Giornale del Popolo, 5 marzo 2001

Consenso cercasi sulla riforma elettrica

Il mese scorso il Consiglio di Stato ha finalmente presentato i tre messaggi per la riforma del mercato dell'energia elettrica (LAET, LDEE e LUA), che la vostra Commissione aveva più volte sollecitato, lasciando intendere anche un certo malumore per il tergiversare del Governo. Adesso quali saranno i vostri tempi per arrivare al dibattito in Gran Consiglio?

Non solo la nostra commissione, ma soprattutto tutti gli ambienti interessati hanno sollecitato i messaggi per la riforma del mercato energetico. L'impazienza era data soprattutto dal fatto che nessuno sapeva quali fossero gli intendimenti del governo. Ora sono noti, in forma ufficiale e vincolante: è bastato questo per far dimenticare in breve tempo il clima di impaziente attesa che regnava prima della pubblicazione dei messaggi.

È ancora presto per fare prognosi sui tempi di evasione dei messaggi: in primo luogo bisogna attendere l'esito dell'eventuale referendum sulla legge federale. In secondo luogo il Gran Consiglio e per esso la commissione speciale dell'energia deve creare il consenso nel paese, tale che le nuove leggi possano venire applicate con convinzione da tutti. È quindi necessario un periodo di comprensione, di maturazione e di affinamento che durerà sicuramente parecchi mesi.

La vostra Commissione aveva proposto al Governo, prima dell'approvazione dei tre messaggi, di organizzare una sorta di tavola rotonda con tutti gli attori del mercato elettrico cantonale, al fine di trovare in anticipo il consenso. Il Governo, con l'esperienza fallimentare di altre tavole rotonde, ha però risposto picche. Come Commissione intendete ora procedere a questa mega-consultazione?

Il governo ha scelto di pubblicare i messaggi senza un'ulteriore consultazione, dopo le due effettuate in occasione della presentazione di due rapporti intermedi. Agendo in questo modo il Consiglio di Stato ha sicuramente potuto anticipare la pubblicazione dei messaggi. Ora è compito della commissione trovare il modo di effettuare la consultazione, indispensabile a mio avviso, per creare il consenso di cui ho parlato prima. Le modalità di questa consultazione dovranno ancora essere discusse all'interno della Commissione.

Intanto mi rallegro che nel frattempo molte organizzazioni si stiano muovendo per creare un dibattito pubblico sui temi energetici. Alcune giornate di studio sono già avvenute, altre sono preannunciate. Sono già state inviate alla Commissione alcune prese di posizione. Sulla stampa appaiono opinioni e pareri a scadenze regolari. È una forma di dibattito importante, apparentemente disordinata, ma che contribuisce a far conoscere ai cittadini i numerosi aspetti di un tema abbastanza complicato.

Scopo delle tre riforme legislative è quello di consentire al Ticino di affrontare il mercato liberalizzato (sulle cui regole di fondo si sono già espresse le Camere federali) mantenendo una sua autonomia ed un suo centro decisionale e di competenze. Ritiene che i messaggi presentati dal Governo permettano di raggiungere l'obiettivo?

Non sono indovino, per cui solo in futuro si saprà se gli obiettivi saranno raggiunti. Compito nostro è creare le premesse affinché la liberalizzazione del mercato decisa a monte (comunità europea e confederazione elvetica) possa portare benefici anche da noi. A questo punto la valenza delle tre riforme legislative si differenzia: l'AET deve essere riorganizzata in modo che si possa muovere con successo nel nuovo contesto, mentre la distribuzione dell'energia elettrica deve permettere di applicare le nuove regole federali. Infine, la nuova legge sull'utilizzazione delle acque non è toccata, se non marginalmente, dagli effetti della liberalizzazione del mercato energetico.

Al fattore esterno si aggiungono però anche obiettivi prettamente ticinesi: uno di questi, sancito ancora recentemente dal Gran Consiglio, è di creare le premesse affinché il costo del trasporto e della distribuzione sia uguale in tutto il Cantone e non crei disparità di trattamento fra gli utenti del nostro Cantone. Sarà necessario valutare attentamente la proposta dal governo che prevede la creazione di una società dei gestori di rete. Si tratterà di capire se sia l'unica possibilità, oppure se vi siano altri modelli. Un altro obiettivo, o meglio valore, concerne lo sfruttamento delle forze idriche del nostro Cantone. L'idea di fondo, radicata storicamente da oltre quarant'anni, è di sfruttare queste risorse in proprio, per farne beneficiare tutti i cittadini. L'AET è stata finora incaricata di svolgere questo compito. Secondo la proposta governativa l'AET continuerà a gestire le forze idriche del Cantone. La discussione attualmente in corso dovrà permettere di definire i nuovi rapporti fra questa azienda e lo Stato.

Sinora l'AET ha svolto anche un compito di politica energetica, cosa che non le sarà più possibile nel quadro della riforma proposta. Chi e come dovrà allora occuparsi della politica energetica cantonale, questione su cui il Governo non dà indicazioni?

Mi sembra evidente che nel nuovo scacchiere energetico il compito di politica energetica debba essere assunto dal governo cantonale. Probabilmente sarà necessario aggiustare e concentrare le competenze in campo energetico, oggi distribuite in più uffici di dipartimenti diversi.

Si parla spesso degli interessi dei consumatori (pensiamo in particolare alle economie domestiche), quali beneficiari ultimi dell'apertura del mercato. Lei ci crede?

Non è escluso che anche il consumatore possa beneficiare dell'apertura del mercato. Ma attenzione: a mio modo di vedere, oggi è necessario agire per non dover subire passivamente le bizze del mercato liberalizzato con cui ci dovremo confrontare indipendentemente dalle nostre scelte. Quindi, in fin dei conti, dobbiamo agire in difesa degli interessi dei consumatori, siano essi grandi o piccoli.

Proprio a livello ticinese bisogna sottolineare che l'abolizione della privativa a favore dei comuni dovrebbe portare una diminuzione immediata del 10% delle tariffe per le economie domestiche e del 5% per le industrie. Non bisogna però nemmeno dimenticare che i comuni dovranno rimpiazzare questi cespiti d'entrata con altri, verosimilmente a carico dei contribuenti e, in ultima analisi, dei cittadini che si sono visti ridurre le bollette della luce.

C'è già chi parla di referendum - in particolare per quanto riguarda la riorganizzazione dell'AET e la sua futura forma giuridica - facendosi forte del recente voto popolare sul bonus scolastico. A suo avviso regge il nesso?

Una riorganizzazione dell'AET è necessaria in modo che possa sopravvivere nel nuovo mercato energetico. Sarà indispensabile dare all'azienda gli strumenti necessari per potere non solo sopravvivere, ma anche prosperare, e quindi svolgere nel migliore dei modi il compito di sfruttare le forze idriche cantonali per conto dello Stato e dei suoi cittadini.

Diverso è il discorso sul controllo politico della proprietà dell'azienda: sintomatico sembra essere l'esempio delle Aziende Industriali di Lugano le cui azioni sono tutte nominative e la cui cessione è vincolata alla decisione del Consiglio comunale. Inoltre gli amministratori spettanti alla Città di Lugano sono designati dal Consiglio comunale.

Detto questo, un paragone diretto fra AET e scuola pubblica mi sembra azzardato. Le due problematiche sono veramente lontane l'una dall'altra.

Il lavoro di affinamento delle proposte governative da parte della Commissione speciale energia deve, oltre a chiarire e perfezionare gli aspetti puramente tecnici, servire per creare il consenso in commissione, in Gran Consiglio e nella cittadinanza. Tuttavia bisogna ricordare che l'esercizio del diritto di referendum è sacrosanto e non deve essere considerato come spada di Damocle; semmai potrà essere una benvenuta verifica della bontà del lavoro di governo e parlamento. In questo senso è interessante una notizia di questi giorni: il Gran Consiglio del Canton Zurigo, approvando la privatizzazione dell'azienda elettrica cantonale, ha deciso di sottoporre il tema al giudizio dei cittadini, anche se formalmente la consultazione popolare sarebbe stata necessaria solo in caso di riuscita del referendum.