Apparso su Opionine Liberale il 18 marzo 2004

Opere pubbliche: l’efficienza può anche essere un risparmio

L’attività dello Stato si manifesta, tra l’altro, tramite la realizzazione di opere pubbliche. I costi iniziali, cioè l’investimento, sono spesso discussi intensamente nei consessi legislativi e qualche volta anche nell’opinione pubblica, soprattutto quando qualcuno ha indetto il referendum.

Ci sono però aspetti delle opere pubbliche che sfuggono all’analisi dell’investimento iniziale puro e semplice. Ogni opera edilizia non è eterna. A causa dell’usura conseguente all’utilizzo e dell’azione degli agenti atmosferici, le opere pian piano si degradano. Sono quindi necessari regolari interventi di manutenzione per salvaguardare il patrimonio immobiliare (sia esso composto di edifici, di strade o quant’altro). La strategia degli interventi di manutenzione è complessa e tutt’altro che univoca: è meglio intervenire spesso con interventi modesti o è meglio intervenire solo con interventi più importanti a scadenze più lunghe? Una scelta di questo tipo può influenzare notevolmente il budget annuale di un ente pubblico. Una definizione della strategia di manutenzione e una previsione dei relativi oneri devono costituire la base per la pianificazione finanziaria dell’Ente pubblico.

Ma attenzione: non bisogna dimenticare i costi d’esercizio che spesso sono nascosti fra le pieghe della gestione ordinaria degli Enti pubblici. Gli oneri dell’energia di riscaldamento, di raffreddamento e di illuminazione nonché della pulizia possono incidere notevolmente sul costo complessivo generato da un’opera pubblica.

Questi costi sono intuibilmente collegati con l’investimento iniziale e, a seconda dei casi, possono influenzare positivamente o negativamente sui costi d’esercizio. Questi ultimi possono essere pure influenzati da un intervento di manutenzione straordinaria.

Queste spiegazioni dimostrano come l’interdipendenza fra i costi d’investimento, i costi di manutenzione e i costi d’esercizio sia forte e che per l’Ente pubblico debba essere determinante il costo totale dell’operazione sull’arco dell’intera vita di un’opera pubblica.

Purtroppo non è così: in occasione della presentazione di una richiesta di credito, solo raramente i costi totali vengono indicati, nella maggioranza dei casi ci si limita all’investimento iniziale.

Con l’interrogazione inoltrata al Consiglio di Stato nelle scorse settimane, l’Intergruppo delle costruzioni chiede se e come lo Stato si organizza per raccogliere, rendere noti e considerare i costi delle opere pubbliche, tenendo pure conto, oltre all’investimento iniziale, dei costi di manutenzione e dei costi d’esercizio.

Infine, e questa può pure essere la domanda cardine, si chiede se i mezzi finanziari attualmente a disposizione sono sufficienti per garantire la gestione del patrimonio immobiliare nell’ottica di una minimizzazione dei costi a lunga scadenza.

In altre parole: se, grazie ad un’accorta pianificazione degli interventi di manutenzione, è possibile ridurre il costo totale delle opere pubbliche, le sempre più rare risorse dello Stato possono avere, a lungo termine, un beneficio. Con i tempi che corrono, questo non è poco!

Thomas Arn