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Uno strozzino morì. Per
tutta la vita, egoista e spergiuro, aveva accumulato ricchezze sfruttando
i poveri e carpendo la buona fede del prossimo. La sua anima cadde nel
profondo baratro dell'inferno, che le avvampò tutt'intorno. Gridò allora:
"Giudice supremo delle anime, aiutami. Concedimi una sosta, fa' sì che
ritorni sulla terra e ponga rimedio alla mia condanna!". Il Giudice
supremo lo udì e chinandosi dall'alto sul baratro dell'inferno chiese:
"Hai mai compiuto un'opera buona, in vita, cosicché ti possa aiutare
adesso?". L'anima dello strozzino pensò a tutto quel che aveva fatto
in vita, e più pensava e meno riusciva a trovare una sola azione buona
in tutta la sua lunga esistenza. Ma alla fine si illuminò e disse: "Sì,
Giudice supremo, certo! Una volta stavo per schiacciare un ragno, ma
poi ne ebbi pietà, lo presi e lo buttai fuori dalla finestra!". "Bravo!
- rispose il Giudice supremo. - Pregherò quel ragno di tessere un lungo
filo dalla terra all'inferno, e così ti ci potrai arrampicare". Detto
fatto. Non appena il filo di ragno la toccò, l'anima dello strozzino
cominciò ad arrampicarsi, bracciata dopo bracciata, del tutto piena
d'angoscia perché temeva che l'esile filo si spezzasse. Giunse a metà
strada, e il filo continuava a reggere, quando vide che altre anime
s'erano accorte del fatto e cominciavano ad arrampicarsi anch'esse lungo
lo stesso filo. Allora gridò: "Andate via, lasciate stare il mio filo.
Regge solo me. Andatevene, questo filo è mio!". E proprio in quel momento
il filo si spezzò, e l'anima dello strozzino ricadde nell'inferno. Infatti
il filo della salvazione regge il peso di centomila anime buone, ma
non regge un solo grammo d'egoismo |
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