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La rivista per la salute del corpo e della mente
(LA DEPRESSIONE - Settembre 2000)



La depressione: le cause

L'errore che ci consegna al male di vivere

È la cieca chiusura al nuovo a farci cadere a poco a poco tra le sue braccia

Siamo come in catene, aggrappati al nostro ruolo, al passato. Energia e libertà rimangono inespresse. Ecco all'ora l'ansia a ricordarci che il futuro è il tempo del possibile. Ecco la depressione, a segnalarci che stiamo rinunciando a noi stessi.

Quali sono i pilastri su cui poggia il modello della nostra epoca? L'essere individui realizzati passa attraverso alcuni dogmi ben chiari: avere denaro, potere, essere omologati esteticamente, mantenersi eternamente giovani, ma soprattutto restare saldamente attaccati a ciò che si ha, che si è costruito.
Non importa se per arrivare è indispensabile rinunciare ad ogni originalità e restare sempre alla superficie delle cose, cristallizzati in un ben definito personaggio. Non imposrta se bisogna adattarsi, piegare la propria natura pur di mantenere lo status raggiunto. Non importa neppure se è necessario imboccare la via della più ottusa superbia di chi non lascia andare le cose come devono, ma le vuole piegare per ricondurle all'interno di un ruolo.
Sembriamo la generazione, per lo meno nel mondo industrializzato, più "riuscita", più realizzata... di conseguenza dovremmo essere anche la più felice. Eppure non è così, anzi al contrario, siamo gli esseri più "malati" che la storia ricordi, e in particolare siamo grandi divoratori di psicofarmaci. Che cos'è, dunque, che non ha funzionato e continua a non funzionare?
I grandi peccati che stiamo commettendo si chiamano ripetitività, attaccamento, chiusura cieca al nuovo e così facendo, da un lato veniamo travolti dal male di vivere, dalla noia che si trasforma poi in depressione... dall'altro siamo pronti ad essere divorati dal nuovo che comunque avanza nonostante noi.


La depressione: identikit

Come si comporta e cosa pensa chi precipita nella malattia

Getta la spugna prima di battersi

È convinto che "tanto non serve a nulla". Deprimersi condiziona il nostro comportamento e la salute, i rapporti con gli a ltri e il modo di vedere la vita e il futuro. È un velo che caliamo sulla nostra testa per separarci dagli altri.

LO STILE Cerca sicurezze
Trascorrere l'esistenza rincorrendo la "stabilità", creandosi convinzioni, ideali e pregiudizi per difendersi dall'imprevisto. Un lavoro sicuro, una relazione amorosa tranquilla, pochi o nessun amico gli forniscono un'ottima occasione per una lagnanza in più: "A me non succede mai niente!".

CHI È Anziano precoce e con un po' di superbia
È un giovane invecchiato, rimasto ostinatamente legato a cose ormai superate, morte, dalle quali non riesce e non vuole separarsi: per abitudine, per tranquillità, e spesso anche un po' per superbia, "...tanto cosa vuoi che cambi!". Forse perché, come dice l'adagio, "chi lascia la strada vecchia per la nuova...", resistere gli appare più rassicurante che lasciarsi andare al fluire degli eventi.

COSA DICE Ostenta sempre rassegnazione
"Sono fatto così", "non si può più tornare indietro", "bisognerebbe cambiare tutto, ma...". Le sue tipiche frasi di rassegnazione ostentata pesano come macigni per fermare lo slancio vitale che tenta in tutti i modi di disancorarlo dalla posizione statica e ripetitiva che ha scelto di assumere; ma sembra inutile visto che, come spesso gli sentiamo dire, "...ormai è troppo tardi".

I TRUCCHI Smonta con cura ogni occasione di cambiare
Quando il nuovo riesce a fare capolino nella sua vita, escogita mille stratagemmi per resistere al cambiamento: tentando di oscurarne il fascino con un velo di negatività: "Tanto non dura"; oppure prodigandosi per individuarne subito i difetti e poter poi affermare con un pizzico di soddisfazione: "Come volevasi dimostrare... tutto procede come al solito!".

CON GLI ALTRI "Adesivo" e aggressivo
Più che amare "si attacca" alle poche cose o persone che lo rassicurano. Il resto gli è del tutto indifferente. Non se ne cura, non se ne lascia coinvolgere. Ma se le sue certezze vengono messe in pericolo da qualcuno, è anche capace di sfoderare un'inaspettata aggressività, mascherata dietro lamentele come: "Nessuno mi capisce", o "È tutto inutile: so già come andrà a finire!".

CONSEGUENZE E SINTOMI
Cala la voglia di fare l'amore cresce la voglia di fare autocritica
"Remare contro corrente" gli causa un enorme dispendio di energie... è per questo che è sempre stanco! Si alza a fatica dal letto, indossa abiti dai colori spenti e appare molto spesso dall'aspetto sciatto.
Insoddisfazione e malinconia sono stampati sul suo volto perennemente imbronciato. Si trascina senza trovare nulla che valga veramente la pena di fare, il suo desiderio sessuale e le sue fantasie erotiche calano fino a spegnersi. In compenso, i sensi di colpa dilagano ossessivamente nella sua mente dando origine ad una feroce e costante autocritica. Persino le sue funzioni fiisologiche appaiono rallentate. L'attività dell'intestino si va gradualmente riducendo, come se il corpo volesse trattenere per sé le poche risorse rimaste. Il cuore si gonfia di tristezza, insoddisfazione e malinconia riproducendo nel torace quell'insostenibile pesantezza dell'essere. Il sonno, talvolta faticoso e disturbato, talvolta eccessivamente ricercato, diviene l'alibi perfetto per non affrontare la vita. E i muscoli, doloranti, se non addirittura bloccati, si fanno paladini della sua radicale opposizione al cambiamento.

 

SALGONO:

  • sensi di colpa
  • stitichezza
  • pesantezza toracica
  • dolori muscolari
 

SCENDONO:

  • energia
  • fantasia
  • sonno
  • desiderio
 

La depressione: comportamenti a rischio

Sei incubi che ci trattengono nel "guscio del passato"

Hai meno coraggio di un pulcino

Il guscio vuoto è l'immagine del nostro attaccamento al vecchio, alle sicurezze che spengono le energie. Il permanere di questi atteggiamenti conduce inevitabilmente alla depressione. Scegliere il nuovo, optare per il cambiamento, significa decidere per la vita.

LA BELLEZZA Lotta contro il tempo
Lo specchio sembra burlarsi di noi e comunicarci che la nostra bellezza è oramai sfiorita, se non totalmente tramontata. Se la prima cosa che facciamo ogni giorno è il guardarci con ansia... attenzione: significa che siamo troppo legati alla nostra immagine esteriore che, inesorabilmente muta col tempo.

LE OCCASIONI Il "tram" che non ritorna
Il pensiero legato alla perdita di un'opportunità può seriamente costituire uno dei fattori scatenanti della depressione. Siamo ossessionati dall'idea che non possano più ripresentarsi per noi altre occasioni, temiamo che non possa esserci spazio sufficiente per riuscire ad esprimere il nostro talento. E continuando a rimuginare su ciò che non è accaduto, l'umore si incupisce.

LA FAMA Non accetta il tramonto
Ieri erano famosi, oggi non lo sono più. Ma nonostante tutto persistono nell'identificarsi con la loro immagine del passato, oramai morta, senza ritrovarcisi più. Chi ne paga il prezzo è l'umore...

IL FALLIMENTO Che trauma ripartire!
Veder svanire all'improvviso ciò che si possiede, come ad esempio subire un furto, un tracollo finanziario o una perdita in Borsa, significa trovarsi a dover convivere con una nuova condizione esistenziale; significa doversi aprire a una nuova dimensione, che fa sì che si spezzi definitivamente quel morboso legame che avevamo instaurato con un determinato ruolo che, ora, non ci riguarda più...

L'ABBANDONO Ma si stenta ad accettarlo
"Finché morte non vi separi": è il motto di coloro che non sono disposti ad accettare la fine di un amore e vogliono tenere in piedi il rapporto a tutti i costi. Frustrati e infelici, restano ancorati al vecchio, per timore di ciò che la scelta del nuovo potrebbe comportare.

IL PERSONAGGIO È rimasto senza copione
Una madre legata a tal punto al suo ruolo da non riuscire ad accettare il fatto che il figlio si costruisca una sua vita... Un ex seduttore divenuto consapevole di non esserlo più... L'eterno "bambinone". Quante volte senza accorgercene continuiamo a incarnare un personaggio per tutta la vita? Anche queste sono situazioni a rischio, proprio perché invischiate in un'immagine del passato, in un modello di vita che non esiste più.

 

IL GUSCIO
La vita del depresso ha perso colore, è come se un'ombra grigia l'avesse oscurata. Vecchio da giovane, il depresso ha paura della libertà. Continua a tenere in vita le cose morte, a restare ancorato ad un guscio vuoto e ormai sterile, disperdendo in tal modo energia.

 

IL PULCINO
Trovare il coraggio di uscire dal guscio significa fare come il girino, la larva e il serpente, che una volta soggetti a processi biologici di trasformazione, si ripresentano in un nuovo stato, sotto forma di una nuova vita.

 

La depressione: le regole

Sei azioni facili ma efficaci per tornare in quota

È un salto nel vuoto che ci riempirà la vita

La depressione ci fa scendere nel nulla, dove ogni cosa sembra perdere senso. Resistere non fa che allungare la sofferenza. Solo abbandonandoci impariamo il suo messaggio: dobbiamo cambiare direzione alla nostra vita. E cominciamo a risalire.

1 - La più importante - Non separare bene e male
Fin da bambini ci insegnano a dividere le cose giuste da quelle sbagliate, quelle vere da quelle false, quelle buone da quelle cattive, rendendoci schiavi di visioni frammentarie e limitate che ci impediscono di godere della vita nella sua totalità. Non giudicare, dunque, questa è la prima delle regole da seguire per scongiurare la minaccia della depressione

2 - Sveglia il nuovo
Non c'è niente di immobile: tutto transita, si evolve. Quindi smetti di resistere al processo e lascia che anche la tua mente e la tua vita si rinnovino. Il nuovo è dappertutto. Devi solo imparare a coglierlo. Come? Prova a chiederti, prima di dormire: "Che cosa ho imparato di nuovo oggi?". Ti accorgerai che ogni giorno è diverso da tutti gli altri e che, anche quando ti sembra di esserti comportato "come al solito", in realtà potrebbe non essere stato così...

3 - Ritrova la semplicità
Quando la macchina che desideri sarà nel tuo garage, quando avrai fatto carriera e un bel po' di denaro si sarà accumulato in banca, dovrai crearti un altro desiderio per sfuggire al vuoto. Scrive Jung: "Semplice è il centro, l'anima, la parte non soggetta a opinione...". Se resti centrato in te stesso osserverai la futilità di opinioni e idee preconcette. E riconoscerai con piacere che, smettendo di ragionare al futuro o al passato, "adesso" nella vita potrebbe non occorrerti altro!

4 - Basta abitudini
Basta con i comportamenti abitudinari, ripetitivi e automatici! Riscopri il piacere di preparare il caffé; allacciati le scarpe pensando a quello che stai facendo; assapora fino in fondo le sensazioni che può darti una caramella. Ritrova la consapevolezza in ogni tuo gesto, insomma... e se ti sorprendi ad agire in modo automatico, fermati! Non costringere la tua mente a "ripetere" quando hai la possibilità di "creare", altrimenti prima o poi si spegnerà.

5 - Metti in pratica i pensieri
Fai cose pratiche: ritagliati uno spazio della giornata per preparare una torta, per riordinare le vecchie fotografie, per tagliare il prato, per compiere, insomma, delle attività fisiche contrapposte a un'attività mentale spesso troppo intensa e prolungata. . E ricorda che, se non riesci a essere pratico, la tua energia potrebbe diventare distruttiva: l'energia per creare e quella per distruggere sono la stessa cosa... cambia solo la direzione.

6 - Dai spazio al riso
Non prendertela, non fare il presuntuoso, non essere troppo serio! "Se trasformi la tristezza in celebrazione - suggeriscono i saggi - convertirai la tua morte in resurrezione". L'ironia ha il potere di sprigionare un'onda energetica in grado di modificare al meglio anche la chimica del sangue dispensando gioia a tutto l'organismo. Ridici sopra, dunque, sdrammatizza! Non prendere troppo sul serio il personaggio che interpreti nella vita...

La storia - L'enigma del cavallo
In un villaggio viveva un vecchio che possedeva un bellissimo cavallo: i re gli offrivano di tutto per averlo, ma lui, benché poverissimo, non voleva venderlo. Un giorno il cavallo sparì. L'intero villaggio accorse e tutti dissero: "Vecchio sciocco! Sapevamo che prima o poi te lo avrebbero rubato! Avresti dovuto venderlo. Che disgrazia!".
Ma il vecchio rispose: "Limitatevi a dire che il cavallo non è più nella stalla: questo è il fatto!".
Dopo una settimana il cavallo ritornò seguito da una decina di cavalli selvaggi. La gente allora, accorse di nuovo e disse: "Avevi ragione: quella non era una disgrazia, bensì una benedizione!".
E il vecchio replicò: "State di nuovo giudicando! Chissà se è una benedizione oppure no? È solo un frammento. Come potete leggere una sola parola e pretendere di giudicare l'intero libro della vita?"
(I Tarocchi di Rajneesh)

La depressione: le soluzioni

La guerra dei due "farmaci"

LA TESI PSICOSOMATICA

L'ascolto è l'unica terapia

Sempre più spesso, a una diagnosi di depressione fa seguito una prescrizione farmacologica. È un errore grave. Lo spiega Eugenio Borgna, psichiatra e direttore del Servizio Psichiatrico dell'Ospedale di Novara.

Professor Borgna, a sentire le statistiche la depressione è un fenomeno in crescita vertiginosa. Corrisponde al vero?
Guardi, tra i pazienti psichiatrici il 25-30% soffre di depressione. Mentre, secondo i dati che provengono dai gabinetti medici del servizio sanitario di base, i depressi costituiscono il 60% della clientela. Basta confrontare questi due dati per capire come, in realtà, i veri depressi, quelli cioé con un quadro ormai cronico, siano decisamente meno di quanto non ci si aspetti.

Questa sproposizione sembra suggerire che le cure farmacologiche sono sono prescritte a sproposito...
Spesso sì, tanto più che, anche nei casi gravi, lo psicofarmaco non è certo la soluzione.

Per quali motivi?
Innanzi tutto perché, come tutti i farmaci, anche gli antidepressivi possono avere pesanti effetti collaterali. I più subdoli sono quelli dei triciclici, classe di psicofarmaci assai diffusa. Possono indurre disturbi cardiaci e ipotensione... ma non solo a livello circolatorio.

Vale a dire?
Tutti gli antidepressivi, inclusi gli inibitori delle monoaminossidasi, causano un "calo di tensione" anche da un punto di vista emozionale. In altre parole, spengono qualsiasi slancio verso la vita. Una vera e propria contraddizione in termini rispetto al proposito di ogni terapia intelligente contro la depressione. È come se la molecola anestetizzasse tutto il mondo emotivo del paziente, abbattendolo ancora di più nella situazione dalla quale vuole uscire.
Inoltre, nei depressi in cui è concomitante uno stato d'ansia, gli antidepressivi hanno l'effetto di sollecitarla, mettendo così ulteriormente a rischio la stabilità di chi li assume.

Cosa dovrebbe fare una persona alla quale sia stata diagnosticata una depressione?
È fondamentale che il paziente sappia che qualsiasi forma depressiva, se curata nel modo giusto, guarisce. La depressione non dovrebbe neppure cronicizzarsi: se avviene, nella maggior parte dei casi la responsabilità è del medico, che ha la mano troppo facile nel fare il farmaco. Ed é, viceversa, restio ad ascoltare, l'unica via veramente terapeutica nella relazione tra il depresso e il suo psichiatra.

Qual'é l'atteggiamento mentale per affrontare meglio il difficile percorso verso la guarigione?
Spesso il depresso si colpevolizza, sentendosi da meno degli altri o, peggio, un peso. Nulla di più sbagliato. La depressione è una sofferenza del tutto involontaria. E come tale va accettata: lasciando che scorra sui propri binari, senza inutili sensi di colpa e senza forzature verso la guarigione, arriverà più facilmente al capolinea.

LA TESI FARMACOLOGICA

La pillola è un "salvavita"

La psichiatria classica sceglie lo psicofarmaco come intervento primario e decisivo nei confronti di tutti i malati. Con quali modalità e prospettive? Ne parliamo con Gianlorenzo Masaraki, medico psichiatra.

Nella cura della depressione l'approccio più diffuso è senz'altro quello farmacologico. È una strada consigliabile?
A mio parere sì. Molte forme depressive, soprattutto quelle gravi, costringono il paziente a letto per mesi. Oggi nessuno si può permettere di restare improduttivo così a lungo, con il rischio di non riuscire a reinserirsi, poi, nel lavoro, nella vita di sempre. Il farmaco è in grado, in un arco di tempo ragionevole, di modificare l'umore, evitando lunghi periodi di inattività. È comunque il trattamento di prima scelta, tanto che il CUF (Commissione unica per il farmaco) ha definito gli antidepressivi come farmaci "salvavita", al pari dei cardiocinetici.

A che si deve questa definizione?
Al fatto che cancellano le pulsioni suicide, abbastanza frequenti nei malati di depressione. Un ruolo che si amplifica in tutta la sua portata nella cura degli anziani: consente di recuperarli per tempo. Prima che l'inerzia e il rifiuto verso il cibo abbiano la meglio su un organismo già debole.

Che fine fanno l'ascolto e la psicoterapia?
Naturalmente, i medici più attenti e preparati combinano la psicoterapia alla prescrizione farmacologica. Ma il farmaco deve venire prima, almeno nei casi gravi: difficilmente un paziente in queste condizioni è disponibile subito al dialogo necessario per una psicoterapia. E la psicoterapia inoltre deve essere sempre una libera scelta del paziente, non può essere prescritta.

Gli antidepressivi possono avere effetti collaterali. Come affrontarli e controbilanciarli?
Gli antidepressivi serotoninergici hanno effetti collaterali quasi nulli, irrilevanti. In realtà, si fa un gran parlare degli effetti collaterali del farmaco, ma sarebbe bene porre attenzione prima di tutto a quelli della depressione in se stessa. Come la possibilità di malnutrizione o l'insufficienza renale da disidratazione e le difficoltà motorie cui incorrono i pazienti gravi.



LE CIFRE DEL MERCATO

* Il mercato degli antidepressivi è pari a 7 miliardi di dollari l'anno

* È prevista una crescita del 50% nei prossimi 5 anni

* 27 milioni di confezioni vendute

* In USA viene prescritto un farmaco all'80% dei pazienti depressi.

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