La Regione, ottobre 2002

Posta: aspettiamo l'informazione

La progettata chiusura dei centri di smistamento delle lettere da parte della direzione generale delle poste sta suscitando corali reazioni di sdegno.

La più che comprensibile reazione si basa sul risultato finale dell'analisi svolta dalle poste: chiusura di 18 centri, la creazione di 3 nuovi centri, il potenziale risparmio di 200 milioni e la invece sicura soppressione di 2500 impieghi.

Mi permetto, in mancanza di informazioni più precise, di chiedermi come si è giunti a questo, per me sorprendente, risultato. In effetti spesso, se il risultato non convince, è opportuno analizzare le basi su cui poggia l'analisi.

Le premesse possono avere un senso logico: è ovvio che tutti, sia la posta, sia i consumatori, ma anche i dipendenti desiderano che sia assicurato il capillare servizio pubblico. Di conseguenza è più che lecito chiedersi continuamente come migliorare il servizio, anche a lungo termine. Al di là di queste lodevoli buone intenzioni, assume particolare importanza il quesito tecnico fondamentale: è proprio sicuro che la futura evoluzione della tecnologia dello smistamento e della distribuzione della posta lettere sia quella dei mega-centri dotati di super-mega-macchinari?

Mi permetto di sollevare qualche dubbio, nato dall'osservazione dell'evoluzione di altri settori della tecnica.

Quindici o vent'anni fa pochi prevedevano che oggi, nel campo dell'informatica i giganteschi computer centralizzati sarebbero stati (quasi tutti) rimpiazzati da reti di piccoli (ma potenti) computer, accessibili a chiunque.

Meno nota è l'evoluzione delle centrali elettriche: accanto alle grosse centrali idroelettriche che permettono di sfruttare le risorse idriche di una regione, nelle grosse città sorgono anche piccole, ma potenti centrali elettriche a gas che possono essere usate anche per la produzione di calore. Accanto allo svantaggio di utilizzare risorse non rinnovabili, hanno qualche importante atout. Sorgono là dove servono; la distanza fra luogo di produzione e utilizzatori è minima; gli investimenti sono contenuti.

L'evoluzione della mecatronica ha ancora un enorme potenziale di sviluppo. Come sarà lo stato della tecnica nel 2008 quando potrebbero entrare in funzione i nuovi super-mega-centri di smistamento della posta lettere? Non si corre il rischio di avere a quel momento centri già vecchi di concezione? Non vi è il rischio di un collasso della distribuzione postale, se i nuovi centri non funzionassero e quelli vecchi sono smantellati?

Con le informazioni in nostro possesso, non si può che scuotere la testa, i rischi sono troppo alti per potere sostenere questa iniziativa postale.

Come minimo mi aspetto un'informazione capillare, accessibile a tutti, sull'analisi che la posta ha fatto per giungere a questo apparentemente sconcertante risultato. Solo se questa informazione sarà convincente, si potrà iniziare a capire e eventualmente sostenere il progetto.

Purtroppo la storia anche recente insegna che il primo impatto è quello che conta: l'informazione choc che la posta ha dato sarà difficilmente correggibile con azioni a posteriori. Malgrado questo handicap, la via dell'informazione è l'unica percorribile: l'aspettiamo.

Thomas Arn