Introduzione:
Il
disco in vinile è un disco ove le informazioni vengono registrate in modo
analogico mediante microsolchi. Questi ultimi sono scritti a spirale e partono
dall’esterno del disco per terminare al centro. Di questo disco ne esistono
principalmente quattro tipi: 78,26 giri (chiamato semplicemente 78 giri), 45
giri, 33⅓ giri (soprannominato 33 giri) e il 16⅔giri che avendo una
qualità bassa è utilizzato solo per incidere la voce.
Caratteristiche
fisiche:
Il
disco è costruito con un materiale plastico chiamato “policarbonato di
vinile”. I dischi a 33 e 78 sono disponibili in tre diverse grandezze, ossia
40,6 cm, 30,5 cm e 25,4 cm. Il disco a 45 giri, invece è presente unicamente
nella grandezza di 17,7 cm. Queste misure non sono unitarie semplicemente per il
fatto che il disco è nato in america e l’unità di misura della lunghezza è
il pollice. I diametri dei dischi espressi in pollici equivalgono a 16 pollici,
12 pollici, 10 pollici ed infine il 7 pollici). Il disco in vinile possiede un
vantaggio rispetto a suoi successori, ovvero è registrabile da entrambe le
facce.
Lettura:
Durante
la lettura il motore fa ruotare il piatto porta disco, il quale deve girare a
una velocità angolare costante, pari al valore di registrazione del disco. Nei
sistemi professionali questa velocità è controllata tramite molti segni neri
disegnati sul piatto rotante, che permetto a una luce di riflettersi o non
riflettersi. Successivamente ci sarà un circuito che provvederà a contare
quante di queste linee verranno riflesse e si occuperà, nel caso in cui il
numero sia sbagliato, di accelerare o decelerare il disco.
Sul
disco il segnale è già presente come bassa frequenza (quello che si può
ascoltare) sotto forma di variazioni del solco da destra a sinistra e viceversa.
Il segnale viene letto tramite una puntina che scorre all’interno di questo
solco. Nel caso in cui si tratta di un disco mono la puntina subisce solo
variazioni orizzontali (come rappresentato nella figura qui affianco). Siccome
la puntina è immessa in un campo magnetico queste variazioni orizzontali creano
già un segnale elettrico, che è sufficiente filtrare e
amplificare per poter essere ascoltato.
La lettura di dischi stereo è invece più complessa in quanto abbiamo solamente
un solco, ma due canali (destro e sinistro) che sono registrati. Tali canali
sono registrati in modo trasversale a 90° di distanza uno dall’altro, e a 45°
rispetto all’orizzontale (lettura mono). Il principio di lettura resta
comunque lo stesso, ossia una puntina che in base alle variazioni
della testina nel solco restituisce un segnale di bassa frequenza. In questo
caso la puntina non è adibita solo a movimenti in orizzontale, ma ha la
possibilità di muoversi liberamente su di un campo di 90° (angolazione tra i
due canali). Mediante l’angolazione che la puntina assume e alla distanza
dall’asse che essa raggiunge si riesce a estrapolare il segnale per tutti e
due i canali. Un disco che è stato registrato in modalità stereo resta
comunque compatibile con i vecchi lettori monofonici, in quanto se lo
spostamento avviene sull’orizzontatale troviamo il segnale mono.
Per
quanto riguarda la puntina di lettura ne esistono di vari tipi i cui materiali
di costruzione sono: cristallo piezoelettrico, magnetico e ceramico. Per quanto
riguarda il magnetico posso dire che è quello di qualità più bassa in quanto
è sensibili ai campi magnetici esterni che oggi come oggi sono molto presenti
in quanto ogni apparecchio elettrico ne genera. Le puntine piezoelettriche sono
quelle di qualità più alta in quanto non sono sensibili a campi magnetici e
sono molto resistenti nel tempo, l’unico svantaggio che hanno è il costo
elevato. Per apparecchi di fascia media esistono rivelatori ceramici che non
sono sensibili al magnetismo, hanno durata abbastanza lunga, ma costi contenuti.
Un
disco in vinile a 33 registrato sulle due facce può arrivare a memorizzare fino
a 64. Grazie a questa lunga durata di registrazione questi dischi vengono
comunemente chiamati “Long Playing (LP)”. La qualità registrata su
quest’ultimo è abbastanza buona, infatti la sua banda passante parte da 50 Hz
e arriva fino a circa 15 kHz. Un punto un po’ a sfavore per i vinili
stereofonici è la diafonia (interferenza tra un canale e l’altro) che vale
solamente 23dB, questo è fastidioso soprattutto se vi è molta disparità di
volume tra i due canali. I dischi da 45 giri invece non sono “Long Play”,
infatti riescono a riprodurre brani solamente per poco più di 5⅓ minuti,
che tra l’altro è la durata di un disco di medie dimensioni che ruota a 78
giri.
Con
il passare degli anni questi dischi si sono evoluti nella quantità di solchi
contenuti in un pollice. Dalla tabella presente nella pagina successiva è
possibile notare come variano i tempi di riproduzione per singola faccia dei
vari tipi di disco.
Scrittura:
I
primi dischi venivano incisi direttamente dagli artisti, mediante una sistema
esattamente opposto rispetto alla lettura. Più precisamente il suono faceva
vibrare la puntina, che a sua volta per mezzo delle sue oscillazioni gravava la
superficie del disco rotante. Questo sistema però non permetteva di poter
duplicare il supporto, quindi l’artista era obbligato a esprimersi tante
volte, quanto le copie che voleva realizzare. Mediante il sistema sopraelencato
si ottenevano registrazioni di qualità pessima, ma che ai tempi era già un
buon traguardo.
Con
l’evoluzione si è passati alla duplicazione mediante lo stampaggio a caldo
del disco. Il vinile deve essere posto tra due matrici metalliche che poi
verranno chiuse a pressione (si parla di pressioni attorno alle centinaia di
atmosfere). Mediante questo sistema si riescono a produrre oltre 10'000
esemplari al giorno. In questo modo l’autore per poter creare delle copie
necessito di registrare solo un disco. Quest’ultimo dev’essere scritto
tramite un sistema simile a quello utilizzato per creare il primo vinile, ma
molto più sofisticato grazie all’elettronica. Questo disco (che in inglese si
chiama master disk) è fatto in cera perché permette una registrazione più di
qualità, essendo la cera molto più malleabile del vinile. Da quest’ultimo si
ricavano poi le placche in metallo che fungeranno da stampo per la produzione in
serie.
L’ultima
tipologia di registrazione prevede una differenza nella prima fase. Questa
discrepanza riguarda la prima registrazione che invece di essere fatta su un
disco in cera la si esegue su di un nastro magnetico. Questo sistema permette di
modificare il brano registrato, cosa che il disco in cera non permetteva. Una
volta elaborato il nastro si procede alla creazione del disco master mediante
l’incisione di un disco acetato. Tale disco viene creato grazie all’impiego
di un bulino riscaldato e fatto convergere spiralmente verso il centro del disco
stesso. Dopo la creazione di quest’ultimo si procede alla creazione delle
placche metalliche che serviranno per la produzione in serie.
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