Pubblicato su "La Regione", 13 aprile 1999

PTL: il concetto va sostenuto, non picconato

Il piatto più succoso della legislatura è stato servito proprio sul finire del quadriennio: 810 milioni di credito quadro per realizzare il Piano dei Trasporti del Luganese.

È il risultato del lavoro di dieci anni, iniziati con la creazione della commissione intercomunale dei trasporti nel 1989. Il lavoro è passato attraverso innumerevoli riflessioni, studi e riunioni alla ricerca del consenso fra gli 84 comuni interessati e ora siamo alle soglie delle grandi realizzazioni.

Il consenso c’è, è palpabile, e si è cristallizzato attorno ad un Piano integrato dei trasporti che prevede il miglioramento della mobilità nel Luganese, sia potenziando il trasporto pubblico che quello privato, il tutto accompagnato da cosiddette "misure fiancheggiatrici". In pratica queste misure permetteranno una migliore integrazione dei due mezzi di trasporto con punti di interscambio fra l’uno e l’altro mezzo e facilitazioni nell’uso del mezzo collettivo, con percorsi, orari e tariffe più semplici.

Il disegno del PTL è globale, in modo da avere un beneficio generale dall’insieme delle opere. Addirittura singole opere a sé stanti, come la galleria Vedeggio-Cassarate, faticherebbero a trovare una loro giustificazione, se non fossero inserite in un disegno più ampio. La premessa per ogni singola opera è dunque la realizzazione integrale del PTL.

Attenzione però ai picconatori del consenso.

Preoccupa la posizione della Lega. Da una parte, per bocca del suo Consigliere di Stato, ha assicurato nella discussione parlamentare che il Piano Integrato dei trasporti verrà realizzato per intero. E dall’altra il presidente-a-vita Bignasca inveisce contro il "trenino dei puffi" e reclama per sé e per la Lega la paternità della galleria Vedeggio-Cassarate, classificandola come l’unica opera in grado risolvere il problema dei trasporti del Luganese.

Di fronte a tanta insistenza del suo presidente, anche Borradori è piuttosto in difficoltà nella sua arte di dire di sì a tutti. E allora, in una recente intervista ad un settimanale, si giustifica che è stata Berna a imporre il potenziamento della ferrovia Lugano-Ponte Tresa, altrimenti non avrebbe approvato il Piano dei Trasporti. Va avanti affermando che l’integrazione dei trasporti consiste nell’eseguire opere per il trasporto privato e, come "contraltare", altre opere per il trasporto pubblico.

Andiamoci piano per favore.

La mobilità del Luganese è un "affare" troppo delicato per essere picconato in questo modo. Ne va del benessere economico e della qualità di vita della regione più popolata del Cantone. Di riflesso ne risentirebbe il Cantone stesso.

L’unico modo per far funzionare il Piano dei Trasporti del Luganese è la realizzazione integrale del Piano. Certo, periodicamente, in occasione della messa in esercizio delle opere più importanti, la bontà del piano e le previsioni fatte dovranno essere verificate. In particolare dovrà essere verificato il funzionamento degli interscambi fra un mezzo di trasporto e l’altro, visto che si tratta di una tecnica piuttosto nuova a cui, a queste latitudini, non siamo (ancora) abituati.

Non bisogna nascondere che la realizzazione del PTL sarà ancora lunga, irta di ostacoli tecnici, giuridici e finanziari. Il consenso della popolazione e dei comuni è indispensabile per portare a termine l’opera. Questo consenso è però strettamente dipendente da un atteggiamento coerente e deciso delle autorità, in primo luogo del direttore del Dipartimento del Territorio.

Il Gran Consiglio ha già indicato chiaramente la via da percorrere, nella prossima legislatura dovrà vegliare che le promesse fatte vengano mantenute.

 

Thomas Arn