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Testi
Corsie
[quello che ho scritto]
Davesco ne aveva a bizzeffe, Cadro tre, ben illuminate da calde luci ai vapori di sodio, una addirittura attraversata da un sottopassaggio. Persino Dino ne aveva una. Solo Sonvico ne era sprovvisto.
Questa deficienza faceva arrossire i sonvichesi; come avrebbero voluto avere anche loro, almeno una corsia di preselezione. Erano imbarazzati quando dovevano pensarci, o peggio ancora mostrarla ai viandanti di passaggio. Avevano solo una banale linea di demarcazione fra le due corsie, in mezzo al selciato. Erano si, strade funzionali e dignitose, ma mancavano palesemente di tono.
Quest'inferiorità era molto sentita dai sonvichesi, quando incrociavano uno di Cadro abbassavano immediatamente lo sguardo. Nessuno lo avrebbe mai ammesso pubblicamente, ma quasi tutti, nelle calde notti estive, quando c'era la luna piena, si svegliavano sudati e pensavano al giorno in cui anche loro avrebbero potuto sfoggiare almeno una corsia di preselezione. In quelle notti i sospiri si sprecavano, anelando il dì in cui Sonvico avrebbe fatto, finalmente, il salto di qualità; percorso l'ultimo gradini che lo separava dalla perfezione.
I più sognatori, solitamente i giovani gli intellettuali, gli idealisti e i poeti si spingevano oltre. Si immaginavano addirittura semafori, o passaggi a livello, ma questi pensieri venivano bruscamente rimandati nelle loro teste, il mattino dopo, dalla cruda e sguarnita realtà viaria.



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