Articolo apparso su Opinione Liberale il 17 aprile 2003

Il nucleare e l'ambiente

Qualcuno mi attende al varco: quale sarà la mia posizione in riguardo alle prossime votazioni sull'energia nucleare, tenuto conto del mio conosciuto atteggiamento di rispetto nei confronti dell'ambiente?

Non voglio tenere il lettore sulle spine: no a entrambi i quesiti posti in votazione nel prossimo mese di maggio.

L'approvvigionamento energetico in Svizzera

Dal punto di vista della produzione di energia elettrica, il nostro paese da anni fonda il suo approvvigionamento su due pilastri principali: l'energia idroelettrica (che copre il 60% del fabbisogno, oscillante nel corso della giornata) e l'energia nucleare (che fornisce il 40% del fabbisogno, in modo costante tutta la giornata). Tutte e due le fonti energetiche hanno un'emissione bassissima di CO2, addirittura nulla per le centrali idroelettriche.

Le fonti energetiche cosiddette alternative (come il solare o l'eolico) possono entrare in linea di conto solo come fonte energetica complementare, visto che per loro natura non potranno mai garantire una produzione di energia costante su tutto l'arco della giornata. È una pura illusione pensare che queste fonti possano, un giorno, sostituire l'energia nucleare. Piuttosto, come alternativa, possono entrare in linea di conto le centrali termiche convenzionali che, però, dovranno bruciare enormi quantità di combustibile fossile. Queste indurrebbero notevoli problemi di inquinamento e un'alta emissione di CO2. Emissioni che in virtù di accordi internazionali si vorrebbero invece diminuire.

Perché diffidenza e paura?

Ma allora perché c'è questa diffusa diffidenza e paura nei confronti dell'energia nucleare? Oggettivamente, i problemi sono due: il pericolo che radiazioni nucleari non volute escano nell'ambiente e lo smaltimento delle scorie radioattive.

Le radiazioni sono invisibili, non hanno odore, i nostri sensi non le possono percepire, per questo l'atteggiamento umano nei loro confronti è di grande diffidenza. Tuttavia le radiazioni si possono misurare con grande precisione. Così, nel secolo scorso si è scoperto che l'uomo, da sempre, è sottoposto in permanenza ad una certa dose di radiazioni naturali, provenienti sia dal cosmo sia dalla terra stessa.

Numerose e puntigliose misure di protezione e di sicurezza

Quale misura di protezione, il reattore nucleare, possibile fonte di radiazioni, è schermato in modo pressoché totale con numerosi strati di protezione (enormi muri di calcestruzzo armato, uno spesso guscio di protezione di acciaio, metri e metri di acqua nel cuore del reattore). La schermatura è tanto forte che all'interno del reattore non possono nemmeno entrare le radiazioni naturali.

Le misure di sicurezza e l'attenzione degli addetti sono altissime: ogni e insignificante presenza di radioattività all'interno del reattore viene immediatamente registrata e gli oggetti eventualmente contaminati vengono puntigliosamente puliti o smaltiti. Così, anche per gli impiegati della centrale che dovessero eseguire dei lavori nella zona del reattore vi sono severissime procedure di pulizia e di controllo della radioattività, in modo da escludere ogni minimo trasporto all'esterno di materiale contaminato da radioattività.

Forse questo zelo può anche destare qualche sospetto, ma è la premessa affinché all'esterno del reattore non vi sia proprio nessuna traccia di radioattività.

In caso di evento anormale, il reattore può essere immediatamente fermato, in 2.5 secondi la reazione nucleare può essere interrotta. Tuttavia, per alcune ore dopo l'interruzione deve essere garantito lo smaltimento del calore residuo prodotto. A questo scopo vi sono numerosi sistemi di sicurezza che assicurano la produzione di energia elettrica necessaria al funzionamento dei comandi e delle pompe indispensabili per il raffreddamento e il controllo del reattore.

 Il pericolo di errore umano viene combattuto con una formazione continua di tutto il personale, in particolare di quello addetto alla centrale di comando. Gli impiegati della centrale devono inoltre subire annualmente un esame che attesta la loro preparazione alla gestione di situazioni d'emergenza.

Il nodo ancora da sciogliere: il deposito finale di scorie radioattive

Il nodo ancora irrisolto politicamente e praticamente è quello del deposito finale delle scorie radioattive. Tuttavia negli scorsi decenni sono stati fatti enormi progressi nella comprensione dei fenomeni legati al deposito a lungo termine di scorie radioattive. Di particolare aiuto è stata la scoperta di fenomeni naturali di fissione nucleare avvenuti milioni di anni or sono nel Gabon o di trasporto naturale di radionuclidi presenti nella roccia in Brasile. Questi ultimi fenomeni sono stati di particolare aiuto per capire come la natura reagisce a lunghissimo termine con una sollecitazione provocata da scorie radioattive. Il responso è positivo ed incoraggiante.

Ciononostante, a breve termine non sarà ancora possibile costruire un deposito finale di scorie radioattive. Malgrado questo la situazione è sotto controllo: il quantitativo di scorie radioattive prodotte in una centrale nucleare è molto limitato. Cosicché le scorie, attualmente e presumibilmente fino alla messa fuori esercizio degli impianti nucleari, verranno conservate negli impianti stessi. Nel frattempo la Confederazione ha creato un deposito intermedio a Würenlingen, presso la sede del centro di ricerche di studi nucleari della Confederazione, che accoglierà soprattutto le scorie radioattive non provenienti dalla centrali nucleari. La necessità di un deposito finale per le scorie radioattive si manifesterà dunque solo al momento in cui le centrali nucleari verranno messe fuori uso, al termine della loro durata di vita.

Essere a favore dell'ambiente non vuol dire essere contrari alle centrali nucleari

Occorre essere coscienti delle conseguenze di una eventuale interruzione o limitazione dell'esercizio delle centrali nucleari. Lasciando perdere i costi diretti, comunque di rilievo, l'energia che non verrà prodotta nel nostro paese dovrà essere importata, visto che non è ragionevole pensare che si riescano a sostituire i quantitativi mancanti con cosiddette energie alternative. L'importazione di energia elettrica (soprattutto d'inverno, quando l'energia costa di più) comporterà sicuramente dei costi più elevati. L'interrogativo è a livello ambientale: la produzione di energia elettrica all'estero è altrettanto rispettosa dell'ambiente come in Svizzera? Se si darà la preferenza ad energia elettrica a basso costo è probabile che le modalità di produzione e le emissioni di CO2 passino in secondo piano e quindi a sfavore dell'ambiente.

Paradossalmente, se si vuole dare un contributo alla protezione dell'ambiente, bisogna essere a favore dell'energia nucleare, coscienti dei vantaggi, ma anche dei rischi residui. Limitare questi rischi ad un minimo assoluto è il compito dell'industria nucleare svizzera ed è garantito dal nostro ordinamento legale, severissimo.

Votiamo con la ragione, non con l'emozione

Razionalmente, e considerato il lavoro serio e responsabile delle centrali nucleari svizzere, non vi è dunque una ragione valida per rinunciare all'energia prodotta dalle centrali nucleari esistenti in Svizzera.

Ragioniamo quindi con la testa e respingiamo eventuali sussurri della pancia che reagisce in modo emozionale alle paure appena descritte. Crediamo dunque alla ragione e votiamo 2 x no al prossimo appuntamento con le urne.

Thomas Arn