La sconfitta dell’orchestra

Vi ricordate del contrabbassista che suona appassionatamente nell’orchestra di jazz con molti eccellenti solisti? La sua orchestra, negli anni, ha continuato le sue tournées nelle più disparate località, ma si è esibita soprattutto nella sua rinnovata sala dei concerti.

Benché l’orchestra si eserciti regolarmente, ahimé, può succedere e proprio recentemente è successo che l’orchestra si sia disunita: il direttore d’orchestra, non trovando la partitura del brano che tutti pensavano stessero suonando, scandiva un ritmo non appropriato. I bassi e le percussioni hanno tentato di mantenere il ritmo, scandendolo con energia, confidando nello spirito di squadra per tenere unita l’orchestra. Malgrado ciò, spinti dalla foga e dalla passione, alcuni solisti hanno improvvisato assoli, di per sé eccellenti, se presi singolarmente o nell’ambito di una jam-session a tarda ora, ma decisamente fuori tema in un concerto di gala, dove vengono valutati, non solo i colpi di tosse, ma anche la posizione dei mignoli.

Così il giudizio è stato severo, la grande orchestra è stata sonoramente fischiata da un trasversale verdetto. Di poco possono rallegrarsi i solisti, se per un momento sono stati dalla parte dei vincitori. In queste occasioni conta solo il risultato di squadra, in questa occasione decisamente negativo.

Io credo fermamente nell’orchestra, composta di musicisti tutti diversi l’uno dall’altro, ognuno con strumenti musicali dai timbri unici, ma tutti ispirati da un comune senso del ritmo e della melodia. Nell’orchestra tutti devono dare il massimo, non tanto per mettersi in evidenza singolarmente, ma unicamente per raggiungere un risultato comune, in modo che l’orchestra intera venga premiata e applaudita.

Sono sicuro che tutti i musicisti sentano questo obiettivo e che, nei buoni propositi per il nuovo anno, lo faranno loro. Il successo sarà assicurato.

Thomas Arn