Articolo apparso su Opinione Liberale il 23 gennaio 2003

Tolleranza zero contro la criminalità e la violenza

L’esito delle seconde assise dei parlamentari liberali-radicali dei cantoni Romandi e Ticino è presto riassunto: tolleranza zero contro la criminalità e la violenza.

"La sicurezza è la prima delle libertà": ecco il motto che ha guidato la cinquantina di deputati presenti degli 8 cantoni interessati. La riunione che si è tenuta a Lully (FR) lo scorso 18 gennaio è stata condotta con saggezza dal deputato vodese Jean Martin. In questa assise sono stati discussi con passione i temi prescelti, introdotti da messaggi e rapporti redatti da alcuni parlamentari presenti.

Dai temi generali scelti e più precisamente "La legge e la sanzione, quali istanze?", "Corpi di polizia e istituzioni giudiziarie, quale livello d’organizzazione e quali sistemi di formazione?", "Educazione, prevenzione e repressione, quali mezzi scegliere?" sono scaturite una serie di raccomandazioni:

- Definire e istituzionalizzare tutti i concetti di prevenzione, in particolare in riguardo ai bambini.

- Fissare il principio di tolleranza zero in materia di violenza e criminalità.

- Inventariare e favorire le collaborazioni intercantonali in materia di sicurezza e di criminalità.

- Riformare il sistema giudiziario in collaborazione con la Confederazione per tutto quello che tocca la politica della sicurezza.

- Accelerare e rinforzare le procedure in tutti i campi della criminalità con l’introduzione di tribunali penali minori.

- Uniformare e riconoscere la formazione degli agenti di polizia.

- Rinforzare la formazione dei giudici con la creazione di una scuola intercantonale di magistratura.

- Rinforzare i mezzi di lotta contro il terrorismo internazionale e provocare un dibattito generale sul nostro sistema di sicurezza interna.

Queste raccomandazioni dovranno permettere

• di rassicurare i cittadini

• di essere efficaci in materia di prevenzione, quindi di repressione e infine di sanzione contro l’inciviltà e la criminalità,

• di rinforzare la collaborazione fra i cantoni e la Confederazione.

Di conseguenza, i deputati dei parlamenti cantonali romandi e del Ticino si impegneranno nei rispettivi consessi di raggiungere gli obiettivi fissati.

Le assise si sono svolte la prima volta nel 2001 a Yverdon, su iniziativa del "doyen" dei deputati radicali del Canton Vallese Adolphe Ribordi e la segretaria romanda del partito Dominique Delaloye. Alla seconda edizione, la riunione non è ancora di certo diventata una consolidata tradizione, ma è un segnale interessante di volontà di collaborazione, con uno sguardo oltre le frontiere cantonali. Le premesse per ulteriori incontri ci sono, non da ultimo il rigoroso criterio per la formazione dell’Ufficio presidenziale: è possibile farne parte una sola volta. Il rinnovo perpetuo degli animatori della riunione è quindi garantito.

Essendo stato l’unico partecipante ticinese di questa edizione, ho fatto qualche riflessione ad alta voce sul perché della scarsa partecipazione ticinese. Vi sono senz’altro motivi contingenti, come le ormai imminenti elezioni cantonali. Anche il fatto che oltre 50 ticinesi, fra cui molti deputati, sono stati a Lucerna il sabato precedente, ha contribuito a diminuire i volontari per la levataccia, indispensabile per essere a Lully alle 9 di mattina.

Penso che il motivo per l’interesse un po’ tiepido sia più profondo. Credo che l’affinità culturale e linguistica fra la svizzera italiana e la svizzera francese sia senz’altro un motivo da giustificare la collaborazione con i parlamentari romandi. Manca però l’elemento geografico che, per molti problemi, ci spinge a cercare collaborazioni con i cantoni vicini, ad esempio con quelli della Svizzera centrale per il traffico o con i Grigioni per la scuola e i rifiuti.

Sulla base di queste considerazioni mi sono permesso di suggerire di coinvolgere anche i cantoni svizzeri tedeschi in questo genere di incontri, magari su base geografica regionale. Inoltre, quando si cercano soluzioni comuni, non bisogna limitarsi ai soli cantoni latini, ma, a seconda dei casi, potrebbero essere opportune collaborazioni basate meno su fattori linguistici e più geografici.

Ho avuto l’impressione che questo messaggio sia stato recepito in modo molto positivo: è un segno incoraggiante, perché l’apertura e la collaborazione fra culture diverse è uno dei capisaldi fondamentali della Confederazione. D’altronde, il perfetto bilinguismo della neo-presidente Christiane Langenberger, pure presente alle assise, rafforza ulteriormente questa volontà di creare ponti fra le diverse culture.

Il futuro delle Assise dipenderà quindi dalla volontà e dalla dedizione dei suoi futuri presidenti e membri dell’Ufficio presidenziale. Intanto è stato fissato il prossimo incontro per il 17 gennaio 2004 a Martigny in Vallese che verrà presieduto dal neocastellano Damien Cottier. Nei corridoi e in sala ho raccolto un desiderio di svolgere in Ticino, nel 2005, le quarte assise dei parlamentari romandi e ticinesi. Pensiamoci: potrebbe essere un’ulteriore occasione per intrecciare nuovi e fruttuosi contatti.

Thomas Arn