Nota al programma del 9 maggio 2006 a Lugano Festival

 

Lo scienziato  tedesco J.G.A Forster in visita a Vienna nel 1784 (anno dell’iniziazione di Mozart) riferiva “La Massoneria è qui di gran voga. Tutto è Maçon…Ne sono membri le migliori teste di Vienna…ci si fa beffa di quanto nella Cosa è mistero e la Loggia si è trasformata in una società di scienziati, amanti dell’Illuminismo e liberi da pregiudizi”. W.A.Mozart, prolifico e schiettissimo nel suo vasto epistolario, è invece molto discreto in relazione alla propria appartenenza alla Massoneria. 

La sua adesione formale e morale è  certa e ne raccogliamo i molti frutti musicali e filosofici. Siano essi dichiaratamente funzionali alla vita di loggia come la “Piccola cantata massonica” KV 623, sia allegorici, come nell’ incomparabile produzione lirica o altamente esoterici come nelle grandi sinfonie. Specialmente nella celeberrima  sinfonia N. 40 in sol minore che raccoglie in se elementi massonici: dalla scelta della tonalita (g in tedesco) con aggiunta dei clarinetti per l’ultima versione, alle strutture formali, dai richiami ritmici, alle frasi interlocutorie e alle “deambulazioni” armoniche destabilizzanti di matrice iniziatica. 

La nascita medesima del Requiem è legata a rapporti di Mozart con la Fratellanza. Pare che l’amico e fratello massone Johann Puchberg abbia fatto da intermediario tra Mozart  e il conte Franz Xaver Walsegg-Stuppach che avrebbe pagato la non piccola somma di 400 fiorini per far scrivere una Messa da Requiem che il Conte avrebbe voluto spacciare per sua. Un compito indegno di un grande compositore. Ma impossibile da rifiutare per un compositore indebitato. Nel 1791 Wolfgang stava, tra altre cose, componendo “Il flauto magico” e “La clemenza di Tito”. Non meraviglia quindi che non si impegnasse a fondo su un  Requiem dagli scopi oscuri. Alla sua morte solo il primo numero era terminato e vi erano schizzi, talvolta di poche battute, fino all’offertorio. In segreto con alcuni discepoli tra cui F.X. Süssmayr la moglie Constanze fece di tutto perché il Requiem fosse completato.

Nell’immaginario collettivo il Requiem di Mozart è un capolavoro monolitico e irraggiungibile. Tolte le molte visioni fantasiose tramandate dalla storia e dal cinema e i tanti  pregiudizi ci troviamo con un’opera che, per la sua finalità, doveva sembrare essere scritta da un dilettante e in gran parte è scritta da alunni. Vi sono però vie sottili grazie alle quali dai semi di Mozart, nonostante tutto, è nato uno dei brani più amati della musica occidentale. I non disprezzabili e storicamente giustificabili numeri di Franz Xavier Süssmayr (Sanctus, Benedictus, Agnus) a fatica reggono il confronto con il materiale mozartiano. Negli anni ho lungamente cercato e infine individuato una soluzione possibile. Invece di far completare ad altri il Requiem, come spesso accade, propongo di dare spazio alla musica di Mozart. Musica che Wolfgang Amadé stimava e amava molto e che nel corso della vita ha ripreso più volte cambiandone il testo e sempre in senso alto, ultimo e sacro.

Si tratta di due numeri tratti da “Thamos, Re d’Egitto” KV 336 che nella tonalità e persino nell’andamento tematico delle parti strumentali richiamano i brani composti da Süssmayr, immagino con qualche indicazione di un Mozart agonizzante. La musica che esprimeva all’origine il testo “Gottheit, über alle machtig”, poi “Gottheit, dir sei Preiss und Ehre!”  poi  « Jesu, Rex tremendae Majestatis” diventa oggi “Sanctus ”. Quella che recitava « Deine Freuden lächeln wieder » poi “Lass die Lieder, die Dir schallen” poi “Mundo semper moriamur” sarà il “Benedictus”. “Ihr Kinder des Staubes”  portato dalla mano di Mozart prima a “Ob fürchterlich tobend” e poi a “Ne pulvis et cinis” sarà il nostro “Agnus Dei”. Meditare, cercare, sgrossare la pietra grezza fuori e dentro di se per portare con il cuore puro il proprio contributo alla costruzione del Tempio dell’Umanità è la missione del Massone. Questo “dovere” Johann, Crysostom, Wolfgang, Theophilus  Mozart ha realizzato per tutti noi nella sua breve e luminosissima esistenza.

 

Diego Fasolis aprile 2006