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Caldo
[quello che ho scritto]
Faceva maledettamente caldo in quella stanza senza porta, caldissimo. Un caldo che scioglieva l'intonaco dai muri. Desideravo aprire la finestra, ma così facendo avrei schiacciato le piccole rondini che erano nate qualche giorno prima.
Che stolte le rondini, fare il nido proprio tra la mia finestra e il muro. Proprio non avevo cuore a schiacciarle, erano così piccoline, e non si erano ancora mosse; le avrei uccise nello stesso posto in cui erano nate.
Ma d'altra parte io avevo caldo, e non avrei potuto resistere ancora a lungo. Presto avrei dovuto scegliere, o io o gli uccelli. Valuto la situazione: loro sono in cinque, ed io sono solo, ma anche troppo egocentrico per scarificarmi, con questo caldo poi. Chissà se hanno il sangue le rondini?
Ma certo che l'hanno, e con esso rischio anche di macchiare la bella parete gialla. Con questo caldo il sangue si solidificherebbe in pochi istanti, e sarebbe impossibile da togliere.
Potrei anche aprire piano piano la finestra in modo che gli schizzi rimarrebbero solo sul mio davanzale, ma è rischioso.
Poi ho troppo caldo per queste manovre complicate.
-Che si fottano le rondini!- penso, sedendomi sudato e nudo in mezzo alla stanza. E poi che bislacco l'architetto che ha progettato una stanza senza porta.
Mi alzo con l'intenzione di comprimere i fragili corpicini delle rondini fra il muro ed il vetro, ed avere finalmente un po' d'aria, ma mi trattengo. Io non ho nulla contro le rondini, né contro gli uccellini in generale, ma, se solo non facesse così caldo.
Chissà se le rondini mi ucciderebbero in questa stanza senza porta e con questo caldo infernale.
Forse aprendo di scatto la finestra, la loro calotta cranica si spaccherebbe prima di sentire il dolore, ed io avrei finalmente un po' di caldo in meno, o forse avrebbero solo il tempo di vedermi mentre precipito dalla finestra di una stanza senza porta.



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