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DEP - depressione
Risposte del Prof. Paolo Pancheri, direttore della clinica Psichiatrica III dell'universita' di Roma "La Sapienza"
 (Tratto dal libro "100 domande e 100 risposte")

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Come si cura la depressione ?

Si può diventare dipendenti dagli antidepressivi?

Molto spesso il paziente che soffre di depressione non vuole curarsi con i farmaci perché ha paura o è convinto di diventarne "dipendente".
Il termine stesso di "psicofarmaco", con cui vengono indicati i farmaci usati nelle malattie psichiatriche, fa nascere in alcuni pazienti il dubbio che possano essere simili alle sostanze d'abuso, ma non è così.
Le sostanze d'abuso sono tutte quelle sostanze che vengono assunte inizialmente per eliminare qualche sintomo spiacevole (apatia, stanchezza, senso di fame ecc.) e piano piano sviluppano un meccanismo di dipendenza, vale a dire la necessità di assumerle costantemente e in dosi sempre maggiori (abuso). In caso contrario si ripresentano i sintomi iniziali con maggiore intensità.
La cocaina, le amfetamine, gli oppiacei e altre molecole sintetiche sono esempi di "sostanze d'abuso". Se un individuo comincia ad assumere cocaina o amfetamina, per esempio per eliminare il senso di fatica, per ridurre la necessità di dormire o per aumentare la sua efficienza, ottiene il risultato ricercato poco dopo l'assunzione della sostanza (in pochi minuti). L'effetto positivo ricercato ed ottenuto costituisce un "rinforzo" del comportamento di assunzione ed il soggetto continuerà a prendere la sostanza ogni qualvolta ne sentirà il bisogno, per eliminare cioè i sintomi spiacevoli che avverte se non la assume.

Questo è ciò che viene definito "dipendenza".

Gli antidepressivi hanno un meccanismo del tutto differente.
Essi agiscono su meccanismi cerebrali complessi che hanno causato la depressione e per dare i risultati voluti occorrono molti giorni. Non agiscono, cioè, immediatamente come le sostanze d'abuso ma a lungo termine, innescando dei meccanismi che devono ristabilire una situazione di equilibrio della trasmissione nervosa che era presente prima della malattia e che è stata poi perduta.
Quando un malato di depressione comincia a prendere gli antidepressivi non solo non ha effetti positivi subito (e quindi non ha quel "rinforzo" immediato caratteristico delle altre sostanze), ma avverte, il più delle volte, degli effetti spiacevoli e indesiderati che poi si attenuano proseguendo la terapia.
Via via che si ottiene il miglioramento della depressione il paziente vuole interrompere la terapia perché sente di non averne più bisogno e talvolta lo fa di sua iniziativa ed in modo errato.
Un altro dato che dimostra la differenza sostanziale tra antidepressivi e sostanze d'abuso è che gli antidepressivi hanno effetti positivi soltanto sui pazienti depressi (che presentano cioè anomalie nella trasmissione nervosa che va riequilibrata) mentre cocaina, amfetamina e simili agiscono su qualunque soggetto dando gli effetti ricercati, aumentando la trasmissione di alcuni tipi di neurotrasmettitori che di base è normale.
Se invece un soggetto non depresso assume degli antidepressivi, non otterrà un miglioramento del suo umore, che di base era normale, ma ne avvertirà soltanto gli effetti negativi (sonnolenza, affaticamento, bocca secca ecc.).
Occorre tuttavia sottolineare che alcuni tipi di antidepressivi, che hanno un'azione particolarmente stimolante, possono dare dei fenomeni di abuso, per cui alcuni pazienti predisposti tendono ad aumentare i dosaggi diversamente da quanto prescritto dal medico.

In generale però le cure antidepressive non provocano nessuna "dipendenza".

Il problema semmai è contrario. Il paziente infatti tende a sospendere le terapie non appena si sente meglio con il rischio di ricadute a breve termine.
È opportuno invece che non prenda iniziative autonome di questo genere e si affidi al suo medico che provvederà a tutte le indicazioni necessarie per sospendere gradualmente i farmaci.


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