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È già buio, siamo in novembre. Vedo il mio autobus fermo nello spazio a lui riservato dalle due linee gialle. Partirà solo fra qualche minuto, ma già salgo per godere almeno un po' del tiepido microclima artificiale nel suo interno. Il conducente mi controlla annoiato l'abbonamento. Non c'è nessuno, quindi mi siedo in fondo, in uno di quei cinque posti collegati sempre ambiti durante le gite scolastiche. Mi tolgo il cappello umido e l'appoggio sul sedile. Arriva un altro autobus, vuoto. Si ferma a pochi centimetri dal finestrino posteriore, riesco a vedere distintamente al suo interno. L'autista, stanco per un troppo lungo turno di lavoro, osserva ipnotizzato le auto che scorrono annoiate al suo fianco. Sale un uomo con il cappello (probabilmente ha freddo), il conducente gli controlla il titolo di trasporto ma, senza troppo interesse. L'uomo col cappello si siede nei sedili in fondo (sempre ambiti durante le gite scolastiche). Toglie il cappello, forse perché umido e lo appoggia sul sedile. È ancora più buio, siamo in novembre! |
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