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3.5
CD
Storia:
Nel
giugno del 1980 è stato presentato sul mercato un rivoluzionario sistema di
registrazione, conservazione e riproduzione del suono chiamato "Compact
Disc Digital Audio System" che comunemente viene abbreviato con il nome CD.
Questo supporto è frutto della ricerca in collaborazione tra Sony e Philips. Il
dispositivo desta subito l'interesse di privati e produttori grazie alle qualità
che gli slogan pubblicitari gli attribuiscono. Il CD veniva pubblicizzato come
supporto molto resistente e senza possibilità di usura. Questo supporto ha
subito trovato un forte impiego, tanto che dieci anni dopo la sua scoperta ha
preso il sopravvento sui tradizionali dischi in vinile.
Introduzione:
Il Compact Disc è un disco di
piccole dimensioni contenente informazioni registrate in forma digitale,
mediante una sequenza di microcavità incise sulla superficie. La lettura del
disco è ottica, ossia il disco viene letto mediante un raggio laser che viene
riflesso dalla superficie a dipendenza di ciò che colpisce. Infatti, la sua
superficie è composta da buchini microscopici “PIT” su di una pianura
chiamata “LAND”.
Caratteristiche
fisiche:
Dall’immagine
qui a lato si possono notare le dimensioni fisiche del compact disc.
La
figura qui accanto rappresenta un ingrandimento della faccia scritta. Si possono
notare le dimensioni dei land, dei pit, della larghezza delle piste e della
distanza tra un pit e l’altro.
Lettura:
Il metodo di lettura del CD, non richiedendo alcun contatto meccanico
diretto, permette in teoria una durata del disco eccezionalmente lunga. I
compact disc si basano tutti sulla stessa tecnologia, e utilizzano il medesimo
sistema di codifica.
I
dati sul compact disc sono incisi seguendo una traccia a spirale che parte dal
centro e si espande verso l’esterno. Per poter leggere un flusso di dati
costante bisogna variare la velocità angolare del disco. Quest’ultima può
variare da 500 giri al minuto se leggiamo all’interno a 200 se leggiamo sulla
parte esterna (velocità lineare costante pari a 1.4 m/sec).
Quando
il fascio luminoso colpisce i PIT viene riflesso e captato da dei fotodiodi che
hanno il compito di trasformare la luce in segnale elettrico. Il segnale
ricavato dai fotodiodi dopo apposite trasformazioni (squadratura) è pronto per
essere elaborato. Il segnale pulito si presenta con una forma ad onda quadra
come quello di colore rosso in figura. Quest’ultimo viene poi decodificato in
modo da poter ottenere un segnale analogico da quello inizialmente digitale. Una
volta ottenuta una forma analogica può essere usato per i più svariati
utilizzi.
Codifica del segnale:
Per motivi meccanici di
costruzione e di lettura i dati presenti sul disco sono codificati in un dato
modo. Per semplicità partiremo dal segnale analogico per arrivare a quello
digitale presente sul CD.
In modo generale, per una
trasmissione di dati, si utilizzano le seguenti codifiche:
Codifica
sorgente: trasduttore
ADC, il quale converte il segnale analogico in uno digitale a 16 bit
Codifica
di canale: aggiunta di bit per
l’identificazione e la correzione di errori di lettura (per es. bit e Byte di
parità)
Codifica
di linea: all’informazione
viene data una forma che meglio si adatta alle particolarità della linea di
trasmissione.

La
codifica del segnale di un disco può essere riassunta nel seguente schema a
blocchi.
Alla
base di tutta la catena abbiamo in entrata in due segnali analogici sinistro e
destro.
Codificatore PCM (Pulse code modulator):
Si
procede quindi alla codifica del segnale analogico in digitale PCM (Pulse
code modulation).
Il segnale analogico BF viene
inizialmente campionato ad una frequenza di 44.1 kHz (una conversione ogni 22.7
μsec) e convertito in segnale digitale a 16 bit.
In questo modo occorre registrare 44.1 . 103 . 16 . 2 = 1.41 Mbit/sec.
Codificatore CIRC
(Cross-Interleaved Reed-Solomon Code):
Questo particolare tipo di
codifica ovvia ai problemi di lettura causati per esempio da graffi sul disco.
Il segnale audio, convertito a 16 bit viene raggruppato in trame che comprendono
6 campioni del canale destro e 6 del canale sinistro per un totale di 192 bit.
Una trama viene suddivisa in 6 campioni da 32 bit. Mediante l’aggiunta di
ulteriori bit di controllo, e il mescolamento non casuale di tutti i bit ad ogni trama, si crea la codifica CIRC.
C&D:
I comandi C&D aggiunti al
segnale sono informazioni utili per la lettura.
Indicano l’inizio di una
pista oppure il modo di registrazione.
Modulatore EFM (Eight to
fourteen modulation):
Dopo queste codifiche
potrebbero capitare delle combinazioni di bit che renderebbero impossibile la
lettura dal disco. Con dei bit troppo ravvicinati la frequenza di lettura
risulterebbe troppo alta, e viceversa con dei bit troppo lontani. Per ovviare a
questo problema si analizzano dei pacchetti di 8 bit del segnale codificato e si
converte in uno a 16 bit stando attenti che fra due bit a livello “1” ci
siano almeno due e non più di dieci bit a livello “0”.
Ora
il segnale è pronto per essere registrato sul disco.
Modi
di registrazione:
La
principale differenza tra un comuni CD audio o CD-ROM e un disco CD-R/CD-RW è
costituita dal fatto che mentre nei primi i dati sono memorizzati in maniera
permanente su un supporto d’alluminio, tramite un processo industriale di
stampaggio, nei secondi la registrazione avviene riscaldando un substrato
depositato all’interno del disco stesso mediante un fascio laser.
Una
seconda differenza è rappresentata dallo spazio disponibile sul disco. I dischi
CD-R e CD-RW hanno una porzione addizionale di area dati, rispetto ai CD
stampati, posizionata all’inizio dell’area di lead-in, all’interno della
quale sono memorizzati i dati di PMA (Program Memory Area) e PCA (Program
Calibration Area). La Program Memory Area contiene tutte le informazioni
necessarie a identificare le tracce registrate: il numero delle tracce e i
rispettivi punti di inizio e fine. La Program Calibration Area è utilizzata per
determinare la corretta potenza da utilizzare in fase di registrazione (OPC,
Optimun Power Calibration).
Ogni
volta che il disco viene inserito nel masterizzatore, questo esegue una
brevissima prova di registrazione nell’area PCA, per modulare la potenza del
fascio laser. Questa fase è molto importante perché i vari supporti CD-R/CD-RW
non hanno tutti le stesse caratteristiche; inoltre la potenza del laser va
modificata in base alla temperatura di esercizio e alle condizioni della
superficie del disco (polvere, graffi ecc.).
Sia
i dischi CD-R sia quelli CD-RW hanno all’incirca la stessa struttura. Entrambi
i dischi sono costituiti esternamente da un substrato trasparente di
policarbonato, all’interno del quale è depositato un film di polimero
organico (CD-R) o inorganico (CD-RW). I CD-R hanno inoltre uno strato di
materiale riflettente costituito da una sottilissima lamina d’oro 24K o
d’argento. I fenomeni fisici sfruttati per la memorizzazione dei dati sono però
differenti a seconda che si utilizzi un disco scrivibile oppure uno
riscrivibile.
Entrambi
i processi utilizzano un raggio laser per “incidere” la pellicola polimerica
racchiusa al centro del supporto plastico. Per la registrazione di un CD-R viene
sfruttato il fenomeno della dilatazione termica dei metalli. Quando il raggio
laser emesso dal masterizzatore colpisce la superficie del disco, localmente
eleva la temperatura del polimero organico fino a un valore di 250 °C. Questo
strato, poco riflettente, viene “bruciato” e si viene così a creare un buco
nel film. Contemporaneamente, la lamina metallica posta alle sue spalle si
dilata a causa dell’elevata temperatura, aumenta di volume e riempie il foro
antistante. In questo modo si viene a creare una zona più riflettente di quelle
circostanti.
Il
processo di masterizzazione di un disco riscrivibile è leggermente diverso.
Innanzitutto il substrato utilizzato per la memorizzazione dei dati non è più
di tipo organico, ma è una lega di argento, indio, antimonio e tellurio. Nel
suo stato originario questa lega ha una struttura in grado di riflettere la luce
incidente. Quando il raggio laser del masterizzatore colpisce la superficie del
CD-RW, la temperatura viene alzata fino a un valore compreso tra i 500 e i 700°C.
A queste temperature la lega inorganica (land) subisce un mutamento di
struttura, passando da uno strato riflettente ad uno più opaco (pit). Date le
elevate temperature raggiunte con questa tecnica, si rende necessario
raffreddare rapidamente il substrato inorganico. Per questo motivo
quest’ultimo è racchiuso tra due film di materiale dielettrico.
La
sostanziale differenza tra i due processi descritti è che il secondo, a
differenza del primo, è reversibile. Per cancellare un disco CD-RW è
sufficiente riscaldare il polimero a una temperatura di 200°C per un periodo di
tempo abbastanza lungo. Con questa operazione si è in grado di riportare la
lega al suo stato riflettente originario. Costruttivamente la differenza
principale tra recorder normale e uno riscrivibile è rappresentata dal pickup
ottico.
Come detto, la registrazione di un disco CD-R
avviene portando la temperatura superficiale del polimero organico alla
temperatura di 250°C; per compiere tale operazione è necessaria una potenza
compresa tra i quattro e gli 11 milliwatt. Quando si incide un disco CD-RW la
temperatura superficiale della lega metallica deve essere portata fino a circa
700°C. Ovviamente il masterizzatore deve erogare una maggiore potenza,
variabile tra gli otto e i 14 milliwatt e per questa ragione l’intero gruppo
ottico risulta più grosso rispetto a quello di un’unità non riscrivibile.
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