Rapporto (5036R e 5115R) del 15 gennaio 2002

 

della commissione speciale dell’energia

sul messaggio del 5036 del 26 settembre 2000 concernente l’approvazione del conto economico per l’esercizio 1999 e del bilancio dell’azienda elettrica ticinese al 31 dicembre 1999 e

sul messaggio del 5115 dell’8 maggio 2001 concernente l’approvazione del conto economico per l’esercizio 2000 e del bilancio dell’azienda elettrica ticinese al 31 dicembre 2000

1. introduzione

2. Il mercato energetico e la legislazione federale

3. La situazione in Ticino

4. L'Azienda Elettrica Ticinese

5. Analisi dell'approvvigionamento energetico

6. Analisi finanziaria

6.1 Bilancio

6.2 Conto dei flussi di capitale

6.3 Accantonamenti

6.4 Conto economico

6.5 Personale

7. Rapporto sull'attività prevista

8. Prospettive sull'esercizio 2001

9. Conclusioni

 

 

1. Introduzione

I conti dell’azienda elettrica ticinese sono stati presentati al Gran Consiglio con il messaggio 5036 il 26 settembre 2000. La commissione dell’energia, prima di affrontare questo tema, ha voluto attendere il messaggio inerente la riorganizzazione dell’azienda, pubblicato dal Consiglio di Stato nel gennaio del 2001.

Nel corso dell’esame dei conti del 1999, l’8 maggio 2001, è pure stato pubblicato il messaggio 5115, concernente i conti concernenti l’anno 2000. Per questa ragione la commissione ha deciso di riunire i due messaggi in un unico rapporto.

La base legale per l’esame dei conti annuali dell’Azienda Elettrica Ticinese è data dalla Legge istituente l’AET, e più precisamente dall’art. 5 cpv 2 e 3:

2 Il rapporto di gestione, i conti ed il rapporto dei revisori sono sottoposti ogni anno al Gran Consiglio per la ratifica.

3 Ogni due anni l’AET sottopone al Gran Consiglio per discussione un rapporto sull’attività prevista che formula anche una valutazione dei conseguenti impegni finanziari.

L’ultima approvazione secondo l’art. 5 cpv 3 risale al 1998, dunque il rapporto sull’attività prevista del rendiconto dell’anno 2000 è di nuovo sottoposto a questa discussione.

 

2. Il mercato energetico e la legislazione federale

È evidente che l’apertura del mercato dell’energia elettrica, voluta, decisa e messa in atto a livello europeo, non può passare inosservata in Svizzera, crocevia di importanti linee di trasmissione per l’interscambio di energia a livello internazionale.

La reazione politica all’apertura europea è consistita, in particolare, nel varo della nuova Legge federale sul mercato dell’energia elettrica (LMEE). Contro questa legge è stato indetto con successo il referendum: nei prossimi mesi (giugno 2002?) il popolo elvetico si dovrà quindi recare alle urne per decidere questa nuova legge. Nell’ambito della preparazione della votazione federale, è stato pubblicato un progetto di ordinanza che regola l’applicazione della nuova legge federale. Nell’ambito della consultazione sono state raccolte osservazioni, sia da parte di ambientalisti che dall’industria elettrica. In questo momento non si hanno informazioni più attuali sulla nuova legislazione federale.

Questo stato indefinito del quadro giuridico federale non facilita per niente l’azione degli operatori, che si vedono costretti ad agire con ipotesi di scenari completamenti diversi fra loro. Da una parte c’è l’ipotesi di un’apertura controllata del mercato come previsto dalla nuova legge federale, nella quale, in particolare, si regola l’uso delle linee di trasmissione e di distribuzione. Dalla parte opposta, in caso di rigetto della legge federale, vi è lo scenario di un’apertura completa e improvvisa, dettata dalle leggi di mercato internazionali, in assenza di una regolamentazione precisa a livello legislativo federale.

Una battaglia, se così la si vuole chiamare, si svolge a livello di controllo di linee di trasmissione: chi riesce ad assicurarsi materialmente la possibilità di portare la propria energia in punti di scambio strategici parte avvantaggiato rispetto a chi deve chiedere ad altri di usufruire delle loro linee per potere vendere o acquistare energia.

Sul versante completamente opposto si può notare una crescente diffidenza popolare nei confronti della liberalizzazione: diffidenza che viene alimentata dall’agire disinvolto di alcune aziende nazionali e multinazionali, dal fallimento della Swissair e da altri episodi che accadono pure nella nostra realtà locale.

 

3. La situazione in Ticino

Oltre all'insicurezza dettata dalla nuova regolamentazione federale non ancora in vigore, si sovrappongono almeno due problematiche di carattere prettamente cantonale.

Da una parte vi è l'esigenza di dare risposte alle aziende distributrici, ai comuni e all'Azienda Elettrica Ticinese in merito alla futura organizzazione della distribuzione elettrica nel cantone, dopo la scadenza delle concessioni comunali alle aziende distributrici, avvenuta il 31.12.2000, ma prolungate al 31.12.2007 da questo Gran Consiglio.

L'altro argomento concerne il principio dell'uguaglianza della tariffa per il trasporto dell'energia in tutto il territorio cantonale, principio voluto da questo Gran Consiglio nel giugno del 2000.

Malgrado l'esigenza di dare precise risposte ai due quesiti cantonali, visto il legame non irrilevante del progetto di legge cantonale sulla distribuzione di energia elettrica (LDEE), all'esame di questa commissione dal gennaio del 2001, con la legge federale non ancora definitivamente approvata, pure il quadro giuridico cantonale rimane sospeso.

Considerato che lo statuto stesso dell'Azienda Elettrica Ticinese è attualmente in discussione in questo parlamento, l'Azienda si deve quindi muovere in un contesto difficile e apparentemente senza punti di riferimento sicuri.

 

4. L'Azienda Elettrica Ticinese

Malgrado tutto, l'attività dell'Azienda Elettrica Ticinese fiorisce e non passa anno senza notizie positive in riguardo ai suoi risultati economici. Malgrado si stiano esaminando i conti degli anni 1999 e 2000 che annoverano un pingue utile aziendale, nelle scorse settimane giunge la notizia che l'anno 2001 sarà un anno ancora più positivo.

Ma allora, ci sono delle ragioni per preoccuparci?

Gli attuali risultati positivi provengono da una paradossalmente favorevole situazione dettata dall'insicurezza attuale.

Infatti è tuttora in vigore l'obbligo per le aziende distributrici di rifornirsi presso l'AET, pur con qualche riserva in riguardo al prezzo di mercato. Questa clausola (LAET Art. 3) ha indotto a l'AET a discutere e concludere contratti di fornitura con molte aziende distributrici nel nostro Cantone, contratti che saranno validi fino all'apertura dei mercati.

Contemporaneamente l'Azienda Elettrica Ticinese approfitta della parziale apertura del mercato per iniziare una modesta attività commerciale. Le premesse per questa attività sono date dall'accesso al centro svizzero di smistamento dell'energia elettrica (EGL Laufenburg) potendo quindi vendere e acquistare direttamente l'energia elettrica sul mercato. Inoltre è iniziata un'attività commerciale con il Nord Italia per forniture di energia pari a circa 400 GWh/anno. Nondimeno, l'AET è riuscita a concludere accordi limitati nel tempo con alcuni clienti che potenzialmente potrebbero già in una prima fase dell'entrata in vigore della nuova legge federale rifornirsi direttamente sul mercato.

È ovvio che questa favorevole situazione si concluderà al momento in cui l'apertura del mercato elettrico sarà completata. Ed è per questo momento che l'Azienda Cantonale dovrà essere pronta.

La preparazione si svolge a diversi livelli.

Da una parte vi è la discussione a livello di questo parlamento sulla nuova forma organizzativa dell'AET stessa, discussione che in questo rapporto non viene anticipata.

Tuttavia, fintanto che una nuova legge non sostituirà l'attuale Legge istituente l'Azienda elettrica ticinese (LAET) del 25 giugno 1958 e successive modificazioni, l'Azienda dovrà muoversi secondo il quadro giuridico dettato all'attuale legge. La strategia commerciale, entro certi limiti dettati dalla legge, è però indipendente dalla forma giuridica che avrà la nuova società. In questo senso, il presente rapporto discute pure il Rapporto sull'attività prevista, ai sensi dell'art. 5, cpv 3, LAET.

L'occasione è propizia per un'analisi dell'attività del decennio appena trascorso, degli anni '90, contrassegnati a metà da una crisi economica che ha investito molti settori d'attività, anche nel nostro cantone. Non da ultimo anche lo Stato ha risentito di questa crisi con minori introiti fiscali e conseguente disequilibrio finanziario.

Tenuto conto dell'art. 2b, "Avuto riguardo al fabbisogno energetico cantonale, l'AET è amministrata secondo criteri commerciali", è opportuno esaminare in questo rapporto anche la situazione energetica cantonale, sulla base dei dati contenuti nei rapporti annuali dell'Azienda.

 

 5. Analisi dell’approvvigionamento energetico

L'analisi della produzione dell'energia idroelettrica nel nostro Cantone, mostra un andamento altanenante, dettato dalle condizioni idrologiche annuali. La produzione annuale oscilla fra un minimo di 2846 GWh (1996) e un massimo di 4106 GWh (1999). Occorre sottolineare che questa è la produzione complessiva e non tiene conto dell'energia esportata in altre parti della Svizzera e prodotta dai grandi impianti della Maggia e della Blenio.

 

Fig. 1 Produzione di energia idroelettrica in Ticino in GWh (nel 2000 l'AET non ha pubblicato questi dati, ma solo la produzione complessiva, i dati degli impianti Verzasca, Maggia e Blenio provengono dai rispettivi rapporti annuali, ma hanno date di riferimento parzialmente diverse - anno idrologico dal 1.10 al 30.9 -).

 

 

Fig. 2 Consumo di energia elettrica nel Cantone, separato per azienda distributrice.

 

Fig. 3 Suddivisione dell'energia erogata dall'AET fra produzione propria, partecipazioni e acquisto.

 

Dopo la cessazione delle attività alla Monteforno, vi è stato un calo della domanda di energia elettrica (Fig. 2) di circa 200 GWh/anno (pari all'8% circa). Dal 1995 in poi vi è stato un incremento medio dell'1.3% che non ha (ancora) portato il consumo energetico cantonale ai livelli precedenti.

Di conseguenza la ripartizione della provenienza dell'energia è stata soprattutto influenzata dall'andamento idrologico e meno dalla domanda, rimasta grosso modo costante. Il relativo grafico (Fig. 3) mostra che la percentuale di produzione propria si situa attorno al 35-38%, mentre l'energia di complemento acquistata oscilla fra il 25% e il 32%, percentuale tanto più alta, quanto più sfavorevole è l'andamento idrologico.

Occorre rimarcare come l'energia acquistata non sia semplicemente la differenza fra il fabbisogno e la produzione propria. Infatti la produzione dell'AET non sempre riesce ad essere venduta sul mercato ticinese (eccesso di produzione nei momenti idrologicamente più abbondanti). Quindi è pure possibile che in un anno pur ricco di acqua, in alcuni periodi dell'anno o del giorno sia necessario vendere parti di produzione altrove, mentre in altri periodi sia necessario acquistare l'energia.

A proposito della pubblicazione dei dati si rimarca come con il rapporto del 2000 l'AET abbia scelto di tralasciare alcuni dati di produzione, per "motivi aziendali". La commissione non condivide questa politica di informazione, per almeno due motivi. I dati (si tratta di quelli contenuti nelle figure 1 e 3 di questo rapporto) sono comunque disponibili pubblicamente (rapporti delle singole aziende, annuario statistico ticinese, ecc.): perché allora complicare la vita ai lettori, costringendoli a cercare i dati altrove? Dall'altra parte i dati citati sono disponibili da una quarantina d'anni: una serie statistica di questo tipo è più che sufficiente per i bisogni di informazione di un potenziale concorrente. Si invita pertanto l'AET a riprendere la pubblicazione dei dati con il rapporto per l'esercizio 2001.

 

 6. Analisi finanziaria

È indiscusso che il risultato aziendale dell'Azienda Elettrica Cantonale negli anni in rassegna sia stato brillante. Oltre ai crescenti utili aziendali e alle crescenti devoluzioni allo Stato, spicca l'importante incremento di accantonamenti. Questi sono allibrati a bilancio quali capitali dei terzi, ma essendo a disposizione dell'Azienda, benché per scopi precisi, possono e devono essere considerati quasi alla medesima stregua di capitale proprio.

6.1 Bilancio

Si può facilmente constatare che i mezzi propri di cui dispone l'azienda, e cioè il capitale di dotazione, unito alle riserve e agli accantonamenti, ammontino alla fine del 2000 a oltre 150 milioni di franchi, con un aumento di 60 milioni in 10 anni. La quota parte dei mezzi propri è passata dal 46% (1991) al 64% (2000) sul totale delle passività.

 

Fig. 4 Bilancio: rappresentazione grafica dei passivi (in migliaia di Fr.)

 

In altre parole si può anche dire che l'intera sostanza fissa (che nel periodo in rassegna è diminuita da 168 a 130 milioni, malgrado notevoli investimenti) è coperta dal capitale proprio.

Il proprietario dell'azienda (e cioè lo Stato) deve quindi essere cosciente che, oltre al capitale di dotazione di 40 milioni immesso dallo Stato stesso, l'azienda dispone di capitali propri per 110 milioni che, evidentemente sono di proprietà dello Stato. Vero è che il capitale di dotazione è ben rimunerato con un tasso dell'8%. Se però si considera l'importo versato allo Stato di 3.2 milioni e la si raffronta con l'intero capitale proprio, si ottiene una rimunerazione attorno al 2%. Non bisogna però dimenticare che oltre agli interessi sul capitale di dotazione vengono versati allo Stato utili consistenti: per l'anno 2000 con un versamento allo Stato di complessivi 14.2 milioni, si ottiene una interessante rimunerazione del 9.5% sull'intero capitale proprio.

 

 6.2 Conto dei flussi di capitale

 

1991

 

1992

 

1993

 

1994

 

1995

 

Utile d'esercizio

 

-990

 

6'501

 

4'783

 

7'500

 

7'455

 

Ammortamento d'esercizio

 

11'475

 

13'179

 

13'964

 

13'142

 

13'355

 

Accantonamenti d'esercizio

 

-2'000

 

2'000

 

2'000

 

2'000

 

3'000

 

Cash Flow

 

8'485

 

21'680

 

20'747

 

22'642

 

23'810

 

Variazione del deposito Fondo

pensionamento anticipato

 

0

 

0

 

0

 

0

 

0

 

Variazione dell'attivo circolante

 

2'925

 

-4'179

 

4'243

 

4'429

 

4'480

 

Flussi monetari netti,
attività operativa

 

11'410

 

17'501

 

24'990

 

27'071

 

28'290

 

Investimenti in sostanza fissa

 

-13'160

 

-8'507

 

-5'089

 

-10'839

 

-7'899

 

Acquisto di partecipazioni

 

0

 

0

 

0

 

0

 

0

 

Flussi monetari netti,
investimenti

 

-13'160

 

-8'507

 

-5'089

 

-10'839

 

-7'899

 

Variazione prestiti passivi

 

-3'036

 

-3'965

 

-6

 

-5'000

 

0

 

Distribuzione utile allo stato

 

0

 

0

 

-4'000

 

-3'000

 

-7'000

 

Flussi monetari netti,
finanziamento

 

-3'036

 

-3'965

 

-4'006

 

-8'000

 

-7'000

 

Variazione dei mezzi
monetari e titoli

 

-4'786

 

5'029

 

15'895

 

8'232

 

13'391

 

Mezzi monetari al 31.12

 

5'267

 

10'297

 

26'192

 

34'424

 

47'815

 

 

1996

 

1997

 

1998

 

1999

 

2000

 

Utile d'esercizio

 

7'096

 

7'171

 

8'245

 

8'452

 

11'988

 

Ammortamento d'esercizio

 

13'135

 

13'172

 

13'273

 

13'040

 

12'953

 

Accantonamenti d'esercizio

 

3'000

 

4'700

 

2'000

 

10'000

 

14'000

 

Cash Flow

 

23'231

 

25'043

 

23'518

 

31'492

 

38'941

 

Variazione del deposito Fondo

pensionamento anticipato

 

0

 

0

 

0

 

-12'307

 

-988

 

Variazione dell'attivo circolante

 

-6'742

 

2'321

 

2'992

 

731

 

1'695

 

Flussi monetari netti,
attività operativa

 

16'489

 

27'364

 

26'510

 

19'916

 

39'648

 

Investimenti in sostanza fissa

 

-8'487

 

-13'278

 

-10'036

 

-6'613

 

-2'267

 

Acquisto di partecipazioni

 

0

 

0

 

-15

 

0

 

-546

 

Flussi monetari netti,
investimenti

 

-8'487

 

-13'278

 

-10'051

 

-6'613

 

-2'813

 

Variazione prestiti passivi

 

-35'000

 

-10'000

 

-4'000

 

0

 

0

 

Distribuzione utile allo stato

 

-7'000

 

-6'500

 

-7'000

 

-8'000

 

-8'000

 

Flussi monetari netti,
finanziamento

 

-42'000

 

-16'500

 

-11'000

 

-8'000

 

-8'000

 

Variazione dei mezzi
monetari e titoli

 

-33'998

 

-2'414

 

5'459

 

5'303

 

28'835

 

Mezzi monetari al 31.12

 

13'817

 

11'404

 

16'863

 

22'167

 

51'000

Tab. 1 Conto dei flussi di capitale 1991-2000.

 

Dai conti dei flussi del capitale (che dal 1999 sono compresi nel rapporto annuale dell'AET e mentre prima venivano pubblicati nei rapporti della commissione energia), emerge che in dieci anni dal 1991 al 2000:

  • sono stati devoluti allo Stato 50.5 milioni sotto foma di utili
  • sono stati effettuati ammortamenti per un totale di 131 milioni
  • sono stati investiti 86 milioni
  • sono stati costituiti accantonamenti per 40 milioni.

Alla medesima stregua, dai conti economici dell'azienda, si deduce che nei dieci anni fra il 1991 e il 2000

  • sono stati versati allo Stato 32 milioni quali interessi sul capitale di dotazione
  • sono stati pagati allo Stato 66.6 milioni di canoni d'acqua

In dieci anni quindi, fra utile, interessi sul capitale e canoni d'acqua lo Stato ha potuto incamerare 149.1 milioni di franchi.

 

6.3 Accantonamenti

Fig. 5 Accantonamenti (in migliaia di Franchi) al 31 dicembre dell'anno.

 

Da un semplice fondo di accantonamento per coprire i rischi legati all'acquisto dell'energia di complemento, è scaturita una posizione complessa, composta da numerose sotto-posizioni.

Occorre notare che nel 1999 l'accantonamento per "rischi nell'acquisto di energia" è stato denominato "rischi di mercato".

Nel 1995 è entrata una posizione di accantonamenti diversi e una legata alla costruzione dei nuovi stabili d'esercizio a Monte Carasso, che in pratica rappresentava un anticipo di ammortamento. Da notare che questo accantonamento non è stato utilizzato, verosimilmente perché l'Azienda ha avuto sufficienti mezzi per effettuare gli ammortamenti, senza dover toccare l'accantonamento.

Nel 1997 è stato costituito un accantonamento di 11.5 mio di franchi per coprire le spese legate a pensionamenti anticipati di personale. Nel 1999 questo è stato riclassificato come fondo di pensionamento anticipato nei capitali dei terzi a breve.

Infine nei due anni in rassegna, oltre a incrementare gli accantonamenti che già c'erano, sono stati creati altri due fondi di accantonamento. Il primo per un importo di 3 milioni è destinato a garantire un carovita ai pensionati. L'altro per un importo di 5 milioni è stato creato per finanziare l'eventuale acquisizione degli impianti della Morobbia.

Al lettore attento non sfuggirà che la somma degli accantonamenti indicati nella tabella del conto dei flussi di capitale non corrisponde esattamente all'aumento di 40 milioni. La data di riferimento per il periodo decennale è il 31.12.1990, quando l'accantonamento era di 10 milioni di franchi (nell'esercizio 1991 è stato ridotto di 2 milioni). Inoltre occorre considerare una riclassificazione avvenuta nel 1996 di 3.3 milioni di franchi quando questo importo, inserito nei transitori passivi del 1995, è stato portato direttamente negli accantonamenti. La riclassificazione dell'accantonamento di 11.5 milioni al fondo per il pensionamento anticipato, ha portato ad una diminuzione degli accantonamenti di 4 milioni, visto che al momento della creazione dell'accantonamento sono stati attivati solo 7.5 milioni di franchi. Quest'ultimo aspetto trova facilmente riscontro nei conti annuali del 1997 (anno della costituzione) e 1999 (anno della riclassificazione).Tenuto conto di questi due fattori la corrispondenza fra conti economici, flussi di capitale e bilanci è data.

 

6.4 Conto economico

 

Fig. 6 Costi dell'azienda per categoria di spesa (in migliaia di franchi)

 

Osservando l'andamento dei costi dell'azienda nel corso degli anni si nota una costante e ricorrente diminuzione dei costi dell'energia di compartecipazione, a testimoniare uno sforzo notevole di compressione dei costi da parte delle aziende partecipate. Nel 2000 si riscontra un notevole aumento dei costi dell'energia di complemento, in concordanza con l'aumento del quantitativo acquistato (vedi fig. 3). Sono stabili per contro le alte voci di spesa, salvo, come già visto, le voci concernenti gli accantonamenti e gli utili aziendali, in rialzio soprattutto negli anni in esame, e cioè 1999 e 2000.

 

6.5 Personale

Il numero totale dei dipendenti dell'azienda è oscillato fra un minimo di 144 (1991) e un massimo di 169 (1996). Certo, il numero dei dipendenti non dice nulla sul tipo di impiego dei dipendenti stessi. Il rapporto del Consiglio d'amministrazione dell'anno 2000, a proposito del personale, indica che sono stati creati 5 nuovi posti di lavoro nel "campo del marketing, della gestione dei processi industriali e delle transazioni commerciali del breve periodo". A parità di organico, questi posti sono stati creati con diminuzioni in altri settori, verosimilmente a seguito dell'automazione dei processi di comando. Questa politica del personale trova il consenso della commissione. Cercare e trovare gli spazi per l'impiego di personale in nuovi settori d'attività senza gonfiare l'organico, razionalizzando quindi i settori tradizionali, è una premessa importante per superare questi anni di transizione verso il nuovo ordinamento del mercato elettrico. D'altro canto, l'Azienda non viene meno al suo tradizionale ruolo di datore di lavoro per alcune regioni meno ricche di opportunità di lavoro.

 

Fig. 7: Numero dei dipendenti suddivisi in impieghi fissi, ausiliari e apprendisti. 

 

7. Rapporto sull’attività prevista

Tenuto conto delle note introduttive, la discussione su questo punto deve vertere sul tema: "come deve continuare l'AET fin tanto che non sarà definito il quadro giuridico generale del mercato elettrico e il nuovo assetto societario della stessa AET ".

Il rapporto stesso dell'azienda mette in evidenza il "dilemma del commercio". Probabilmente questo è il quesito di fondo. Bisogna essere coscienti delle due alternative:

  1. vendita in blocco della produzione a terzi che si occuperanno della commercializzazione. In questo caso l'azienda funge unicamente ed esclusivamente da produttore.
  2. gestione in proprio dell'attività commerciale, valorizzando la propria produzione e completandola con ulteriori acquisti e vendite di energia.

Questi scenari si presenteranno alla completa apertura del mercato, quando i clienti attuali (le aziende di distribuzione) non saranno più sottoposte al vincolo attuale che privilegia l'AET come fonte di rifornimento cantonale.

La commissione condivide la preoccupazione dell'Azienda che deve già oggi decidere quale scenario futuro seguire, indipendentemente dai cambiamenti futuri del quadro giuridico generale e particolare dell'azienda.

Per decidere quale strada seguire è utile porsi la domanda quale obiettivo deve porre lo Stato alla propria azienda elettrica nel quadro dell'approvvigionamento di energia elettrica nel nostro Cantone. A mente della commissione l'Azienda elettrica ticinese deve:

  • Dal punto di vista energetico, sfruttare in modo ottimale le acque utilizzabili dai propri impianti (e le partecipazioni cantonali ad aziende di produzione).
    • Dal punto di vista commerciale, oltre all'obiettivo del profitto a favore dello Stato, perseguire l'obiettivo di interesse generale di contribuire a contenere i prezzi dell'energia per gli utenti finali in Ticino.

    Per raggiungere anche uno solo degli obiettivi posti, è necessario agire commerciando in proprio l'energia prodotta. Logicamente quindi la scelta cade sullo scenario 2) descritto prima. Infatti lo sfruttamento ottimale delle acque utilizzabili presuppone anche la possibilità di vendere al meglio l'energia prodotta. Tenuto conto che l'energia di produzione propria è molto dipendente dall'andamento idrologico, riuscire a vendere con profitto l'energia che comunque non può essere utilizzata in loco, per acquistare a basso prezzo l'energia che in algtri momenti manca al nostro cantone, permette di soddisfare anche gli obiettivi commerciali. Fra questi soprattutto quello di interesse generale a favore di tutti i cittadini. Il lato commerciale (acquisto/vendita di energia) è quindi inevitabile ed è una conseguenza diretta degli obiettivi posti.

    La commissione non vuole e non è in grado di entrare nei dettagli di quali opzioni scegliere per raggiungere questi obiettivi. Si constata semplicemente che l'Azienda ritiene che per raggiungere la grandezza critica del portafoglio di energia da commerciare presuppone un raddoppio del quantitativo attuale. Questo raddoppio, indica il rapporto, può essere raggiunto grazie ad alleanze, ma anche grazie ad acquisizioni di impianti nel cantone la cui concessione giunge a scadenza.

    Ma quali sono i limiti all'interno dei quali l'AET può muoversi? Non vi è ombra di dubbio: fintanto che non sarà in vigore un nuovo ordinamento, i limiti sono dettati dall'attuale Legge istituente l'Azienda elettrica ticinese. In particolare l'art. 5 indica in quali occasioni il Gran Consiglio deve esprimersi. In particolare il cpv 4 indica che è necessaria l'approvazione del legislativo per "gli impegni dell'azienda eccedenti l'ordinaria amministrazione ed il normale commercio di energia". Si potrebbe ipotizzare che fintanto che il capitale proprio e i mezzi correnti generati dagli esercizi sono sufficienti per finanziare le proprie attività, non sia necessaria una particolare approvazione, visto che la legge definisce gli impegni eccedenti l'ordinaria amministrazione come quelli che richiedono "mutui eccedenti il normale fabbisogno di esercizio" o "importanti garanzie a lunga scadenza".

    Concretamente è difficile dire in quali occasioni questo deve avvenire e in quali no. Tuttavia l'azienda stessa si è posta dei paletti, quando per l'acquisizione degli impianti di produzione della Morobbia, il rapporto di gestione (pag. 9) indica che sarebbe stato pubblicato un messaggio del Consiglio di Stato all'attenzione del Gran Consiglio. Malgrado che il tema della Morobbia sia, come noto, stato accantonato, l'Azienda ha dimostrato sensibilità verso le competenze del Gran Consiglio. La scrivente commissione apprezza questa sensibilità, ma si pone il problema della velocità di azione in caso di necessità. Fermo restando il principio della prudenza aziendale, a mente della commissione, fintanto che le attività possono essere finanziate con la gestione corrente e con mezzi propri accantonati negli anni, l'Azienda dovrebbe poter mantenere il suo margine di manovra per eseguire le operazioni commerciali che ritiene necessarie per raggiungere il suo scopo. Il Gran Consiglio avrà sempre la possibilità di esprimersi a posteriori, in occasione del rendiconto annuale e ogni due anni con la discussione sul rapporto sull'attività prevista.

     

    8. Prospettive sull'esercizio 2001

    La commissione prende atto con soddisfazione dell'ottimo risultato economico per il 2001 preannunciato nelle scorse settimane. Prende inoltre atto della decisione del Consiglio d'Amministrazione dell'Azienda Elettrica Ticinese di concedere un ristorno alle aziende distributrici.

    In un'ottica generale si coglie l'occasione per esprimere l'auspicio che, nella misura del possibile, le aziende distributrici facciano beneficiare di questo ristorno gli utenti finali.

     

    9. Conclusioni

    La Commissione speciale dell’energia, dopo aver esaminato i rendiconti, i conti economici per gli anni 1999 e 2000 e i bilanci al 31.12.1999 e 31.12.2000, ne raccomanda l'approvazione secondo i dispositivi contenuti nei rispettivi messaggi.

    Per la commissione speciale dell’energia:

    Thomas Arn, relatore

    Paglia, Beretta-Piccoli, Ferrari Massimo, Genazzi, David, Bergonzoli Silvano, Pantani, Lombardi, Ferrari Franco, Adobati, Calastri.