consortile”, in seguito trasformatasi nell’attuale edificio della Banca Raiffeisen. La pittura di quel tempo era calce bagnata: si comperava in sacchi di iuta da 50 kg contenenti pezzi di 2-3 kg che poi venivano tagliati a metà e messi in bidoni di metallo della capienza di circa 70 litri. Spesso in queste situazioni era presente anche il primogenito Flavio, che ricorda come ogni tanto la calce in ebollizione finisse negli occhi del papà e lui dovesse correre a chiamare la mamma affinché venisse a pulirglieli con acqua borica. Furono questi episodi negativi che indussero Secondo a dotarsi di un paio di occhiali come quelli dei primi piloti dell’aviazione...

La calce doveva restare a bagno per una settimana circa e quando era pronta per il tinteggio, veniva portata nei diversi cantieri con la speranza nel tempo asciutto, poiché con la pioggia il materiale dava dei risultati disastrosi... che spingevano il titolare in un rosario di imprecazioni!

Dopo qualche anno arrivarono il primo operaio e il primo apprendista che, tra l’altro, fece anche da “baby-sitter” del figlio Flavio accompagnandolo all’asilo tra pianti e capricci. La ditta si sviluppò anche nel parco veicoli: fu acquistato un motorino marca “Florett”, cilindrata 125, ovviamente d’occasione ma che al confronto con la bicicletta faceva toccare a Secondo il cielo con un dito. Con questo mezzo di trasporto la zona di lavoro si espanse in quasi tutto il Sopraceneri, grazie sempre e comunque alla buona qualità del lavoro, alle conoscenze e alle amicizie. Qualità riconosciute anche dalle allora PTT che assegnarono alla nostra ditta la verniciatura degli armadietti di metallo color alluminio, un tempo diffusi, posati sui pali di legno delle linee telefoniche. La buona collaborazione instauratasi con le PTT procurò alla ditta anche cassoni stracolmi di cornette del telefono di colore nero da riverniciare; un lavoro che veniva eseguito a casa, dopo la cena, con l’aiuto della moglie e del figlio Flavio che si occupavano della preparazione delle cornette con carta di vetro 220.

Passò qualche anno e i grandi sacrifici cominciarono a dare i frutti sperati: Secondo poté acquistare, all’Agricola Ticinese, un magnifico VW Maggiolino. Per adattarlo alle esigenze famigliari e di lavoro, la necessità aguzzò l’ingegno e si trovò la soluzione ideale: asportazione del sedile del passeggero e posa di un piano di legno per potervi appoggiare secchi, bidoni, scale e materiali vari. Successivamente fu applicato sul tetto un portapacchi in ferro per trasportare le scale più lunghe...pratica che oggi avrebbe sicuramente avuto qualche problema con la sicurezza stradale!

Siamo nel 1967 e Flavio ebbe la fortuna di iniziare l’apprendistato con il papà Secondo, che gli diede un bell’esempio di vita e fu un ottimo maestro di lavoro. Dopo tre anni di tirocinio sotto l’attenta guida del papà, durante i quali non fu mai trattato da privilegiato, Flavio conseguì il diploma. Non sono mancati i lavori più sporchi, umili e modesti ma accumulò l’esperienza che gli sarebbe servita in seguito al suo percorso formativo.

La ditta era ormai composta da cinque operai, due apprendisti e il condottiero (Secondo) che faceva il datore di lavoro, l’operaio, l’apprendista, l’autista, il magazziniere, le acquisizioni, i preventivi e le fatture. Da segretaria faceva la moglie Marina, che rubava il poco tempo alla famiglia (ormai allargatasi a quattro figli maschi) per copiare a bella con una macchina da scrivere “Dolina” al ritmo di sole due dita, quel che il marito le aveva preparato a mano la sera, tardando spesso fin oltre la mezzanotte. Ma questo intenso e logorante ritmo di vita portò purtroppo il timoniere della ditta ad avere gravi problemi di salute e il figlio Flavio, appena concluso il tirocinio, dovette così assumere la conduzione dell’impresa senza pensarci troppo. Si rimboccò le maniche e con un po’ di spregiudicatezza ma senza timore del lavoro, iniziò la sua avventura.

Gli inizi furono pieni di difficoltà, gli mancava esperienza e soprattuto gli mancò il sostegno del padre. Cambiò la ragione sociale della ditta: da Monighetti Secondo a Monighetti Secondo & figlio e trovò una nuova ubicazione per il magazzino al pianterreno della casa materna. Mutarono pure i materiali, abbandonata la calce arrivarono i prodotti del futuro: bianco fisso, dispersione e tutta una gamma di smalti sintetici. Finì anche l’era del maggiolino, la ditta acquistò un furgone VW T2 tutto chiuso di colore blu, rigorosamente d’occasione, per il trasporto del materiale: un lusso!

Il lavoro si svolgeva prevalentemente nel Bellinzonese e consisteva nel tinteggio di appartamenti, locali, facciate e verniciature varie. L’organizzazione era dettata in modo fondamentale, come del resto ancora oggi, dalle condizioni climatiche; la ditta ha sempre trovato molta disponibilità e comprensione nella clientela. Nei mesi invernali si procedeva alla verniciatura degli interni e delle persiane che venivano trasportate al magazzino. Dopo cinque anni il furgone blu giunse al capolinea e con l’accordo del capo delle finanze (Signora Marina), si comperò un altro furgone VWT2 (questa volta nuovo) di colore arancione, che sarebbe diventato il colore ufficiale dei veicoli della ditta.

Nel 1975 Flavio si sposò con Manuela, che assunse anche il ruolo di segretaria nell’ufficio che ricavarono in casa loro, un appartamentino in affitto nella casa ristrutturata dei nonni. Proseguì così l’attività, con la collaborazione quasi a tempo pieno di Manuela e venne assunto qualche operaio e apprendista in più. Negli anni seguenti arrivarono in ditta anche i fratelli minori di Flavio, Romano e Claudio: il primo come apprendista pittore e l’altro come segretario. Venne costituita la Monighetti SA con Flavio azionista assoluto di maggioranza, fino all’entrata di Romano nel 1978 e di Claudio nel 1993.

La ditta si perfezionò nel campo delle isolazioni e dei rivestimenti a cappotto, ambito nel quale si distingue tuttora per la grande qualità e professionalità. I primi lavori su facciate esterne di case unifamiliari  e palazzi di 20-30 appartamenti furono eseguiti nel 1983, sulla casa Christen a Bellinzona: facciate ancora oggi intatte!

Il 1986, anno di novità: fin dalla nascita la ditta ha sempre avuto la sede principale a Montecarasso, comune al quale tutti i membri della famiglia Monighetti sono molto legati. Purtroppo non sempre le autorità politiche locali hanno dimostrato molto rispetto per l’attività e vista la necessità di maggiori spazi, la ditta cercò una superficie per la costruzione di un nuovo magazzino che trovò nella zona industriale in via Pobbia a Sementina.  Dopo qualche peripezia riguardo alla sistemazione del terreno, cominciò la costruzione del nuovo capannone prefabbricato delle dimensioni necessarie, ancora funzionale tutt’oggi! Inoltre il 25 settembre del 1986 nacque Ivan, figlio di Flavio e Manuela, per la grande felicità dei genitori.

Grazie all’impegno di tutti i fratelli, Flavio, Romano e Claudio, la ditta Monighetti SA Impresa di Pittura si ingrandì e sempre facendo il passo secondo la gamba, si ritagliò uno spazio importante tra le ditte del ramo sul territorio cantonale. Questo grazie alla serietà e all’impegno di tutti i collaboratori, operai e apprendisti. Anche il parco veicoli si adattò alle esigenze della ditta: vennero acquistati tre furgoni chiusi e un camioncino con cassone aperto, tutti rigorosamente di colore arancione. Erano guidati dagli operai a dipendenza del lavoro... e non tutti autisti provetti. C’è perfino chi, una sera rientrando dal lavoro, ha cercato di parcheggiare dentro il capannone passando per il portone chiuso!

Con l’avvicinarsi degli anni 2000, gli operai divennero una trentina e gli apprendisti almeno cinque, con esecuzione di lavori nel ramo della pittura e delle isolazioni termiche. Di conseguenza si rese necessario l’acquisto di un camioncino Mercedes dotato di gru automatica. Questo mezzo permise all’autista Romano di servire i cantieri più grossi, con materiali isolanti, palette di colla e ponteggi.

Nel 2002, cominciò in ditta l’apprendistato di Ivan, figlio di Flavio, per la classica durata di 3 anni. Durante questo lasso di tempo, Flavio ha insegnato al figlio i diversi aspetti della professione, conoscenze che gli permetteranno di adeguarsi alle nuove esigenze del futuro, senza però risparmiargli la gavetta che lui stesso aveva fatto sotto il papà Secondo. Ivan terminò il tirocinio con una lodevole promozione ed entrò nella ditta come operaio qualificato. Così come Flavio era ogni tanto in disaccordo con suo padre Secondo, da manuale capita che Ivan lo sia con suo padre Flavio, ma con il bene della ditta come unico obiettivo finale, Ivan lavora con profitto per continuare il cammino della Monighetti SA.

Con questo Staff dirigenziale, nei mesi estivi degli ultimi anni, hanno lavorato nell’impresa fino a sessanta collaboratori, tra operai formatisi all’interno della ditta e altri all’esterno. Anche coloro che nel frattempo si sono messi in proprio, sono sempre restati a disposizione in caso di necessità. 

Col trascorrere del tempo, Flavio è arrivato all’età del pensionamento, ma sarà comunque vicino al figlio Ivan, nel frattempo divenuto titolare unico della ditta, affinché possa proseguire nella direzione tracciata dai suoi predecessori per garantire un lavoro serio, onesto e di altissima qualità, grazie anche a collaboratori leali e responsabili.