L'individuazione della sindrome di fobia sociale Può essere fatta risalire almeno all'epoca di Ippocrate (Marks, 1985). La diagnosi formale di fobia sociale non ha fatto parte della nomenclatura psichiatrica americana fino alla pubblicazione della terza edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-III). La modifica più significativa è stata quella relativa all'enunciazione dei criteri che tengono conto di due sottotipi del disturbo: quello generalizzato e quello specifico. I caratteri essenziali di questa fobia sono l'estrema inibizione sociale e la timidezza esagerata.
Il DSM-IV caratterizza la fobia sociale come "una paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali o prestazionali nelle quali la persona è esposta a persone non familiari o al possibile giudizio degli altri" (American Psychiatric Association, 1996). Effettivamente, qualsiasi situazione che incluede la possibilità di essere osservati o giudicati dagli altri può essere temuta da chi presenta fobia sociale. Fra le più frequenti situazioni ansiogene possiamo includere i colloqui formali, le interazioni con gli altri, la partecipazione a eventi sociali, sostenere un discorso in pubblico, mangiare o scrivere davanti ad altri. Situazioni meno comuni, ma comunque penose per coloro che presentano fobia sociale, includono circostanze in cui il soggetto è osservato mentre scrive a macchina o fa fotocopie, quando si serve dei bagni pubblici o semplicemente se deve presentarsi ad altre persone. Per esempio alcuni adulti con questo disturbo descrivono episodi d'ansia ed evitamento che si verificano durante una partita a golf o quando stanno ballando o mentre percorrono la navata di una chiesa, sempre a causa della paura di essere osservati e valutati dagli altri. Comunque, il disturbo non è limitato alle situazioni in cui la propria performance viene sottoposta da altri a un esame minuzioso. Anzi, l'anticipazione di un qualsiasi tipo di interazione sociale spesso implica ansia e timore. Così, gli individui con fobia sociale non si uniscono di frequente agli altri sul lavoro né partecipano a eventi sociali come feste o incontri in cui siano previste interazioni. In aggiunta, una forma rara, ma quasi sempre debilitante, di fobia sociale è la paura di servirsi dei bagni pubblici: in questi casi, la paura non è causata da preoccupazioni relative alla pulizia o alla contaminazione da germi, quanto piuttosto a timori che riguardano la valutazione sociale e il processo di evacuazione corporale.
Una seconda caratteristica della fobia sociale è che "l'esposizione alla situazione temuta quasi invariabilmente provoca ansia, che può assumere le caratteristiche di un attacco di panico causato dalla situazione o sensibile a essa" (DSM-IV, 1996). Anche se la maggior parte dei clinici se ne era già resa conto, i criteri del DSM-IV hanno riconosciuto, ufficialmente, che gli individui con un qualsiasi tipo di disturbo d'ansia possono sviluppare attacchi di panico. In effetti chi ha una fobia sociale spesso riferisce di aver sperimentato attacchi di panico durante un incontro con qualcuno o anche solo in previsione di una situazione sociale. La sintomatologia fisica, in questi casi, è la stessa di quella degli attacchi di panico e può essere abbastanza grave. Inoltre, il pattern di risposta fisiologica durante una situazione sociale angosciante è una delle caratteristiche che differenzia chi ha fobia sociale da chi presenta un "normale" livello d'ansia nel parlare in pubblico. Nello specifico, la rilevazione della pressione del sangue e del ritmo delle pulsazioni in coloro che non soddisfano i criteri per un disturbo d'ansia (vale a dire il gruppo di controllo dei non fobici) indica un aumento di tali valori non appena viene chiesto loro di fare un discorso. Dopo circa tre-cinque minuti, le risposte fisiologiche tornano ai livelli di base normali. La risposta fisiologica di chi presenta fobia sociale si differenzia, quindi, da quella dei soggetti di controllo non fobici. Anche nelle persone con fobia sociale la pressione sanguigna e il ritmo cardiaco aumentano all'inizio di un compito che richiede di parlare in pubblico; tuttavia, queste risposte rimangono elevate solo fino a che il compito non viene portato a termine. Perciò, gli individui che soffrono di fobia sociale non sperimentano il decremento dell'arousal fisiologico, caratteristico di chi non presenta tale disturbo. La stessa differenza nelle risposte fisiologiche alle situazioni sociali è stata riscontrata nelle scimmie Rhesus e nei bambini inibiti a livello comportamentale.
Infine, riguardo alla fobia sociale, il DSM-IV afferma che "la persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole (DSM-IV, 1996). Tali persone, comunemente, si presentano in trattamento dicendo: "So che è da pazzi sentirsi in questo modo, ma non posso farci niente". Chi ha questo disturbo, quindi, riconosce che spesso non c'è motivo razionale alle proprie paure, ma tale consapevolezza contribuisce poco ad alleviare l'ansia.
Questo criterio permette di distinguere la fobia sociale da altre condizioni quali il disturbo paranoide di personalità. I pazienti con disturbo paranoide di personalità, pur sperimentando una considerevole ansia sociale, spesso sono convinti che gli altri stiano pensando a loro in maniera critica o possano effettivamente progettare di metterli in imbarazzo e di umiliarli. È importante, comunque, prendere nota del fatto che, spesso, i bambini possono non essere consapevoli dell'irrazionalità delle loro paure. Tale mancanza di consapevolezza dell'irrazionalità delle paure è più frequente, infatti, in soggetti in età evolutiva che negli adulti.
Molte persone con fobia sociale convivono constantemente con la paura di provare imbarazzo, di sembrare stupidi o meno intelligenti degli altri. La situazione più comune in cui queste persone trovano difficoltà è parlare in pubblico. Come accennato, altre paure frequentemente riferite comprendono mangiare o bere in pubblico, scrivere davanti agli altri, riunioni informali come le feste, e una varietà di situazioni sociali di performance. La grande sofferenza vissuta in queste situazioni spesso porta a condotte di evitamento, che può essere palese e talvolta drammatico, oppure piuttosto sottile e mascherato. Facciamo un esempio di questo secondo caso. Una paziente riferisce che evitava di bere in pubblico. Dato che, per la paura di tremare, non riusciva a sollevare il bicchiere, ne ordinava sempre uno molto grande di té freddo. Data la dimensione del bicchiere, le sembrava appropriato farlo scivolare verso di sé (invece di sollevarlo) bevendo con l'aiuto di una cannuccia. Questo esempio mostra i rimedi estremi che i pazienti possono utilizzare per gestire o nascondere la propria angoscia. Evidenzia anche quanto possono essere sottili i comportamenti di evitamento. In definitiva, la maggior parte delle persone con fobia sociale, soprattutto se rientra nel sottotipo generalizzato, è incapace di costruire e mantenere relazioni interpersonali soddisfacenti e la loro gamma di attività sociali é ristretta in modo cronico. Nella tabella seguente sono elencate le paure e i comportamenti di evitamento più frequentemente osservati nella fobia sociale.

Situazione
Turner, Beidel, Dancu e Keys (1986) (n=21)
Turner, Beidel, Borden e coll. (1991) (n=88)
Dialoghi formali
88%
99%
Dialoghi/incontri informali
76%
88%
Mangiare in pubblico
33%
-
Bere in pubblico
5%
-
Mangiare/bere in pubblico
-
39%
Scrivere in pubblico
19%
31%
Sostenere un esame
10%
-
Iniziare una conversazione
-
60%
Portare avanti una conversazione
-
64%
Feste
-
76%
Servirsi di bagni pubblici
-
8%
Da Turner, S.M., Beidel, C.C e Townley, R.M. (1992b). In S.M. Turner, K.S. Calhoun e H.E. Adams (Eds), Handbook of Clinical Behavior Therapy. (Pagg. 13-37). New York: Wiley

Sebbene la difficoltà di tenere un discorso in pubbico sia un problema che riguarda la maggior parte delle persone con fobia sociale, il disturbo non è tipicamente ristretto a questo tipo di paura. Come osservato in precedenza, le situazioni socialmente angoscianti non sono esclusivamente quelle in cui le persone svolgono un'azione o un'attività davanti agli altri: anche situazioni casuali, come fare la conoscenza di un nuovo vicino nel giardino accanto, possono provocare una considerevole angoscia. Quando si pongono domande a un soggetto con fobia sociale, è importante ricordarsi che la gamma di situazioni che provocano angoscia può essere piuttosto esteva e variabile da persona a persona. Nello stesso modo, non tutti i pazienti con fobia sociale vivono lo stesso identico pattern di sintomi fisici o di pensieri negativi. Per esempio, trovandosi in situazioni di performance, un paziente può sperimentare l'intera collezione dei sintomi fisici tipici (rossore, ritmo cardiaco accelerato, agitazione, tremori), mentre un altro può avvertire solo una tensione generale e balbettare. Inoltre i bambini possono riferire di avere solo "mal di stomaco" o di non sentirsi molto bene.
È importante notare che, sebbene la condizione sia caratterizzata dall'ansia e dalla paura associata a situazioni specifiche, la paura sociale di un paziente non dipende strettamente dalle caratteristiche fisiche di tali situazioni. Molti individui con la fobia di parlare in pubblico, per esempio, possono provare agitazione solamente in particolari circostanze. Un paziente per esempio, aveva difficoltà solo quando nel pubblico c'erano persone che egli considerava delle autorità nel proprio campo. La sua elevata ansia da performance veniva alimentata dalle preoccupazioni riguardo alle proprie abilità. Le componenti della paura saranno uniche, come unici sono gli individui che desiderano un trattamento. In ogni discorso sulla fobia sociale è importante, sin dall'inizio, distinguere questo disturbo di natura clinica dal comportamento di solito etichettato come "timidezza".