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I giovani, gli anziani e i malati

Il 2% dei bambini e il 5% degli adolescenti soffrono di depressione. Gli individui che hanno più di sessantacinque anni e i malati cronici o gravi hanno maggiori, probabilità di essere depressi rispetto al resto della popolazione.

Purtroppo, costoro tollerano meno gli effetti collaterali causati dagli antidepressivi tradizionali, oppure trovano che questi ultimi interagiscono negativamente con i medicinali che stanno già assumendo.

Dati i suoi ridotti effetti collaterali, l'apparente assenza di interazioni con gli altri farmaci e il costo relativamente basso, l'iperico si propone dunque come la scelta ideale per alleviare i sintomi depressivi soprattutto nei soggetti più giovani, in quelli anziani e nei malati.

Bisogna comunque essere estremamente cauti nel prescrivere farmaci ai bambini. Il loro sistema nervoso infatti è ancora in fase di sviluppo, e per questo motivo il medico è spesso restio a prescrivere antidepressivi ai bambini. Con l'iperico tale preoccupazione si riduce di molto.

Nei giovani e negli anziani, invece, di solito la depressione viene liquidata con frasi del tipo: "È una fase passeggera" (per i primi) o: "È una fase del processo d'invecchiamento" (per i secondi). Se però la "fase" dura più di due settimane, allora siamo in presenza di una depressione.

Il semplice " invecchiare ", inoltre, non dovrebbe mai includere i sintomi della depressione su base evolutiva. Come ha riferito il dottor Michael Jenike, curatore del Journal of Geriatric Psychiatry and Neurology:

"I ridotti effetti collaterali rendono l'iperico particolarmente indicato per la cura delle forme lievi e moderate di depressione nei nostri pazienti anziani ".

Nei malati, infine, i sintomi della depressione spesso si confondono con quelli della malattia fisica: astenia, dolori, confusione, ansia ... Eppure, giacché una grave malattia può innescare una depressione, a maggior ragione va tenuta presente l'eventualità che un individuo in condizioni fisiche non buone sia depresso. È dunque sbagliato liquidare sbrigativamente quei sintomi come " inevitabili conseguenze della malattia ".

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