Opinione Liberale, 21 giugno 2001

3 Cantoni e 3 aziende elettriche

Zurigo, Friborgo e Ticino:

la tentazione dei confronti

Prima di iniziare ogni e qualsiasi confronto con il progetto di ristrutturazione dell’Azienda Elettrica Ticinese, è bene conoscere le aziende elettriche di Zurigo e Friborgo, e quindi quali erano concretamente gli oggetti in votazione in quei due cantoni.

 

Canton Zurigo

Le "Elektrizitätswerke des Kantons Zürich" sono un’azienda di distribuzione che serve "quasi" tutto il Canton Zurigo, eccetto le Città di Zurigo e Winterthur. Malgrado queste "eccezioni", l’azienda ha oltre 900'000 abbonati e distribuisce annualmente più di 5'000 GWh sulle linee lunghe oltre 12'000 chilometri. L’energia viene acquistata quasi esclusivamente dalla NOK, l’azienda produttrice comune dei cantoni di Zurigo, Argovia, San Gallo, Appenzello (interno e esterno), Turgovia, Sciaffusa, Glarona e Zugo. Non c’è che dire: una grande azienda che avrebbe i numeri per sopravvivere autonomamente anche in un mercato liberalizzato. L’intenzione delle autorità zurighesi era di includere l’Azienda cantonale di distribuzione e la grossa fetta di partecipazione alla NOK nella costituenda AXPO Holding. L’AXPO sta nascendo per realizzare l’unione di tutte le aziende cantonali di distribuzione della svizzera nord-orientale e la già intercantonale NOK. Il gruppo AXPO diventerebbe de facto una delle più grandi aziende della Svizzera con 19'700 GWh prodotti, 2.3 milioni di abbonati e 14'700 GWh venduti. Un colosso che nelle intenzioni dei promotori avrebbe la forza necessaria per potere competere a livello europeo.

Ebbene, l’oggetto sottoposto al giudizio popolare settimana scorsa si compone di diversi provvedimenti: da una parte la trasformazione in società anonima dell’Azienda cantonale, ma anche l’inclusione dell’azienda e dell’importante pacchetto di azioni della NOK nella AXPO. Il decreto legislativo votato indicava anche la futura linea politica dell’approvvigionamento di energia elettrica che sarebbe stata affidata "al mercato dell’energia in accordo con la legislazione federale". Lo Stato e i comuni avrebbero la possibilità di intervenire con aziende proprie, qualora l’economia privata non possa assicurare in modo sufficiente il servizio di base. Come sappiamo, Zurigo ha detto no a questo decreto legislativo.

 

Canton Friborgo

L’azienda elettrica friburghese è più modesta nelle dimensioni, ma svolge contemporaneamente sia la funzione di distribuzione in tutto il Cantone che di produzione. In cifre, negli impianti friburghesi vengono prodotti 590 GWh e venduti 1’710 GWh a 136'000 clienti. Come struttura, questa azienda è paragonabile, benché più grande, alle AIL di Lugano, che produce circa 150 GWh e vende circa 900 GWh a oltre 100'000 clienti. L’obiettivo strategico dei friburghesi è l’alleanza con l’Azienda Elettrica cantonale di Neuchatel. Il progetto prevede la trasformazione dell’azienda elettrica cantonale in società anonima. Lo Stato mantiene il 51% delle azioni, ma la ristrutturazione avverrà in tre tappe, che culminerà nel 2006 con la fusione delle due aziende cantonali di Frigurgo e Neuchâtel. Come noto, lo scorso 10 giugno questo decreto legislativo è stato accolto in votazione popolare.

 

Canton Ticino

Il terzo capitolo lo dedichiamo all’Azienda Elettrica Ticinese. La nostra azienda ha importanti impianti di produzione propri e partecipazioni nelle "Partner-Werke" della Maggia, della Blenio, senza dimenticare la Verzasca. L’AET produce in Ticino circa 1’820 GWh di energia, su un totale di 3'700 GWh di energia idroelettrica prodotta nel Cantone.

L’AET ha invece solo pochi clienti, qualche dozzina, che sono soprattutto le aziende distributrici attive nel Cantone. Infatti la responsabilità dell’allacciamento e il monopolio della distribuzione agli utenti finali risiede presso i comuni che possono svolgere il compito in proprio, oppure delegandolo a un’altra azienda, percependo la tassa di privativa. Come noto, secondo il progetto di Legge sulla distribuzione dell’energia elettrica (LDEE) questo ordinamento, in futuro, cambierà radicalmente, ma questo è un ulteriore tassello nel grande mosaico del mercato energetico.

La nostra azienda cantonale è un’azienda di produzione e non può essere paragonata con le aziende di Zurigo e Friborgo che, come visto sopra, sono soprattutto aziende di distribuzione.

 

Tre realtà diverse

Tre aziende, tre strutture e tre tradizioni diverse, ma anche tre esigenze diverse in riguardo alla propria collocazione nel nuovo mercato energetico. Queste esigenze si sono manifestate in tre progetti diversi di nuova organizzazione aziendale e visione strategica. Zurigo, insieme ai Cantoni orientali, avrebbe voluto creare una grossa azienda nazionale in grado di competere sul mercato europeo; per raggiungere questo ha rinunciato a qualsiasi possibilità di controllo pubblico sulla nuova società, salvo la partecipazione iniziale al capitale sociale della nuova azienda. Friborgo, per contro, ha nel mirino la fusione con un’azienda cantonale vicina, per crearne una più forte e quindi avere la massa critica di clienti per potere assolvere anche in futuro il proprio compito. Il Ticino, a sua volta, vuole ristrutturare la propria azienda in modo che sia in grado di valorizzare meglio la propria produzione nel futuro contesto energetico.

 

Un punto in comune

L’unica cosa in comune fra i tre progetti è la forma giuridica che è quella di società anonima e quindi di diritto privato. Ciò non vuole assolutamente dire chi è o chi sarà il proprietario dell’azienda; e nemmeno quale sarà il mandato politico che le sarà affidato dall’ente pubblico.

L’insegnamento che si può trarre è che i cittadini diffidano dei progetti non chiaramente definiti e non delegano volentieri all’economia privata le competenze nel campo del servizio pubblico senza adeguate garanzie.

Così i zurighesi non hanno voluto delegare il servizio pubblico della distribuzione al mercato dell’energia e nemmeno hanno voluto inserire le proprie installazioni di distribuzione (che rappresentano un monopolio naturale!) in un’azienda che in un futuro non sarebbe più stata di proprietà pubblica e quindi avrebbe perseguito scopi non necessariamente coerenti con il servizio pubblico. I friburghesi hanno invece avuto fiducia nel progetto di fusione con l’azienda neocastellana, visto che non è mai stato messo in discussione il servizio pubblico e nemmeno la proprietà pubblica dell’azienda.

In Ticino bisognerà vegliare affinché lo sfruttamento delle acque rimanga sotto controllo pubblico. Contemporaneamente bisognerà dotare la nostra azienda cantonale degli strumenti necessari affinché possa commercializzare l’energia prodotta, in modo che i ticinesi ne traggano un effettivo vantaggio. Il progetto del governo ticinese vuole perseguire questi obiettivi: la discussione in corso permetterà di stabilire quali e quanti ulteriori paletti di controllo è opportuno inserire, in modo che il progetto possa raccogliere la fiducia e il consenso della maggior parte dei cittadini.

 

Thomas Arn