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Come si cura la depressione
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Si può diventare dipendenti dagli antidepressivi?
Molto spesso il
paziente che soffre di depressione non vuole curarsi con i farmaci perché
ha paura o è convinto di diventarne "dipendente".
Il termine stesso di "psicofarmaco", con cui vengono indicati
i farmaci usati nelle malattie psichiatriche, fa nascere in alcuni pazienti
il dubbio che possano essere simili alle sostanze d'abuso, ma non è così.
Le sostanze d'abuso sono tutte quelle sostanze che vengono assunte inizialmente
per eliminare qualche sintomo spiacevole (apatia, stanchezza, senso di
fame ecc.) e piano piano sviluppano un meccanismo di dipendenza, vale
a dire la necessità di assumerle costantemente e in dosi sempre maggiori
(abuso). In caso contrario si ripresentano i sintomi iniziali con maggiore
intensità.
La cocaina, le amfetamine, gli oppiacei e altre molecole sintetiche sono
esempi di "sostanze d'abuso". Se un individuo comincia ad assumere
cocaina o amfetamina, per esempio per eliminare il senso di fatica, per
ridurre la necessità di dormire o per aumentare la sua efficienza, ottiene
il risultato ricercato poco dopo l'assunzione della sostanza (in pochi
minuti). L'effetto positivo ricercato ed ottenuto costituisce un "rinforzo"
del comportamento di assunzione ed il soggetto continuerà a prendere la
sostanza ogni qualvolta ne sentirà il bisogno, per eliminare cioè i sintomi
spiacevoli che avverte se non la assume.
Questo è ciò che viene definito
"dipendenza".
Gli antidepressivi hanno un meccanismo
del tutto differente.
Essi agiscono su meccanismi cerebrali complessi che hanno causato la depressione
e per dare i risultati voluti occorrono molti giorni. Non agiscono, cioè,
immediatamente come le sostanze d'abuso ma a lungo termine, innescando
dei meccanismi che devono ristabilire una situazione di equilibrio della
trasmissione nervosa che era presente prima della malattia e che è stata
poi perduta.
Quando un malato di depressione comincia a prendere gli antidepressivi
non solo non ha effetti positivi subito (e quindi non ha quel "rinforzo"
immediato caratteristico delle altre sostanze), ma avverte, il più delle
volte, degli effetti spiacevoli e indesiderati che poi si attenuano proseguendo
la terapia.
Via via che si ottiene il miglioramento della depressione il paziente
vuole interrompere la terapia perché sente di non averne più bisogno e
talvolta lo fa di sua iniziativa ed in modo errato.
Un altro dato che dimostra la differenza sostanziale tra antidepressivi
e sostanze d'abuso è che gli antidepressivi hanno effetti positivi soltanto
sui pazienti depressi (che presentano cioè anomalie nella trasmissione
nervosa che va riequilibrata) mentre cocaina, amfetamina e simili agiscono
su qualunque soggetto dando gli effetti ricercati, aumentando la trasmissione
di alcuni tipi di neurotrasmettitori che di base è normale.
Se invece un soggetto non depresso assume degli antidepressivi, non otterrà
un miglioramento del suo umore, che di base era normale, ma ne avvertirà
soltanto gli effetti negativi (sonnolenza, affaticamento, bocca secca
ecc.).
Occorre tuttavia sottolineare che alcuni tipi di antidepressivi, che hanno
un'azione particolarmente stimolante, possono dare dei fenomeni di abuso,
per cui alcuni pazienti predisposti tendono ad aumentare i dosaggi diversamente
da quanto prescritto dal medico.
In generale però le cure antidepressive
non provocano nessuna "dipendenza".
Il problema semmai è contrario.
Il paziente infatti tende a sospendere le terapie non appena si sente
meglio con il rischio di ricadute a breve termine.
È opportuno invece che non prenda iniziative autonome di questo genere
e si affidi al suo medico che provvederà a tutte le indicazioni necessarie
per sospendere gradualmente i farmaci.

  
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