Articolo apparso su Opinione Liberale il 31 gennaio 2002

AET: fra i conti 1999-2000 e il suo futuro

Il dibattito sui conti 1999 e 2000 dell'Azienda Elettrica Ticinese si è svolto nei pressi di un virtuale confine che separa lo stretto esame dei dati contabili dal giudizio sul futuro dell'azienda e del mercato dell'elettricità.

Questa separazione è stata resa tanto più difficile, quanto la legge istituente l'Azienda Elettrica Ticinese prevede che ogni due anni il parlamento discuta il rapporto delle attività future presentato dagli organi dell'azienda stessa.

Che i conti non rappresentassero motivo di interesse particolare, salvo la constatazione che in un decennio l'Azienda ha generato importanti benefici, in gran parte riversati allo Stato e in misura minore accantonati per rischi e riserve diverse, era ovvio.

La discussione di merito si è quindi concentrata attorno al futuro dell'azienda. O meglio sul presente e sul futuro prossimo, visto che la commissione dell'energia ha espressamente non voluto anticipare la discussione sul messaggio concernente la trasformazione della forma giuridica dell'azienda.

E così, nella foga del dibattito, qualcuno è pure caduto nel tranello teso da un quotidiano che ha pensato bene di criticare una frase del rapporto di maggioranza, ritenendola eccessivamente libertina.

In verità il quesito essenziale sul futuro dell'AET e la relativa risposta stava da tutt'altra parte: quale strategia deve perseguire l'Azienda? Domanda che esige una risposta già oggi e indipendentemente dalla sua futura forma giuridica. Il rapporto di maggioranza su questo punto è chiaro. L'azienda deve poter gestire in proprio l'attività commerciale, valorizzando la propria produzione e completandola con ulteriori acquisti e vendite di energia. E su questo punto nessuno ha dissentito.

Quindi, proseguendo il ragionamento, il rapporto si è chiede entro quali limiti deve poter operare l'azienda, visto che un incremento dell'attività avrà una certa necessità di finanziamento. Questi limiti sono indicati dalla legge istituente l'AET, nell'articolo 5 cpv 4. Se la legge è chiara sui nuovi impianti e le partecipazioni, ci si può ragionevolmente chiedere cosa sono i rinnovamenti importanti e gli impegni commerciali che "domandino l'accensione di mutui eccedenti il normale fabbisogno d'esercizio". In quest'ottica il rapporto ha semplicemente ricordato l'interpretazione originale, nel pieno spirito del parlamento che nel 1958 ha varato la legge.

Alla fine dell'esercizio dialettico tutti d'accordo, usando magari parole diverse, ma dicendo la medesima cosa.

Non sono nemmeno sfuggite le rassicuranti parole della nostra Consigliera di Stato in riguardo alla proprietà delle azioni della futura società anonima: è d'accordo sull'ipotesi che l'Azienda appartenga al 100% allo Stato e che una eventuale vendita di azioni debba ottenere l'avallo parlamentare. Anche su questo punto i redattori della cronaca parlamentare hanno la memoria corta. Attribuendo la paternità di questo compromesso a Erto Paglia, si sono dimenticati che il nostro partito già nel settembre scorso ha presentato una completa presa di posizione sull'argomento che sulla proprietà pubblica dell'azienda è stato esplicito.

Dopo questo assaggio, la discussione ritorna nelle viscere della commissione energia. Visto l'interesse che suscita il tema, non appena la commissione sfornerà il prossimo rapporto, il dibattito si riaccenderà. Questo è poco, ma sicuro.

Thomas Arn