Apparso su Opinione Liberale il 17 luglio 2003
Settimana scorsa si è concluso il diciannovesimo New Orleans Jazz Festival di Ascona.
Il jazz proposto, che spazia dal jazz tradizionale di New Orleans e Chicago, dallo swing al mainstream, è una musica piacevole che ascolto volentieri. Su una base fissa dettata da bassi e percussioni si costruiscono sia le melodie dei singoli solisti sia dell'insieme degli strumenti della band.
Tromboni, clarinetti, sax &endash; tenori e alti -, corni e trombe sono gli indiscussi leader delle orchestre; le loro performance sono spesso veri capolavori di virtuosismo. Si aggiungono pianoforti, banjo, chitarre, percussioni e contrabbassi. Anche loro si esibiscono in entusiasmanti assoli. Ma soprattutto dettano il ritmo rigidamente scandito sul quale i fiati costruiscono le loro melodie.
La gerarchia è chiaramente percettibile: i fiati sono in prima file e dietro, talvolta un po nascosti e nellombra, stanno i contrabbassi e le percussioni. Vista la mole, il pianoforte ha spesso un posto speciale, un po fuori dalla mischia e, visto che può sia dettare il ritmo sia esibirsi come solista a pieno titolo, non si cura dellapparente rivalità fra gli altri strumenti.
La base dellorchestra
Ho osservato a lungo un contrabbassista che, imperturbato, suonava per minuti, decine di minuti, ore, senza scomporsi e perdere il ritmo. Insieme alla batteria forniva la base per i numerosi interventi solisti degli strumenti della prima file. Pareva non curarsi di loro; suonava per il suo semplice piacere; sembrava talvolta assente dalla scena, ma partecipava, eccome. Quando meno te laspettavi, ma sempre in accordo con gli altri strumenti, si esibiva in un assolo anche lui, con il suo ingombrante contrabbasso. Un fatto era però evidente: malgrado la grandiosità della sua prestazione &endash; magari a torto &endash; il pubblico non si lasciava trascinare eccessivamente. Quasi risparmiasse le forze per le ovazioni ai clarinettisti o ai tromboni.
Eppure il contrabbassista aveva qualità importanti: la fedeltà allorchestra, il senso del ritmo e dellappartenenza al gruppo uniti ad una tecnica di indiscusso livello. Erano anni che suonava con loro, sempre al suo posto, imperturbabile, pezzo dopo pezzo. Da sempre, insieme agli altri della seconda fila, scandiva il ritmo dellintera orchestra.
La luce dei riflettori
Lorchestra ha avuto ed ha ancora un grande successo. Ma la luce dei riflettori è sempre indirizzata verso di loro: i solisti della prima fila. Peccato: il ruolo degli altri, in particolare quello del contrabbassista, andrebbe di molto rivalutato.
Il contrabbassista era convinto di potere dare di più e in segreto, accompagnato da qualche amico che lo sosteneva, nel locale prove, fuori orario, si era preparato con passione alla tromba. Aveva raggiunto un livello notevole, ampiamente sufficiente per tentare il grande passo, quello che dalla retrovia riservata al contrabbasso lo avrebbe portato alla prima fila.
Si era convenuto, senza darne grande pubblicità, che in occasione del concerto di gala, il trombonista gli avrebbe fatto segno e allora, lasciato il contrabbasso, si sarebbe esibito in un assolo di tromba, quello che da mesi stava esercitando. Gli altri membri dellorchestra erano tutti daccordo, anzi, a poco a poco, si erano convinti anche loro che il contrabbassista avrebbe meritato un po di luce della prima fila. In fondo il nostro non chiedeva molto, era preparato per dare il meglio, e poi, dopo, sarebbe tranquillamente ritornato al suo posto con il suo contrabbasso. Lavrebbe anzi suonato con ancora maggiore passione, per i suoi amici della prima fila, che per una volta lavrebbero gratificato accogliendolo fra di loro.
Il grande giorno
Il grande momento si avvicinava, tutto era pronto. Il pezzo era stato mandato a memoria decine di volte, tutti i particolari erano stati studiati alla perfezione.
La presentazione. One, two, three; one, two, three, four; e gli strumenti cominciarono, come sempre, tutti assieme. Malgrado la lunghissima routine, quella volta il contrabbassista era un po emozionato. In fondo per lui era giunta la grande ora.
Cera qualcosa che non quadrava, però. Dietro al palco si muovevano persone sconosciute. Una tromba luccicava nelle mani di una di loro. No, non centrano con noi &endash; pensava il contrabbassista &endash; saranno lì per il prossimo spettacolo.
Lora X si avvicina: il trombonista gli fa cenno di stare pronto. Tocca proprio a lui, al contrabbassista. Ormai mancano poche battute al grande momento: la tromba è lì, pronta. Lo sguardo è fisso verso il band-leader che deve dare il segnale di inizio.
Ad un certo momento il leader alza la testa, rivolgendo lo sguardo verso il trombettista che saliva spedito sul palco. Proprio quello che prima aspettava dietro il palco. Ora dà subito avvio al suo assolo. Buona prestazione, ma ci si accorge subito che non ha gli anni di esperienza di orchestra sulle spalle. Quegli anni che permettono improvvisazioni, che mandano in visibilio il pubblico, ma che non scompongono il ritmo degli altri membri del gruppo, perché esercitate per moltissime volte. Infatti, benché brava, la nuova tromba non si lascia andare in virtuosismi particolari. Alla fine gli applausi vanno comunque a lui, al nuovo trombettista, illuminato dai potenti fari del palco.
Il concerto è finito
E il nostro contrabbassista? È rimasto a dir poco sorpreso da questa modifica di programma. Come ha potuto cambiare idea allultimo momento? In fondo era un progetto che stava maturando da mesi. E lui lo sapeva! pensava il nostro. Ma non ha abbandonato il suo posto: ha continuato, apparentemente imperturbato, con il suo contrabbasso e ha scandito con labituale vigore la base su cui poggia la melodia degli altri strumenti.
Alla fine del brano, scrosciano gli applausi del pubblico, come sempre calorosi. Indirizzati a tutta lorchestra. Qualcuno degli appassionati sostenitori del contrabbassista chiede: ma oggi non doveva suonare lui la tromba? Il band-leader ha deciso altrimenti &endash; si è affrettato a spiegare il contrabbassista, quasi sottovoce, per non mettere in imbarazzo il leader, benché questultimo non gli abbia dato una spiegazione veramente convincente.
Il concerto è finito.
Stavolta il contrabbassista è ritornato a casa presto, senza partecipare alle lunghe feste e jam-sessions notturne. Il contrabbasso è stato riposto con cura nella sua custodia. Anche la tromba, quella sera inutilizzata, è stata pulita con cura e rimessa nella sua valigetta.
Che ne sarà del nostro contrabbassista?
Spero vivamente che tenga duro e che continui a suonare nellorchestra. Magari, con laiuto degli altri strumenti, preparerà un'altra sorpresa. Per una futura occasione, un nuovo concerto di gala. Una cosa è certa: il contrabbassista merita il nostro sostegno. Applaudiamolo!
Thomas Arn