Pubblicato su Opinione Liberale il 24 gennaio 2002
AET a gonfie vele?
La settimana scorsa sono (finalmente) stati firmati i rapporti concernenti i conti degli anni 1999 e 2000. I bilanci della nostra Azienda Elettrica Ticinese hanno quindi superato lo scoglio della commissione dell'energia, per affrontare settimana prossima il dibattito in Gran Consiglio.
Il fatto che la discussione in commissione sia stata un po' laboriosa non deve meravigliare più di quel tanto: anche in passato il tema dell'elettricità suscitava interesse e passioni. Una volta perché i conti non tornavano, un'altra volta perché il Mendrisiotto si appellava alla parità di trattamento in merito al supplemento sui costi di trasporto, un'altra volta ancora sulle tariffe applicate agli utenti e ora, evidentemente, il tema della trasformazione della forma giuridica suscita nuove e comprensibili emozioni.
Esaminare i conti degli anni trascorsi vuol dire fermarsi, guardarsi indietro un attimo per vedere cosa è stato fatto per poi rivolgere l'attenzione alle prospettive future. Evidentemente, a seconda dei punti di vista, sia per il passato, sia per il futuro, si possono mettere gli accenti su temi diversi. In un momento di grandi trasformazioni queste possibili diversità sono ancora più marcate. Logica conseguenza: la commissione speciale dell'energia ha sfornato addirittura due rapporti. Entrambi raccomandano l'approvazione dei conti, ma con argomentazioni diverse.
La stragrande maggioranza della commissione ha voluto separare in modo netto la discussione sui conti degli anni scorsi dall'importante discussione sulla trasformazione della forma giuridica. Questo è il punto principale nel quale il relatore (designato prima, di minoranza poi) Graziano Pestoni non ha soddisfatto le aspettative della maggioranza della commissione. Infatti, in molte parti del rapporto, il relatore di minoranza si sbilancia un po' troppo sul futuro del mercato energetico in Svizzera e su quello dell'AET. Pur avendo fatto uno sforzo per venire incontro ai desideri della commissione, su questi temi traspare in modo troppo marcato la sua idea personale (legittima, per carità) in un rapporto che doveva essere di tutta la commissione.
È nato quindi un altro rapporto che è stato firmato da quasi tutti i commissari. In questo documento, prendendo lo spunto che l'anno 2000 segna la fine degli anni '90, è stata fatta un'analisi finanziaria dell'attività dell'intero decennio. Questa analisi evidenzia che in dieci anni l'Azienda Elettrica ticinese ha devoluto allo Stato 50.5 milioni sotto forma di utili. Ha effettuato ammortamenti per un totale di 131 milioni, mentre ha investito 86 milioni di franchi. Inoltre ha costituito accantonamenti per 40 milioni. Se si tiene pure conto che sotto forma di interessi sul capitale, lo Stato ha incassato 32 milioni e sotto forma di canoni d'acqua ha ricevuto 66.6 milioni, risulta che in 10 anni, l'Azienda Elettrica Ticinese ha riversato allo Stato 149.1 milioni di franchi.
Malgrado questo significativo successo finanziario, l'Azienda ha potuto praticare prezzi di vendita molto concorrenziali. Di questi hanno potuto beneficiare pure gli utenti finali, benché questi non siano direttamente clienti dell'AET, ma delle aziede distributrici. Infatti il confronto nazionale, ma anche internazionale, mostra che i nostri prezzi al dettaglio sono molto competitivi. Fanno eccezione a questa regola i prezzi per le industrie che da noi possono e devono ancora diminuire.
In quest'ottica, la commissione dell'energia, che ha potuto prendere atto con soddisfazione anche delle buone prospettive per il risultato economico del 2001, ha auspicato che il ristorno recentemente concesso dall'AET alle aziende distributrici, vada, nella misura del possibile, a favore degli utenti finali.
Di fronte a questi successi è più che lecito chiedersi perché non bisogna dormire sugli allori.
L'attuale situazione generale di insicurezza legislativa (prossimamente andremo a votare sulla nuova legge federale sul mercato dell'energia elettrica) paradossalmente favorisce l'AET perché da una parte valgono ancora le vecchie regole monopolistiche prevista dall'attuale legge cantonale, ma dall'altra la nostra azienda può muoversi con una certa libertà nelle nicchie che il mercato in evoluzione sta aprendo.
È bene quindi rallegrarsi per questo successo, ma occorre prepararsi alle nuove regole che l'apertura del mercato dell'elettricità, presto o tardi, imporrà anche all'industria idroelettrica del nostro cantone.
Thomas Arn