Aggiornamento del 13 marzo 2005, 20:00 |
Caso Sgrena: l'ipotesi dell''incidente indotto'La morte di Nicola Calipari: nè incidente, nè agguato, un'altra cosa, forse ancora peggio |
| - Inchiesta di Sidney Rotalinti e della redazione de l'aria di domani - 13 marzo 2005 - 20:00 |
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Tre sviluppi
avvalorano ulteriormente le ipotesi che abbiamo formulato in questa inchiesta.
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Dal
TG2 11 marzo 2005, 20:30: "...La Procura, intanto, sta
acquisendo anche i tabulati dei telefoni
satellitari di Calipari, mentre si è
appreso che l'ambasciatore americano a Baghdad John Negroponte
quel giorno avrebbe dovuto spostarsi in elicottero, ma a causa di una
grandinata fu costretto ad optare per l'auto. Da qui l'ordine alla
pattuglia, che poi aprirà il fuoco sulla Corolla con gli italiani a bordo,
di bonificare la strada verso lo scalo di Baghdad."
(1)
Dunque Nicola Calipari sarebbe morto a causa della grandinata che avrebbe impedito il decollo dell' elicottero di John Negroponte. La stessa Giuliana Sgrena ci racconta di aver viaggiato in mezzo alle pozzanghere. Ha davvero piovuto e grandinato. Ma Giuliana ci racconta un dettaglio che smentisce la verisione accreditata dalla CNN: nel suo racconto Il manifesto, 6 marzo 2005, 'La mia verità' gli elicotteri volano eccome, ve ne è uno sopra l'auto dei rapitori, durante le prime fasi della liberazione, poco prima che entri in scena Nicola Calipari. Giuliana Sgrena è bendata, dunque particolarmente sensibile ai rumori... "La macchina camminava sicura in una zona di pantani. C'era l'autista più i soliti due sequestratori. Ho subito sentito qualcosa che non avrei voluto sentire. Un elicottero sorvolava a bassa quota proprio la zona dove noi ci eravamo fermati...
Dal TG3 8 marzo 2005, 19:00: "...Questa
mattina all'ufficio
di Baghdad
dell'APTN è
stata recapitata una
cassetta con tre nuovi video su Giuliana Sgrena. Nel primo una voce maschile
fuori campo legge un comunicato a nome dei sequestratori. Affermano di non aver
accettato i soldi del riscatto offerti dal Governo italiano perché 'abbiamo
accertato che la giornalista stava svolgendo un lavoro obiettivo'. 'Noi
non uccidiamo donne e bambini' dichiarano i terroristi, e poi accusano la
CIA di aver voluto uccidere la Sgrena una volta liberata. Nel testo si fa
riferimento anche ad un certo "signor Abbas, come fonte informata sulla
intenzioni dei servizi segreti americani.
La cassetta contiene
anche altri due video. Nell'apertura del servizio
si sente Giuliana Sgrena: "io sono stata rapita anche perché sono passata da
Nassiriya durante l'occupazione..." sono dichiarazioni fatte sotto
la minaccia delle armi. Sono invece dichiarazioni spontanee quelle del 6 marzo,
dove Giuliana Sgrena dice di essere stata avvertita - poco prima della sua liberazione
- del pericolo
rappresentato dagli "americani" . Il
nuovo film
ato,
tuttavia, fa un salto di qualità: non parla più genericamente di americani
(2), è molto
più preciso. Punta
dritto verso la CIA, cioè la foresta
di servizi segreti (15 diversi servizi) che George W.Bush ha affidato poche
settimane fa a John Negroponte.
Non è necessario conoscere l'arabo per riconoscere la parola "cia" al
centro del testo. I rapitori insistono. Sembra proprio questa la ragione che li
ha spinti a diffondere questi nuovi materiali mediatici.
L'ambigua figura del generale Marioli, numero due della coalizione militare in Iraq è al centro dell'attenzione dei media fra i giorni 11 e 13 marzo. Il TG2 dell' 11 marzo 2005, 20:30, solleva il "giallo" relativo all'esistenza di un'eventuale seconda macchina. E lo risolve: all'uscita dall'aeroporto di Baghdad c'era effettivamente un'altra macchina italiana. A bordo: il generale Marioli e il capocentro del SISMI di stanza a Baghdad. "Le due auto avrebbero fatto un pezzo di strada assieme, fin fuori l'aeroporto della capitale irachena. Poi la prima berlina con Marioli e l'altro funzionario si sarebbe fermata ad un certo punto, forse nei pressi di un checkpoint americano. Mentre l'auto di Calipari ha proseguito il suo viaggio inoltrandosi nel centro della città. Secondo quanto avrebbe appurato la Procura di Roma, Marioli e il capocentro SISMI dopo oltre due ore di attesa avrebbero deciso di fare ritorno in aeroporto e continuare lì ad aspettare. Il resto è storia nota. Questo particlolare spiegherebbe in parte il giallo della presenza di una seconda automobile".
Dal
TG3 13 marzo 2005, 19:00: una ricostruzione dei fatti
firmata da Riccardo Chartroux; "Un minuto di silenzio in campo. Uno
striscione esposto dai tifosi della Reggina durante la partita con il Messina. È
l'ultimo omaggio a Nicola Calipari dai suoi concittadini.
Mentre si attendono sviluppi dall'inchiesta sulla sua morte che ruota
intorno alla catena di comunicazione tra forze italiane e americane
all'aeroporto di Baghdad. E in particolare alla relazione del generale
Marioli, inserito nel quartier generale della coalizione in Iraq con la
carica di Vicecomandante. L'uomo che organizzò l'arrivo di Calipari e del
suo collega a Baghdad. Il generale ha confermato che, su istruzione di Calipari
e del capocentro del SISMI non aveva informato il suo contatto americano,
il capitano Green, di cosa venivano a fare i due agenti italiani, ma avrebbe
aggiunto, dopo aver saputo che stavano tornando all'aeroporto con Giuliana
Sgrena informai gli americani per facilitare
il superamento del posto di blocco. Ma di quale posto di blocco? I soldati che
hanno ucciso Calipari erano inseriti a quanto si capisce in un checkpoint
volante istituito per proteggere gli spostamenti dell'ambasciatore
americano John Negroponte. ..."
(3).
Di fatto il generale Marioli non partecipa alla liberazione di Giuliana Sgrena. Accompagna per un pezzo la Toyota Corolla di Calipari e dell'altro ufficiale del SISMI, poi la "seconda auto" si ferma (da sola o viene 'prudentemente' e preventivamente fermata) presumibilmente a un posto di blocco. dalle dichiarazioni del generale Marioli si deduce con certezza assoluta che gli "americani" nel momento della strage sono perfettamente informati dell'arrivo della Toyota con Giuliana Sgrena. A informarli è stato lo stesso generale Marioli. "Dopo aver saputo che stavano tornando all'aeroporto con Giuliana Sgrena".
Perché Nicola Calipari deve agire di nascosto dagli americani? Evidente: gli uomini di John Negroponte, la CIA, gli altri servizi, farebbero qualsiasi cosa per far fallire le trattative. Gli americani non vogliono trattative. Ecco dunque che qualcuno, dal cuore dei servizi, da una posizione di alto comando, può facilmente aver inserito un dato falso nell'ultimo anello della catena di comando. I soldati che sparano sembrano aspettarsi di trovare un trio di terribili terroristi nella Toyota. Poi rimangono sgomenti.
I veri interrogativi riguardano Marioli. Per chi lavora? A chi è leale? Al comando della coalizione, cioè al vertice americano, o al suo paese, l'Italia; al SISMI? Probabilmente se la buona risposta fosse la seconda Nicola Calipari sarebbe ancora vivo.
Nelle foto: 1) John Negroponte sbarca da un mezzo corazzato in Iraq. 2) La parola 'cia' ben visibile al centro del testo arabo. 3) Lo stricione in memoria di Nicola Calipari durante il derby fra Reggio Calabria e Messina.
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1) |
Dal TG2 11 marzo 2005, 20:30: "La vicenda Sgrena, forse spiegato il giallo della presenza di una seconda automobile e risolto anche il mistero dei tre telefonini satellitari di Calipari. I SISMI li ha ricuperati e nelle prossime ore saranno nella disponibilità dei magistrati romani che stanno conducendo l'inchiesta; sentiamo Francesco Vitale": "Nicola Calipari e l'agente del SISMI che era alla guida della Toyota Corolla non avrebbero lasciato da soli l'aeroporto di Baghdad per recarsi all'appuntamento con i sequestratori di Giuliana Sgrena. A precedere l'auto con i due 007 italiani ci sarebbe stata una seconda macchina con a bordo il generale Marioli, numero due della coalizione militare in Iraq e il capocentro del SISMI di stanza a Baghdad. Le due auto avrebbero fatto un pezzo di strada assieme, fin fuor l'aeroporto della capitale irachena. Poi la prima berlina con Marioli e l'altro funzionario si sarebbe fermata ad un certo punto, forse nei pressi di un checkpoint americano. Mantre l'auto di Calipari ha proseguito il suo viaggio inoltrandosi nel centro della città. Secondo quanto avrebbe appurato la Procura di Roma, Marioli e il capocentro SISMI dopo oltre due ore di attesa avrebbero deciso di fare ritorno in aeroporto e continuare lì ad aspettare. Il resto è storia nota. Questo particlolare spiegherebbe in parte il giallo della presenza di una seconda automobile... torna al testo |
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2) |
"non dare segnali sennò gli americani possono intervenire". "Se incontravamo qualcuno, vale a dire dei militari americani, ci sarebbe stato un conflitto a fuoco". "(...) Perché ci sono gli americani che non vogliono che tu torni". torna al testo | |
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3) |
..."Calipari non ne poteva conoscere l'esistenza e forse neppure Marioli e il capitano Green. I soldati al posto di blocco erano del I.Battaglione, 69.Reggimento della 42.Divisione della Guardia azionale di Ney York, Divisione che ha partecipato ai soccorsi a ground zero. 'La guerra al terrorismo - dicono sul loro sito - per noi è un fatto personale'. Due giorni prima della sparatoria avevano perso due compagni in un attentato,,," torna al testo | |
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